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lunedì 23 ottobre 2017

Et maxima ex paradoxis (google docet)

Ciò che politicamente si intende come sinistra ha come suo santo Graal la cultura (cioè, ciò che viene trasmesso da generazione in generazione attraverso la lingua, lo scritto e ogni altra qualsiasi forma di dati codificati umanamente).

Il più grande dei luoghi comuni "moderni" è: "Siamo tutti uguali!" (nell'accezione umana di razza).

Ebbene, questo è un paradigma naturale/culturale (nel senso che la scoperta della sostanziale uguaglianza degli esseri umani è un'informazione culturale ricavata dalla natura -- cioè un'informazione non culturale).

Tirando le somme, il sinistrorso basa i propri paradigmi, su concetti che stanno alla base dei paradigmi destrorsi.

La domanda sarebbe: "Potrà mai la SX gettare basi solide sulle quali costruire un futuro?" (che non avvantaggi la destra, aggiungo io...).

lunedì 17 luglio 2017

Diario di bordo - 17/07/16

Questo Paese è allo sbando più totale.
Navi da guerra di altre nazioni e di ONG di ogni risma scorazzano per il Mediterraneo alla ricerca di barconi sovraccarichi di clandestini da sbarcare sulle nostre coste.

Gli eventi stanno prendendo una brutta piega molto più velocemente del previsto.
Laggente vive beata nel mondo che gli organi di informazione - emanazione del potere oligarchico - gli raccontano quotidianamente.

Il paziente Italia sta per entrare in "sala rianimazione antropologica".
Forse un elettroshock lo rinsavirà?

venerdì 30 giugno 2017

UTOPATA

Utopista: colui che compie le proprie scelte in funzione di obbiettivi irraggiungibili.

Utopata: colui che a fronte di una serie continuata e irreversibile di eventi dannosi derivanti dalle proprie intime convinzioni, che smentiscono senza ombra di dubbio, gli assiomi che stanno alla base dei propri enunciati, rigetta la controprova dei fatti e ne trae paradossalmente un giovamento (patologia).

Tipici utopati sono i mitomani, pronti a spingersi alle estreme conseguenze (tipico caso estremo).
Ma questa patologia si manifesta in modo latente soprattutto in politica, con il soggetto letteralmente "incastrato" in trappole ideologiche.
Tra gli innumerevoli esempi eccone tra i più dannosi;

--  "Ma chi ci crediamo di essere, ci sono culture da cui si dovrebbe imparare tutto!"

--"Gli immigrati sono una risorsa, senza di loro il sistema crollerebbe!"

-- "Tutto il mondo è paese, l'uno vale l'altro!"

-- "Cosa sarebbe l'Italia senza l'UE?! Probabilmente lo Zimbawe d'Europa!"

-- "I flussi migratori sono stati alla base dello sviluppo umano!"

-- "Se tornassimo alla Lira saremmo una potenza economica!"

-- "L'omeopatia è solo aqqua (pronunciato papale papale)"

--"L'economia non esiste più, oggi c'è la finanza!"

L'utopata è quasi impossibile da curare (mai dire mai) e ti fa perdere un sacco di tempo. Potrebbe rinsavire da alcune delle sue patologie invalidanti, ma non illudetevi, è solo un caso fortuito, l'ottusità dei propri strumenti di penetrazione del reale resta.


sabato 3 giugno 2017

Omeopatia for Dummies

Che mi tocca fare...
Allora; ci sono diverse situazioni da curare.
Intanto bisognerebbe definire cos'è "malattia". Ma qua il discorso è semplice e complesso allo stesso tempo; è semplice se si considera "malattia" quello che l'ortodossia medica stabilisce, è complicato dato che la visione dell'ortodossia ha dei limiti (altrimenti non vedo perché mettere in discussione l'ortodossia economica, no?!).
Ma noi sappiamo che esistono patologie psichiche, che partono cioè da una posizione relativa ad informazioni, le quali informazioni, hanno diversi livelli.
Esiste l'informazione consapevole, quella inconscia, e ancora altra livelli più profondi come quella del DNA.
Quindi servono cure diverse a diversi livelli; in alcune basta l'informazione, ad altre serve la chimica ad altre ancora serve intervenire invasivamente.
Potremmo dargli una sequenza; all'inizio ciò che si ammala è il livello metafisico cui serve una cura appropriata, cioè essenzialmente informativa. Se non si è abbastanza sensibili o consapevoli, questo passaggio va perso e la patologia passa allo stadio successivo, che è quello molecolare, cui serve cura appropriata (ma se nel mentre non si sono capite o cercate le cause non si risolve nulla!).
Infatti si passa allo stadio successivo che è quello invasivo (ad un certo punto l'organismo dice basta. Chiami l'ambulanza e speri che basti una puntura. Se non basta c'è la sala operatoria).
Se si è abbastanza integralisti/imbecilli si usa la cura del primo livello al secondo stadio e anche al terzo con tutto quello che ne consegue etc etc.
L'omeopatia cura il primo livello, ma non è per tutti (come l'economia), se sei profondamente ignorante, per esempio del tuo corpo, continua a intervenire al secondo livello, basta che non scassi il cazzo, ok?

lunedì 12 dicembre 2016

La terza via

In una articolata serie di post e risposte a commenti vari ,QUI, Roberto Buffagni spiega, dal suo punto di vista che condivido quasi in toto, la situazione politica attuale italiana del passato e del presente, e cercando poi di immaginare una prospettiva futura.
Il suo punto di vista, è sostanzialmente uguale al mio, ed è quello che vede nell'attuale UE il nemico principale da ripudiare prima e sconfiggere poi.
Nella sua analisi, a volte per me illuminante, tocca diversi aspetti dell'Italia dell'Europa e del mondo intero.
Ma, pur condividendolo quasi in toto, ritengo che possa e debba formarsi nell'immaginario  futuro una cosiddetta terza via, la quale secondo me sta iniziando a gettare le basi proprio ora.
Proviamo a vedere come e perché.


Una volta sconfitti via via; il nazionalismo imperialista a base etnico/teologica, che spero sia stato cancellato definitivamente con la fine della II° WW -- e che sopravvive solo in alcune sacche di nostalgici destinate a scomparire -- e l'internazionalismo a trazione proletaria con il crollo dell'URSS, il sistema democratico/liberale/capitalistico ha avuto campo libero e va trasformandosi in un mostro a più teste che sta fagocitando tutte le diverse culture che l'uomo ha saputo produrre nella sua lunga storia millenaria.

E' vero, il confronto non è più tra capitalismo liberale/liberista e comunismo/socialismo, i c.d. "destra" e "sinistra". Il confronto è passato ad un livello diverso con la vittoria oramai totale dei primi sui secondi, i quali hanno mostrato tutta la loro incapacità di comprendere la fondamentale parte che svolge la natura umana -- intendendo per natura umana quella che nell'immaginario di tutti prende forma nelle teorie sulla selezione naturale da una parte e nella biologia genetica dall'altra. Ripudiandole nella quasi totalità per quanto riguarda l'importanza delle stesse nei processi relativi al comportamento umano e relegandole a fattori marginali, la c.d. sinistra internazionale ha basato le proprie teorie sociali sostenendo la fondamentale e unica, secondo loro, importanza della cultura quale unico veicolo di formazione della persona e di conseguenza anche dei sistemi sociali (vedere Emil Kraepelin, Sigmund Freud, Ivan Pavlov, John Broadus Watson e molti altri, anche se questa è una riduzione semplicistica e parziale).

Nella perdita, strada facendo, della sfera umana relativa ai suoi impulsi "naturali", tramandati biologicamente, quei sistemi non potevano fare altro che fallire nella miseria di una vita alienante.

Per contro, i primi hanno si vinto definitivamente, ma per farlo hanno dovuto spingere l'acceleratore proprio su quella parte "dimenticata" dai "sinistri", cioè le pulsioni umane, e in special modo quella egoistica e predatoria.
Certamente questa posizione aveva basi sicuramente più stabili -- se così si può dire -- perché, in effetti sì, si può dire che è vero che queste pulsioni spingono l'uomo a impegnarsi , lottare e inventare pur di ottenere qualcosa di più. Ma così facendo, nelle dinamiche incontrollabili dei gruppi sociali -- e la capacità di controllo è inversamente proporzionale alle dimensioni del gruppo -- le pulsioni umane hanno finito per diventare un drammatico pericolo per la stessa sopravvivenza dell'uomo.

