Diario di bordo 18/10/17
Oggi dopo alcuni anni ho viaggiato con Trenitalia. Tra porte che non funzionavano, orari ai quali il viaggiatore non può far altro che pregare per poter acchiappare una coincidenza (la stessa coincidenza è stata, nella maggior parte dei casi, dichiarata non tale per potersi cavare dagli impicci legali), abbandono delle aree pertinenti all'azienda, abbandono degli edifici dismessi, sporcizia e carenza di servizi; l'impressione che ho avuto è stata quella di un Paese abbandonato ad un destino che non è più nelle sue mani e che verrà spolpato boccone dopo boccone dall'istinto predatorio lasciato libero a se stesso.
Altra chicca di oggi; mentre aspettavo in ospedale per una visita, tra il pubblico è iniziata la "solita" discussione sui politici di Roma che prendono troppo, che sono disonesti e via dicendo da luogo comune a forcone comune.
Ad un certo punto ho detto: "Certo che è curioso che si parli sempre di quelli che prendono "seddicimilaeuroalmese" e non di quelli che ne prendono sedicimila all'ora".
Subito quella che tesseva le fila ha detto una cosa tipo..."Eh, vabbè...ma quelli...si sa..." ...
Ma che cazzo si sa??!! Che cazzo volevi dire??!!
Servirebbe richiudere i recinti e trovare una unità d'intenti.
Non conta la grandezza di uno Stato (peggio che mai un'accozzaglia di Stati), ma la sua unità identitaria naturale e culturale.
La ricchezza è nelle mani delle generazione del passato che compiono scelte tese a preservarla a discapito di quella che verrà. Debitore/Creditore hanno interessi divergenti, così come Giovane/Anziano, se lo si capisse ne guadagneremmo tutti.
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mercoledì 18 ottobre 2017
domenica 15 ottobre 2017
There is not alternative
E' chiaro che l'attuale classe dirigente, conscia o ignara, nolente o dolente, stia cercando di porre in essere condizioni generali di ingovernabilità.
Partendo dal presupposto che a nessuno di loro interessi sostanzialmente la sorte del Paese, chi per mero calcolo, chi per incapacità intellettiva, non ci si può stupire se a poco più di alcune settimane dal voto, essi non siano stati in grado di produrre una legge elettorale che rispetti le linee guida della Costituzione (che verrà quindi molto probabilmente delegittimata e esautorata, e sostituita da una scelta autoritaria del presidente della Repubblica (quello che non sa dire più di cinque parole di fila - provate a farci caso, sembra telecomandato. Sembra è in forma garantista).
Tralasciando chi non è in grado di immaginare scenari di Realpolitik internazionale e si accanisce politicamente agitando la questione morale (di cui ho la massima pena - non puoi occuparti di questioni socialmente determinanti riducendole ad una semplice e banale questione moralistica), possiamo considerare tutti gli altri (quelli che consapevolmente stanno cercando di creare quanto più caos possibile), alla stregua di traditori del Popolo italiano.
Essi sono consapevoli della loro condotta. Sanno valutare benissimo la situazione dal punto di vista del breve periodo; cioè sanno che per poter mantenere la loro posizione gerarchica nell'attuale organigramma europeo, devono ubbidire alle direttive che provengono dall'attuale sistema di potere europeo.
Scientemente svendono la Nazione a poteri sovranazionali ben sapendo che a farne le spese saranno le classi più deboli.
Prepariamoci, nel giro di qualche settimana dalle elezioni, ad assistere ad un intervento a gamba tesa dei poteri forti dettato dalla solita emergenza immaginaria, condita da una serie di considerazioni che avranno come base il dilagante paradigma del; "There is not alternative!"
Partendo dal presupposto che a nessuno di loro interessi sostanzialmente la sorte del Paese, chi per mero calcolo, chi per incapacità intellettiva, non ci si può stupire se a poco più di alcune settimane dal voto, essi non siano stati in grado di produrre una legge elettorale che rispetti le linee guida della Costituzione (che verrà quindi molto probabilmente delegittimata e esautorata, e sostituita da una scelta autoritaria del presidente della Repubblica (quello che non sa dire più di cinque parole di fila - provate a farci caso, sembra telecomandato. Sembra è in forma garantista).
Tralasciando chi non è in grado di immaginare scenari di Realpolitik internazionale e si accanisce politicamente agitando la questione morale (di cui ho la massima pena - non puoi occuparti di questioni socialmente determinanti riducendole ad una semplice e banale questione moralistica), possiamo considerare tutti gli altri (quelli che consapevolmente stanno cercando di creare quanto più caos possibile), alla stregua di traditori del Popolo italiano.
Essi sono consapevoli della loro condotta. Sanno valutare benissimo la situazione dal punto di vista del breve periodo; cioè sanno che per poter mantenere la loro posizione gerarchica nell'attuale organigramma europeo, devono ubbidire alle direttive che provengono dall'attuale sistema di potere europeo.
Scientemente svendono la Nazione a poteri sovranazionali ben sapendo che a farne le spese saranno le classi più deboli.
Prepariamoci, nel giro di qualche settimana dalle elezioni, ad assistere ad un intervento a gamba tesa dei poteri forti dettato dalla solita emergenza immaginaria, condita da una serie di considerazioni che avranno come base il dilagante paradigma del; "There is not alternative!"
giovedì 15 dicembre 2016
Quo vado? (ma dove cazzo voi annà Cozzalone)
Vediamo di capire bene un concetto fondamentale dell'economia "moderna".
All'inizio del secolo prendono forma alcuna teorie sulla produzione dei beni.
La razionalizzazione del ciclo produttivo portò ad un cambiamento sostanziale del modo di produrre (...) tanto da rivoluzionare notevolmente l'organizzazione della produzione a livello globale e diventare uno dei pilastri fondamentali dell'economia del XX secolo, con notevoli influenze sulla società. (...) WIKI
Appena prima di questa c.d. rivoluzione, il ciclo economico era calibrato su un sistema di produzione "su ordinazione". Per capirci, significa che si produceva nel momento in cui qualcuno (che aveva i soldi) decideva di comprare un prodotto, si trattava cioè di produzioni quantitativamente ristrette.
(è importante capire che la produzione di massa non scaturì da un eccesso di domanda (domanda intesa nell'accezione economica, quella cioè che vede soggetti in possesso di denaro), ma da una innovazione tecnico/teorica. La domanda andava creata.
Vediamo di capirci: A livello contabile il credito è sempre un deficit, quando vi dicono che bisogna ridurre il deficit, intendono quello dello Stato per poter aumentare quello privato (nel caso si voglia mantenere attivo un sistema sociale inclusivo, altrimenti possiamo tornare al Medioevo e allora fine del problema deficit), cioè quello delle banche onde mantenere il monopolio della moneta (e dell'usura aggiungo io).
Ma torniamo alle dinamiche.
Per sostenere un tale cambiamento necessitava rimodellare le dinamiche economiche del sistema, a iniziare da quelle bancarie.
Da quel momento si innesca, a livello economico, quello che potremmo definire il "sistema moderno di produzione di massa", che cambierà in modo sostanziale anche l'immaginario e il compito delle istituzioni concernenti l'economia.
Nel nuovo sistema di produzione delle merci, le imprese produttrici necessitano di capitale da investire in strutture, macchinari e paghe; alle aziende produttrici serve vendere i beni pena fallimento; per poter comprare beni relativamente costosi l'operaio deve avere una buona paga e la certezza di continuare a lavorare con costanza (che non è la figlia del panettiere); la conseguenza è che dovranno prendere corpo istituzioni economiche pronte a erogare denaro a credito (e gira sempre tutto attorno a questa parola), sia alle aziende prima, sia ai lavoratori poi.
Da queste semplici considerazioni è possibile trarne alcune conclusioni (direi svariate, ma a noi interessano soprattutto quelle c.d. socio/economiche con relativa preferenza per le seconde).
L'interesse di tutti è che il ciclo si chiuda: progettazione, produzione, vendita e uso creano un insieme organico.
La parte che a noi tutti interessa comprendere bene, è quella relativa all'operaio salariato, il quale deve avere la certezza di un lavoro sicuro.
Il lavoro sicuro (se così vogliamo chiamarlo nel caso che "posto fisso" vi crei delle turbe) è uno dei pilastri necessari alla produzione massiva dei beni! (non se ne può fare a meno!)
Un'altro di questi pilastri è quello che mette in rapporto; volume delle paghe/produttività.
Per poter vendere tutto il prodotto, l'insieme delle paghe (detto anche Monte Salari) dev'essere commisurato, in un legame stretto, a quanto prodotto.
Senza questi pilastri, ma non solo necessariamente questi, il sistema crolla (come nel '29 e come nel '08).
Ma l'insieme delle elites, delle oligarchie dei produttori e delle istituzioni finanziarie, con la complicità delle classi dirigenti delle nazioni, son riuscite ad escogitare dei sistemi palliativi che posticipano questi fallimenti, facendo altresi in modo che gli stessi ricadano sulle "risorse umane" (come loro le classificano), e cioè il popolo (con l'aggiunta di non poco conto di scarico sul popolo stesso della colpa morale dei fallimenti a colpi di proclami quali: "Avete vissuto sopra le vostre possibilità!", "Siete una generazione di bamboccioni!" etc etc, in pratica cornuti e mazziati).
Una di queste furbizie è quella di riempire la forbice creatasi tra il monte salari e la produttività tramite Debito Pubblico. Questa forbice avrebbe creato una serie continua e costante di fallimenti del ciclo economico vista l'impossibilità matematica di vendere i beni prodotti e di trarne un ricavo.
Il D.P. è stato usato in questo modo, per esempio, attraverso tutto l'arco degli anni '80 in Italia.
Lo Stato pagava in quegli anni interessi reali positivi (ma questa follia è potuta capitare solo perché avevano fatto il divorzio tra Tesoro e Bd'I) sui capitali investiti in titoli pubblici -- notare; nel frattempo tramite una spesa pubblica in deficit che superava la doppia cifra (altro che 2,6%, e questo lo fece tutti gli anni dal '81 al '92) "sosteneva" la spesa degli italiani.
