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lunedì 5 febbraio 2018

Che ffaccio, emigro??!

https://www.ilfoglio.it/esteri/2018/01/17/news/macron-difende-il-lavoro-sui-migranti-ma-il-guaio-di-calais-e-il-sogno-inglese-173396/

https://www.ilfoglio.it/esteri/2018/02/02/news/ci-sono-stati-nuovi-scontri-tra-migranti-a-calais-176570/

https://www.ilfoglio.it/esteri/2018/01/16/news/calais-reportage-condizioni-durissime-nei-centri-immigrati-173207/
Nel caso ci fossero dei dubbi relativi alla dimensione del prolema...

La questione migranti è destinata ad un brutto epilogo.
Il problema principale è quello relativo a chi di fatto ha il potere di influenzare un simile progetto di globalizzazione del fattore lavoro - leggi multinazionali, gruppi finanziari, banche internazionali e affini - ma al contempo non abbia la minima idea di cosa tutto questo comporterà nel medio periodo (avvenimenti tragici).

(...) Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita. (...)

Non ricordo...a quale cantico corrisponde?

sabato 31 dicembre 2016

Un'arida stagione azzurro stellata sta per finire

Sta per iniziare un anno che credo sarà fondamentale.
Che la Francia sia con noi.
Serve dare una spallata decisiva a questo sistema vessatorio europeo, e serve che tutti si impegnino a voler cambiare il corso della storia.
Ci sono state epoche fallimentari per l'evoluzione umana, e il medioevo è una di queste, che son durate incredibilmente centinaia e centinaia di anni solo per l'accondiscendenza acritica e servile dei dotti al regime dominante.
Serve che gli intellettuali di ogni specie si impegnino ad agire contro il sistema attuale.
Questo sistema malato e marcio va combattuto a partire dalla sua base ideologica profondamente fallimentare.

Buon anno nuovo a tutti quelli che si trovano in una condizione di schiavitù reale e disagio economico in una epoca che grazie alle scoperte scientifiche potrebbe portare ricchezza e dignità generalizzate.

E' solo una questione di coscienza; chi ce l'ha non può esimersi dal combattere il nemico del progresso reale dell'uomo, e cioè chi alimenta politiche di povertà dilagante per le nuove generazioni (e questo è un dato di fatto cari piddini anelanti di poteri decisionali antidemocratici).

lunedì 12 dicembre 2016

La terza via

In una articolata serie di post e risposte a commenti vari ,QUI, Roberto Buffagni spiega, dal suo punto di vista che condivido quasi in toto, la situazione politica attuale italiana del passato e del presente, e cercando poi di immaginare una prospettiva futura.
Il suo punto di vista, è sostanzialmente uguale al mio, ed è quello che vede nell'attuale UE il nemico principale da ripudiare prima e sconfiggere poi.
Nella sua analisi, a volte per me illuminante, tocca diversi aspetti dell'Italia dell'Europa e del mondo intero.
Ma, pur condividendolo quasi in toto, ritengo che possa e debba formarsi nell'immaginario  futuro una cosiddetta terza via, la quale secondo me sta iniziando a gettare le basi proprio ora.
Proviamo a vedere come e perché.


Una volta sconfitti via via; il nazionalismo imperialista a base etnico/teologica, che spero sia stato cancellato definitivamente con la fine della II° WW -- e che sopravvive solo in alcune sacche di nostalgici destinate a scomparire -- e l'internazionalismo a trazione proletaria con il crollo dell'URSS, il sistema democratico/liberale/capitalistico ha avuto campo libero e va trasformandosi in un mostro a più teste che sta fagocitando tutte le diverse culture che l'uomo ha saputo produrre nella sua lunga storia millenaria.

E' vero, il confronto non è più tra capitalismo liberale/liberista e comunismo/socialismo, i c.d. "destra" e "sinistra". Il confronto è passato ad un livello diverso con la vittoria oramai totale dei primi sui secondi, i quali hanno mostrato tutta la loro incapacità di comprendere la fondamentale parte che svolge la natura umana -- intendendo per natura umana quella che nell'immaginario di tutti prende forma nelle teorie sulla selezione naturale da una parte e nella biologia genetica dall'altra. Ripudiandole nella quasi totalità per quanto riguarda l'importanza delle stesse nei processi relativi al comportamento umano e relegandole a fattori marginali, la c.d. sinistra internazionale ha basato le proprie teorie sociali sostenendo la fondamentale e unica, secondo loro, importanza della cultura quale unico veicolo di formazione della persona e di conseguenza anche dei sistemi sociali (vedere Emil Kraepelin, Sigmund Freud, Ivan Pavlov, John Broadus Watson e molti altri, anche se questa è una riduzione semplicistica e parziale).

Nella perdita, strada facendo, della sfera umana relativa ai suoi impulsi "naturali", tramandati biologicamente, quei sistemi non potevano fare altro che fallire nella miseria di una vita alienante.

Per contro, i primi hanno si vinto definitivamente, ma per farlo hanno dovuto spingere l'acceleratore proprio su quella parte "dimenticata" dai "sinistri", cioè le pulsioni umane, e in special modo quella egoistica e predatoria.
Certamente questa posizione aveva basi sicuramente più stabili -- se così si può dire -- perché, in effetti sì, si può dire che è vero che queste pulsioni spingono l'uomo a impegnarsi , lottare e inventare pur di ottenere qualcosa di più. Ma così facendo, nelle dinamiche incontrollabili dei gruppi sociali -- e la capacità di controllo è inversamente proporzionale alle dimensioni del gruppo -- le pulsioni umane hanno finito per diventare un drammatico pericolo per la stessa sopravvivenza dell'uomo.

La lotta è diventata, per forza di cose, globale, in quanto le basi ideologiche della sinistra ne impongono una visione internazionalista a tutte le parti in gioco, in qualsiasi parte del pianeta e qualsiasi cultura esse avessero.
Questo ha inevitabilmente portato lo scontro al livello più ampio che si potesse immaginare (bisogna aggiungere che questa tendenza internazionalista è stata dettata anche dal fatto che le oligarchie e le aristocrazie fanno, per così dire, "vita internazionale", cioè tutto il loro immaginario "intimo" si svolge su scala internazionale come classe dominante).

Purtroppo, nella sua ottusità, la sinistra non si è resa conto che a livello di confronto diretto, la cultura non ha alcuna possibilità di imporsi sulle pulsioni umane, meno che mai rigettandole come fossero detestabili e immorali -- per quello c'è la religione  (e anche in questo caso, il confronto diretto con le religioni c.d. ortodosse non ha lasciato scampo alle varie teorie che facevano da base all'ideale comunista.
E' un ossimoro ideologico, e in quanto tale distopico,  immaginarsi intimamente di dominare l'uomo usando la cultura come una clava -- in parole povere è un assurdo logico.

Con la vittoria della parte liberista/liberale/capitalistica compiuta sul terreno dei sistemi sociali nei confronti della c.d. sinistra/comunista/socialista, la visione di un possibile dominio mondiale si è impossessata dei liberisti che si son trovati il campo sgombro da qualsiasi opposizione.

Ora, se da una parte la visione di una società basata esclusivamente sull'imposizione della cultura, e nel particolare, di una cultura per tutti, oltre ad essere un assurdo logico, porta paradossalmente ad un impoverimento intellettuale alienante per l'uomo; dall'altra, un immaginario collettivo basato sullo sdoganamento dei principi "naturali", e quindi dei suoi impulsi, è devastante proprio da un punto di vista logico per il semplice motivo che l'uomo non può più appellarsi a ciò che lo rende unico nell'intero panorama terrestre, e cioè la sua "ribellione" alle forze c.d. naturali tramite l'adattamento della natura alle proprie necessità, e non viceversa.
 Rivendicando la sua parte animale ed elevandola a entità superiore, l'uomo non è più uomo ma umanoide.

Mi stupisco quando un non-pensatore come Locke viene annoverato tra quelli che hanno gettato le basi dell'illuminismo tramite stupidaggini quali, "Il diritto naturale"-- e c'è chi lo considera un filosofo (in quanti si stan rivoltando nella tomba?)
Non esiste nessun diritto naturale, il diritto è una "invenzione" umana. In natura non esiste il diritto.
Probabilmente confondeva l'istinto di sopravvivenza col diritto.
Il diritto nasce nel sociale col sociale per il sociale -- vi sono i diritti individuali, ma sono diritti che si sviluppano  secondariamente rispetto all'impianto generale e sono relativi all'immaginario di famiglia, comunità, gruppo etc etc.

Serve contrapporsi a questo fronte dell'egoismo globale, nel quale i soggetti sono talmente presi dalle sirene di un mondialismo basato sull'egoismo dell'individuo -- altro ossimoro -- dal non rendersi conto che scatenare le pulsioni e lasciarle libere a se stesse, oltre alle vuote parole di rito, nella realtà provata sta portando guerra miseria e distruzione ovunque, in special modo ovunque non trovi comunità coese con forte identità sociale capace di contrastare le irragionevoli pretese del Libero Mercato Globale.