La lotta è diventata, per forza di cose, globale, in quanto le basi ideologiche della sinistra ne impongono una visione internazionalista a tutte le parti in gioco, in qualsiasi parte del pianeta e qualsiasi cultura esse avessero.
Questo ha inevitabilmente portato lo scontro al livello più ampio che si potesse immaginare (bisogna aggiungere che questa tendenza internazionalista è stata dettata anche dal fatto che le oligarchie e le aristocrazie fanno, per così dire, "vita internazionale", cioè tutto il loro immaginario "intimo" si svolge su scala internazionale come classe dominante).

Purtroppo, nella sua ottusità, la sinistra non si è resa conto che a livello di confronto diretto, la cultura non ha alcuna possibilità di imporsi sulle pulsioni umane, meno che mai rigettandole come fossero detestabili e immorali -- per quello c'è la religione  (e anche in questo caso, il confronto diretto con le religioni c.d. ortodosse non ha lasciato scampo alle varie teorie che facevano da base all'ideale comunista.
E' un ossimoro ideologico, e in quanto tale distopico,  immaginarsi intimamente di dominare l'uomo usando la cultura come una clava -- in parole povere è un assurdo logico.

Con la vittoria della parte liberista/liberale/capitalistica compiuta sul terreno dei sistemi sociali nei confronti della c.d. sinistra/comunista/socialista, la visione di un possibile dominio mondiale si è impossessata dei liberisti che si son trovati il campo sgombro da qualsiasi opposizione.

Ora, se da una parte la visione di una società basata esclusivamente sull'imposizione della cultura, e nel particolare, di una cultura per tutti, oltre ad essere un assurdo logico, porta paradossalmente ad un impoverimento intellettuale alienante per l'uomo; dall'altra, un immaginario collettivo basato sullo sdoganamento dei principi "naturali", e quindi dei suoi impulsi, è devastante proprio da un punto di vista logico per il semplice motivo che l'uomo non può più appellarsi a ciò che lo rende unico nell'intero panorama terrestre, e cioè la sua "ribellione" alle forze c.d. naturali tramite l'adattamento della natura alle proprie necessità, e non viceversa.
 Rivendicando la sua parte animale ed elevandola a entità superiore, l'uomo non è più uomo ma umanoide.

Mi stupisco quando un non-pensatore come Locke viene annoverato tra quelli che hanno gettato le basi dell'illuminismo tramite stupidaggini quali, "Il diritto naturale"-- e c'è chi lo considera un filosofo (in quanti si stan rivoltando nella tomba?)
Non esiste nessun diritto naturale, il diritto è una "invenzione" umana. In natura non esiste il diritto.
Probabilmente confondeva l'istinto di sopravvivenza col diritto.
Il diritto nasce nel sociale col sociale per il sociale -- vi sono i diritti individuali, ma sono diritti che si sviluppano  secondariamente rispetto all'impianto generale e sono relativi all'immaginario di famiglia, comunità, gruppo etc etc.

Serve contrapporsi a questo fronte dell'egoismo globale, nel quale i soggetti sono talmente presi dalle sirene di un mondialismo basato sull'egoismo dell'individuo -- altro ossimoro -- dal non rendersi conto che scatenare le pulsioni e lasciarle libere a se stesse, oltre alle vuote parole di rito, nella realtà provata sta portando guerra miseria e distruzione ovunque, in special modo ovunque non trovi comunità coese con forte identità sociale capace di contrastare le irragionevoli pretese del Libero Mercato Globale.

Sarebbe molto difficile spiegare come mai è folle lasciare al L.M.G. il governo delle scelte politiche dell'intera comunità umana. A me piace pensare, come spiega molto bene Heisenberg in "Fisica e Filosofia", che i processi mentali del cervello umano, i quali si svolgono a livello quantistico neuronale, non sono scopribili, nè sondabili con esattezza assoluta nella loro totalità, e lo sono ancor meno quando questi processi diventano processi comuni per centinaia di migliaia di persone.
Essi rispondono alla legge di probabilità.
Questo, da una parte sta a significare che non è possibile pianificare un sistema sociale in ogni suo aspetto, ma anche che è irragionevole e estremamente pericoloso lasciare che questo svolgersi possa essere lasciato in balia  di leggi naturali non conoscibili con esattezza assoluta.
Come già detto; l'Uomo è tale esattamente nella capacità e nella misura in cui si è dato regole proprie, adattando l'ambiente attorno a se e non accettando supinamente il contrario.

Allo stato attuale "dell'opera" non resta che combattere questa follia dell'egoismo mondiale tramite globalismo economico le cui emanazioni pratiche sono: (...) I signori regnano sull'universo sia attraverso i loro enunciati ideologici, sia attraverso la costrizione economica sia attraverso il dominio militare. La figura ideologica che guida la loro prassi porta un nome anodino: "consenso di Washington".
Si tratta di un insieme di accordi informali, di gentleman's agreements conclusi nel corso degli anni ottanta e novanta tra le principali società transcontinentali, banche di wall street, Federal Reserve Bank americana e organismi finanziari internazionali (Banca Mondiale, Fondo monetario internazionale ecc).
Nel 1989 il "consenso" è stato formalizzato da John Williamson, economista capo e vicepresidente della Banca Mondiale. I suoi principi fondatori sono applicabili a qualsiasi periodo della storia, a qualsiasi economia e a qualsiasi continente.
Mirano tutti a ottenere, il più rapidamente possibile, la liquidazione di qualsiasi norma regolatrice statale o di altro genere, nonchè la più totale e rapida liberalizzazione di tutti i mercati (di beni, di capitali, di srevizi, di brevetti) e l'instaurazione finale di una stateless global governance, di un mercato mondiale unificato e totalmente autoregolato.

QUI  Ziegler  spiega bene come (ma consiglio la lettura del libro completo).

RIPETO: Mirano tutti a ottenere, il più rapidamente possibile, la liquidazione di qualsiasi norma regolatrice statale o di altro genere.

Significa che il pensiero dilagante che indica nello Stato Nazionale e nei suoi organi rappresentativi; Parlamento, Senato, Banca Centrale etc, la causa di tutti i mali che affliggono la nostra società, è frutto della propaganda mediatica degli organi d'informazione, che le oligarchie dominanti sopra descritte, in modo diretto o indiretto, possiedono o controllano tramite pecunia.

La terza via non può prescindere dallo Stato Nazionale e dalle sue peculiarità culturali  pur tuttavia nel rispetto delle minoranze.
Non sono accettabili le c.d. scusanti "a valle", quelle che considerano la realtà solo da un certo punto in poi. 
Quelle estremamente miopi che non sanno collegare la diga a monte con la scarsità d'acqua a valle. Oppure quelle che non sanno correlare l'invasione di migranti, con la libertà totale che hanno i padroni del mondo di "invadere" culture più deboli tramite massicce "iniezioni" di capitali a favore degli oppositori di regime in aree già altamente instabili, fomentando guerre civili, e cercando di assicurarsi in tal modo il futuro controllo di aree strategicamente fondamentali da più punti di vista; risorse naturali, centralità politica, danno a potenziale avversario diretto.

La lotta a questo tipo di globalismo è prioritaria, ma serve trovare la terza via per non doversi ritrovare, una volta sconfitto, più indietro di dove si era partiti.




domenica 20 novembre 2016

E allora essi fascista!!! (mitico Vittorio GF9)

Ultimamente ho notato una cosa interessante; la maggior parte delle persone non sa di essere intimamente fascista.
Forse perché per fascismo intendono quel partito che in Italia si impose e attraversò la nazione per vent'anni, fino alla follia dell'arrivare pensare che l'Italia sarebbe potuta diventare un impero.
Certo, quel periodo è stato un episodio (piccolo o grande che sia stato a seconda della scala col quale lo si vuole misurare) significativo ed esemplare di un certo modo di fare società e di cercare di far stare insieme i gruppi sociali.
Ma il fascismo, nella sua essenza, non è banalmente quello, o per tornare al punto, solo quello che è individuabile in quel ventennio -- e che, come quelle specie in via di estinzione, sta esaurendo la propria esistenza in un revival mitologico -- ma è un certo modo di porsi nei confronti di chi non la pensa come te, quel modo cioè, che già giudicato qualsiasi pensiero differente come sbagliato, inopportuno, minoritario e in quanto tale inutile.
Semplicemente di fatto, questo è il fascismo.
Data la complessità e ampiezza della società, non è possibile che tutti la pensino allo stesso modo, e neppure credere che possa essere utile alla società stessa che una condizione di simile convergenza di pensiero possa essere utile.
Se qualcuno sostiene questo, o crede a questo, è fascista sapendo di esserlo o lo è senza saperlo (e nella pratica questo non fa molta differenza).