In questo modo le industrie, in special modo la FIAT, vendevano il prodotto e reinvestivano in BOT ricavando rendite nette dal settore finanziario (naturalmente a discapito di investimenti in innovazione e potenziamento degli impianti).
Un enorme grazie a R. Nardella per questo immenso post.
(...la cosa veramente tragicomica è che la FIAT, dopo aver munto la mucca (che ora è nel corridoio, cit LOL), ogni volta che è andata in difficoltà ha attinto a piene mani dalla Cassa dell'integrazione...che ricordiamolo, paga sempre la mucca, ora ha preso baracca -- i burattini li ha lasciati -- ed è emigrata...."FOZZAJUVEEEE!" gridano gli autentici Fantozzi. )
Bene, abbiamo visto il primo dei "sistemi" usati per chiudere la "forbice".
L'altro è il debito privato, cui famiglie e imprese vengono "invogliate" ad attingervi all'occorrenza.
Questo è nella pratica un gigantesco "schema Ponzi" che lascia sempre alla mucca il fiammifero in mano mentre tutti si accomodano sciallati sulle sedie.
Ecco, è brevemente spiegato QUI (con annessa critica idiota).
Tornando al senso principale del post, possiamo concludere dicendo che un lavoro assicurato e con una retribuzione connessa alla produttività è uno dei pilastri necessari in un capitalismo controllato da una necessaria repressione finanziaria.
(...con buona pace di qualche coglione di comico, mica solo genovese, che si è già dimenticato da dove arriva, e dove tornerà non appena il sistema oligarchico se ne sarà sbarazzato e rimpiazzato per sopravvenuta inutilità...)
All'inizio del secolo prendono forma alcuna teorie sulla produzione dei beni.
La razionalizzazione del ciclo produttivo portò ad un cambiamento sostanziale del modo di produrre (...) tanto da rivoluzionare notevolmente l'organizzazione della produzione a livello globale e diventare uno dei pilastri fondamentali dell'economia del XX secolo, con notevoli influenze sulla società. (...) WIKI
Appena prima di questa c.d. rivoluzione, il ciclo economico era calibrato su un sistema di produzione "su ordinazione". Per capirci, significa che si produceva nel momento in cui qualcuno (che aveva i soldi) decideva di comprare un prodotto, si trattava cioè di produzioni quantitativamente ristrette.
(è importante capire che la produzione di massa non scaturì da un eccesso di domanda (domanda intesa nell'accezione economica, quella cioè che vede soggetti in possesso di denaro), ma da una innovazione tecnico/teorica. La domanda andava creata.
Vediamo di capirci: A livello contabile il credito è sempre un deficit, quando vi dicono che bisogna ridurre il deficit, intendono quello dello Stato per poter aumentare quello privato (nel caso si voglia mantenere attivo un sistema sociale inclusivo, altrimenti possiamo tornare al Medioevo e allora fine del problema deficit), cioè quello delle banche onde mantenere il monopolio della moneta (e dell'usura aggiungo io).
Ma torniamo alle dinamiche.
Per sostenere un tale cambiamento necessitava rimodellare le dinamiche economiche del sistema, a iniziare da quelle bancarie.
Da quel momento si innesca, a livello economico, quello che potremmo definire il "sistema moderno di produzione di massa", che cambierà in modo sostanziale anche l'immaginario e il compito delle istituzioni concernenti l'economia.
Nel nuovo sistema di produzione delle merci, le imprese produttrici necessitano di capitale da investire in strutture, macchinari e paghe; alle aziende produttrici serve vendere i beni pena fallimento; per poter comprare beni relativamente costosi l'operaio deve avere una buona paga e la certezza di continuare a lavorare con costanza (che non è la figlia del panettiere); la conseguenza è che dovranno prendere corpo istituzioni economiche pronte a erogare denaro a credito (e gira sempre tutto attorno a questa parola), sia alle aziende prima, sia ai lavoratori poi.
Da queste semplici considerazioni è possibile trarne alcune conclusioni (direi svariate, ma a noi interessano soprattutto quelle c.d. socio/economiche con relativa preferenza per le seconde).
L'interesse di tutti è che il ciclo si chiuda: progettazione, produzione, vendita e uso creano un insieme organico.
La parte che a noi tutti interessa comprendere bene, è quella relativa all'operaio salariato, il quale deve avere la certezza di un lavoro sicuro.
Il lavoro sicuro (se così vogliamo chiamarlo nel caso che "posto fisso" vi crei delle turbe) è uno dei pilastri necessari alla produzione massiva dei beni! (non se ne può fare a meno!)
Un'altro di questi pilastri è quello che mette in rapporto; volume delle paghe/produttività.
Per poter vendere tutto il prodotto, l'insieme delle paghe (detto anche Monte Salari) dev'essere commisurato, in un legame stretto, a quanto prodotto.
Senza questi pilastri, ma non solo necessariamente questi, il sistema crolla (come nel '29 e come nel '08).
Ma l'insieme delle elites, delle oligarchie dei produttori e delle istituzioni finanziarie, con la complicità delle classi dirigenti delle nazioni, son riuscite ad escogitare dei sistemi palliativi che posticipano questi fallimenti, facendo altresi in modo che gli stessi ricadano sulle "risorse umane" (come loro le classificano), e cioè il popolo (con l'aggiunta di non poco conto di scarico sul popolo stesso della colpa morale dei fallimenti a colpi di proclami quali: "Avete vissuto sopra le vostre possibilità!", "Siete una generazione di bamboccioni!" etc etc, in pratica cornuti e mazziati).
Una di queste furbizie è quella di riempire la forbice creatasi tra il monte salari e la produttività tramite Debito Pubblico. Questa forbice avrebbe creato una serie continua e costante di fallimenti del ciclo economico vista l'impossibilità matematica di vendere i beni prodotti e di trarne un ricavo.
Il D.P. è stato usato in questo modo, per esempio, attraverso tutto l'arco degli anni '80 in Italia.
Lo Stato pagava in quegli anni interessi reali positivi (ma questa follia è potuta capitare solo perché avevano fatto il divorzio tra Tesoro e Bd'I) sui capitali investiti in titoli pubblici -- notare; nel frattempo tramite una spesa pubblica in deficit che superava la doppia cifra (altro che 2,6%, e questo lo fece tutti gli anni dal '81 al '92) "sosteneva" la spesa degli italiani.
In questo modo le industrie, in special modo la FIAT, vendevano il prodotto e reinvestivano in BOT ricavando rendite nette dal settore finanziario (naturalmente a discapito di investimenti in innovazione e potenziamento degli impianti).
Un enorme grazie a R. Nardella per questo immenso post.
(...la cosa veramente tragicomica è che la FIAT, dopo aver munto la mucca (che ora è nel corridoio, cit LOL), ogni volta che è andata in difficoltà ha attinto a piene mani dalla Cassa dell'integrazione...che ricordiamolo, paga sempre la mucca, ora ha preso baracca -- i burattini li ha lasciati -- ed è emigrata...."FOZZAJUVEEEE!" gridano gli autentici Fantozzi. )
Bene, abbiamo visto il primo dei "sistemi" usati per chiudere la "forbice".
L'altro è il debito privato, cui famiglie e imprese vengono "invogliate" ad attingervi all'occorrenza.
Questo è nella pratica un gigantesco "schema Ponzi" che lascia sempre alla mucca il fiammifero in mano mentre tutti si accomodano sciallati sulle sedie.
Ecco, è brevemente spiegato QUI (con annessa critica idiota).
Tornando al senso principale del post, possiamo concludere dicendo che un lavoro assicurato e con una retribuzione connessa alla produttività è uno dei pilastri necessari in un capitalismo controllato da una necessaria repressione finanziaria.
(...con buona pace di qualche coglione di comico, mica solo genovese, che si è già dimenticato da dove arriva, e dove tornerà non appena il sistema oligarchico se ne sarà sbarazzato e rimpiazzato per sopravvenuta inutilità...)
lunedì 12 dicembre 2016
La terza via
In una articolata serie di post e risposte a commenti vari ,QUI, Roberto Buffagni spiega, dal suo punto di vista che condivido quasi in toto, la situazione politica attuale italiana del passato e del presente, e cercando poi di immaginare una prospettiva futura.
Il suo punto di vista, è sostanzialmente uguale al mio, ed è quello che vede nell'attuale UE il nemico principale da ripudiare prima e sconfiggere poi.
Nella sua analisi, a volte per me illuminante, tocca diversi aspetti dell'Italia dell'Europa e del mondo intero.
Ma, pur condividendolo quasi in toto, ritengo che possa e debba formarsi nell'immaginario futuro una cosiddetta terza via, la quale secondo me sta iniziando a gettare le basi proprio ora.
Proviamo a vedere come e perché.
Una volta sconfitti via via; il nazionalismo imperialista a base etnico/teologica, che spero sia stato cancellato definitivamente con la fine della II° WW -- e che sopravvive solo in alcune sacche di nostalgici destinate a scomparire -- e l'internazionalismo a trazione proletaria con il crollo dell'URSS, il sistema democratico/liberale/capitalistico ha avuto campo libero e va trasformandosi in un mostro a più teste che sta fagocitando tutte le diverse culture che l'uomo ha saputo produrre nella sua lunga storia millenaria.
E' vero, il confronto non è più tra capitalismo liberale/liberista e comunismo/socialismo, i c.d. "destra" e "sinistra". Il confronto è passato ad un livello diverso con la vittoria oramai totale dei primi sui secondi, i quali hanno mostrato tutta la loro incapacità di comprendere la fondamentale parte che svolge la natura umana -- intendendo per natura umana quella che nell'immaginario di tutti prende forma nelle teorie sulla selezione naturale da una parte e nella biologia genetica dall'altra. Ripudiandole nella quasi totalità per quanto riguarda l'importanza delle stesse nei processi relativi al comportamento umano e relegandole a fattori marginali, la c.d. sinistra internazionale ha basato le proprie teorie sociali sostenendo la fondamentale e unica, secondo loro, importanza della cultura quale unico veicolo di formazione della persona e di conseguenza anche dei sistemi sociali (vedere Emil Kraepelin, Sigmund Freud, Ivan Pavlov, John Broadus Watson e molti altri, anche se questa è una riduzione semplicistica e parziale).