Sarebbe molto difficile spiegare come mai è folle lasciare al L.M.G. il governo delle scelte politiche dell'intera comunità umana. A me piace pensare, come spiega molto bene Heisenberg in "Fisica e Filosofia", che i processi mentali del cervello umano, i quali si svolgono a livello quantistico neuronale, non sono scopribili, nè sondabili con esattezza assoluta nella loro totalità, e lo sono ancor meno quando questi processi diventano processi comuni per centinaia di migliaia di persone.
Essi rispondono alla legge di probabilità.
Questo, da una parte sta a significare che non è possibile pianificare un sistema sociale in ogni suo aspetto, ma anche che è irragionevole e estremamente pericoloso lasciare che questo svolgersi possa essere lasciato in balia  di leggi naturali non conoscibili con esattezza assoluta.
Come già detto; l'Uomo è tale esattamente nella capacità e nella misura in cui si è dato regole proprie, adattando l'ambiente attorno a se e non accettando supinamente il contrario.

Allo stato attuale "dell'opera" non resta che combattere questa follia dell'egoismo mondiale tramite globalismo economico le cui emanazioni pratiche sono: (...) I signori regnano sull'universo sia attraverso i loro enunciati ideologici, sia attraverso la costrizione economica sia attraverso il dominio militare. La figura ideologica che guida la loro prassi porta un nome anodino: "consenso di Washington".
Si tratta di un insieme di accordi informali, di gentleman's agreements conclusi nel corso degli anni ottanta e novanta tra le principali società transcontinentali, banche di wall street, Federal Reserve Bank americana e organismi finanziari internazionali (Banca Mondiale, Fondo monetario internazionale ecc).
Nel 1989 il "consenso" è stato formalizzato da John Williamson, economista capo e vicepresidente della Banca Mondiale. I suoi principi fondatori sono applicabili a qualsiasi periodo della storia, a qualsiasi economia e a qualsiasi continente.
Mirano tutti a ottenere, il più rapidamente possibile, la liquidazione di qualsiasi norma regolatrice statale o di altro genere, nonchè la più totale e rapida liberalizzazione di tutti i mercati (di beni, di capitali, di srevizi, di brevetti) e l'instaurazione finale di una stateless global governance, di un mercato mondiale unificato e totalmente autoregolato.

QUI  Ziegler  spiega bene come (ma consiglio la lettura del libro completo).

RIPETO: Mirano tutti a ottenere, il più rapidamente possibile, la liquidazione di qualsiasi norma regolatrice statale o di altro genere.

Significa che il pensiero dilagante che indica nello Stato Nazionale e nei suoi organi rappresentativi; Parlamento, Senato, Banca Centrale etc, la causa di tutti i mali che affliggono la nostra società, è frutto della propaganda mediatica degli organi d'informazione, che le oligarchie dominanti sopra descritte, in modo diretto o indiretto, possiedono o controllano tramite pecunia.

La terza via non può prescindere dallo Stato Nazionale e dalle sue peculiarità culturali  pur tuttavia nel rispetto delle minoranze.
Non sono accettabili le c.d. scusanti "a valle", quelle che considerano la realtà solo da un certo punto in poi. 
Quelle estremamente miopi che non sanno collegare la diga a monte con la scarsità d'acqua a valle. Oppure quelle che non sanno correlare l'invasione di migranti, con la libertà totale che hanno i padroni del mondo di "invadere" culture più deboli tramite massicce "iniezioni" di capitali a favore degli oppositori di regime in aree già altamente instabili, fomentando guerre civili, e cercando di assicurarsi in tal modo il futuro controllo di aree strategicamente fondamentali da più punti di vista; risorse naturali, centralità politica, danno a potenziale avversario diretto.

La lotta a questo tipo di globalismo è prioritaria, ma serve trovare la terza via per non doversi ritrovare, una volta sconfitto, più indietro di dove si era partiti.




giovedì 8 dicembre 2016

Francesco

Papa Francesco: Prego per le famiglie, i disoccupati e i bimbi soli.

Allora, buona cosa è pregare per le famiglie, specie di questi tempi dove la famiglia sta perdendo la propria identità e sta diventando qualsiasi cosa abbia la residenza e l'ammore come base fondativa (presto ci saranno famiglie di specie  diverse; uomo/cane uomo/cavallo e via di sto passo -- anche se è difficile credere che Dio gli abbia sussurrato queste nuove direttive...).

Per i bimbi soli è buonissima cosa, anche se credo il riferimento sia a quei bambini che hanno perso i loro genitori nelle continue guerre che devastano il pianeta e che traggono il senso della loro devastazione dai principi fondanti la nuova religione globale: libera circolazione dei capitali, delle merci, e delle risorse umane. In parole povere; il Libero Mercato.
Strano che Dio non gli abbia spiegato questa, seppur difficile a comprendere, correlazione.

Ma Francesco....dai, per la disoccupazione non serve nessuna rivelazione divina. Qualsiasi economista che abbia un minimo di etica e di empatia verso il prossimo potrebbe spiegarti che sarebbe possibile eliminare la disoccupazione involontaria attuando delle politiche appropriate.
E se dovesse esserci un pò di inflazione, pazienza, vorrà dire che i rentièr, al posto di stare tutto il giorno a pippare cocaina, torneranno a fare qualcosa, qualsiasi cosa basta non sia cosa dannosa per la società. Sarebbero due miglioramenti netti del sistema sociale, come sul dirsi; due piccioni con una fava.

Quindi al posto di pregare, parla con i regnanti e fai pesare l'importanza della tua carica, ok?
In tal caso avresti tutta il popolo terreno dalla tua parte, e la Chiesa potrebbe tornare ad essere un faro per l'esistenza dell'umano.

In fede Sandro

martedì 1 novembre 2016

La scienza antropoforma. Per cosa lottare?

Non è che non si riesce a organizzare un fronte comune contro la svendita del nostro paese perché ci stanno dividendo in categorie diverse come in molti cercano di raccontare nelle loro analisi-- vedi; giovani/anziani, occupati/disoccupati, operai/artigiani/liberi prof., statali/privati etc etc -- è che la divisione della società è un fatto endogeno che scaturisce da peculiarità proprie, oserei dire antropologiche, dello sviluppo della società moderna (per intenderci su ciò che è società moderna: ciò che poi divenne e si intese come società moderna ha la sua blastula nel metodo scientifico. E' da esso che si sviluppa tutta l'evoluzione della forma mentis dell'uomo).
I mutamenti che fecero seguito al sistema scientifico e alle sue scoperte, trasformarono la società da statica medioevale  (dove tutto era determinato, collocabile in ogni tempo e in ogni luogo, e soggiacente, in ultima analisi, alla volontà di Dio) a dinamica; scrutabile e classificabile, entro un tempo e uno spazio relativi alla dimensione umana, soggiacente a leggi riconoscibili e in parte, induttivamente prevedibili, dove il soggetto è parte del attiva del fenomeno.
Questo mutamento è ancora in atto e continua a spostare in avanti la frontiera della ricerca con la sua "energia propulsiva".

Questo cambiamento ha attraversato epoche che si sono diversificate e plasmate via via che le diverse circostanze e peculiarità generali hanno preso forma; per esempio dalla rivoluzione industriale e dalla potenza che ne scaturisce arriva la prima globalizzazione reale (la prima "nominale" si ha con la "scoperta" dell'uovo di Colombo)  e soprattutto un primo cambiamento netto nella struttura della società; la possibilità di soddisfare più facilmente i bisogni primari alimentari tramite l'impiego della tecnica, sposterà forza lavoro dai campi alle industrie, le quali via via miglioreranno i macchinari, innescando così un "motore" di sviluppo continuo e autogenerativo.

Primo grande mutamento; la popolazione aumenta e si concentra nelle zone di produzione.
Questo comporta grandi cambiamenti nelle abitudini delle persone, e sempre più popolazione, a stretto contatto condivide luoghi, costumi, problemi e condizioni di vita.
Ma ancora i diversi gruppi sociali erano riassumibili in quattro/cinque classi, di cui una di queste ne conteneva la stragrande maggioranza demografica.
Quindi sostanzialmente la gestione della società, nelle sue linee guida, era abbastanza semplice, e il gruppo sociale più numeroso aveva una serie di problematiche comuni che ne compattavano il fronte.

La trasformazione continua e costante del sistema sociale andava procedendo, e al contempo si complicava (senza dimenticarci che l'Italia stessa, risulta essere una nazione che per sua geografia e morfologia, presenta profonde difformità, anche senza l'intervento, in senso stretto, della scienza .
Peculiarità questa, che ne fa uno dei popoli più eterogenei e originali del pianeta, infatti la sua realtà politica si presenta in una serie di istanze particolari, ognuna legata al territorio seppur con la medesima "cifra culturale")

A livello politico, tutto questo prende la forma di una variegata rappresentanza di partiti e istituzioni territoriali e in un sistema elettorale che prendeva atto di queste dinamiche.
Ma, verso la metà degli anni '70 si assiste ad un cambio profondo di politica economica da parte delle culture dominanti uscite vincitrici dall'ultimo conflitto mondiale.
Sbrigativamente e in modo superficiale, da tali culture, avviene un cambio di paradigma politico/filosofico che forzatamente raggruppa gli esseri umani in due grandi "famiglie ideologiche" che a seconda delle culture vengono classificati come;  popolari/laburisti, oppure, democratici/repubblicani, progressisti/conservatori, sinistra/destra -- che meno che mai rispondono alle molteplici e differenti esigenze di una società che va sempre più diversificandosi.

Una delle derive paradossali è che; mentre bisognerebbe avere un sistema politico che possa rispondere alle più diverse esigenze, lo si cerca di rendere maggioritario e autoritario -- che cura cioè, gli interessi di una parte sola della grande complessità della società moderna.