Ecco, dicevo che ultimamente mi capita sempre più spesso di constatare questo modus operandi che è diventato pervasivo, anche al più piccolo livello.
La cosa interessante, ma altamente distopica, è che ne sono quasi sempre inconsapevoli, ma, nel caso si siano dati una patina di democraticità, di socialismo, di solidarietà o financo di anarchia, se li si gratta un poco toccando i tasti giusti, ecco che è pronto a manifestarsi l'intimo fascista che alberga in loro.
Un esempio eclatante è Fabrizio Rondolino che nella sua pagina tweeter ha addirittura impostato come tweet fisso queste parole: "Il suffragio universale inizia a diventare un serio pericolo per la civiltà occidentale!" (ora lo ha tolto, eccerto dico io, anche Storace non avrebbe tanto ardire nel confessare tanto fascismo latente), ma è un male nazionale che attraversa la società ad ogni livello.
Ma questa "anima" fascista la si può constatare anche -- e forse soprattutto -- a livello provinciale e comunale dove la prassi del confronto non ha alcun albergo.
Vi è molto ben sviluppata invece, la prassi dell'appartenenza partitica che piega la politica e l'interpretazione delle dinamiche sociali alla propria linea partitica di appartenenza distorcendo (alla J. Hendrix) la lettura dello "spartito sociale" fino al punto di restare ciechi di fronte a fatti incontestabili e palesi.

Ecco, in provincia, il problema generazionale e l'appartenenza partitica si trasformano in una prassi fascista di fatto (lo so, lo so, il termine fascista è ampiamente abusato, così come quello nazionalista e nazionalsocialista. Ma se vi è stata -- e su questo non vi è alcun dubbio -- un fenomeno di così ampia portata tale da condurre il mondo intero alla guerra planetaria per ben due volte, significa che questi "modi di essere" (fascista e nazista) hanno dato ampia prova della loro "essenza".
E dato che l'uomo, nella sua natura essenziale, non può essere cambiato in così poco tempo, possiamo tranquillamente prendere atto che quella natura in qualche modo si manifesta.

Poi, chiamateli come volete (non spunk, quello abbiamo potuto capire cosa sia dal post precedente LOL) ma "quello sono"!



martedì 1 novembre 2016

La scienza antropoforma. Per cosa lottare?

Non è che non si riesce a organizzare un fronte comune contro la svendita del nostro paese perché ci stanno dividendo in categorie diverse come in molti cercano di raccontare nelle loro analisi-- vedi; giovani/anziani, occupati/disoccupati, operai/artigiani/liberi prof., statali/privati etc etc -- è che la divisione della società è un fatto endogeno che scaturisce da peculiarità proprie, oserei dire antropologiche, dello sviluppo della società moderna (per intenderci su ciò che è società moderna: ciò che poi divenne e si intese come società moderna ha la sua blastula nel metodo scientifico. E' da esso che si sviluppa tutta l'evoluzione della forma mentis dell'uomo).
I mutamenti che fecero seguito al sistema scientifico e alle sue scoperte, trasformarono la società da statica medioevale  (dove tutto era determinato, collocabile in ogni tempo e in ogni luogo, e soggiacente, in ultima analisi, alla volontà di Dio) a dinamica; scrutabile e classificabile, entro un tempo e uno spazio relativi alla dimensione umana, soggiacente a leggi riconoscibili e in parte, induttivamente prevedibili, dove il soggetto è parte del attiva del fenomeno.
Questo mutamento è ancora in atto e continua a spostare in avanti la frontiera della ricerca con la sua "energia propulsiva".

Questo cambiamento ha attraversato epoche che si sono diversificate e plasmate via via che le diverse circostanze e peculiarità generali hanno preso forma; per esempio dalla rivoluzione industriale e dalla potenza che ne scaturisce arriva la prima globalizzazione reale (la prima "nominale" si ha con la "scoperta" dell'uovo di Colombo)  e soprattutto un primo cambiamento netto nella struttura della società; la possibilità di soddisfare più facilmente i bisogni primari alimentari tramite l'impiego della tecnica, sposterà forza lavoro dai campi alle industrie, le quali via via miglioreranno i macchinari, innescando così un "motore" di sviluppo continuo e autogenerativo.

Primo grande mutamento; la popolazione aumenta e si concentra nelle zone di produzione.
Questo comporta grandi cambiamenti nelle abitudini delle persone, e sempre più popolazione, a stretto contatto condivide luoghi, costumi, problemi e condizioni di vita.
Ma ancora i diversi gruppi sociali erano riassumibili in quattro/cinque classi, di cui una di queste ne conteneva la stragrande maggioranza demografica.
Quindi sostanzialmente la gestione della società, nelle sue linee guida, era abbastanza semplice, e il gruppo sociale più numeroso aveva una serie di problematiche comuni che ne compattavano il fronte.

La trasformazione continua e costante del sistema sociale andava procedendo, e al contempo si complicava (senza dimenticarci che l'Italia stessa, risulta essere una nazione che per sua geografia e morfologia, presenta profonde difformità, anche senza l'intervento, in senso stretto, della scienza .
Peculiarità questa, che ne fa uno dei popoli più eterogenei e originali del pianeta, infatti la sua realtà politica si presenta in una serie di istanze particolari, ognuna legata al territorio seppur con la medesima "cifra culturale")

A livello politico, tutto questo prende la forma di una variegata rappresentanza di partiti e istituzioni territoriali e in un sistema elettorale che prendeva atto di queste dinamiche.
Ma, verso la metà degli anni '70 si assiste ad un cambio profondo di politica economica da parte delle culture dominanti uscite vincitrici dall'ultimo conflitto mondiale.
Sbrigativamente e in modo superficiale, da tali culture, avviene un cambio di paradigma politico/filosofico che forzatamente raggruppa gli esseri umani in due grandi "famiglie ideologiche" che a seconda delle culture vengono classificati come;  popolari/laburisti, oppure, democratici/repubblicani, progressisti/conservatori, sinistra/destra -- che meno che mai rispondono alle molteplici e differenti esigenze di una società che va sempre più diversificandosi.

Una delle derive paradossali è che; mentre bisognerebbe avere un sistema politico che possa rispondere alle più diverse esigenze, lo si cerca di rendere maggioritario e autoritario -- che cura cioè, gli interessi di una parte sola della grande complessità della società moderna.

Tornando al tempo passato, è comprensibile che con quel tipo di società, era condizione agevole che si formasse un senso di comune appartenenza e un'identità di gruppo che lottasse per migliorare una condizione che accomunava tanti.
Ecco spiegate le grandi conquiste del diritto e i miglioramenti oggettivi della classe povera, negli anni del dopoguerra: Tante persone condividevano gran parte delle dinamiche delle loro vite!

Ora non è più così. Ma lo sbaglio cui tutti tendiamo è quello di addossare la colpa della mancanza di lotta comune, ad una specie di minor virtù delle generazioni che han fatto seguito a quelle  che, nel passato, son riuscite a lottare.
Loro partivano da una condizione oggettivamente unificante. La loro società raggruppava e compattava una parte numericamente maggioritaria del sistema.
Oggi non è più così, e non perché "i giovani di oggi sono sempre attaccati al telefonino", oppure perché "una volta c'erano i valori".
Semplicemente le dinamiche e l'immaginario della società sono completamente differenti, non solo da quelli del passato recente, ma differenti da qualsiasi altro passato o epoca in genere (pur mantenendo, l'uomo, all'incirca le stesse caratteristiche naturali della sua morfologia materiale e della sua quantistica celebrale. Ciò che è cambiato è l'ampiezza della suo immaginario).

Ecco spiegato uno dei motivi del; "Perché ci stanno prendendo per i fondelli e laggente non reagisce?"

La struttura pratica della società -- quella dei costumi e delle abitudini -- ci fornisce un'identità superficiale che ci fa credere di appartenere a una classe particolare differente dalle altre.

Non prendertela col tuo vicino, la pensa come te (cioè, male).

Servirebbe capire quale cifra identitaria rimasta ci accomuna.
Sicuramente non è relativa al trattato di Maastricht.




giovedì 22 settembre 2016

La fine del mondo classico! (?)