Nella perdita, strada facendo, della sfera umana relativa ai suoi impulsi "naturali", tramandati biologicamente, quei sistemi non potevano fare altro che fallire nella miseria di una vita alienante.
Per contro, i primi hanno si vinto definitivamente, ma per farlo hanno dovuto spingere l'acceleratore proprio su quella parte "dimenticata" dai "sinistri", cioè le pulsioni umane, e in special modo quella egoistica e predatoria.
Certamente questa posizione aveva basi sicuramente più stabili -- se così si può dire -- perché, in effetti sì, si può dire che è vero che queste pulsioni spingono l'uomo a impegnarsi , lottare e inventare pur di ottenere qualcosa di più. Ma così facendo, nelle dinamiche incontrollabili dei gruppi sociali -- e la capacità di controllo è inversamente proporzionale alle dimensioni del gruppo -- le pulsioni umane hanno finito per diventare un drammatico pericolo per la stessa sopravvivenza dell'uomo.
La lotta è diventata, per forza di cose, globale, in quanto le basi ideologiche della sinistra ne impongono una visione internazionalista a tutte le parti in gioco, in qualsiasi parte del pianeta e qualsiasi cultura esse avessero.
Questo ha inevitabilmente portato lo scontro al livello più ampio che si potesse immaginare (bisogna aggiungere che questa tendenza internazionalista è stata dettata anche dal fatto che le oligarchie e le aristocrazie fanno, per così dire, "vita internazionale", cioè tutto il loro immaginario "intimo" si svolge su scala internazionale come classe dominante).
Purtroppo, nella sua ottusità, la sinistra non si è resa conto che a livello di confronto diretto, la cultura non ha alcuna possibilità di imporsi sulle pulsioni umane, meno che mai rigettandole come fossero detestabili e immorali -- per quello c'è la religione (e anche in questo caso, il confronto diretto con le religioni c.d. ortodosse non ha lasciato scampo alle varie teorie che facevano da base all'ideale comunista.
E' un ossimoro ideologico, e in quanto tale distopico, immaginarsi intimamente di dominare l'uomo usando la cultura come una clava -- in parole povere è un assurdo logico.
Con la vittoria della parte liberista/liberale/capitalistica compiuta sul terreno dei sistemi sociali nei confronti della c.d. sinistra/comunista/socialista, la visione di un possibile dominio mondiale si è impossessata dei liberisti che si son trovati il campo sgombro da qualsiasi opposizione.
Ora, se da una parte la visione di una società basata esclusivamente sull'imposizione della cultura, e nel particolare, di una cultura per tutti, oltre ad essere un assurdo logico, porta paradossalmente ad un impoverimento intellettuale alienante per l'uomo; dall'altra, un immaginario collettivo basato sullo sdoganamento dei principi "naturali", e quindi dei suoi impulsi, è devastante proprio da un punto di vista logico per il semplice motivo che l'uomo non può più appellarsi a ciò che lo rende unico nell'intero panorama terrestre, e cioè la sua "ribellione" alle forze c.d. naturali tramite l'adattamento della natura alle proprie necessità, e non viceversa.
Rivendicando la sua parte animale ed elevandola a entità superiore, l'uomo non è più uomo ma umanoide.
Mi stupisco quando un non-pensatore come Locke viene annoverato tra quelli che hanno gettato le basi dell'illuminismo tramite stupidaggini quali, "Il diritto naturale"-- e c'è chi lo considera un filosofo (in quanti si stan rivoltando nella tomba?)
Non esiste nessun diritto naturale, il diritto è una "invenzione" umana. In natura non esiste il diritto.
Probabilmente confondeva l'istinto di sopravvivenza col diritto.
Il diritto nasce nel sociale col sociale per il sociale -- vi sono i diritti individuali, ma sono diritti che si sviluppano secondariamente rispetto all'impianto generale e sono relativi all'immaginario di famiglia, comunità, gruppo etc etc.
Serve contrapporsi a questo fronte dell'egoismo globale, nel quale i soggetti sono talmente presi dalle sirene di un mondialismo basato sull'egoismo dell'individuo -- altro ossimoro -- dal non rendersi conto che scatenare le pulsioni e lasciarle libere a se stesse, oltre alle vuote parole di rito, nella realtà provata sta portando guerra miseria e distruzione ovunque, in special modo ovunque non trovi comunità coese con forte identità sociale capace di contrastare le irragionevoli pretese del Libero Mercato Globale.
Sarebbe molto difficile spiegare come mai è folle lasciare al L.M.G. il governo delle scelte politiche dell'intera comunità umana. A me piace pensare, come spiega molto bene Heisenberg in "Fisica e Filosofia", che i processi mentali del cervello umano, i quali si svolgono a livello quantistico neuronale, non sono scopribili, nè sondabili con esattezza assoluta nella loro totalità, e lo sono ancor meno quando questi processi diventano processi comuni per centinaia di migliaia di persone.
Essi rispondono alla legge di probabilità.
Questo, da una parte sta a significare che non è possibile pianificare un sistema sociale in ogni suo aspetto, ma anche che è irragionevole e estremamente pericoloso lasciare che questo svolgersi possa essere lasciato in balia di leggi naturali non conoscibili con esattezza assoluta.
Come già detto; l'Uomo è tale esattamente nella capacità e nella misura in cui si è dato regole proprie, adattando l'ambiente attorno a se e non accettando supinamente il contrario.
Allo stato attuale "dell'opera" non resta che combattere questa follia dell'egoismo mondiale tramite globalismo economico le cui emanazioni pratiche sono: (...) I signori regnano sull'universo sia attraverso i loro enunciati ideologici, sia attraverso la costrizione economica sia attraverso il dominio militare. La figura ideologica che guida la loro prassi porta un nome anodino: "consenso di Washington".
Si tratta di un insieme di accordi informali, di gentleman's agreements conclusi nel corso degli anni ottanta e novanta tra le principali società transcontinentali, banche di wall street, Federal Reserve Bank americana e organismi finanziari internazionali (Banca Mondiale, Fondo monetario internazionale ecc).
Nel 1989 il "consenso" è stato formalizzato da John Williamson, economista capo e vicepresidente della Banca Mondiale. I suoi principi fondatori sono applicabili a qualsiasi periodo della storia, a qualsiasi economia e a qualsiasi continente.Mirano tutti a ottenere, il più rapidamente possibile, la liquidazione di qualsiasi norma regolatrice statale o di altro genere, nonchè la più totale e rapida liberalizzazione di tutti i mercati (di beni, di capitali, di srevizi, di brevetti) e l'instaurazione finale di una stateless global governance, di un mercato mondiale unificato e totalmente autoregolato.
Il suo punto di vista, è sostanzialmente uguale al mio, ed è quello che vede nell'attuale UE il nemico principale da ripudiare prima e sconfiggere poi.
Nella sua analisi, a volte per me illuminante, tocca diversi aspetti dell'Italia dell'Europa e del mondo intero.
Ma, pur condividendolo quasi in toto, ritengo che possa e debba formarsi nell'immaginario futuro una cosiddetta terza via, la quale secondo me sta iniziando a gettare le basi proprio ora.
Proviamo a vedere come e perché.
Una volta sconfitti via via; il nazionalismo imperialista a base etnico/teologica, che spero sia stato cancellato definitivamente con la fine della II° WW -- e che sopravvive solo in alcune sacche di nostalgici destinate a scomparire -- e l'internazionalismo a trazione proletaria con il crollo dell'URSS, il sistema democratico/liberale/capitalistico ha avuto campo libero e va trasformandosi in un mostro a più teste che sta fagocitando tutte le diverse culture che l'uomo ha saputo produrre nella sua lunga storia millenaria.
E' vero, il confronto non è più tra capitalismo liberale/liberista e comunismo/socialismo, i c.d. "destra" e "sinistra". Il confronto è passato ad un livello diverso con la vittoria oramai totale dei primi sui secondi, i quali hanno mostrato tutta la loro incapacità di comprendere la fondamentale parte che svolge la natura umana -- intendendo per natura umana quella che nell'immaginario di tutti prende forma nelle teorie sulla selezione naturale da una parte e nella biologia genetica dall'altra. Ripudiandole nella quasi totalità per quanto riguarda l'importanza delle stesse nei processi relativi al comportamento umano e relegandole a fattori marginali, la c.d. sinistra internazionale ha basato le proprie teorie sociali sostenendo la fondamentale e unica, secondo loro, importanza della cultura quale unico veicolo di formazione della persona e di conseguenza anche dei sistemi sociali (vedere Emil Kraepelin, Sigmund Freud, Ivan Pavlov, John Broadus Watson e molti altri, anche se questa è una riduzione semplicistica e parziale).
Nella perdita, strada facendo, della sfera umana relativa ai suoi impulsi "naturali", tramandati biologicamente, quei sistemi non potevano fare altro che fallire nella miseria di una vita alienante.
Per contro, i primi hanno si vinto definitivamente, ma per farlo hanno dovuto spingere l'acceleratore proprio su quella parte "dimenticata" dai "sinistri", cioè le pulsioni umane, e in special modo quella egoistica e predatoria.
Certamente questa posizione aveva basi sicuramente più stabili -- se così si può dire -- perché, in effetti sì, si può dire che è vero che queste pulsioni spingono l'uomo a impegnarsi , lottare e inventare pur di ottenere qualcosa di più. Ma così facendo, nelle dinamiche incontrollabili dei gruppi sociali -- e la capacità di controllo è inversamente proporzionale alle dimensioni del gruppo -- le pulsioni umane hanno finito per diventare un drammatico pericolo per la stessa sopravvivenza dell'uomo.