Tornando al tempo passato, è comprensibile che con quel tipo di società, era condizione agevole che si formasse un senso di comune appartenenza e un'identità di gruppo che lottasse per migliorare una condizione che accomunava tanti.
Ecco spiegate le grandi conquiste del diritto e i miglioramenti oggettivi della classe povera, negli anni del dopoguerra: Tante persone condividevano gran parte delle dinamiche delle loro vite!

Ora non è più così. Ma lo sbaglio cui tutti tendiamo è quello di addossare la colpa della mancanza di lotta comune, ad una specie di minor virtù delle generazioni che han fatto seguito a quelle  che, nel passato, son riuscite a lottare.
Loro partivano da una condizione oggettivamente unificante. La loro società raggruppava e compattava una parte numericamente maggioritaria del sistema.
Oggi non è più così, e non perché "i giovani di oggi sono sempre attaccati al telefonino", oppure perché "una volta c'erano i valori".
Semplicemente le dinamiche e l'immaginario della società sono completamente differenti, non solo da quelli del passato recente, ma differenti da qualsiasi altro passato o epoca in genere (pur mantenendo, l'uomo, all'incirca le stesse caratteristiche naturali della sua morfologia materiale e della sua quantistica celebrale. Ciò che è cambiato è l'ampiezza della suo immaginario).

Ecco spiegato uno dei motivi del; "Perché ci stanno prendendo per i fondelli e laggente non reagisce?"

La struttura pratica della società -- quella dei costumi e delle abitudini -- ci fornisce un'identità superficiale che ci fa credere di appartenere a una classe particolare differente dalle altre.

Non prendertela col tuo vicino, la pensa come te (cioè, male).

Servirebbe capire quale cifra identitaria rimasta ci accomuna.
Sicuramente non è relativa al trattato di Maastricht.




lunedì 24 ottobre 2016

Il tempo delle scelte (cit)

Provate a leggervi questi pochi passi, e poi ditemi se in questo complesso concetto avete trovato un accenno al vincolo esterno.

Non vi è nessun accenno al vincolo esterno perché il ragionamento di Keynes parte da una posizione dominante, si svolge nel sistema sociale più ricco che quell'epoca storica proponeva.
Non vi era neppure l'ombra di alcun vincolo esterno.
Keynes lascia intendere chiaramente che Londra era "the best in the world" e che se solo avesse voluto avrebbe potuto migliorare, al netto di tutto ciò che è possibile immaginare, la società in maniera sostanziale.

Ora, perché tocco questo punto?
Possiamo fare un'analogia tra l'Inghilterra a cavallo tra il 19° e il 20° sec. e l?italia del secondo dopoguerra?
Certo che lo possiamo fare, basta che vi inseriamo dei parametri.
Le scelte che avrebbero potuto compiersi nella Londra di quegli anni le avremmo potute compiere noi italiani a cavallo tra '70 e '80 del 20° sec al netto delle dovute differenze economiche e geofisiche.

Ecco perché la questione generazionale acquisisce  una certa importanza qui da noi; si è scelto di percorrere una strada impostata da altri, sottostando a regole giuridico/economiche -- e cioè a una certa visione della società -- disegnate su "corpi sociali" ben diversi dal nostro.
Si è scelto il vincolo esterno come direzione politica generale del nostro paese

Ora, prendiamo la macchina del tempo e andiamo a quel nefasto "fine anni '80 inizio '90" dove le trattative relative alla CE si fecero incalzanti e dove si stabilirono alcuni parametri fondamentali e stringenti che andavano a dettare quale era la strada che l' UE voleva e doveva percorrere.
A noi interessano quelli economici perché sono quelli che determinano le relative politiche -- che sono quelle che stabiliscono di fatto il passo di marcia e che cosa bisogna farne di quelli che non riescono a tenerlo (e qui abbiamo il primo scoglio "filosofico"; gli "spartani" la pensano diversamente dagli "ateniesi". Ma entrambi la pensano diversamente dai "socialdemocratici" dell'era moderna, e questo per una differenza "banale"; la tecnologia dei socialdemocratici permette una relativa ma maggiore inclusione e difesa dei più deboli e sfortunati -- pur sempre relativa, non dimentichiamocelo -- il significato e la differenza non è da poco; ad Atene, e non solo, la schiavitù era un fatto giuridico accettato, era una realtà accettata che oggi provocherebbe indignazione. 
Ma se da un lato, oggi, non è più accettabile una schiavitù formale, ipocritamente e ipocriticamente, lo è da un punto di vista reale.
E questo per la relativa complessità e burocraticità del nostro modello di sistema sociale basato su una profonda frammentazione delle competenze e della gerarchia -- che con l'UE ha raggiunto dimensioni mastodontiche -- che permette al cittadino di sentirsi estraniato dalla responsabilità di fatto relativa alle condizioni di vita poco dignitose, per usare un eufemismo, di una sempre più grande fetta di popolazione.

E andiamole a vedere queste scelte; qualcuno si ricorda Prodi -- mai abbastanza maledetto --alla tivvù nel '92 che sciorinava retorica e illustrava il "percorso obbligato"  (che in quel preciso momento era già stato tutto deciso) cui pareva non si potesse proprio farne a meno.

Certi articoli di giornalismo bisogna proprio leggerseli per rendersi conto del livello di distacco dalla realtà che certi intellettuali avevano, hanno e avranno. (Scoprendo tra l'altro, che si passava dalla direzione del Sole24ore a quella della Rai come fosse antani.)

Ecco due snodi cruciali del trattato di Maastricht che, a quel tempo, pare nessuno ci abbia fatto caso più di tanto.

(...)Per garantire la stabilità della futura zona euro, i parametri di Maastricht stabilivano inoltre regole addizionali per il bilancio pubblico: in breve, mantenere il rapporto tra il debito pubblico e il PIL sotto il 
 e il rapporto tra il deficit pubblico e il PIL sotto il . (...)

E qui casca il primo asino, o per dirla "Sgarbatamente", la prima "capra": Non è credibile che 
persone ai massimi livelli della disciplina economica non avessero ben ben chiaro, facendo una comparazione
tra i nostri parametri e quelli delle nazioni con cui saremmo 
andati a competere, vedi manufatturiero tedesco, che erano nettamente migliori dei nostri.
E tutto questo; dall'81 senza più neanche poterci finanziare a livello nazionale con tassi  minimi, 
dal '92 senza una banca pubblica, e dal '96 senza una propria moneta .


Ecco il primo e più grande scoglio; se non avete un minimo di base di economia, non potrete mai capire 
cosa ciò significhi.
Lo ripeto, non sia mai: Oggi l'economia sta al sistema sociale moderno, come il Latino stava alle sacre scritture 
nel medioevo.
Se non sai il  Latino ti dovrai bere tutte le cazzate che ti propinano i media, e se non sai di economia
non riuscirai ad evitare il neomedioevo cui stiamo cadendo.

Vediamo di intenderci; dal '81 al '92 i governi che si susseguirono fecero ogni santo anno (ognisantoanno) un deficit
a doppia cifra, e lo fecero per undici anni consecutivi (undicianniconsecutivi).
Mai meno del 10%, e fino a più del 12% qualche anno (ora stiamo li a elemosinare uno 0.1% che grida vendetta! cazzo!).

Vediamo di intenderci 2; il problema non è un'accusa al debito pubblico in quanto tale. Il DP è ricchezza per i cittadini.
Investita dove di dovere, la spesa pubblica crea ricchezza e inclusione generalizzate. 
Permette l'emancipazione dei meno fortunati dalle ristrettezze a dalla "miseria assassina".

Diventa un grande problema se ti vai a legare mani e piedi in un sistema, come quello della comunità 
europea, che, tramite controllo della spesa pubblica, scarica sulle classi più deboli il costo di una globalizzazione senza regole.

La differenza è che le generazioni che hanno potuto e voluto approfittare di quei "fantastici" anni '80
hanno anche avuto le spalle coperte a 360° potendo in quegli anni godere di un sistema che si è spartito
una distribuzione di ricchezza notevole, sia in quel momento particolare, ma anche in seguito avendo messo in atto
una serie di politiche di distribuzione di reddito futuro (leggi sistema pensionistico) mai viste prima.
Restando ai fatti, io conosco diverse persone che erano in pensione prima dei cinquant'anni, e lo sono ancora adesso
col sistema retributivo. Alcuni hanno più anni di pensione che di lavoro, e alle nuove generazioni
gli si sta dicendo che forse riusciranno ad andare in pensione a settant'anni!!! Cazzo!

Il "problema generazionale" esiste in quanto quelle stesse generazioni che poterono approfittare 
di quel momento fortunato, sono le stesse che sostengono l'operato delle classi dirigenti di questo Paese 
che in questi anni stanno facendo macelleria sociale dei più deboli e degli ultimi arrivati. Sono le stesse
che ripetono a pappagallo."Bastadebitopubblicobastadebitopubblicoandatealavoraregiovanidebosciatisenzavogliadilavorare!"

Io non ce l'ho con la mia generazione e con quella che la precede per partito preso, ma bisogna che si diano una svegliata
e che la smettano di usare tutti quei luoghi comuni relativi ai giovani e alle classi più povere che sono un misto 
di ipocrisia, ignoranza e apatia sociale.
Chi cazzo ha votato Renzi al 40% alle europee? Chi cazzo ha votato e rivotato quelli che hanno inserito il pareggio di bilancio
in costituzione? Chi voterà no al referendum e poi si lamenterà e chiederà di essere salvato quando lo spred inizierà
a bruciargli il vello anale?