Dopo la famiglia, un'altro dei pilastri dell'identità è la cultura classica.
Anzi, la cultura classica è LA cultura dell'identità, dove la storia narrata è costellata dalle scelte compiute dagli individui. (è un modo di raccontare la storia parziale, ma questo è)

La dimensione dell'uomo classico è una sfera molto soggettiva che raggiunge il suo picco massimo in Cartesio: "Cogito ergo sum". (un eccesso di sboroneria classica)
La confusione fra parte e tutto è notevole ma è la nostra "cifra", il nostro modo di essere, la nostra identità. Certo si può e si deve migliorare, e infatti la fisica quantistica ha fatto fare passi avanti...mmmh...forse indietro, anzi, certamente indietro.
Infatti si è dovuto rispolverare Aristotele e il suo principio di "potenza"...Aristotele, più classico di così!!!?
Perché tiro in ballo il "mondo classico"?
Perché è nella "sfera" classica che trae origine e continuità la nostra identità.
E dov'è che si insegna e tramanda la nostra cultura? (classica)
Ma a scuola no?!
E allora se, nella mia mente malata di elites dominantecheintendedominareilmondo, individuo nell'identità l'impedimento maggiore al mio disegno di mondodiconsumatoriglobale che deve accettare e consumare il mio prodotto di scarsa qualità ad un prezzo elevato, allora, se intendo usare la mia logica classica, esattamente proprio quella che mi ha permesso di dominare le altre culture, devo cercare di sfilacciarla piano piano, un pezzo alla volta. (è comunemente detto paradosso, ma in realtà è sadomasoipocrisia alla massima potenza)
E quindi?

E quindi cercherò il modo, la maniera e un sistema per dissolverla nel tempo...piano piano...pezzo a pezzo.

Oltre al revisionismo storico c'è anche questo.

E intanto la maggioranza dei nostri intellettuali di sx...ronf ronf...dream dream...ronf ronf... zzzzzz.

venerdì 22 luglio 2016

Scontro di civiltà? No, ma...

Facciamo una cronologia?

Libano: dal '75 La questione Libano è molto complessa e non può essere messa univocamente sotto la lente dell'integralismo islamico.
Ma uno dei risultati furono gli Hezbollah . Ad oggi risulta essere una zona sotto il controllo dell'integralismo.


Iran: (...) dal '78: La rivoluzione islamica iraniana fu tutta una serie di sconvolgimenti politici e sociali, avvenuti nel periodo 1978-1979[1] in Iran, che trasformò la monarchia del paese in una repubblica islamica, la cui costituzione si ispira alla legge coranica (sharia).


Algeria: (...) Le elezioni legislative del 1991 videro una forte ascesa delle formazioni che si ispiravano al fondamentalismo islamico, in particolare del Fronte Islamico di Salvezza. Con ogni probabilità, il secondo turno delle elezioni avrebbe assegnato ai partiti islamisti una consistente maggioranza parlamentare, consentendo loro di emendare la Costituzione laica del 1976 e di istituire una repubblica islamica.
In tale prospettiva, l'esito elettorale fu annullato e l'11 gennaio 1992alcuni generali dell'esercito (janviéristes) misero in atto un colpo di Stato, costringendo Bendjedid alle dimissioni.
Io aggiungo solo che l'integralismo è vivo e vegeto e sta rinfocolando sotto le ceneri.

Libia: Quello che è accaduto e sta accadendo è sotto gli occhi di tutti. Pare sia l'unica altra zona in cui l'isis sia riuscito a stabilire un dominio .

Tunisia : (...)Ciò che vorrebbe sembrare una rivoluzione sociale, almeno inizialmente, e gli integralisti , astutamente, sono rimasti silenziosi durante gli eventi, iniziano adesso a spuntare fuori. Già venerdì, le moschee erano colme per ascoltare i sermoni dei predicatori, apparsi come per miracolo, dedicati ai “ martiri della rivoluzione “ , e quando i musulmani iniziano a parlare di martiri, sono dolori…. 

Il tipo di linguaggio utilizzato è cambiato, adesso è molto più violento ed aggressivo e non dobbiamo dimenticare che alle elezioni del 89 e malgrado la repressione, il partito islamista Al Nahda aveva ottenuto il 20 per cento dei voti. Il consenso non è certo diminuito, anzi! (...)
                                                             
Bisogna ammettere che fino ad oggi assieme al Marocco è la nazione con meno radicalismo islamico.

EgittoMuḥammad Mursī ʿĪsā al-ʿAyyāṭ (in arabo: محمّد مرسى عيسى العياط‎; El-Adwah, 20 agosto 1951) è un politico egiziano, del Partito Libertà e Giustizia(il partito dei Fratelli Musulmani).
Ingegnere chimico con una laurea all'Università del Cairo (1975), un master (1978) e un PhD alla University of Southern California (1982), ha operato alla California State University, Northridge, dal 1982 al 1985, anno in cui è tornato in Egitto.
È divenuto Presidente a seguito delle elezioni presidenziali del 2012 ed è stato il primo ad assumere tale carica con elezioni democratiche[1]; è rimasto in carica per circa un anno, fino al 3 luglio 2013[2], quando venne deposto da un colpo di Stato militare.
A votazione democratica la vittoria va all'integralismo dei Fratelli Mussulmani.
Se non sapete chi sono e cosa vogliono i Fratelli Mussulmani non potrete capirci molto da questo post !
Per quello che riguarda: Iraq, Siria, Arabia Saudita, Yemen, Pakistan, Afganistan, Turchia, Nigeria, Sudan e molti altri stati che non sono sotto la lente di ingrandimento, non c'è bisogno di dire molto.
Quello che non riesco a capire è come facciano in molti a continuare a dissimulare un qualcosa che non può essere più mascherato o mimetizzato: La reazione spontanea di "quelle culture" -- ma viene da dire; "quella cultura"  -- alla penetrazione della cultura occidentale in genere, oggi declinata in capitalismo senza regole e angloamericana più specificatamente, è l'islam, soprattutto quello integrale sunnita o sciita che dir si voglia.
Non è una manifestazione sporadica e ristretta come qualcuno continua ottusamente a proclamare.
Certo non è uno scontro di civiltà, per un simile scontro ci vorrebbero almeno due civiltà.
In questo caso possiamo parlare di cultura ma non di civiltà, è sottointeso che una civiltà progredisca e nessuno può affermare che l'islam sia progredito dalla sua comparsa, anzi, possiamo affermare che in questo particolare momento ci sia una regressione.
Ma il mio punto di vista relativo è che più che una questione di cultura, sia una questione di natura, di genetica.
E' abbastanza intuibile dalle reazioni sia generali che particolari, che c'è una forte componente extraculturale che risulta spesso ingestibile dalla cultura stessa.
Esistono certamente persone mussulmane molto intelligenti e capaci di interpretare i libri rivelati (per quanta importanza possiamo assegnare a questa pratica) con la giusta moderazione e capacità adattative adeguate, ma il risultato maggioritario è quello di una visione ipermoralistica degli eventi. Posizione che si allontana dall'etica e si avvicina alle pulsioni animali che ancora albergano nell'uomo, nel senso che la morale diventa solo lo spunto per poter scatenare e lasciar fluire le pulsioni della materia .
Per chi legge questi eventi con la sola lente culturale la realtà diventerà sempre più intangibile e incomprensibile a cui sarà necessario trovare nuove e fantasiose teorie astruse e sconclusionate che pare non si accorgano dell'univocità del carattere delle manifestazioni.
Per chi sa che la cultura non è il solo e unico modo di leggere gli eventi non sarà difficile comprendere le ragioni insondabili di parte degli eventi.
Ai miei occhi è abbastanza chiaro che la causa principale di queste manifestazioni non può essere ascritta al capitalismo globalizzante senza freni delle elites, in quanto tale capitalismo agisce oramai in ogni parte del mondo, ma non in ogni parte la reazione è quella di cui abbiamo parlato finora.

p.s. Mentre scrivo ho notizia dei fatti di Monaco di Baviera....
E  pensare che gli organi di comando europei sta cercando in ogni modo di convincerci ad accogliere quanto più possibile di "questi" mussulmani.
Dicono che sono una risorsa...

Stupet homo me ingredi non cessabis

Il latino ha un non so che di solenne. (trad. di google)




domenica 17 luglio 2016

Identità o lotta di classe?

E mò bbasta...

Sono d'accordo sul fatto che buona parte degli europei si sia lentamente ridotta a una massa di inconsapevoli e sfruttati lavoratori/consumatori in balia del libero mercato, e anche che stia perdendo quel senso di supremazia culturale che li ha contraddistinti.
E sarà pur vero che parte della responsabilità dei milioni di morti delle due più grandi guerre che l'umanità abbia mai conosciuto possano essere imputate ad un (spero) profondo senso di identità.
Ma è una parte minima e non sostanziale, e ad una più profonda e disinteressata analisi, le cause preponderanti di quelle tragedie possono essere tranquillamente assegnate alla "lotta di classe" (definizione che è scomparsa dalla narrazione e che dovrebbe farci pensare).