La lotta è diventata, per forza di cose, globale, in quanto le basi ideologiche della sinistra ne impongono una visione internazionalista a tutte le parti in gioco, in qualsiasi parte del pianeta e qualsiasi cultura esse avessero.
Questo ha inevitabilmente portato lo scontro al livello più ampio che si potesse immaginare (bisogna aggiungere che questa tendenza internazionalista è stata dettata anche dal fatto che le oligarchie e le aristocrazie fanno, per così dire, "vita internazionale", cioè tutto il loro immaginario "intimo" si svolge su scala internazionale come classe dominante).
Purtroppo, nella sua ottusità, la sinistra non si è resa conto che a livello di confronto diretto, la cultura non ha alcuna possibilità di imporsi sulle pulsioni umane, meno che mai rigettandole come fossero detestabili e immorali -- per quello c'è la religione (e anche in questo caso, il confronto diretto con le religioni c.d. ortodosse non ha lasciato scampo alle varie teorie che facevano da base all'ideale comunista.
E' un ossimoro ideologico, e in quanto tale distopico, immaginarsi intimamente di dominare l'uomo usando la cultura come una clava -- in parole povere è un assurdo logico.
Con la vittoria della parte liberista/liberale/capitalistica compiuta sul terreno dei sistemi sociali nei confronti della c.d. sinistra/comunista/socialista, la visione di un possibile dominio mondiale si è impossessata dei liberisti che si son trovati il campo sgombro da qualsiasi opposizione.
Ora, se da una parte la visione di una società basata esclusivamente sull'imposizione della cultura, e nel particolare, di una cultura per tutti, oltre ad essere un assurdo logico, porta paradossalmente ad un impoverimento intellettuale alienante per l'uomo; dall'altra, un immaginario collettivo basato sullo sdoganamento dei principi "naturali", e quindi dei suoi impulsi, è devastante proprio da un punto di vista logico per il semplice motivo che l'uomo non può più appellarsi a ciò che lo rende unico nell'intero panorama terrestre, e cioè la sua "ribellione" alle forze c.d. naturali tramite l'adattamento della natura alle proprie necessità, e non viceversa.
Rivendicando la sua parte animale ed elevandola a entità superiore, l'uomo non è più uomo ma umanoide.
Mi stupisco quando un non-pensatore come Locke viene annoverato tra quelli che hanno gettato le basi dell'illuminismo tramite stupidaggini quali, "Il diritto naturale"-- e c'è chi lo considera un filosofo (in quanti si stan rivoltando nella tomba?)
Non esiste nessun diritto naturale, il diritto è una "invenzione" umana. In natura non esiste il diritto.
Probabilmente confondeva l'istinto di sopravvivenza col diritto.
Il diritto nasce nel sociale col sociale per il sociale -- vi sono i diritti individuali, ma sono diritti che si sviluppano secondariamente rispetto all'impianto generale e sono relativi all'immaginario di famiglia, comunità, gruppo etc etc.
Serve contrapporsi a questo fronte dell'egoismo globale, nel quale i soggetti sono talmente presi dalle sirene di un mondialismo basato sull'egoismo dell'individuo -- altro ossimoro -- dal non rendersi conto che scatenare le pulsioni e lasciarle libere a se stesse, oltre alle vuote parole di rito, nella realtà provata sta portando guerra miseria e distruzione ovunque, in special modo ovunque non trovi comunità coese con forte identità sociale capace di contrastare le irragionevoli pretese del Libero Mercato Globale.
Sarebbe molto difficile spiegare come mai è folle lasciare al L.M.G. il governo delle scelte politiche dell'intera comunità umana. A me piace pensare, come spiega molto bene Heisenberg in "Fisica e Filosofia", che i processi mentali del cervello umano, i quali si svolgono a livello quantistico neuronale, non sono scopribili, nè sondabili con esattezza assoluta nella loro totalità, e lo sono ancor meno quando questi processi diventano processi comuni per centinaia di migliaia di persone.
Essi rispondono alla legge di probabilità.
Questo, da una parte sta a significare che non è possibile pianificare un sistema sociale in ogni suo aspetto, ma anche che è irragionevole e estremamente pericoloso lasciare che questo svolgersi possa essere lasciato in balia di leggi naturali non conoscibili con esattezza assoluta.
Come già detto; l'Uomo è tale esattamente nella capacità e nella misura in cui si è dato regole proprie, adattando l'ambiente attorno a se e non accettando supinamente il contrario.
Allo stato attuale "dell'opera" non resta che combattere questa follia dell'egoismo mondiale tramite globalismo economico le cui emanazioni pratiche sono: (...) I signori regnano sull'universo sia attraverso i loro enunciati ideologici, sia attraverso la costrizione economica sia attraverso il dominio militare. La figura ideologica che guida la loro prassi porta un nome anodino: "consenso di Washington".
Si tratta di un insieme di accordi informali, di gentleman's agreements conclusi nel corso degli anni ottanta e novanta tra le principali società transcontinentali, banche di wall street, Federal Reserve Bank americana e organismi finanziari internazionali (Banca Mondiale, Fondo monetario internazionale ecc).
Nel 1989 il "consenso" è stato formalizzato da John Williamson, economista capo e vicepresidente della Banca Mondiale. I suoi principi fondatori sono applicabili a qualsiasi periodo della storia, a qualsiasi economia e a qualsiasi continente.Mirano tutti a ottenere, il più rapidamente possibile, la liquidazione di qualsiasi norma regolatrice statale o di altro genere, nonchè la più totale e rapida liberalizzazione di tutti i mercati (di beni, di capitali, di srevizi, di brevetti) e l'instaurazione finale di una stateless global governance, di un mercato mondiale unificato e totalmente autoregolato.
QUI Ziegler spiega bene come (ma consiglio la lettura del libro completo).
RIPETO: Mirano tutti a ottenere, il più rapidamente possibile, la liquidazione di qualsiasi norma regolatrice statale o di altro genere.
Significa che il pensiero dilagante che indica nello Stato Nazionale e nei suoi organi rappresentativi; Parlamento, Senato, Banca Centrale etc, la causa di tutti i mali che affliggono la nostra società, è frutto della propaganda mediatica degli organi d'informazione, che le oligarchie dominanti sopra descritte, in modo diretto o indiretto, possiedono o controllano tramite pecunia.
La terza via non può prescindere dallo Stato Nazionale e dalle sue peculiarità culturali pur tuttavia nel rispetto delle minoranze.
Non sono accettabili le c.d. scusanti "a valle", quelle che considerano la realtà solo da un certo punto in poi.
Quelle estremamente miopi che non sanno collegare la diga a monte con la scarsità d'acqua a valle. Oppure quelle che non sanno correlare l'invasione di migranti, con la libertà totale che hanno i padroni del mondo di "invadere" culture più deboli tramite massicce "iniezioni" di capitali a favore degli oppositori di regime in aree già altamente instabili, fomentando guerre civili, e cercando di assicurarsi in tal modo il futuro controllo di aree strategicamente fondamentali da più punti di vista; risorse naturali, centralità politica, danno a potenziale avversario diretto.
La lotta a questo tipo di globalismo è prioritaria, ma serve trovare la terza via per non doversi ritrovare, una volta sconfitto, più indietro di dove si era partiti.
Quelle estremamente miopi che non sanno collegare la diga a monte con la scarsità d'acqua a valle. Oppure quelle che non sanno correlare l'invasione di migranti, con la libertà totale che hanno i padroni del mondo di "invadere" culture più deboli tramite massicce "iniezioni" di capitali a favore degli oppositori di regime in aree già altamente instabili, fomentando guerre civili, e cercando di assicurarsi in tal modo il futuro controllo di aree strategicamente fondamentali da più punti di vista; risorse naturali, centralità politica, danno a potenziale avversario diretto.
La lotta a questo tipo di globalismo è prioritaria, ma serve trovare la terza via per non doversi ritrovare, una volta sconfitto, più indietro di dove si era partiti.
lunedì 24 ottobre 2016
Il tempo delle scelte (cit)
Provate a leggervi questi pochi passi, e poi ditemi se in questo complesso concetto avete trovato un accenno al vincolo esterno.
Non vi è nessun accenno al vincolo esterno perché il ragionamento di Keynes parte da una posizione dominante, si svolge nel sistema sociale più ricco che quell'epoca storica proponeva.
Non vi era neppure l'ombra di alcun vincolo esterno.
Keynes lascia intendere chiaramente che Londra era "the best in the world" e che se solo avesse voluto avrebbe potuto migliorare, al netto di tutto ciò che è possibile immaginare, la società in maniera sostanziale.
Ora, perché tocco questo punto?
Possiamo fare un'analogia tra l'Inghilterra a cavallo tra il 19° e il 20° sec. e l?italia del secondo dopoguerra?
Certo che lo possiamo fare, basta che vi inseriamo dei parametri.
Le scelte che avrebbero potuto compiersi nella Londra di quegli anni le avremmo potute compiere noi italiani a cavallo tra '70 e '80 del 20° sec al netto delle dovute differenze economiche e geofisiche.
Ecco perché la questione generazionale acquisisce una certa importanza qui da noi; si è scelto di percorrere una strada impostata da altri, sottostando a regole giuridico/economiche -- e cioè a una certa visione della società -- disegnate su "corpi sociali" ben diversi dal nostro.
Si è scelto il vincolo esterno come direzione politica generale del nostro paese
Ora, prendiamo la macchina del tempo e andiamo a quel nefasto "fine anni '80 inizio '90" dove le trattative relative alla CE si fecero incalzanti e dove si stabilirono alcuni parametri fondamentali e stringenti che andavano a dettare quale era la strada che l' UE voleva e doveva percorrere.
A noi interessano quelli economici perché sono quelli che determinano le relative politiche -- che sono quelle che stabiliscono di fatto il passo di marcia e che cosa bisogna farne di quelli che non riescono a tenerlo (e qui abbiamo il primo scoglio "filosofico"; gli "spartani" la pensano diversamente dagli "ateniesi". Ma entrambi la pensano diversamente dai "socialdemocratici" dell'era moderna, e questo per una differenza "banale"; la tecnologia dei socialdemocratici permette una relativa ma maggiore inclusione e difesa dei più deboli e sfortunati -- pur sempre relativa, non dimentichiamocelo -- il significato e la differenza non è da poco; ad Atene, e non solo, la schiavitù era un fatto giuridico accettato, era una realtà accettata che oggi provocherebbe indignazione.