E se proprio vogliamo andare a sindacare; chi cazzo da l'esempio ai giovani e chi cazzo li mantiene a bighellonare
pur non facendogli mancare nulla del superfluo? (superfluo che paradossalmente è basilare nei sistemi sociali 
che sanno creare ricchezza) E trovaglielo un lavoro decente e dignitoso a tuo nipote al posto di straparlare.

Quindi basta con questa ipocrisia nauseante; o volete stare nell'euroricatto della falsa morale e della falsa ricchezza, e allora 
un problema generazionale c'è ed è impellente, oppure datevi da fare ad uscire quanto prima da questa trappola.

Siete talmente rincoglioniti da preferire la lenta disgregazione di una Nazione assieme al futuro dei vostri figli e nipoti, ad una
minima perdita in conto capitale della vostra casa (che nella realtà è già avvenuta) e di qualche vostro fondo d'investimento
o di obbligazioni (che in realtà han già perso).

Il problema generazionale non sussisterà più quando vi occuperete del futuro dei vostri figli e nipoti.
Fino ad allora non voglio sentire parlare di divide et impera.
Quando parli con quelli delle "generazioni di fenomeni" e vedi non fanno il minimo sforzo per adattare
il loro orizzonte fatto di :"Noi abbiamo fatto i sacrifici e voi vi divertivate e i giovani non han voglia di lavorare
che se volessero il lavoro basta cercarlo invece son sempre attaccati al telefonino e mancano i valori bla bla etc etc", alla
difficile realtà che ci circonda, non è una questione di "dividi et impera", è rincoglionimento e ipocrisia, punto.





                                                                                                                              






giovedì 13 ottobre 2016

Il no di D'alema? Malafede.

La campagna per il no al referendum stava andando tutto sommato bene, i sondaggi, per quel che valgono, davano il no in vantaggio.
Pareva infatti che buona parte dell'opinione pubblica stesse iniziando a subodorare, o per meglio dire, intravvedere un siluro ad altezza partibasse che si avvicinava rapidamente "da dietro" tramite la convergenza parallela di due modifiche costituzionali; quella del senato e quella della legge elettorale.

Bene, dico, stavolta forse imbrocchiamo la strada giusta?!
Ma va, ti sbuca un D'alema qualsiasi, "uno dei più grandi perdenti della storia politica mondiale", che attirato dalla centro gravità sconfittuale "de sinistra", è per il no, ma allo stesso tempo è per l'euro, per "Masctrikt", come quell'altro garzone imbecille di Letta, e per più di QUESTA Europa.
('sta cosa va capita senza perdere altro tempo: Non puoi essere per il no e allo stesso tempo per l' euro!!! 
Significa che; o non c'hai capito 'na fava, o sei in malafede, o non sei di sinistra -- sinistra nel senso di difendere ANCHE gli interessi delle classi più deboli.

Non puoi perché, sia l'euro sia tutte le modifiche istituzionali apportate da almeno quarant'anni, fanno parte della stessa strategia che a livello economico si è attuata in più punti, tra i quali; divisione tra tesoro e Banca Centrale, poi privatizzazione della stessa B.C., accorpamento tra banche di risparmio e banche speculative, B.C. sovranazionale al di fuori di ogni controllo democratico, pareggio di bilancio in costituzione, bail in etc.

Tutti questi passaggi hanno tolto la moneta dal processo democratico e la hanno privatizzata.

La moneta non è più del popolo sovrano, è un bene essenziale di cui  qualcuno se ne è appropriato, (mentre tutti ci si scagliava  come fessi contro gli stipendi dei parlamentari/senatori) e attraverso il quale passa ogni dinamica essenziale allo svolgimento equilibrato di un sistema sociale moderno!)

Altra cosa che va capita è che oggi l'Economia sta al sistema sociale moderno, come il Latino lo era nel Medioevo per le Sacre Scritture.
Quindi se non avete dei concetti chiari su cosa sia un'economia moderna, tutte le vostre considerazioni sugli avvenimenti politici sono chiacchere da bbar (co' du' bbi).

In altre parole, attraverso l'euro e le sue politiche di impoverimento a base di deflazione salariale, si stabilirà, anzi si è già stabilito uno stato vincente ed egemone, e al livello superiore  una classe dirigente ristretta con la quale diverrà molto più facile, da parte delle oligarchie dominanti, interloquire e contrattare quelle riforme che smantellino lo stato sociale del diritto.

Per mettere in surriscaldamento le Nazioni che "non comprendono i dettami dell'economia globale di libero mercato hanno un sistema molto semplice legato alle dinamiche della moneta.
Dato che, per tutta una serie di motivi che distoglierebbero l'attenzione dal discorso principale, abbiamo una moneta sopravvalutata, e quindi i beni esteri sono più a buon mercato, e quindi ne importiamo più di quelli che esportiamo (anche se con Monti e la sua distruzione dell'economia interna per un po di tempo la bilancia commerciale con l'estero era tornata in attivo, ma al prezzo di distruggere molte attività imprenditoriali), noi accumuliamo deficit commerciali con l'estero. Nella fattispecie con la Germania.
Questi deficit o surplus nazionali a livello europeo vengono gestiti da una camera di compensazione chiamata TARGET 2, dove le B.C. delle nazioni dell'eurozona  riassumono tutte le transazioni che avvengono negli scambi commerciali tra le nazioni stesse.
L'insieme delle transazioni viene registrato  nel suo complesso e al netto dei più e dei meno ne scaturisce un debito/deficit (in questo periodo storico nostro) e un credito/surplus (in questo periodo storico tedesco).
Questa cifra che risulta come credito della B.C. tedesca e come debito alla B.C. italiana deve essere compensata in qualche modo (come quando la banca mette sotto ipoteca la casa che avete comprato con un suo mutuo) e il modo che si è scelto è quello che lo stato debitore mette a garanzia l'equivalente in titoli di stato.
Questi titoli sono a disposizione della banca creditrice fino a che non vengono riscattati.

Bene, all'incirca succede questo: il garzone di turno, in questo caso Renzi (ma nel 2012 lo fu Monti) col suo governo, ubbidendo a direttive oligarchiche o lobbistiche, che vengono ratificate attraverso i trattati della comunità europea, mette in programma delle riforme (che immancabilmente vanno a disgregare lo stato sociale e i diritti delle classi inferiori) e cerca di farle passare.
Se passano, come lo sono state tutte quelle riforme che ho elencato sommariamente in questo POST si va avanti, se sorgono problemi allora iniziano a lanciare avvertimenti tramite il "libero mercato" della domanda e dell'offerta in un modo molto semplice; iniziano a vendere, cioè mettere nel mercato una parte dei titoli di stato in loro possesso (nel 2012 avevamo cumulato un grande debito privato con la B.C. tedesca)).
Anche il mercato dei titoli risponde alle leggi del mercato, quindi se l'offerta supera la domanda il valore scende e se il valore scende spendo meno a comprare quelli svalutati sul mercato che quelli integri dal governo.
In tal modo il governo per venderli deve alzare notevolmente l'interesse da corrispondere.
Questo è successo nel 2012 e il "povero Silvio" ne pagò le conseguenze (allo stesso modo lo tengono sotto ricatto tramite le azioni delle sue società, quindi sappiate già fin d'ora che nulla farà e nulla potrà fare per contrastare il cazzaro di Rignano se non qualche scaramuccia verbale, punto), e questo verosimilmente succederà dopo il no al referendum, ma anche prima se dovesse servire, date tempo al tempo.

Ecco perché la posizione di D'alema è doppiamente deleteria, perché quando arriverà il momento sarà uno di quelli che svenderà un'altro pezzo del nostro paese se mai ne riavrà l'occasione, come già fece per la telecom.
Anzi, la sua posizione è altamente sospetta dato che a quel livello non posso credere che non sia in grado di fare una così semplice lettura.

Si vota no sapendo che la strada da percorrere non è facile, e che il primo passo da mettere in prospetto è l'uscita da questa unione, sia monetaria, sia politica, che stritola i più deboli sacrificandoli nel nome della competitività e del libero mercato.
Ma va fatto, primo nel nome del futuro dei nostri figli e nipoti, e secondo perché se sie è uomini si ha un'etica, e se non la si ha non si è uomini.
Che razza di generazione è quella che sacrifica il futuro delle classi meno agiate per poter mantenere il proprio stile di vita?
E che sinistra sarebbe mai quella che non si cura dei più deboli?

Se votate no e siete per l'euro avete tanto da studiare e da capire.

Addendum: non sapevo del no al referendum di Monti.
 E' la conferma di quello che ho scritto sopra; se spingi per il no ma al contempo sei per restare nell'eurogruppo e in questa UE è chiaro che il tuo interesse è quello di dare l'ultima spallata a questo paese in modo da farlo cadere nelle fauci della Troika -- e probabilmente ci riusciranno, sic..

martedì 6 settembre 2016

La privatizzazione del mondo -- J. Ziegler

Stavo leggendo il blog Orizzonte 48, quando mi stuzzicò la memoria leggere tra le frasi l'espressione; "Washington consensus" .
Quindi a forza di pensarci mi ricordai di questo libro che avevo letto nel 2004/5 circa. Lo cercai e poi mi rimisi a leggerlo...checcavolo, dopo le prime pagine avrei avuto voglia di bastonarmi da solo: era già tutto scritto e ben spiegato allora. Solo che trent'anni di propaganda e il non sentire nessuna voce fuori dal coro tra i nostri intellettuali mi avevano anestetizzato l'intuito. La mia inutilità ha fatto il resto.