Che tradotto significa che le antiche oligarchie aristocratiche, sfruttando le povere e ignoranti masse, e accumulando favolose ricchezze, han cercato di spartirsi il mondo a cannonate (fosse mai che questo passaggio storico di pochi che accumulano tanto a spese di molti che si spartiscono poco ci possa far notare una certa similitudine con l'attualità?).

Intendo dire che il concetto di identità è stato tirato per la giacchetta a seconda degli interessi che si intendevano perseguire

L'identità, che oggi viene sputata e schifata, ha delle grandissime qualità intrinseche.
Prima fra tutte quella di far crescere nell'intimo, o anima ce dir si voglia, (ma questa è una questione che è meglio tralasciare), il senso della consapevolezza, primo passo verso la propria emancipazione dai falsi miti.
Fino a qualche secolo fa bastava il Dio sovrannaturale a immagine e somiglianza e il relativo inferno a spingere le masse al massacro, poi non bastò più.
Perché?
Perché l'umano si è ancor più abbruttito passando dalla vita durissima dei campi, ma ancora a dimensione "divina", alla vita alienante della fabbrica, dove di "divino" resta poco o nulla.
E allora Dio dov'era finito?
Piano piano si avvicinava.

Così Dio, dopo essere disceso dai cieli nella figura dell'Imperatore e nella cultura del popolo, si trasferirà poi direttamente nella singolarità della persona e nel culto relativo (e 'n'tu'culu anche la cultura).
Così dopo aver lottato a caro prezzo per la gloria del "Re" o "Imperatore", e non avendoci cavato neppure un ragno da un buco, nasce nell'animo, anche grazie alla scienza, la consapevolezza dell'uguaglianza tra umani, essi stessi dio in terra (pur tra diversità culturali, che certamente è ossimoro e paradosso al contempo).
Ma come la realtà quantica o l'evoluzione della specie ci insegnano; dal punto di vista quantico, osservando il microcosmo e superando i limiti della nostra dimensione, la certezza di poter sapere esattamente cosa succede in ogni istante della realtà decade, e quindi con essa la certezza di poter conoscere esattamente le leggi che governano l'universo, e cade pure, dal punto di vista evolutivo, la certezza di cosa siamo noi umani e di cosa siano le specie di qualsiasi forma di vita esistente.
Col teleobiettivo della macchina del tempo, le specie, di qualsiasi ordine e grado, diventano un unicum in costante mutazione. Accontentiamoci di vivere nella nostra dimensione e lasciamo alla filosofia i paradossi che avanzano -- sia nel senso di abbondanza che in quello spaziotemporale.

E la nostra dimensione ci racconta una storia nella quale l'identità ha un grande valore.
Un valore che non può essere lasciato nelle mani delle aristoligarchelites e usato a seconda dei loro interessi.

Così è ora di dire basta a queste immense cazzate che vogliono farci credere che questi Frankenstein culturali, questi "smarriti nell'universo classico" che ogni tanto impazziscono e decidono di vendicarsi uccidendosi e nel contempo uccidendo quanti più possibile di "noi" europei, francesi, inglesi, italiani o mettete voi un'identità a scelta, sono "di noi".

NON SONO "DI NOI"!
NON SONO FRANCESI!!! NON SONO INGLESI! NON SONO ITALIANI!

I francesi sono orgogliosi della loro rivoluzione e di tutto quello che essa ha comportato, anche delle sue incongruenze e contraddizioni.
Sono fieri e gelosi dei loro diritti e della loro capacità di sapersi gustare la vita sotto tutti quegli aspetti che portano piacere e gioa di vivere all'uomo (come anche gli italiani).
Non intendono farsi mettere i piedi in testa da un comico inconsapevole come Hollande e da una riforma del lavoro che massacra i più deboli (e qui qualche domandina noi italiani dovremmo pur farcela, ma a quanto pare noi siamo fuuuurbi).
Sono fieri e orgogliosi (magari anche un po orgoglioni) delle loro donne e della loro indipendenza, ma tout se tient.

NON SONO ITALIANI!
Gli Italiani sono orgogliosi della loro storia, con tutte le contraddizioni del caso.
Sanno chi era Garibaldi, Mazzini etc etc e cosa hanno fatto.
Hanno antenati periti per liberare questo paese dallo straniero e dal fascismo.
In tanti hanno lottato e sofferto per limitare il potere religioso e la relativa ignoranza.

NON SONO EUROPEI!!!
Gli europei sono consapevoli di avere profonde contraddizioni e non credono di stare dalla parte giusta per grazia divina da almeno trecento anni.
In Europa, o dai loro emigranti, sono nati i diritti universali dell'essere umano, e nelle costituzioni di buona parte delle nazioni che le danno forma è scritto a chiare lettere che i fondamenti dello stare insieme SONO LAICI, SONO LAICI, SONO LAICI, SONO?...LAICI, PUNTO.
Gli europei non intendono sentirsi abdul di nessuno, e neppure sottomessi a priori -- come l'identificazione "islamico" che essi stessi si danno sta a significare.

AVETE ROTTO I COGLIONI, specie quel "simpatico" e incompetente burocrate di Letta che ha definito l problema dei magribini che cercano di sterminarci, un problema "interno", di noi europei.
NON SONO EUROPEI!
NON CONDIVIDONO NULLA DI CIO' CHE CI RENDE EUROPEI.
ODIANO GLI EUROPEI E VORREBBERO ASSOGGETTARCI ALLE LORO REGOLE (che tra l'altro sono in aperto e netto contrasto con le nostre, ALLA FACCIA DEGLI ARCOBALENISTI CHE DOVRANNO FARSENE UNA RAGIONE dato che la realtà li sta prendendo a sonori schiaffoni).


p.s.
(Che poi tutti i casini del medioriente vengano fomentati e usati dalla NATO è un'altro discorso, e ha a che fare con gli immensi interessi delle oligaristocrazielites,  che NON SONO I NOSTRI! E che si chiamano "Lotta di classe" o in qualsiasi altro cazzo di modo che volete chiamarli).


martedì 31 maggio 2016

I quattro cavalieri

Ho un "amico" anarchico, beh, amico nel senso più ampio che si possa immaginare (del tipo; cristiano, europeo, italiano. Volente o nolente), che a pensarci bene non vedo molta differenza tra chi scientemente, ottusamente o furbescamente si disinteressa del destino che lo circonda per interesse veniale o relativo ad esso, e chi lo fa per una sorta di ostinazione a non "osservare" i cambiamenti antropologici e storici delle società umane.

L'anarchia, a ben vedere, è un'idea legata alla nostalgia dell'epoca umana in cui i gruppi sociali avevano una dimensione alquanto più ristretta e in conseguenza di questo il sistema sociale che ne scaturiva non era ancora cristallizzato in una piramide stratificata di classe.
In buona sostanza il "capo" era una figura simbolica e scaturiva "seduta stante"  per unanimità, o per una sorta di "torneo" e/ o "confronto diretto", cioè da capacità sia pratiche sia intuitive verificabili "di persona". Era decisore di ultima istanza ma praticava la stessa vita di tutto il gruppo.
E anche nel passaggio successivo dei Re o Imperatori e dei relativi domìni, esistevano ancora dei sottogruppi che funzionavano ancora con quell'ancestrale metodo.

Col crescere di numero questo non è più stato possibile e i sistemi gerarchici si sono dovuti evolvere di conseguenza ad essi (pare strano, ma anche quelli economici).
Ma questo pare resti un ambito "intangibile" per l'anarchico.
Anche se provi a spiegarglielo nel dettaglio non c'è nulla da fare, gli rimbalza una volta ping e una pong.

Così, dato che è spesso insoddisfatto...sorry, profondamente insoddisfatto di questo modello sociale che sta permeando tutti i gruppi sociali della terra, amo ricordargli spesso che quell'immaginario archeologico di gruppi umani che va sotto il nome di anarchia è -- e qui data la terminologia a disposizione scatta l'ossimoro -- al "governo del mondo". E che quindi metta da parte l'insoddisfazione e si goda lo spettacolo che va in scena quotidianamente in varie aree della terra e che va sotto i nomi di; guerra, distruzione, miseria, povertà e malattie (parono quattro cavalieri, oibò).