Ma se da un lato, oggi, non è più accettabile una schiavitù formale, ipocritamente e ipocriticamente, lo è da un punto di vista reale.
E questo per la relativa complessità e burocraticità del nostro modello di sistema sociale basato su una profonda frammentazione delle competenze e della gerarchia -- che con l'UE ha raggiunto dimensioni mastodontiche -- che permette al cittadino di sentirsi estraniato dalla responsabilità di fatto relativa alle condizioni di vita poco dignitose, per usare un eufemismo, di una sempre più grande fetta di popolazione.
E andiamole a vedere queste scelte; qualcuno si ricorda Prodi -- mai abbastanza maledetto --alla tivvù nel '92 che sciorinava retorica e illustrava il "percorso obbligato" (che in quel preciso momento era già stato tutto deciso) cui pareva non si potesse proprio farne a meno.
Certi articoli di giornalismo bisogna proprio leggerseli per rendersi conto del livello di distacco dalla realtà che certi intellettuali avevano, hanno e avranno. (Scoprendo tra l'altro, che si passava dalla direzione del Sole24ore a quella della Rai come fosse antani.)
Ecco due snodi cruciali del trattato di Maastricht che, a quel tempo, pare nessuno ci abbia fatto caso più di tanto.
(...)Per garantire la stabilità della futura zona euro, i parametri di Maastricht stabilivano inoltre regole addizionali per il bilancio pubblico: in breve, mantenere il rapporto tra il debito pubblico e il PIL sotto il
60% e il rapporto tra il deficit pubblico e il PIL sotto il 3% . (...)
Non vi è nessun accenno al vincolo esterno perché il ragionamento di Keynes parte da una posizione dominante, si svolge nel sistema sociale più ricco che quell'epoca storica proponeva.
Non vi era neppure l'ombra di alcun vincolo esterno.
Keynes lascia intendere chiaramente che Londra era "the best in the world" e che se solo avesse voluto avrebbe potuto migliorare, al netto di tutto ciò che è possibile immaginare, la società in maniera sostanziale.
Ora, perché tocco questo punto?
Possiamo fare un'analogia tra l'Inghilterra a cavallo tra il 19° e il 20° sec. e l?italia del secondo dopoguerra?
Certo che lo possiamo fare, basta che vi inseriamo dei parametri.
Le scelte che avrebbero potuto compiersi nella Londra di quegli anni le avremmo potute compiere noi italiani a cavallo tra '70 e '80 del 20° sec al netto delle dovute differenze economiche e geofisiche.
Ecco perché la questione generazionale acquisisce una certa importanza qui da noi; si è scelto di percorrere una strada impostata da altri, sottostando a regole giuridico/economiche -- e cioè a una certa visione della società -- disegnate su "corpi sociali" ben diversi dal nostro.
Si è scelto il vincolo esterno come direzione politica generale del nostro paese
Ora, prendiamo la macchina del tempo e andiamo a quel nefasto "fine anni '80 inizio '90" dove le trattative relative alla CE si fecero incalzanti e dove si stabilirono alcuni parametri fondamentali e stringenti che andavano a dettare quale era la strada che l' UE voleva e doveva percorrere.
A noi interessano quelli economici perché sono quelli che determinano le relative politiche -- che sono quelle che stabiliscono di fatto il passo di marcia e che cosa bisogna farne di quelli che non riescono a tenerlo (e qui abbiamo il primo scoglio "filosofico"; gli "spartani" la pensano diversamente dagli "ateniesi". Ma entrambi la pensano diversamente dai "socialdemocratici" dell'era moderna, e questo per una differenza "banale"; la tecnologia dei socialdemocratici permette una relativa ma maggiore inclusione e difesa dei più deboli e sfortunati -- pur sempre relativa, non dimentichiamocelo -- il significato e la differenza non è da poco; ad Atene, e non solo, la schiavitù era un fatto giuridico accettato, era una realtà accettata che oggi provocherebbe indignazione.
Ma se da un lato, oggi, non è più accettabile una schiavitù formale, ipocritamente e ipocriticamente, lo è da un punto di vista reale.
E questo per la relativa complessità e burocraticità del nostro modello di sistema sociale basato su una profonda frammentazione delle competenze e della gerarchia -- che con l'UE ha raggiunto dimensioni mastodontiche -- che permette al cittadino di sentirsi estraniato dalla responsabilità di fatto relativa alle condizioni di vita poco dignitose, per usare un eufemismo, di una sempre più grande fetta di popolazione.
E andiamole a vedere queste scelte; qualcuno si ricorda Prodi -- mai abbastanza maledetto --alla tivvù nel '92 che sciorinava retorica e illustrava il "percorso obbligato" (che in quel preciso momento era già stato tutto deciso) cui pareva non si potesse proprio farne a meno.
Certi articoli di giornalismo bisogna proprio leggerseli per rendersi conto del livello di distacco dalla realtà che certi intellettuali avevano, hanno e avranno. (Scoprendo tra l'altro, che si passava dalla direzione del Sole24ore a quella della Rai come fosse antani.)
Ecco due snodi cruciali del trattato di Maastricht che, a quel tempo, pare nessuno ci abbia fatto caso più di tanto.
(...)Per garantire la stabilità della futura zona euro, i parametri di Maastricht stabilivano inoltre regole addizionali per il bilancio pubblico: in breve, mantenere il rapporto tra il debito pubblico e il PIL sotto il
E qui casca il primo asino, o per dirla "Sgarbatamente", la prima "capra": Non è credibile che
persone ai massimi livelli della disciplina economica non avessero ben ben chiaro, facendo una comparazione
tra i nostri parametri e quelli delle nazioni con cui saremmo
andati a competere, vedi manufatturiero tedesco, che erano nettamente migliori dei nostri.
E tutto questo; dall'81 senza più neanche poterci finanziare a livello nazionale con tassi minimi,
dal '92 senza una banca pubblica, e dal '96 senza una propria moneta .
Ecco il primo e più grande scoglio; se non avete un minimo di base di economia, non potrete mai capire
cosa ciò significhi.
Lo ripeto, non sia mai: Oggi l'economia sta al sistema sociale moderno, come il Latino stava alle sacre scritture
nel medioevo.
Se non sai il Latino ti dovrai bere tutte le cazzate che ti propinano i media, e se non sai di economia
non riuscirai ad evitare il neomedioevo cui stiamo cadendo.
Vediamo di intenderci; dal '81 al '92 i governi che si susseguirono fecero ogni santo anno (ognisantoanno) un deficit
a doppia cifra, e lo fecero per undici anni consecutivi (undicianniconsecutivi).
Mai meno del 10%, e fino a più del 12% qualche anno (ora stiamo li a elemosinare uno 0.1% che grida vendetta! cazzo!).
Vediamo di intenderci 2; il problema non è un'accusa al debito pubblico in quanto tale. Il DP è ricchezza per i cittadini.
Investita dove di dovere, la spesa pubblica crea ricchezza e inclusione generalizzate.
Permette l'emancipazione dei meno fortunati dalle ristrettezze a dalla "miseria assassina".
Diventa un grande problema se ti vai a legare mani e piedi in un sistema, come quello della comunità
europea, che, tramite controllo della spesa pubblica, scarica sulle classi più deboli il costo di una globalizzazione senza regole.
La differenza è che le generazioni che hanno potuto e voluto approfittare di quei "fantastici" anni '80
hanno anche avuto le spalle coperte a 360° potendo in quegli anni godere di un sistema che si è spartito
una distribuzione di ricchezza notevole, sia in quel momento particolare, ma anche in seguito avendo messo in atto
una serie di politiche di distribuzione di reddito futuro (leggi sistema pensionistico) mai viste prima.
Restando ai fatti, io conosco diverse persone che erano in pensione prima dei cinquant'anni, e lo sono ancora adesso
col sistema retributivo. Alcuni hanno più anni di pensione che di lavoro, e alle nuove generazioni
gli si sta dicendo che forse riusciranno ad andare in pensione a settant'anni!!! Cazzo!
Il "problema generazionale" esiste in quanto quelle stesse generazioni che poterono approfittare
di quel momento fortunato, sono le stesse che sostengono l'operato delle classi dirigenti di questo Paese
che in questi anni stanno facendo macelleria sociale dei più deboli e degli ultimi arrivati. Sono le stesse
che ripetono a pappagallo."Bastadebitopubblicobastadebitopubblicoandatealavoraregiovanidebosciatisenzavogliadilavorare!"
Io non ce l'ho con la mia generazione e con quella che la precede per partito preso, ma bisogna che si diano una svegliata
e che la smettano di usare tutti quei luoghi comuni relativi ai giovani e alle classi più povere che sono un misto
di ipocrisia, ignoranza e apatia sociale.
Chi cazzo ha votato Renzi al 40% alle europee? Chi cazzo ha votato e rivotato quelli che hanno inserito il pareggio di bilancio
in costituzione? Chi voterà no al referendum e poi si lamenterà e chiederà di essere salvato quando lo spred inizierà
a bruciargli il vello anale?
E se proprio vogliamo andare a sindacare; chi cazzo da l'esempio ai giovani e chi cazzo li mantiene a bighellonare
pur non facendogli mancare nulla del superfluo? (superfluo che paradossalmente è basilare nei sistemi sociali
che sanno creare ricchezza) E trovaglielo un lavoro decente e dignitoso a tuo nipote al posto di straparlare.
Quindi basta con questa ipocrisia nauseante; o volete stare nell'euroricatto della falsa morale e della falsa ricchezza, e allora
un problema generazionale c'è ed è impellente, oppure datevi da fare ad uscire quanto prima da questa trappola.