Intanto lo consiglio a tutti, ma vorrei anche iniziare a copiarne alcune parti fondamentali qui.

Jean Ziegler: Dopo aver insegnato sociologia all'Università di Ginevra ed essere stato membro del parlamento svizzero, è oggi relatore speciale all'ONU per il diritto all'alimentazione ed ha scritto numerosi saggi con cui ha criticato la politica e il sistema finanziario del suo paese.

Eccone alcuni passaggi:

                                   La privatizzazione del mondo

                                              1 Un'economia di arcipelago

(...) I signori del capitale globalizzato esercitano su (...) miliardi di  persone un diritto di vita e di morte. Con le loro strategie di investimento, le loro speculazioni monetarie, le loro alleanze politiche, decidono, giorno dopo giorno, chi ha diritto di vivere su questo pianeta e chi è condannato a morire.

 (...) Le loro armi sono le fusioni forzate, le offerte pubbliche di acquisto ostili, la costituzione di oligopoli, la distruzione dell'avversario tramite dumping o tramite campagne di diffamazione ad hominem. L'assassinio è più raro, ma i signori non esitano a farvi ricorso all'occorrenza.

(...) Con la caduta del muro di Berlino, la disintegrazione dell'URSS e la parziale degenerazione dell'apparato burocratico cinese, la globalizzazione capitalista ha spiccato il volo, e con lei la precarizzazione del lavoro e lo smantellamento della protezione sociale acquisita a caro prezzo. Numerosi partiti socialdemocratici (per esempio il partito socialista italiano) si sono disgregati, altri si sono fortemente indeboliti e hanno perduto ogni credibilità. I laburisti inglesi e la SPD tedesca si sono trasformati in partiti reazionari che celebrano l'ideologia neoliberista e cercano ad ogni costo di ottenere l'approvazione dei padroni dell'impero americano. Tutti subiscono in pieno il determinismo del mercato globalizzato. (...)
L'applicazione del teorema dei costi comparati di produzione e di distribuzione si generalizza. Qualsiasi bene, qualsiasi servizio sarà prodotto laddove i costi saranno inferiori. Il pianeta intero diventa così un gigantesco mercato in cui i popoli, classi sociali e paesi entrano in competizione fra loro. Tuttavia, nel mercato globalizzato, quello che perdono gli uni -- in termini di stabilità dell'impiego, di minimo salariale, di sicurezza sociale, di potere d'acquisto -- non è automaticamente conquistato dagli altri. La madre di famiglia di Pusan, nella Corea del Sud, che svolge un lavoro sottopagato, e il proletario indonesiano che, per un salario misero, si logora in una catena di montaggio nella zona franca di Jacarta, migliorano solo di poco la loro situazione, mentre l'operaio meccanico di Lilla o il lavoratore tessile di San Gallo vivono sotto la continua minaccia della disoccupazione. (...)

(...) Stiamo entrando nell'epoca dell' "economia di arcipelago" , un modello a "velocità multiple" che conduce alla progressiva distruzione di tutti i tipi tradizionali di società e di socialità e segna, senza dubbio per lungo tempo, la fine del sogno di un mondo infine unificato, riconciliato con se stesso e in pace.
Il mondo globalizzato consiste in realtà in una serie di isolotti di prosperità e di ricchezza che fluttuano in un oceano di popoli in agonia.

                                                        2 L'impero

(...) I diritti umani, i diritti all'autodeterminazione e alla democrazia, così come vengono formulati nella dichiarazione universale del 1948 e nei quindici Patti successivi che li precisano e li concretizzano, costituiscono un'importante conquista della civiltà e definiscono l'orizzonte dei popoli: una società planetaria più giusta, più degna, più libera.

(...) Parafrasando Hegel, vorrei aggiungere che i diritti umani, i diritti civili e politici, così come i diritti economici, sociali e culturali, costituiscono l'Assoluto in relazione, l'Universale concreto, e rappresentano oggi, l'orizzonte della nostra storia.

(...) Invece di affidare la produzione e la distribuzione dei beni del pianeta a un'economia normativa, capace di tenere conto dei bisogni elementari degli abitanti, si sono affidati alla "mano invisibile" del mercato mondiale integrato su cui esercitano un totale controllo.(...) Scegliendo l'impero americano contro la democrazia planetaria, i nuovi padroni hanno fatto fare all'umanità un passo indietro di parecchi secoli. Tra tutte le oligarchie che costituiscono il cartello dei padroni del mondo, quella nordamericana è di gran lunga la più potente, la più creativa, la più vitale. Ben prima del 1991 aveva sottomesso lo stato trasformandolo in un prezioso e efficace ausilio per la realizzazione dei suoi interessi privati.
Considerare gli Stati Uniti come un semplice stato "nazionale" non ha alcun senso, Gli Stati Uniti sono a tutti gli effetti un impero le cui forze armate, terrestri, navali, aeree e spaziali, insieme ai sistemi di intercettazione internazionali e al gigantesco apparato di spionaggio e di informazione, garantiscono l'espansione costante dell'ordine oligarchico su tutto il pianeta. Senza questo impero e la sua potenza militare e poliziesca il cartello dei signori universali non potrebbe sopravvivere. (...)

(...) "Noi siamo al centro del mondo e intendiamo restarci (...) Gli Stati Uniti devono dirigere il mondo portandovi la fiaccola morale, politica e militare del diritto e della forza, e servire ad esempio a tutti i popoli".
Chi ha pronunciato queste parole? Un oscuro fanatico appartenente a una delle innumerevoli sette xenofobe e razziste che pullulano negli Stati Uniti? Un membro protofascista della John Birch Society o del Ku Klux Klan? 
Niente affatto! L'autore si chiama Jessie Helms; dal 1995 al 2001 ha presieduto la Commissione per gli affari esteri del senato americano ed è stato dunque uno dei protagonisti della politica estera di Washington. (...)

(...) Thomas Friedman, consigliere speciale del segretario di stato Madeleine Albright durante l'amministrazione Clinton, è ancora più esplicito:
"Perché la globalizzazione funzioni, l'America non deve temere di agire come l'invincibile superpotenza che in realtà è (...) La mano invisibile del mercato non funzionerà mai senza un pugno invisibile. McDonald's non può diffondersi senza McDonnel Douglas, il fabbricante di F15. E il pugno visibile che garantisce la sicurezza mondiale della tecnologia della Silicon Valley si chiama esercito, aviazione, forza navale e corpo dei marines degli Stati Uniti."
Il dogma ultraliberista diffuso dai dirigenti di Washington e di Wall Street è ispirato da un terribile egoismo, da un rifiuto pressochè totale di qualsiasi forma di solidarietà internazionale e dall'assoluta volontà di imporre il proprio punto di vista a tutti i popoli del pianeta.(...)
                                           
                                                      ------- 0 -------

Già da questi brani è possibile comprendere il metodo col quale le politiche messe in opera in quegli anni dagli USA stiano corrodendo piano piano tutte le economia mondiali, anzitutto partendo da quelle più povere, come avremo poi modo di vedere nello specifico quando inizierà a spiegare come la Banca mondiale e il FMI disintegrino le economie più deboli attraverso un misto di incompetenza, ignoranza e malafede, e di come questo grande Bugs, questo immenso tarlo mondiale stia iniziando ad intaccare anche le economie più sviluppate.

(seguirà)

domenica 31 luglio 2016

Keynes for the dummies

Riposto, riveduto e corretto, un vecchio post.
Alcuni di quelli che frequentano il blog lo troveranno scontato e risaputo, ma altri che leggono provengono da altre posizioni e credo che possa aiutare ad avere un'idea di economia.
                                                     °°°°°°°°°°°°°°°°°

Anzituttoprimaditutto (come dice il piccolo Savoia) per spiegare Keynes ai dummies bisogna esserlo.
Bagnai non lo è abbastanza e forse i dummies non riescono a coglierne l'essenza del concetto tramite equazioni e complessi ragionamenti generali.
Il punto centrale del ragionamento, il fulcro verrebbe da dire, è quello delle buche. Si, quello che i libberisti  (col culo degli altri) tanto si divertono a dileggiare senza averci capito una beneamatissima minchia. Primo perché non hanno mai letto La Teoria Generale, secondo perché anche se l'hanno letta non ci hanno capito la beneamatissima di cui sopra.

Un sistema,sociale per reggere deve essere anzitutto sostenibile, deve cioè sostanzialmente soddisfare i bisogni primari che sono; bere, mangiare, avere vestiti adeguati al clima, avere un rifugio per ripararsi dai pericoli e dalle intemperie e riposare l'organismo, e mezzi di trasporto per poter distribuire questi beni necessari.
Una volta soddisfatti questi bisogni essenziali tutto il resto è superfluo dal punto di vista della sostenibilità.
Se noi valutiamo il sistema in quanto tale e tralasciamo le diverse pulsioni umane (che rientrano in altri ambiti di osservazione; culturale, genetico, psicologico etc etc) un sistema sociale regge tranquillamente soddisfando quei pochi e miseri  bisogni.
Allo stato attuale della tecnica, così a spanne, credo che per soddisfare tali bisogni possa bastare un terzo delle persone in età di occupazione.
Addirittura, se standardizzassimo tutto ciò che è prodotto artificialmente (ma ad oggi abbiamo raggiunto un tale livello scientifico che abbiamo standardizzato anche ciò che viene prodotto dalla natura), dall'abbigliamento, alle abitazioni e tutto ciò che contengono, i mezzi di produzione e trasporto credo che il numero delle persone occupate scenderebbe tranquillamente ad un quarto o anche meno.