So che non capirà, ma l'è listess.
Un piccolo aiuto:  http://www.appelloalpopolo.it/?p=15871

giovedì 5 maggio 2016

La cura della cultura (filosofia e/o costituzione. cit)

Chi vuol comprendere un testo (o un concetto. nota mia) è inanzi tutto disposto a farsi dire qualcosa da esso: una conoscenza ermeneuticamente educata deve pertanto essere sin dall'inizio sensibile all'"alterità del testo".
Una tale sensibilità non presuppone però ne una obiettività neutrale, ne tantomeno un oblio di sé, ma include e tematizza l'acquisizione dei propri presupposti e pregiudizi.  (H. G. Gadamer)

                                                                           °
(...) La questione ora vista (interpretazione dei trattati internazionali) deriva in realtà da uno dei problemi  più indagati dalla teoria generale del diritto. Sul quale si sono cimentati non solo i più illustri filosofi del diritto italiano (Betti, Calcaterra, Bobbio), ma che è stato decisivamente indagato dai pensatori tedeschi.
Con conclusioni interessantissime, che partono da Aristotele, Cicerone, Ulpiano, e Leibniz (per citarne alcuni) e sono culminate nel concetto di "precomprensione", intesa come "anticipazione del senso dell'interpretazione anteriore, cioè pregiudiziale alla stessa lettura del dato informativo.
Il concetto di precomprensione lo dobbiamo, in particolare a Gadamer, e, per alcune rielaborazioni a Wittengstein, e a Viehweh.

(...) L'interpretazione in quanto tale non è mai un fine ultimo. Si interpreta al fine di comprendere. Ma a sua volta il comprendere, a differenza del conoscere puro e semplice, ha un carattere pratico, cosicchè esso porta in se le ragioni per ci si vuol comprendere. Anzi, queste ragioni precedono il comprendere e contribuiscono a determinare e orientare la precomprensione.
L'interpretazione come attività acquista un senso proprio perché avviene all'interno di una preliminare comprensione, che è il vero e proprio luogo del senso. Di conseguenza la precompresione precede e condiziona l'interpretazione, che a sua volta la sviluppa, la corregge e la libera dai fraintendimenti. (...)

Viehweg, nella sua fondamentale opera, "Topica e giurisprudenza", aggiunge poi un tassello importante che ci fa capire come "l'anticipazione pregiudiziale del senso" delle norme, discendendo da un condizionamento politico, psicologico, sociale -- inteso come riflesso degli assetti dominanti sulle "ragioni del comprendere del singolo interprete --  sia particolarmente pericolosa, in quanto l'interpretazione giuridica, cioè delle norme, è al fondo collegata ad un problema perenne che è quello della giustizia. 

L. B. Caracciolo
                                                                                                  (non è "roba" mia!)

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Ora, due banali considerazioni.
La prima è che la lettura della costituzione non è la lettura di "carta straccia" o di "vecchi arnesi arrugginiti".
E', al contrario, quanto di più importante oggi abbia l'essere umano inserito in un contesto sociale! L'unica cosa che avrebbe il potere di emanciparlo dalle forze determinanti la sua esistenza.
E' filosofia manifesta e "attrezzo" intellettivo insuperabile nelle mani dell'uomo che esercita una delle cose più importanti che ha: IL LIBERO ARBITRIO (se è stato capace di preservarlo e tenerlo pulito dall'ammasso di ciarpame ideologico e di ipocrita politica cui tutti i giorni siamo sottoposti).

La seconda è che quella precomprensione di cui si parla sopra è oramai diventata dilagante ad ogni livello di rapporto sociale  determinando l'atteggiamento e le scelte che le persone compiono anche in situazioni che dovrebbero rimanerne immuni quali la cultura in ogni sua accezione, e mina alla base l'unico esercizio che porta sulla strada della Libertà; il libero arbitrio.

Ieri mi ha fatto capire cosa è la Libertà, e l'ho capito (stamattina) osservando (ieri) persone (meno una) che ne erano agli antipodi e che hanno sistematicamente applicato la precompensione alla realtà che li circondava agendo "telecomandati" da "forze" che li guidavano in "automatico", senza applicare nemmeno per un misero secondo l'unica cosa che li emanciperebbe anche dalla propria parte ontica: la possibilità di scegliere. Vedere una persona (e non intendo me) che nonostante il tentativo di portare argomentazioni attinenti e circostanziate veniva sovrastata da un improvviso rush ideologico, subalterno e ignorante (nel senso che ignora) è stata un'immagine del massimo significato, soprattutto perché a fine serata avevo la corteccia d'oca al cervello (per cui le ringrazio e ringrazio infinitamente anche la loro inconsapevolezza).

La Libertà è esercitare la propria possibilità di scelta senza lasciarsi "portare altrove" dalle forze "meccaniche" e deterministiche che agiscono attorno a noi, e si chiama: Libero Arbitrio.

Non intendo fare l'elogio della Libertà, non è un qualcosa di assoluto, oppure qualcosa che sicuramente porta bene, felicità e sciallo, non sono queste le sue prerogative. Sotto un certo punto di vista è una cosa come un'altra, sotto altri punti di vista è ingombrante, pesante e faticosa. Eh si.

Ma dal punto di vista ontologico è....un Universo intero.

(Non dimenticherò mai questa mattinata)


martedì 26 aprile 2016

Siamo in tesi?

Nell'ultima settimana ho avuto più visite dall'estero che dall'Italia, U.S.A su tutti.
E ben due terzi contro uno, e stranamente quasi un terzo dal Portogallo. Probabile siano tesi sul Risorgimento.
Credo che l'aspetto più importante su cui costruire una tesi del Risorgimento sia quello della difesa del proprio territorio dalle ingerenze di attori stranieri.
Oggi come oggi questa ingerenza si manifesta attraverso una utopica melassa culturale che vorrebbe l'uomo omogeneizzato, monoculturalizzato, pronto ad accettare qualsiasi mangime, alimentare, tecnologico, informativo, sanitario etc etc, che gli venga proposto.

Solo la diversità dà possibilità di scelta.
Ripeto: SOLO LA DIVERSITA' DA' POSSIBILITA' DI SCELTA

Senza scelta la vita si riduce a scorrere del tempo nell'attesa dell'inevitabile.
La razza umana deve poter mantenere delle diversità per potere divergere e attuare scelte differenti.
Alcune porteranno a vicoli ciechi e verranno abbandonate, altre a sbocchi inaspettati e ci sarà emancipazione dalle forze disgreganti della natura.
Solo uno scambio limitato e sotto controllo di lignaggi culturali diversi porta a miglioramento.
L'irrompere incontrollato e massiccio di culture diverse porta solo disgregazione e distruzione.

Il mito del melting pot è solo un mito, esattamente come il "Dio a immagine e somiglianza", il "superuomo" e "la pace nel mondo".

Portiamo all'estremo il concetto facendo un'analogia tra cultura e specie: poniamo che vi sia una specie sola animale e una vegetale; che ti magni? spinaci tutto il giorno?
Oppure se sei carnivoro che ti magni? il tuo simile? e può durare? e se si ammala lo spinacio? e se si ammala...il...il coso...lì, come lo chiamiamo? U.F.O? Umano Fenotipo omogeneo? un raffreddore "nuovo" e fine dell'U.F.O?...ma dai?!

(...)E' difficile immaginare cosa succederebbe senza la diversità biologica, perché la vita di ogni organismo dipende da quella di altri organismi. (...) J. Duprè (2007)

Trasportiamo il tutto in cultura e risulta chiaro come i confini, economici, politici e giurisdizionali, siano e restino un bene per l'umanità (naturalmente non devono essere impermeabili).

Buona tesi a tutti.

mercoledì 16 marzo 2016

La Nemesi del Cattolicesimo ?

C'era una cosa che ultimamente colpiva per assenza di reazione; l'atteggiamento di Zì' Francesco rispetto all'ultima "riforma"; quella che sdogana definitivamente e senza limiti non solo la manipolazione dei meccanismi biologici dell'essere, ma soprattutto la loro potenzialità commerciale.
Io pensavo, mi illudevo, che il mondo cattolico sarebbe insorto "ferocemente" verso quel certo modo di pensare all'uomo come fosse semplicemente un prodotto biologico della natura, e invece...nisba..
Non voglio entrare nel merito delle ragioni che dovrebbero spingere un cattolico a difendere un certo tipo di "visione", quello che mi interessa è che lo faccia, e lo faccia possibilmente portando argomentazioni che interpretino le ultime scoperte scientifiche nel rispetto massimo di tutti gli esseri umani, dato che per le interpretazioni che faranno gli interessi solo di alcune parti, o classi se preferite, di esso, i think tank anglofoni ne hanno già sfornate parecchie.
Invece silenzio quasi assoluto a parte alcune frasi di circostanza, appunto come farebbe uno zio col nipote che inizia a scorazzare col motorino o a "frequentare" una ragazzina: "MI raccomando, stai attento, non scippare le vecchiette e non passare in impennata dal centro...", oppure; "Non fare le cose di vergogna, che se poi resta in cinta la dobbiamo abortire..."
Bravo zio, intanto impara l'Italiano.