Siete talmente rincoglioniti da preferire la lenta disgregazione di una Nazione assieme al futuro dei vostri figli e nipoti, ad una
minima perdita in conto capitale della vostra casa (che nella realtà è già avvenuta) e di qualche vostro fondo d'investimento
o di obbligazioni (che in realtà han già perso).
Il problema generazionale non sussisterà più quando vi occuperete del futuro dei vostri figli e nipoti.
Fino ad allora non voglio sentire parlare di divide et impera.
Quando parli con quelli delle "generazioni di fenomeni" e vedi non fanno il minimo sforzo per adattare
il loro orizzonte fatto di :"Noi abbiamo fatto i sacrifici e voi vi divertivate e i giovani non han voglia di lavorare
che se volessero il lavoro basta cercarlo invece son sempre attaccati al telefonino e mancano i valori bla bla etc etc", alla
difficile realtà che ci circonda, non è una questione di "dividi et impera", è rincoglionimento e ipocrisia, punto.
martedì 18 ottobre 2016
Problema generazionale? Ma vaaaa!?
Fin troppo facile farne un post
C'è un paragrafo dedicato a chi tra giovani e anziani sta pagando il prezzo più alto a livello di povertà! (e chi l'avrebbe mai detto?! LOL)
Il prossimo post mappazzone che farò sarà proprio per spiegare come mai la questione generazionale non è una falsa questione, e che è seconda solo al problema globale dell'imperialismo anglofono di stampo classista.
Dico solo che se tu intraprendi un certo percorso, e sai benissimo che ti verranno richiesti, anzi, imposti certi "parametri" economici e tu, appena dopo aver scelto di percorrere quella strada, ti getti anima e corpo a peggiorare quei "parametri" ben sapendo che un domani saranno una palla al piede per chi dovrà sostenere il Paese...allora il problema generazionale...esiste (e non ci sarà nessun intellettuale capace di rigirare questa brutta frittata. Che poi non si debbano fare processi di Norimberga, questa è un'altra storia. Ma potremmo fare una cosa simile al Sudafrica dell'Aparthaid :)
C'è un paragrafo dedicato a chi tra giovani e anziani sta pagando il prezzo più alto a livello di povertà! (e chi l'avrebbe mai detto?! LOL)
Il prossimo post mappazzone che farò sarà proprio per spiegare come mai la questione generazionale non è una falsa questione, e che è seconda solo al problema globale dell'imperialismo anglofono di stampo classista.
Dico solo che se tu intraprendi un certo percorso, e sai benissimo che ti verranno richiesti, anzi, imposti certi "parametri" economici e tu, appena dopo aver scelto di percorrere quella strada, ti getti anima e corpo a peggiorare quei "parametri" ben sapendo che un domani saranno una palla al piede per chi dovrà sostenere il Paese...allora il problema generazionale...esiste (e non ci sarà nessun intellettuale capace di rigirare questa brutta frittata. Che poi non si debbano fare processi di Norimberga, questa è un'altra storia. Ma potremmo fare una cosa simile al Sudafrica dell'Aparthaid :)
venerdì 23 settembre 2016
Travaglio vs Renzi
Per ora ho potuto vedere solo 20:00 min. del confronto e, sconsolatamente, devo rilevare che fino a quel punto è 2 a 0 per Renzi.
Purtroppo per lui, Travaglio non capisce una beneamata minchia di economia, e come aggravante, ha anche il supermoralismo.
Ripeto: per ora 2 a 0 per Renzi (ed è tutto detto per quanto riguarda l'opposizione ai garzoni delle oligarchie che dominano il mondo)
Tristezza assoluta....
Addendum
Ok, ora l'ho visto tutto e Travaglio, nonostante avesse campo libero (tipo 11 contro nove) sulla questione costituzionale non è riuscito a mettere all'angolo il cazzaro di Rignano che ha iniziato a tenere la palla e a buttarla sistematicamente out specialmente dopo aver subito l'insaccata sulla stesura dell'articolo 70 scritto coi piedi (anche peggio di come scrivo io).
Poi addirittura hanno iniziato a farsi scaramucce e dispetti fregandosene bellamente della Gruber, che per l'occasione si era fatta tirare, levigare e gonfiare come un canotto, e che cercava di richiamarli come fa una maestrina con due bambini discoli quali in effetti sono.
Ne sono usciti male entrambi.
Travaglio è monotematico, tutto tagli; alla spesa, ai rimborsi...in pratica allo stato, e non capisce che Il cazzaro è lì apposta; deve ridimensionare lo stato privatizzando tutto il possibile ma anche l'improbabile iniziando proprio dalla costituzione che tanto fastidio dà alle potenti oligarchie che dominano quasi indisturbate (appunto l'unico disturbo che è rimasto è la costituzione).
Quello che demoralizza è che a contrastare questi garzoni mandano solo quelli della supermorale che in quanto tali svolgono la parte degli utili idioti del grande capitale internazionale.
2 a 1 per Renzi in una partita di scarsi contenuti umani, tecnici e etici.
Purtroppo per lui, Travaglio non capisce una beneamata minchia di economia, e come aggravante, ha anche il supermoralismo.
Ripeto: per ora 2 a 0 per Renzi (ed è tutto detto per quanto riguarda l'opposizione ai garzoni delle oligarchie che dominano il mondo)
Tristezza assoluta....
Addendum
Ok, ora l'ho visto tutto e Travaglio, nonostante avesse campo libero (tipo 11 contro nove) sulla questione costituzionale non è riuscito a mettere all'angolo il cazzaro di Rignano che ha iniziato a tenere la palla e a buttarla sistematicamente out specialmente dopo aver subito l'insaccata sulla stesura dell'articolo 70 scritto coi piedi (anche peggio di come scrivo io).
Poi addirittura hanno iniziato a farsi scaramucce e dispetti fregandosene bellamente della Gruber, che per l'occasione si era fatta tirare, levigare e gonfiare come un canotto, e che cercava di richiamarli come fa una maestrina con due bambini discoli quali in effetti sono.
Ne sono usciti male entrambi.
Travaglio è monotematico, tutto tagli; alla spesa, ai rimborsi...in pratica allo stato, e non capisce che Il cazzaro è lì apposta; deve ridimensionare lo stato privatizzando tutto il possibile ma anche l'improbabile iniziando proprio dalla costituzione che tanto fastidio dà alle potenti oligarchie che dominano quasi indisturbate (appunto l'unico disturbo che è rimasto è la costituzione).
Quello che demoralizza è che a contrastare questi garzoni mandano solo quelli della supermorale che in quanto tali svolgono la parte degli utili idioti del grande capitale internazionale.
2 a 1 per Renzi in una partita di scarsi contenuti umani, tecnici e etici.
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mercoledì 7 settembre 2016
Supercazzole e supercazzolari
POLITICA IL PREMIER A "PORTA A PORTA" RENZI: AIUTI PER LE PENSIONI MINIME E PER L'ANTICIPO. PIÙ SOLDI PER GLI STATALI
ù
Il referendum sulle riforme si terrà "tra il 15 novembre e il 5 dicembre". Renzi si dice disponibile a cambiare la legge elettorale (l'Italicum) "se ci saranno i voti in Parlamento". Il caos in Campidoglio? "Scene indecorose, mai viste tante bugie, ma non festeggio" - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Renzi-aiuti-per-le-pensioni-minime-e-per-anticipo-Piu-soldi-per-gli-statali-1b88b4c4-b9c2-4d1f-928b-744d090f1f1d.html
------- 0 -------
Scusate, ma non ci avevano raccontato che bisognava sganciare la Banca centrale dal Tesoro per fare in modo che la classe dirigente non usasse più i soldi del Paese per interessi di parte o per assicurarsi voti all'occorrenza? (come già fece con gli ottanta euro?)
Ogni volta che senti parlare di morale in politica cerca di stringere il più possibile le chiappe che qualcosa sta per arrivare.
ù
Il referendum sulle riforme si terrà "tra il 15 novembre e il 5 dicembre". Renzi si dice disponibile a cambiare la legge elettorale (l'Italicum) "se ci saranno i voti in Parlamento". Il caos in Campidoglio? "Scene indecorose, mai viste tante bugie, ma non festeggio" - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Renzi-aiuti-per-le-pensioni-minime-e-per-anticipo-Piu-soldi-per-gli-statali-1b88b4c4-b9c2-4d1f-928b-744d090f1f1d.html
------- 0 -------
Scusate, ma non ci avevano raccontato che bisognava sganciare la Banca centrale dal Tesoro per fare in modo che la classe dirigente non usasse più i soldi del Paese per interessi di parte o per assicurarsi voti all'occorrenza? (come già fece con gli ottanta euro?)
Ogni volta che senti parlare di morale in politica cerca di stringere il più possibile le chiappe che qualcosa sta per arrivare.
venerdì 22 luglio 2016
Scontro di civiltà? No, ma...
Facciamo una cronologia?
Libano: dal '75 La questione Libano è molto complessa e non può essere messa univocamente sotto la lente dell'integralismo islamico.
Ma uno dei risultati furono gli Hezbollah . Ad oggi risulta essere una zona sotto il controllo dell'integralismo.
Iran: (...) dal '78: La rivoluzione islamica iraniana fu tutta una serie di sconvolgimenti politici e sociali, avvenuti nel periodo 1978-1979[1] in Iran, che trasformò la monarchia del paese in una repubblica islamica, la cui costituzione si ispira alla legge coranica (sharia).
Libano: dal '75 La questione Libano è molto complessa e non può essere messa univocamente sotto la lente dell'integralismo islamico.
Ma uno dei risultati furono gli Hezbollah . Ad oggi risulta essere una zona sotto il controllo dell'integralismo.
Iran: (...) dal '78: La rivoluzione islamica iraniana fu tutta una serie di sconvolgimenti politici e sociali, avvenuti nel periodo 1978-1979[1] in Iran, che trasformò la monarchia del paese in una repubblica islamica, la cui costituzione si ispira alla legge coranica (sharia).