Ora, rimaniamo strettamente in ambito economico nell'accezione di: "(...) organizzazione dell'utilizzo di risorse scarse (limitate o finite) quando attuata al fine di soddisfare al meglio i bisogni individuali o collettivi, (...) " e dimentichiamoci per un attimo le pulsioni umane e certa metafisica; al posto di lavorare quaranta ore la settimana, facendo a rotazione, ne lavoreremmo probabilmente dieci; da un punto di vista sostanziale ci gratteremmo per lunghe giornate (il paradiso dei comunisti) e potremmo diventare tutti filosofi alla Catalano per passare il tempo: "E' meglio vivere tanto e bene, che poco e male!".
Ma anche: "E' meglio guadagnare più denaro e abbondare, che guadagnarne poco e vivere nell'insufficienza!".
Ehi, ferma un attimo; i soldi non ci sono, non servono. Lavorando a rotazione e con l'attuale livello di tecnica abbiamo soddisfatto le esigenze primarie con scarso impegno di tempo e fatica.
Ma allora a cosa servono i soldi? Semplice, a soddisfare il superfluo. Servono cioè a soddisfare il nostro ego e le nostre pulsioni, passioni e piaceri.

Quindi potremmo avere un sistema decisamente pianificato, quello che produce cibo indumenti abitazioni etc etc, che soddisfa i bisogni sostanziali, che è molto efficiente e dove al posto del denaro basterebbe una card dove risulta che le dieci ore settimanali (cifra messi li ad occhio) standard sono state svolte e ottenere l'essenziale per sopravvivere.
Ma all'uomo sopravvivere non basta, la sua peculiarità, la sua "natura" e il suo senso di conoscenza lo spingono a fare, pensare, provare, capire (ma anche giocare, baciare, lettera e testamento).
Così ha "scoperto" il fuoco, la ruota, la bellezza e la qualità. Tutte cose difficili e/o pericolose, che richiedono dispendio di energie e di salute ma che innescano forti desideri.
Ecco, i soldi rappresentano i nostri desideri.
E infatti, paradossalmente, i beni essenziali sono quelli che valgono meno (anche una casa essenziale costerebbe relativamente poco) tanto è vero che il settore primario deve sempre essere sovvenzionato istituzionalmente per gli investimenti, altrimenti crollerebbe sotto il peso della stupidità (eh si, dato che stupidità significa restare stupiti, ecco che l'umano riversa le sue energie nelle cose che lo stupiscono, e spesso instupidiscono, e si "dimentica" di ciò che è fondamentale).
Così le istituzioni DEVONO intervenire per sopperire alla stupidità del libero mercato (ma questa è in parte una divagazione).

L'importante è aver capito che un sistema potrebbe soddisfare il necessario facendo lavorare poche persone, e non servirebbero neppure i soldi in quanto quelle poche esigenze sarebbero facilmente soddisfatte.
Se torniamo indietro nel tempo invece servivano molte più persone per produrre il necessario. E via via che risaliamo la storia, la maggioranza delle persone era occupata a produrre l'occorrente. Ma anche questa affermazione è in parte errata.
Infatti già all'epoca dei Faraoni una parte del popolo si "trastullava cazzeggiando" attorno a dei grandi cubi di pietra accumulandoli uno sull'altro e facendone delle piramidi giganti.
Pensa che spreco; non le fecero nè per il turismo e nè per produrre qualcosa.

Attenzione, ci siamo: al posto di scavare buche e ricolmarle, staccavano massi enormi dalle montagne, li trasportavano su barconi e li impilavano uno sull'altro con un dispiego di energia che risulta ancora oggi di difficile comprensione e per cosa? Ne avevano un ritorno in qualche bene essenziale per il sostentamento?.
No, erano tombe. Un dispiego enorme di energia per erigere degli immensi soprammobili.
E' un tempo troppo lontano? quasi incomprensibile?
Ok, allora andiamo nel sedicesimo secolo.
Una delle monarchie dell'epoca, la Spagna, "scopre le Indie" e assieme ad esse patate, pomodori e poco altro...ah si, un metallo molliccio ma che possiede proprietà quasi uniche: l'oro.
Un gran bel metallo, mantiene quasi inalterate le sue proprietà, non si ossida e una volta strofinato splende come il sole. Non serve quasi a un cazzo; non puoi farci armi, niente a cui serva un minimo di rigidità e durezza, e non è commestibile.
Ci puoi placcare i denti...qualche altra cosuccia da attaccare alle orecchie o al collo...e altre cazzate del genere (non esistevano ancora i microcircuiti).
Eppure per quel metallo quasi inutile (se vogliamo dirla tutta, oggi sappiamo che assieme ad altre "pietre preziose", l'oro e pochi altri metalli,  si sono formati milioni e milioni di anni fa per lo scatenarsi di energie difficilmente misurabili immaginabili e sicuramente irripetibili). Sarà quel che sarà, ma se togliamo la mistica e la metafisica, a livello economico (nell'accezione di cui sopra) l'oro è un dispiego di energie poco comprensibile. Infatti è stato calcolato che non ha ripagato tutti gli investimenti fatti.
Eppure il solo pensiero di poterne possederne anche solo una piccola quantità, smuove la gente a "fare"!
Cosa è cambiato a livello di sostenibilità del sistema Spagna? Una blasonatissima M....

Ripeto: se togliamo la mistica e la metafisica l'oro serve a ben poche cose e quasi tutte superflue.
Il fatto che la gente vada fuori di biella per averlo non è un punto strutturale a livello strettamente economico. La credenza che fosse il metallo divino per eccellenza risale a ...mila anni fa e andrebbe ascritto sotto alla voce "folklore pop".
Io sono rimasto allibbito (co' due bbi) quando qualche anno addietro, cercando di capirci qualcosa sotto la voce economia, ho scoperto che il sistema aureo era in "voga" poco tempo fa., e questo significa che ancora pochi decenni orsono si dava fondamentale importanza a quanto oro detenesse una nazione..
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Ma torniamo all'economia delle buche: Keynes, in buona sostanza, dice che nel momento in cui una crisi rallenti il processo economico innescando una dinamica deflattiva (cioè un abbassamento dei prezzi al consumo), e non importa se reale o nominale, tanto nel medio periodo la dinamica deflattiva risulterà comunque reale, l'unico agente che possa intervenire nel processo economico invertendone il ciclo (in questo caso deflattivo. ma lo stesso può valere anche in un ciclo inflattivo ma invertendone l'azione, cioè drenando liquidità) è lo Stato Sovrano attraverso la propria Banca Centrale (B.C.)
Il motivo è facilmente comprensibile; nessun privato, neppure una S.P.A o altra società a responsabilità limitata, è disposto a investire capitali in un ciclo economico che distrugge ricchezza.
Solo lo Stato attraverso la propria B.C. può immettere liquidità nel sistema facendo in modo che questa venga spesa (infatti tutti i tentativi della BCE di immettere liquidità nel sistema sono falliti miseramente -- per noi -- perché in base ai trattati la BCE non può intervenire con spesa diretta e neppure all'acquisto di titoli -- ma a questo proposito la questione è un pò più incasinata).

A mò di provocazione Keynes usa gli investimenti che, alla sua epoca, il governo inglese impegnava nelle imprese che scavavano buche in giro per il mondo alla ricerca di oro come pietra di paragone per dimostrare che sarebbe la stessa cosa, a livello di sostenibilità, se fossero stati impegnati nello scavare buche per poi ricolmarle.
Addirittura lo stato potrebbe lanciarli per davvero dall'elicottero e il risultato a livello economico nel breve periodo sarebbe sempre lo stesso (non a livello sociale dato che la gente si scannerebbe per strada).
E c'è un motivo specifico; in una economia equilibrata, cioè nè lasciata libera a se stessa nè controllata ossessivamente, per ogni euro immesso nel sistema economico, alla fine dei conti, cioè misurando il PIL alla fine dell'anno, questo euro risulterà essere diventato un euro virgola qualcosa. Dipende, questo virgola qualcosa, dalle condizioni di quel sistema economico.
Ma ciò che conta è che avrà invertito il ciclo economico depressivo. Questo è quello che "molto semplicemente" dovrebbe fare il ministro dell'economia (quando può farlo, cioè con una BC a disposizione della nazione).
Questo per dire cosa?
Per dire che se ci riflettiamo solo un attimo potremmo renderci conto che la disoccupazione potrebbe essere realmente combattuta e vinta, e rimarrebbero disoccupati solamente coloro che proprio non hanno nessuna intenzione di lavorare.
Ma, cosa ancor più importante, tutti potrebbero avere un reddito col quale poter condurre una vita dignitosa per se stessi e per la loro famiglia.

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Se c'è tutta questa disoccupazione non è certo per i motivi che ci hanno raccontato per tutti questi decenni, e ora l'ho capito molto bene.
Ma è solo per scelte politiche, le quali hanno un unico scopo: impoverire tanti per arricchire pochi.