Aggiungo anzi, che poco tempo fa l'associazione culturale del mio paese, che frequento da poco, ha organizzato la presentazione di un libro scritto da un giovane originario del posto, di belle speranze in quanto capace e dottore in filosofia (che non guasta), nel corso della presentazione tenuta da lui medesimo, mi hanno colpito alcune frasi relative alle ultima scoperte della scienza riguardanti la genetica e le possibili implicazioni. Ha portato l'esempio della possibile resurrezione del corpo, magari in un futuro a lungo termine (e qui il lungo termine ci farebbe un baffo, sempre che uno si premunisca congelando il proprio cervello o anche solo un piccolo brandello o quel che l'è ;), cercando di portare la scoperta nell'alveo della credenza cattolica.

Diciamo che il suo maggiore sforzo non è stato quello di approfondire l'argomento genetico, il suo tentativo è stato quello di dimostrare o voler dimostrare l'esistenza di Dio. Quale Dio direte voi? Quello cattolico, dice lui.
Il problema è che probabilmente si è perso alcuni passaggi che, nel frattempo, il sistema sociale che sta dominando il mondo (o quantomeno ci sta provando con tutte le forze) ha messo sul tavolo del dibattito sul senso generale dell'esistenza umana su questo pianeta.

Il primo di questi passaggi che mi sovviene è quello che pone i geni in rapporto alla questione se possa essere preso per buono il paradigma che l'uomo è stato "progettato" da Dio e che è "differente" (nel senso di eletto) da tutti gli altri animali.
Sorgono subito due problemi fondamentali; il primo è che non vi è traccia del progetto, e i geni che "formano" il nostro cervello sono gli stessi geni che "formano" tutti gli altri cervelli, ivi compresi quello del maiale o di qualsiasi  altro animale. La differenza sta nella diversa posizione delle lettere che formano quel codice (per metterla giù facile).
Per capirci è una cosa tipo due libri diversi, i quali bene o male usano perlopiù le stesse parole ma ciò che raccontano e vogliono significare può essere profondamente diverso.
In più l'uomo può mettere mano in questo ipotetico "non progetto" e  dargli una forma (che per ora è "predefinita", ma non credo passerà molto tempo prima che venga scoperto un sistema in grado di modificare, a piacimento o meno, i geni) .
Ma se l'uomo può mettervi mano e fare quello riesce a fare è chiaro che "il valore infinito dell'essere umano" va ricercato altrove, altrimenti ogni cosa esistente biologicamente sulla terra ha valore infinito. Inutile dire che questa considerazione avrebbe delle "piccole" complicazioni pratiche; che magnamo se pure le piante hanno la stessa nostra matrice?
Dio che crea l'uomo a sua immagine e somiglianza non regge, punto.
E se, come pare sia da tutta una serie di studi compiuti non si sa bene in base a quale epistemologia e manco si sa bene quanto siano stati sottoposti alla verifica scientifica (i quali vengono però pubblicati sui giornali e nei sevizi dei vari telegiornali e dai media in genere), i comportamenti di base dell'uomo sono dettati e "gestiti" dai geni e non dall'intelletto formato dalla cultura, cioè dall'ambiente, ecco che anche il senso di colpa, che veniva implementato dall'opinione pubblica, cui una volta andava incontro l'uomo che manifestava poca empatia verso il prossimo, inizia a perdere la sua efficacia e inizia a insinuarsi in generale il dubbio che abbiano ragione coloro i quali pensano che in natura debba sopravvivere solo chi ha la forza e la capacità di stare dalla parte giusta.
A me ricorda un certo schioppo da Padoa.
Senza contare che sa tanto di determinismo assoluto, cosa che lascia alla cultura delle misere briciole di effetto placebo.

Il secondo è che se l'uomo non ha valore infinito, ecco che la sua mercificazione trova finalmente (per qualcuno, è chiaro) campo libero e senza che vi sia neppure un minimo di freno morale inibitore.
Eh si, perché se il paradigma diventa quello ristretto all'evoluzione e alla relativa selezione naturale il discorso è belle che chiuso per un semplice motivo; sarebbe assurdo vietare il commercio di ogni altro animale.
Ma se l'uomo è assimilabile a tutto il resto del regno animale allora può essere commerciato uguale. Questo da un punto di vista ontologico. Da un punto di vista socioeconomico il discorso diventa;  se le mie capacità mi consentono di accumulare più ricchezza di te è perché sono più adatto di te a sopravvivere in questo mondo. E' una legge naturale e quindi è chiaro che se esiste un Dio che ha stabilito delle leggi, quella della selezione naturale è una di esse ed è strettamente correlata all'evoluzione, che a sua volta è indirizzata dai geni.
Questo è quanto (molto ma molto a grandi linee. Ma si sa, prima si tirano le grandi linee e poi si passa ai colori e ai particolari e una volta che il quadro è fatto ed è anche l'unico esposto a tutti non resta che guardarlo)

Non è difficile immaginarsi un futuro nel quale chi potrà ordinerà un bel bambino biondo, occhi azzurri, alto, etc etc.
Ma non solo, potrà anche ordinare un umanoide geneticamente preordinato, magari coi geni dell'asino per la resistenza, quelli del bufalo per la forza muscolare etc etc da "impiegare" in ogni attività utile.
Di solito la realtà supera l'immaginazione.
Non conterà più il sesso, in fondo, a pensarci bene anche Gesù ha avuto due padri e la sua inseminazione è stata in un utero....come potremmo definirlo; in prestito? requisito a tempo determinato?

Io ci vedo la nemesi dei cattolici se qualcuna delle sue menti più eccelse non si sbriga a risolvere questo brutto pasticcio.
E aggiungo che andare a ruota delle interpretazioni date dal "Nord" del Mondo porterà la nostra cultura allo sfascio anche dal punto di vista giuridico -- e questo dopo che ci sono già andate, allo sfascio, quello politico e quello economico.

C'è tanto lavoro da fare...chi si offre volontario?





sabato 5 marzo 2016

J.M.K

Dalla Bbibbbia secondo Sandro (ma non solo) ecco un passaggio che ho ritrovato e che riassume e racchiude "l'anima vitale" del pensiero di questo blog:

"Io ritengo che le obbligazioni nascenti da indebitamenti passati, fra le quali i debiti pubblici sono il caso principale, debbano col passar del tempo corrispondere ad un ammontare via via decrescente di lavoro umano e dei risultati di tale lavoro; che il progresso debba allentare gradualmente la stretta della mano morta della proprietà ereditata dal passato; che a questa non debba essere concesso di afferrare i frutti dei progressi compiuti molto tempo dopo che gli essere viventi che li produssero sono scomparsi."

Quanta saggezza e quanta lungimiranza e, purtroppo, quanta attualità.

Non fu ascoltato allora, quando si pronunciò su altri ambiti, e il risultato fu la seconda guerra mondiale.

(...) ...che a questa non debba essere concesso di raccogliere i frutti dei progressi molto tempo dopo che gli essere viventi che li produssero sono scomparsi.

Ad oggi questa discrepanza ha preso una dimensione temporale meno ampia, e chi ne coglie i frutti è ancora tra di noi (banalmente una questione demografica e di emancipazione dalle forze disgreganti della natura) e ne determina gli eventi.

Meditate gente, meditate...e mediate...




giovedì 3 marzo 2016

Avviso ai naviganti

Certo,probabilmente è un blog bislacco, però il consiglio è quello di verificare altrove e cercare. Senza ricerca staremmo ancora a zappare terra per il signorotto, e senza ricerca ci stiamo tornando.
Ma la ricerca di cui parlo non è solo quella fatta nei laboratori sui microscopi o telescopi, è quella più importante che indaga la nostra dimensione antropologica, quella che ci dà un baricentro, un ombelico, e la certezza di fare la cosa giusta, più che per noi stessi, per coloro che volenti o nolenti abbiamo posto in essere.
A loro dobbiamo pur qualcosa,  perlomeno la possibilità di poter scegliere, perché vivere in un sistema che procede col pilota automatico cui tutto è dettato da forze esogene e al di sopra di ogni nostro possibile intervento,  potrà solo risultare alienante e devastante per la loro psiche.

Pensate davvero che basti non vedere la guerra tradizionale per le nostre strade per sentirsi al sicuro e vivere una vita dignitosa?
Se davvero tutti ci si è resi conto di lasciare ai nostri figli una società debole degradata e sfilacciata, allora perché ci si accontenta di udire spiegazioni più bislacche di questo blog e raccontate da quelli che in prima persona da decenni hanno scelto di percorrere strade che già allora si sapeva essere sbagliate?