Algeria: (...) Le elezioni legislative del 1991 videro una forte ascesa delle formazioni che si ispiravano al fondamentalismo islamico, in particolare del Fronte Islamico di Salvezza. Con ogni probabilità, il secondo turno delle elezioni avrebbe assegnato ai partiti islamisti una consistente maggioranza parlamentare, consentendo loro di emendare la Costituzione laica del 1976 e di istituire una repubblica islamica.
In tale prospettiva, l'esito elettorale fu annullato e l'11 gennaio 1992alcuni generali dell'esercito (janviéristes) misero in atto un colpo di Stato, costringendo Bendjedid alle dimissioni.
Io aggiungo solo che l'integralismo è vivo e vegeto e sta rinfocolando sotto le ceneri.
Libia: Quello che è accaduto e sta accadendo è sotto gli occhi di tutti. Pare sia l'unica altra zona in cui l'isis sia riuscito a stabilire un dominio .
Tunisia : (...)Ciò che vorrebbe sembrare una rivoluzione sociale, almeno inizialmente, e gli integralisti , astutamente, sono rimasti silenziosi durante gli eventi, iniziano adesso a spuntare fuori. Già venerdì, le moschee erano colme per ascoltare i sermoni dei predicatori, apparsi come per miracolo, dedicati ai “ martiri della rivoluzione “ , e quando i musulmani iniziano a parlare di martiri, sono dolori….
Il tipo di linguaggio utilizzato è cambiato, adesso è molto più violento ed aggressivo e non dobbiamo dimenticare che alle elezioni del 89 e malgrado la repressione, il partito islamista Al Nahda aveva ottenuto il 20 per cento dei voti. Il consenso non è certo diminuito, anzi! (...)
Il tipo di linguaggio utilizzato è cambiato, adesso è molto più violento ed aggressivo e non dobbiamo dimenticare che alle elezioni del 89 e malgrado la repressione, il partito islamista Al Nahda aveva ottenuto il 20 per cento dei voti. Il consenso non è certo diminuito, anzi! (...)
Bisogna ammettere che fino ad oggi assieme al Marocco è la nazione con meno radicalismo islamico.
Egitto: Muḥammad Mursī ʿĪsā al-ʿAyyāṭ (in arabo: محمّد مرسى عيسى العياط; El-Adwah, 20 agosto 1951) è un politico egiziano, del Partito Libertà e Giustizia(il partito dei Fratelli Musulmani).
Ingegnere chimico con una laurea all'Università del Cairo (1975), un master (1978) e un PhD alla University of Southern California (1982), ha operato alla California State University, Northridge, dal 1982 al 1985, anno in cui è tornato in Egitto.
È divenuto Presidente a seguito delle elezioni presidenziali del 2012 ed è stato il primo ad assumere tale carica con elezioni democratiche[1]; è rimasto in carica per circa un anno, fino al 3 luglio 2013[2], quando venne deposto da un colpo di Stato militare.
A votazione democratica la vittoria va all'integralismo dei Fratelli Mussulmani.
Se non sapete chi sono e cosa vogliono i Fratelli Mussulmani non potrete capirci molto da questo post !
Se non sapete chi sono e cosa vogliono i Fratelli Mussulmani non potrete capirci molto da questo post !
Per quello che riguarda: Iraq, Siria, Arabia Saudita, Yemen, Pakistan, Afganistan, Turchia, Nigeria, Sudan e molti altri stati che non sono sotto la lente di ingrandimento, non c'è bisogno di dire molto.
Quello che non riesco a capire è come facciano in molti a continuare a dissimulare un qualcosa che non può essere più mascherato o mimetizzato: La reazione spontanea di "quelle culture" -- ma viene da dire; "quella cultura" -- alla penetrazione della cultura occidentale in genere, oggi declinata in capitalismo senza regole e angloamericana più specificatamente, è l'islam, soprattutto quello integrale sunnita o sciita che dir si voglia.
Non è una manifestazione sporadica e ristretta come qualcuno continua ottusamente a proclamare.
Certo non è uno scontro di civiltà, per un simile scontro ci vorrebbero almeno due civiltà.
In questo caso possiamo parlare di cultura ma non di civiltà, è sottointeso che una civiltà progredisca e nessuno può affermare che l'islam sia progredito dalla sua comparsa, anzi, possiamo affermare che in questo particolare momento ci sia una regressione.
Ma il mio punto di vista relativo è che più che una questione di cultura, sia una questione di natura, di genetica.
E' abbastanza intuibile dalle reazioni sia generali che particolari, che c'è una forte componente extraculturale che risulta spesso ingestibile dalla cultura stessa.
Esistono certamente persone mussulmane molto intelligenti e capaci di interpretare i libri rivelati (per quanta importanza possiamo assegnare a questa pratica) con la giusta moderazione e capacità adattative adeguate, ma il risultato maggioritario è quello di una visione ipermoralistica degli eventi. Posizione che si allontana dall'etica e si avvicina alle pulsioni animali che ancora albergano nell'uomo, nel senso che la morale diventa solo lo spunto per poter scatenare e lasciar fluire le pulsioni della materia .
Per chi legge questi eventi con la sola lente culturale la realtà diventerà sempre più intangibile e incomprensibile a cui sarà necessario trovare nuove e fantasiose teorie astruse e sconclusionate che pare non si accorgano dell'univocità del carattere delle manifestazioni.
Per chi sa che la cultura non è il solo e unico modo di leggere gli eventi non sarà difficile comprendere le ragioni insondabili di parte degli eventi.
Ai miei occhi è abbastanza chiaro che la causa principale di queste manifestazioni non può essere ascritta al capitalismo globalizzante senza freni delle elites, in quanto tale capitalismo agisce oramai in ogni parte del mondo, ma non in ogni parte la reazione è quella di cui abbiamo parlato finora.
p.s. Mentre scrivo ho notizia dei fatti di Monaco di Baviera....
E pensare che gli organi di comando europei sta cercando in ogni modo di convincerci ad accogliere quanto più possibile di "questi" mussulmani.
Dicono che sono una risorsa...
Stupet homo me ingredi non cessabis
Il latino ha un non so che di solenne. (trad. di google)
Ai miei occhi è abbastanza chiaro che la causa principale di queste manifestazioni non può essere ascritta al capitalismo globalizzante senza freni delle elites, in quanto tale capitalismo agisce oramai in ogni parte del mondo, ma non in ogni parte la reazione è quella di cui abbiamo parlato finora.
p.s. Mentre scrivo ho notizia dei fatti di Monaco di Baviera....
E pensare che gli organi di comando europei sta cercando in ogni modo di convincerci ad accogliere quanto più possibile di "questi" mussulmani.
Dicono che sono una risorsa...
Stupet homo me ingredi non cessabis
Il latino ha un non so che di solenne. (trad. di google)
domenica 17 luglio 2016
Identità o lotta di classe?
E mò bbasta...
Sono d'accordo sul fatto che buona parte degli europei si sia lentamente ridotta a una massa di inconsapevoli e sfruttati lavoratori/consumatori in balia del libero mercato, e anche che stia perdendo quel senso di supremazia culturale che li ha contraddistinti.
E sarà pur vero che parte della responsabilità dei milioni di morti delle due più grandi guerre che l'umanità abbia mai conosciuto possano essere imputate ad un (spero) profondo senso di identità.
Ma è una parte minima e non sostanziale, e ad una più profonda e disinteressata analisi, le cause preponderanti di quelle tragedie possono essere tranquillamente assegnate alla "lotta di classe" (definizione che è scomparsa dalla narrazione e che dovrebbe farci pensare).
Che tradotto significa che le antiche oligarchie aristocratiche, sfruttando le povere e ignoranti masse, e accumulando favolose ricchezze, han cercato di spartirsi il mondo a cannonate (fosse mai che questo passaggio storico di pochi che accumulano tanto a spese di molti che si spartiscono poco ci possa far notare una certa similitudine con l'attualità?).
Intendo dire che il concetto di identità è stato tirato per la giacchetta a seconda degli interessi che si intendevano perseguire
L'identità, che oggi viene sputata e schifata, ha delle grandissime qualità intrinseche.
Prima fra tutte quella di far crescere nell'intimo, o anima ce dir si voglia, (ma questa è una questione che è meglio tralasciare), il senso della consapevolezza, primo passo verso la propria emancipazione dai falsi miti.
Fino a qualche secolo fa bastava il Dio sovrannaturale a immagine e somiglianza e il relativo inferno a spingere le masse al massacro, poi non bastò più.
Perché?
Perché l'umano si è ancor più abbruttito passando dalla vita durissima dei campi, ma ancora a dimensione "divina", alla vita alienante della fabbrica, dove di "divino" resta poco o nulla.
E allora Dio dov'era finito?
Piano piano si avvicinava.
Così Dio, dopo essere disceso dai cieli nella figura dell'Imperatore e nella cultura del popolo, si trasferirà poi direttamente nella singolarità della persona e nel culto relativo (e 'n'tu'culu anche la cultura).
Così dopo aver lottato a caro prezzo per la gloria del "Re" o "Imperatore", e non avendoci cavato neppure un ragno da un buco, nasce nell'animo, anche grazie alla scienza, la consapevolezza dell'uguaglianza tra umani, essi stessi dio in terra (pur tra diversità culturali, che certamente è ossimoro e paradosso al contempo).
Ma come la realtà quantica o l'evoluzione della specie ci insegnano; dal punto di vista quantico, osservando il microcosmo e superando i limiti della nostra dimensione, la certezza di poter sapere esattamente cosa succede in ogni istante della realtà decade, e quindi con essa la certezza di poter conoscere esattamente le leggi che governano l'universo, e cade pure, dal punto di vista evolutivo, la certezza di cosa siamo noi umani e di cosa siano le specie di qualsiasi forma di vita esistente.
Col teleobiettivo della macchina del tempo, le specie, di qualsiasi ordine e grado, diventano un unicum in costante mutazione. Accontentiamoci di vivere nella nostra dimensione e lasciamo alla filosofia i paradossi che avanzano -- sia nel senso di abbondanza che in quello spaziotemporale.
E la nostra dimensione ci racconta una storia nella quale l'identità ha un grande valore.