SONO SCELTE POLITICHE! NON C'E' NESSUN IMPEDIMENTO DI QUALSIVOGLIA MOTIVO TECNICO, PUNTO! (e se non credete a me potete sempre approfondire da qualcuno che ne sa  QUI)

A voi sembra poco? Cazzarola, più chiaro di così acceca.
Una Nazione che ha Sovranità può  tranquillamente raggiungere la piena occupazione se solo lo volesse (e potrebbe farlo in un modo più intelligente che non scavando oro  -- per esempio noi abbiamo un territorio devastato).

Ecco un Dummies cosa ha capito qualcosa di Keynes.

domenica 17 luglio 2016

Identità o lotta di classe?

E mò bbasta...

Sono d'accordo sul fatto che buona parte degli europei si sia lentamente ridotta a una massa di inconsapevoli e sfruttati lavoratori/consumatori in balia del libero mercato, e anche che stia perdendo quel senso di supremazia culturale che li ha contraddistinti.
E sarà pur vero che parte della responsabilità dei milioni di morti delle due più grandi guerre che l'umanità abbia mai conosciuto possano essere imputate ad un (spero) profondo senso di identità.
Ma è una parte minima e non sostanziale, e ad una più profonda e disinteressata analisi, le cause preponderanti di quelle tragedie possono essere tranquillamente assegnate alla "lotta di classe" (definizione che è scomparsa dalla narrazione e che dovrebbe farci pensare).

Che tradotto significa che le antiche oligarchie aristocratiche, sfruttando le povere e ignoranti masse, e accumulando favolose ricchezze, han cercato di spartirsi il mondo a cannonate (fosse mai che questo passaggio storico di pochi che accumulano tanto a spese di molti che si spartiscono poco ci possa far notare una certa similitudine con l'attualità?).

Intendo dire che il concetto di identità è stato tirato per la giacchetta a seconda degli interessi che si intendevano perseguire

L'identità, che oggi viene sputata e schifata, ha delle grandissime qualità intrinseche.
Prima fra tutte quella di far crescere nell'intimo, o anima ce dir si voglia, (ma questa è una questione che è meglio tralasciare), il senso della consapevolezza, primo passo verso la propria emancipazione dai falsi miti.
Fino a qualche secolo fa bastava il Dio sovrannaturale a immagine e somiglianza e il relativo inferno a spingere le masse al massacro, poi non bastò più.
Perché?
Perché l'umano si è ancor più abbruttito passando dalla vita durissima dei campi, ma ancora a dimensione "divina", alla vita alienante della fabbrica, dove di "divino" resta poco o nulla.
E allora Dio dov'era finito?
Piano piano si avvicinava.

Così Dio, dopo essere disceso dai cieli nella figura dell'Imperatore e nella cultura del popolo, si trasferirà poi direttamente nella singolarità della persona e nel culto relativo (e 'n'tu'culu anche la cultura).
Così dopo aver lottato a caro prezzo per la gloria del "Re" o "Imperatore", e non avendoci cavato neppure un ragno da un buco, nasce nell'animo, anche grazie alla scienza, la consapevolezza dell'uguaglianza tra umani, essi stessi dio in terra (pur tra diversità culturali, che certamente è ossimoro e paradosso al contempo).
Ma come la realtà quantica o l'evoluzione della specie ci insegnano; dal punto di vista quantico, osservando il microcosmo e superando i limiti della nostra dimensione, la certezza di poter sapere esattamente cosa succede in ogni istante della realtà decade, e quindi con essa la certezza di poter conoscere esattamente le leggi che governano l'universo, e cade pure, dal punto di vista evolutivo, la certezza di cosa siamo noi umani e di cosa siano le specie di qualsiasi forma di vita esistente.
Col teleobiettivo della macchina del tempo, le specie, di qualsiasi ordine e grado, diventano un unicum in costante mutazione. Accontentiamoci di vivere nella nostra dimensione e lasciamo alla filosofia i paradossi che avanzano -- sia nel senso di abbondanza che in quello spaziotemporale.

E la nostra dimensione ci racconta una storia nella quale l'identità ha un grande valore.
Un valore che non può essere lasciato nelle mani delle aristoligarchelites e usato a seconda dei loro interessi.

Così è ora di dire basta a queste immense cazzate che vogliono farci credere che questi Frankenstein culturali, questi "smarriti nell'universo classico" che ogni tanto impazziscono e decidono di vendicarsi uccidendosi e nel contempo uccidendo quanti più possibile di "noi" europei, francesi, inglesi, italiani o mettete voi un'identità a scelta, sono "di noi".

NON SONO "DI NOI"!
NON SONO FRANCESI!!! NON SONO INGLESI! NON SONO ITALIANI!

I francesi sono orgogliosi della loro rivoluzione e di tutto quello che essa ha comportato, anche delle sue incongruenze e contraddizioni.
Sono fieri e gelosi dei loro diritti e della loro capacità di sapersi gustare la vita sotto tutti quegli aspetti che portano piacere e gioa di vivere all'uomo (come anche gli italiani).
Non intendono farsi mettere i piedi in testa da un comico inconsapevole come Hollande e da una riforma del lavoro che massacra i più deboli (e qui qualche domandina noi italiani dovremmo pur farcela, ma a quanto pare noi siamo fuuuurbi).
Sono fieri e orgogliosi (magari anche un po orgoglioni) delle loro donne e della loro indipendenza, ma tout se tient.

NON SONO ITALIANI!
Gli Italiani sono orgogliosi della loro storia, con tutte le contraddizioni del caso.
Sanno chi era Garibaldi, Mazzini etc etc e cosa hanno fatto.
Hanno antenati periti per liberare questo paese dallo straniero e dal fascismo.
In tanti hanno lottato e sofferto per limitare il potere religioso e la relativa ignoranza.

NON SONO EUROPEI!!!
Gli europei sono consapevoli di avere profonde contraddizioni e non credono di stare dalla parte giusta per grazia divina da almeno trecento anni.
In Europa, o dai loro emigranti, sono nati i diritti universali dell'essere umano, e nelle costituzioni di buona parte delle nazioni che le danno forma è scritto a chiare lettere che i fondamenti dello stare insieme SONO LAICI, SONO LAICI, SONO LAICI, SONO?...LAICI, PUNTO.
Gli europei non intendono sentirsi abdul di nessuno, e neppure sottomessi a priori -- come l'identificazione "islamico" che essi stessi si danno sta a significare.

AVETE ROTTO I COGLIONI, specie quel "simpatico" e incompetente burocrate di Letta che ha definito l problema dei magribini che cercano di sterminarci, un problema "interno", di noi europei.
NON SONO EUROPEI!
NON CONDIVIDONO NULLA DI CIO' CHE CI RENDE EUROPEI.
ODIANO GLI EUROPEI E VORREBBERO ASSOGGETTARCI ALLE LORO REGOLE (che tra l'altro sono in aperto e netto contrasto con le nostre, ALLA FACCIA DEGLI ARCOBALENISTI CHE DOVRANNO FARSENE UNA RAGIONE dato che la realtà li sta prendendo a sonori schiaffoni).


p.s.
(Che poi tutti i casini del medioriente vengano fomentati e usati dalla NATO è un'altro discorso, e ha a che fare con gli immensi interessi delle oligaristocrazielites,  che NON SONO I NOSTRI! E che si chiamano "Lotta di classe" o in qualsiasi altro cazzo di modo che volete chiamarli).


sabato 2 luglio 2016

Psicosi

Ormai siamo alla psicosi collettiva generalizzata.
Le emergenze sono diventate la norma (e quindi non dovrebbero più essere emergenze) e qualsiasi cosa accada, al di fuori del futuro prossimo che le elites ci hanno programmato , soprattutto per quello che riguarda l'aspetto economico, diventa materia per psicoanalisti.

(Sotto un certo aspetto è comprensibile; se lasci che le dinamiche sociali tra i popoli possano autodeterminarsi -- e cioè lasci alle leggi "naturali" il governo degli eventi -- è "travirgolette" normale che l'opinione pubblica, che è giusto ricordare non ha una coscienza soggettiva ma soggettivizzata, si smarrisca e abbia paura di se stessa.
E questo perché non ha consapevolezza di se stessa, non si riconosce.
E come potrebbe riuscirci se ogni tre per due viene continuamente indotta a credere che i suoi tratti caratteristici culturali  identitari siano sbagliati?)

Basta che succeda una cosa qualsiasi, e al mondo ne succedono di cose, che il libero mercato sclera, le borse iniziano a crollare e via di questo passo finchè tutto quello che è imprevedibile diventa paura.
Oramai siamo arrivati all'isteria di massa (che è femmina e quindi "mobile").
Le borse crollano ogni scoreggia a piè sospinto, stanno iniziando ad agitarsi ora per il referendum di ottobre paventando disgrazia tragedia sciagura etc etc nel caso vinca il no.

Io mi chiedo come faccia laggente a reggere a tutti questi allarmi che manco in tempo di guerra le sirene suonavano a questi ritmi incalzanti.
La road map è tracciata e non è possibile deviare o scostarsi da un futuro che più determinato non si può.
Come è possibile acccettare un futuro senza alternativa alcuna?
Come han fatto a portarci a questo punto?
Il treno è lanciato, è senza pilota (e fan di tutto per farci credere che senza pilota è meglio) e non può deviare dalla linea retta senza provocare un disastro (questo è quello che vogliono farci credere e ci stanno riuscendo).
Purtroppo nella sua folle corsa travolge chiunque non riesca a stare al passo senza alcuna pietà.