Ecco perché serve la ricerca. Dobbiamo capire che abbiamo, nella mente nella carne e nei nostri mezzi,  un'identità particolare, "nostra", e che senza di essa siamo, senza barca, in mezzo al mare degli eventi. Certo noi abbiamo ancora almeno il salvagente; ma i nostri figli?
Potete davvero accontentarvi di questo percorso senza alcuna uscita, senza la possibilità di poter fare nulla di nulla per modificare la rotta? e tutto solo per rimanere aggrappati a una ricchezza che non è più reale?
Ma non vi siete accorti che la vostra ricchezza; quando serve al sistema EU è ben valutata, ma se solo provate a materializzarla le vostre pretese devono ridimensionarsi, e non di poco, al ribasso?
E che questa tendenza è diventata irreversibile?
E che è la mancanza di ricerca che vi ha portato in quello che credete sia un tunnel con la luce in fondo?

Metto qualche cartello segnaletico, da questi siti potete trovare molti altri agganci e una quantità importante di materiale scientifico ... che la ricerca sia con voi.

http://goofynomics.blogspot.it/

http://orizzonte48.blogspot.it/

https://leggereimprecisionineitestiscolastici.wordpress.com/

Gli italiani sono delle merde, a parte me!

Provate a pensare alla grandezza e complessità sistemica che è necessaria per ottenere una piccolissima pillola che servirà a produrre una certa quantità di brodo.

Si inizia da imponenti trattori che lavorano orti giganti, grandi carri che raccolgono i prodotti, estesi sistemi infrastrutturali convogliano questi prodotti verso grandi strutture, progettate in ogni particolare, dove un lungo e complicato processo di tecniche eterogenee trasforma quel prodotto grezzo in una sostanza, che sapientemente ridotta e ancora ridotta, raggiunge la forma minuscola di un grande bottone avente la capacità di sprigionare una intensa varietà di effetti diversi, che in cucina prendono posto nella categoria degli aromi e del nutrimento.

La stessa cosa è successa alla psicologia del sistema Italia.
Un imponente lavorio di organi di stampa, televisione, radio, pubblicità e altro ancora, veicolati da un complesso sistema inframediale ha convogliato il prodotto informativo verso quella parte della "struttura" mentale dell'individuo che viene comunemente denominata psicologia, ed il risultato, sottoposto al continuo lavorio di riduzione del processo mentale, è una piccola pillola di saggezza dell'ego, diretta,sintetica, concisa e che ha dato il titolo al post: "Gli italiani sono delle merde, a parte me!"


A questo "logorio della vita moderna" non si è salvato quasi nessuno, a parte quelli che ne avevano le capacità intellettuali endogene e, al contempo, un costante rapporto con altre identità nazionali cui fare paragone (io non sono tra questi, ma mi riconosco il merito, di onestà intellettuale, di essermene reso conto e di essere corso ai ripari quanto prima. Senza esimermi nel ringraziare Bagnai per l'opera svolta).

La devastazione culturale che ne è scaturita è massima e generalizzata, e questo paese si salverà (sempre se ci riuscirà), solo se, e nella dimensione in cui, le due prossime generazioni rifiuteranno quell'insieme di educazione famigliare, istituzionale e mediatica cui sono sottoposti, cercando nel contempo l'identità perduta.

A noi tutti spetterebbe il compito di farli scendere dai carri che portano a quelle strutture dove all'entrata, oggi, sta scritto: "L'immigrazione e il reddito di cittadinanza rendono liberi!"
Ma la devastazione di cui sopra si è parlato ha lasciato ben poche speranze.

lunedì 29 febbraio 2016

Vendola si compra un bambino

E il bello è che lo fa coi nostri soldi.
Addirittura è possibile immaginare quali schifezze abbia dovuto approvare, e assieme a lui tutto il "suo" partito, per avere l'appoggio morale e politico per questa cosa disgustante.

Quando la cultura non rispetta la natura è scontato che il ritorno alle forze endogene dei fenomeni sarà traumatico e devastante.



giovedì 25 febbraio 2016

Come coltivare piddini e distruggere quel poco di cultura che ci è rimasta

Non voglio indagare ulteriormente la questione per non regalare attenzione a qualcosa che ne ha avuta troppa.
Non voglio nemmeno ripetere quella parola, dico solo che fa rima con merdoso.
Però ne immagino la dinamica; una solerte maestra di comprovata e profonda piddinità ha avuto un'idea che le è parsa grandiosa, promuovere quel neologismo che le sembrava tanto bello e che soprattutto veniva da un suo alunno, così ha deciso di scomodare la Crusca e osare.

Intanto bisogna ammettere che Bagnai ultimamente ci azzecca anche quando non fa previsioni e che aveva ragione da vendere a riprendere i Cruscosi che vanno a mettere il becco dove non gli compete.
E l'aver dato per buona una parola solo per il fatto che venga pronunciata da molti da a capire che ultimamente abbiano smarrito la direzione.

Se così stan le cose, allora chiedo alla Crusca, o lo faccia chi ne ha voglia, di registrare anche verbi molto usati dai Neoborbonici quali; scendilo, piscialo, telefonalo: ma anche; di bisogno (l'ho sentito dire addirittura da Alfano quando era dall'Annunziata), ho scivolato, ho caduto, pazzerilli (stanno quelli che me mangeno tutta la zemenza n'dell'ort), locàlo (pizzeria, bar, ristorante), ci abbiamo veramente saziato (sempre nello localo), uguale uguaglianza, tranquilli e felicità, da me il primo, di così, all'impiedi, e molti altri che purtroppamente stanno dimenticati.

Massì, distruggiamo pure uno dei nostri pregi culturali e facciamolo pure nel nome del buonismo bambino, e quando avremo distrutto tutto quello che resta di un'identità e ci preserva dalle stronzate a nastro che ci propinano, ci butteremo nel cesso e l'ultimo dei piddini tirerà l'acqua con vagonate di "mi piace" sui social.

Che siate maledetti (seguono parolacce...).

mercoledì 24 febbraio 2016

l'uomoscimmia

Prendi un grosso vaso con un'imboccatura poco più grande di una mela, poi ci poni dentro una mela e metti il tutto dove una scimmia lo possa notare, sul vaso ci scrivi sopra welfare e anche democrazia, poi sulla mela si scrive ricchezza e si aspetta. Sarà sicuramente la scimmia che sa leggere bene che si avvicinerà, guarderà dentro e vista la mela ricca la afferrerà e proverà a trarne l'essenza, purtroppo troverà l'inghippo della strettoia, ma non vorrà certo mollare la ricchezza (nominale) e insisterà ripetutamente.
Nel mentre, la politica reale si occuperà del suo gruppo sociale che sarà rimasto leggermente allo sbando dato che la scimmia che sa leggere e scrivere, occupata com'è a cercare di "risolvere", non è più in grado di dare i giusti avvertimenti al suo gruppo mettendo in evidenza la portata reale delle proposte che le scimmie tentatrici di un'altro areale pongono in essere nel frattempo.

Addirittura abbiamo avuto alcune queste scimmie che si erano concentrate su un vaso con dentro un melone al posto della mela. Più vedono un "frutto" grande, più ci si concentrano (la scimmia pomicina ne è l'esempio lampante).

Questo è quello che accade se la scimmia che crede di essere intellettiva perde di vista ciò che è reale, cioè quello che in realtà viene compiuto rispetto a quello che viene enunciato.

I gruppi sociali sono nelle mani di queste scimmie e se per sbaglio uno di questi gruppi si verrà a trovare con la sua classe di soggetti intellettivi della portata di quelli sopra descritti il disastro è assicurato.
Ci hanno raccontato che bastava prendere la mela per stare tutti meglio e ora ci ritroviamo con una classe di intellettuali cui l'unica cosa di interesse è lamentarsi dell'imboccatura del vaso...SVEGLIA IDIOTI, QUELL'IMBOCCATURA E' STATA PROGETTATA COSI' APPOSITAMENTE.
Sarebbe ora di passare alla fase successiva che è quella di spingere la società ad una presa di coscienza riguardo al fatto che la nostra base culturale identitaria sta per essere spazzata via definitivamente.

A parte alcuni, e sono veramente pochi, la nostra classe di intellettuali è ancora ferma a lamentarsi del vaso mentre il rischio neppure tanto remoto è quello di consegnare i nostri figli nelle mani di un sistema autistico.