Un valore che non può essere lasciato nelle mani delle aristoligarchelites e usato a seconda dei loro interessi.
Così è ora di dire basta a queste immense cazzate che vogliono farci credere che questi Frankenstein culturali, questi "smarriti nell'universo classico" che ogni tanto impazziscono e decidono di vendicarsi uccidendosi e nel contempo uccidendo quanti più possibile di "noi" europei, francesi, inglesi, italiani o mettete voi un'identità a scelta, sono "di noi".
NON SONO "DI NOI"!
NON SONO FRANCESI!!! NON SONO INGLESI! NON SONO ITALIANI!
I francesi sono orgogliosi della loro rivoluzione e di tutto quello che essa ha comportato, anche delle sue incongruenze e contraddizioni.
Sono fieri e gelosi dei loro diritti e della loro capacità di sapersi gustare la vita sotto tutti quegli aspetti che portano piacere e gioa di vivere all'uomo (come anche gli italiani).
Non intendono farsi mettere i piedi in testa da un comico inconsapevole come Hollande e da una riforma del lavoro che massacra i più deboli (e qui qualche domandina noi italiani dovremmo pur farcela, ma a quanto pare noi siamo fuuuurbi).
Sono fieri e orgogliosi (magari anche un po orgoglioni) delle loro donne e della loro indipendenza, ma tout se tient.
NON SONO ITALIANI!
Gli Italiani sono orgogliosi della loro storia, con tutte le contraddizioni del caso.
Sanno chi era Garibaldi, Mazzini etc etc e cosa hanno fatto.
Hanno antenati periti per liberare questo paese dallo straniero e dal fascismo.
In tanti hanno lottato e sofferto per limitare il potere religioso e la relativa ignoranza.
NON SONO EUROPEI!!!
Gli europei sono consapevoli di avere profonde contraddizioni e non credono di stare dalla parte giusta per grazia divina da almeno trecento anni.
In Europa, o dai loro emigranti, sono nati i diritti universali dell'essere umano, e nelle costituzioni di buona parte delle nazioni che le danno forma è scritto a chiare lettere che i fondamenti dello stare insieme SONO LAICI, SONO LAICI, SONO LAICI, SONO?...LAICI, PUNTO.
Gli europei non intendono sentirsi abdul di nessuno, e neppure sottomessi a priori -- come l'identificazione "islamico" che essi stessi si danno sta a significare.
AVETE ROTTO I COGLIONI, specie quel "simpatico" e incompetente burocrate di Letta che ha definito l problema dei magribini che cercano di sterminarci, un problema "interno", di noi europei.
NON SONO EUROPEI!
NON CONDIVIDONO NULLA DI CIO' CHE CI RENDE EUROPEI.
ODIANO GLI EUROPEI E VORREBBERO ASSOGGETTARCI ALLE LORO REGOLE (che tra l'altro sono in aperto e netto contrasto con le nostre, ALLA FACCIA DEGLI ARCOBALENISTI CHE DOVRANNO FARSENE UNA RAGIONE dato che la realtà li sta prendendo a sonori schiaffoni).
p.s.
(Che poi tutti i casini del medioriente vengano fomentati e usati dalla NATO è un'altro discorso, e ha a che fare con gli immensi interessi delle oligaristocrazielites, che NON SONO I NOSTRI! E che si chiamano "Lotta di classe" o in qualsiasi altro cazzo di modo che volete chiamarli).
Sono d'accordo sul fatto che buona parte degli europei si sia lentamente ridotta a una massa di inconsapevoli e sfruttati lavoratori/consumatori in balia del libero mercato, e anche che stia perdendo quel senso di supremazia culturale che li ha contraddistinti.
E sarà pur vero che parte della responsabilità dei milioni di morti delle due più grandi guerre che l'umanità abbia mai conosciuto possano essere imputate ad un (spero) profondo senso di identità.
Ma è una parte minima e non sostanziale, e ad una più profonda e disinteressata analisi, le cause preponderanti di quelle tragedie possono essere tranquillamente assegnate alla "lotta di classe" (definizione che è scomparsa dalla narrazione e che dovrebbe farci pensare).
Che tradotto significa che le antiche oligarchie aristocratiche, sfruttando le povere e ignoranti masse, e accumulando favolose ricchezze, han cercato di spartirsi il mondo a cannonate (fosse mai che questo passaggio storico di pochi che accumulano tanto a spese di molti che si spartiscono poco ci possa far notare una certa similitudine con l'attualità?).
Intendo dire che il concetto di identità è stato tirato per la giacchetta a seconda degli interessi che si intendevano perseguire
L'identità, che oggi viene sputata e schifata, ha delle grandissime qualità intrinseche.
Prima fra tutte quella di far crescere nell'intimo, o anima ce dir si voglia, (ma questa è una questione che è meglio tralasciare), il senso della consapevolezza, primo passo verso la propria emancipazione dai falsi miti.
Fino a qualche secolo fa bastava il Dio sovrannaturale a immagine e somiglianza e il relativo inferno a spingere le masse al massacro, poi non bastò più.
Perché?
Perché l'umano si è ancor più abbruttito passando dalla vita durissima dei campi, ma ancora a dimensione "divina", alla vita alienante della fabbrica, dove di "divino" resta poco o nulla.
E allora Dio dov'era finito?
Piano piano si avvicinava.
Così Dio, dopo essere disceso dai cieli nella figura dell'Imperatore e nella cultura del popolo, si trasferirà poi direttamente nella singolarità della persona e nel culto relativo (e 'n'tu'culu anche la cultura).
Così dopo aver lottato a caro prezzo per la gloria del "Re" o "Imperatore", e non avendoci cavato neppure un ragno da un buco, nasce nell'animo, anche grazie alla scienza, la consapevolezza dell'uguaglianza tra umani, essi stessi dio in terra (pur tra diversità culturali, che certamente è ossimoro e paradosso al contempo).
Ma come la realtà quantica o l'evoluzione della specie ci insegnano; dal punto di vista quantico, osservando il microcosmo e superando i limiti della nostra dimensione, la certezza di poter sapere esattamente cosa succede in ogni istante della realtà decade, e quindi con essa la certezza di poter conoscere esattamente le leggi che governano l'universo, e cade pure, dal punto di vista evolutivo, la certezza di cosa siamo noi umani e di cosa siano le specie di qualsiasi forma di vita esistente.
Col teleobiettivo della macchina del tempo, le specie, di qualsiasi ordine e grado, diventano un unicum in costante mutazione. Accontentiamoci di vivere nella nostra dimensione e lasciamo alla filosofia i paradossi che avanzano -- sia nel senso di abbondanza che in quello spaziotemporale.
E la nostra dimensione ci racconta una storia nella quale l'identità ha un grande valore.
Un valore che non può essere lasciato nelle mani delle aristoligarchelites e usato a seconda dei loro interessi.
Così è ora di dire basta a queste immense cazzate che vogliono farci credere che questi Frankenstein culturali, questi "smarriti nell'universo classico" che ogni tanto impazziscono e decidono di vendicarsi uccidendosi e nel contempo uccidendo quanti più possibile di "noi" europei, francesi, inglesi, italiani o mettete voi un'identità a scelta, sono "di noi".
NON SONO "DI NOI"!
NON SONO FRANCESI!!! NON SONO INGLESI! NON SONO ITALIANI!
I francesi sono orgogliosi della loro rivoluzione e di tutto quello che essa ha comportato, anche delle sue incongruenze e contraddizioni.
Sono fieri e gelosi dei loro diritti e della loro capacità di sapersi gustare la vita sotto tutti quegli aspetti che portano piacere e gioa di vivere all'uomo (come anche gli italiani).
Non intendono farsi mettere i piedi in testa da un comico inconsapevole come Hollande e da una riforma del lavoro che massacra i più deboli (e qui qualche domandina noi italiani dovremmo pur farcela, ma a quanto pare noi siamo fuuuurbi).
Sono fieri e orgogliosi (magari anche un po orgoglioni) delle loro donne e della loro indipendenza, ma tout se tient.
NON SONO ITALIANI!
Gli Italiani sono orgogliosi della loro storia, con tutte le contraddizioni del caso.
Sanno chi era Garibaldi, Mazzini etc etc e cosa hanno fatto.
Hanno antenati periti per liberare questo paese dallo straniero e dal fascismo.
In tanti hanno lottato e sofferto per limitare il potere religioso e la relativa ignoranza.
NON SONO EUROPEI!!!
Gli europei sono consapevoli di avere profonde contraddizioni e non credono di stare dalla parte giusta per grazia divina da almeno trecento anni.
In Europa, o dai loro emigranti, sono nati i diritti universali dell'essere umano, e nelle costituzioni di buona parte delle nazioni che le danno forma è scritto a chiare lettere che i fondamenti dello stare insieme SONO LAICI, SONO LAICI, SONO LAICI, SONO?...LAICI, PUNTO.
Gli europei non intendono sentirsi abdul di nessuno, e neppure sottomessi a priori -- come l'identificazione "islamico" che essi stessi si danno sta a significare.
AVETE ROTTO I COGLIONI, specie quel "simpatico" e incompetente burocrate di Letta che ha definito l problema dei magribini che cercano di sterminarci, un problema "interno", di noi europei.
NON SONO EUROPEI!
NON CONDIVIDONO NULLA DI CIO' CHE CI RENDE EUROPEI.
ODIANO GLI EUROPEI E VORREBBERO ASSOGGETTARCI ALLE LORO REGOLE (che tra l'altro sono in aperto e netto contrasto con le nostre, ALLA FACCIA DEGLI ARCOBALENISTI CHE DOVRANNO FARSENE UNA RAGIONE dato che la realtà li sta prendendo a sonori schiaffoni).
p.s.
(Che poi tutti i casini del medioriente vengano fomentati e usati dalla NATO è un'altro discorso, e ha a che fare con gli immensi interessi delle oligaristocrazielites, che NON SONO I NOSTRI! E che si chiamano "Lotta di classe" o in qualsiasi altro cazzo di modo che volete chiamarli).
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