Come invidio quel poco di saggezza che la generazione anziana inglese è riuscita a mantenere sganciandosi alla prima occasione che gli è stata data. Quanto abisso tra i loro "vecchi" e i "nostri".
Per questo sono molto pessimista (realista) sul futuro che aspetta l'Europa, alle nazioni pilastro dell'economia europea non sarà più concessa alcuna possibilità di scelta (bisogna dire che a noi italiani questa opportunità non hanno mai, nemmeno in sogno, pensato di darcela).

Come penso da alcuni anni, l'unica reale speranza proviene dalla Francia (e accetto scommesse se qualcuno ne avesse il coraggio! Ma si sa, il coraggio lo si ha e non è possibile darselo).

Sclerate gente...sclerate...







domenica 12 giugno 2016

La neo economia è su ordinazione

Guardare la tv o ascoltare la radio non è inutile.
Ci si perde tempo, specie per la tele, ma se si fa attenzione a volte si riesce a intuire l'indirizzo delle politiche cui vogliono portarci tramite l'affermazione ripetitiva di paradigmi fino alla noia.

Su Radio Rai 1 venti minuti prima di mezzogiorno c'è un programma dal tittolo: Etabeta.
Tutte le innovazionimettiunnumeroacasopuntozero, che sia due, tre, quattro o cinque, lì vengono proposte.
E così spiegano cos'è il crowfunding (eccerto dico io, se non ci sono gli investimenti devi fare la colletta, come si fa nei centri sociali per comprare"il fumo") e le start up, e ti viene spiegato anche che (dopo che qualcuno ha fatto presente che più del 90% (letto bene; novantapercento) falliscono) il fallimento non va inteso come un vero e proprio fallimento come qui da noi, ma come un fallimento là da loro (realtà anglosassone) dove pare che sia una pratica normale; si fallisce e si riparte con una nuova startappe, così, d'amblè  (secondo me è anche perché da loro avranno anche una normativa adatta a far si che il fallimento non ti seghi le gambe).

Poi, c'è il car sharing, il food sharing e l'apecar sharing, che sono tutte app per poveracci che devono arrotondare (dicono loro, per me è la nuova forma di baratto);  se per esempio, dovessi mai aver bisogno di andare all'orto e la tua lapa 50 è dal meccanico, vedi se qualcuno del paese ti da un passaggio a raccogliere le tomatiche e in cambio gliene lasci qualcuna per fare un'insalata.

Ma il meglio sono le stampanti in 3D. La chiamano la nuova economia su prenotazione, economia personalizzata, a misura d'uomo.
Così ognuno potrà avere cose fabbricate solo per se stesso e per il suo ego.

Dunque dunque, fammici pensare un attimo...questa dell'economia su ordinazione l'ho già sentita....
Ah si, certo, era l'economia prima della rivoluzione della produzione in serie meccanizzata dei beni.
In parole povere l'economia che era in atto fino alla fine del diciannovesimo secolo, prima che Ford mettesse in pratica alcune intuizioni che fino a quel momento erano solo delle teorie.

Prima di quel passaggio, che rende pratica la c.d. modernità --cioè la rende reale e alla portata di tutti trascinandoci fuori da quella che era una condizione sostanziale di miseria per la stragrande maggioranza delle classi sociali -- vigeva l'economia su ordinazione.

L'economia su ordinazione è molto semplice, è l'economia nell'accezione di Occam: se hai i soldi ordini, se non li hai no, punto.
In pratica il lavoro era scarso perché la ricchezza era scarsa, e questo perché si considerava ricchezza oro e terra; se li avevi entrambi, o almeno uno dei due, avevi ricchezza, se no ti attaccavi.
La ricchezza era relativamente scarsa ed era concentrata entro poche persone, il lavoro che ne derivava era scarso tanto quanto la moneta che circolava (una persona, per tanto che si dia alla pazza gioia è sempre solo una persona).
Tanta gente si arrabattava per sopravvivere e si facevano tanti figli. Primo perché in molti morivano quasi subito (la sanità), e anche perché, mancando una certa quantità di tecnologia (notare bene; quantità, non tanto qualità. Oggi, per la stragrande maggioranza dei beni "pesanti", stiamo ancora usando la stessa tecnologia di più di un secolo fa, migliorata, certo, ma sempre quella è) servivano molte braccia, e dato che le paghe facevano schifo, era meglio avere più paghe nel nucleo famigliare -- ma anche perché senza pensioni (welfare) si aveva più speranza di vivere in vecchiaia nel nucleo famigliare di uno o più figli.

Queste erano le condizioni relative all'economia su ordinazione; tanta miseria.

Gli stati più ricchi erano quelli che avevano conquistato più terra e assieme ad essa materie prime, oro e la materia prima più ambita di tutti i tempi; gli schiavi.
Volevi essere più ricco? facevi una guerra e se andava bene ti arricchivi. Volevi toglierti dalla miseria? provavi a fare una sommossa e finivi dritto dritto al camposanto (se ti andava bene).

Il cambio di paradigma avviene ad inizio secolo quando Ford ribalta l'immaginario di sistema  mettendo in pratica una produzione che potremmo paradossalmente chiamare pianificata, che cioè proietta nel futuro i risultati di scelte compiute nel presente: non aspetto che ci siano gli ordini per produrre, ma pianifico di produrre un certo numero di beni immaginando che, se do la possibilità alle persone di acquistarli, essi li compreranno e tutti ne avranno un giovamento.

Intanto per poter mettere in pratica l'idea di produzione a catena servono anzitutto investimenti nei beni capitali di produzione, nelle strutture e nelle paghe dei lavoratori, e ancora non abbiamo prodotto nulla.
Ma anche quando fossimo riusciti a produrre i beni di consumo a chi li venderemmo?
Fin che si tratta di cianfrusaglie da poco potremmo anche sperare di venderle -- ma a pensarci bene chi le comprerebbe se gli operai fan perfino fatica ad assolvere le esigenze di base?
E' chiaro che devono essere le paghe degli operai a sostenere la produzione comprando i beni, altrimenti non essendoci un ritorno economico sotto la voce profitto, la fabbrica chiuderebbe e tutti a casa.
Quindi le paghe devono avere una relazione con la produttività.

Ma se noi iniziamo a pensare a beni costosi come un'automobile, ma anche una radio o una bicicletta, ecco che il problema diventa serio. Non è possibile, anche aumentando le paghe quasi del doppio, come fece Ford nel 1916, riuscire a vendere il prodotto prima che le risorse finiscano e la fabbrica chiuda. Serve una istituzione, un sistema finanziario strutturato ad hoc, che vada a coprire quello spazio di tempo tra la produzione e l'accumulazione, da parte dell'operaio, di risparmi sufficienti all'acquisto, e anticipi la ricchezza prima che questa possa "materializzarsi realmente" nel tempo.
Questo lasso di tempo si chiama debito, o se preferite credito (tanto è la stessa cosa, solo che riescono a farci credere che siano due cose diverse, e una delle due sia una colpa , mentre è solamente un passaggio obbligato del sistema. Questo sistema, chiamato capitalistico, non può che funzionare in questo modo, cioè creando un debito che poi, in futuro diverrà un credito).

E' come per i primi agricoltori quando capirono il funzionamento della coltivazione indotta. Dovettero andare in debito di energie dissodando, livellando, e arando un pezzo di terra per poi avere, in futuro nel momento del raccolto, un surplus di energia in beni alimentari. La c.d. ricchezza si crea sempre con un debito.

Allo stato attuale le cose stanno all'incirca così:
L'imprenditore si indebita con una banca (la quale ha raccolto i risparmi di chi ha lavorato) e li investe in beni capitali che producono beni di consumo, e cioè anche in redditi. I beni prodotti verranno comprati dallo stesso soggetto che ha ricevuto un reddito per produrli e che non spendendo tutto quel reddito e risparmiandone una parte creerà quella riserva che servirà come base per i futuri investimenti che ridiventeranno a loro volta redditi che compreranno i beni che verranno prodotti etc etc.
Si chiama ciclo economico (e la parola ciclo non è lì a caso)

Intanto possiamo notare come la banca sia solo un tramite, anzi, debba essere solo un tramite e debba comportarsi in modo che questo processo si svolga senza intoppi di sorta. Questo è il compito istituzionale della banca.
E possiamo anche notare come la ricchezza venga prodotta da tutti gli attori facenti parte il sistema. Questo insieme va a formare un complesso sociale virtuoso dalla dinamica circolare. E' chiaro ora che la ricchezza sta nel sistema stesso, sia cioè dovuto alla somma e all'interazione dell'apporto che ogni classe sociale pone in essere; in poche parole è endogeno e non dovuto a fattori esterni, tipo l'oro o le  materie prime, che sono solo il tramite per la creazione di ricchezza.

Se una delle parti del sistema verrà privata anche solo di una parte della ricchezza che gli spetta, a cascata anche il resto del sistema inizierà ad avere degli scompensi.
Se per esempio riducessimo le paghe dei lavoratori, cosa facilmente attuabile con sindacalisti che non hanno la più pallida idea di come funzioni un sistema economico moderno e a cui una poltrona comoda e ben remunerata fa più gola che adempiere al proprio dovere, cioè difendere i deboli, risulterà impossibile in futuro per le aziende  vendere i tutti i beni, rientrare dai debiti, ottenere profitti e continuare ad investire.
Questo scompenso metterebbe in difficoltà il sistema bancario che dovrà (dovrebbe) rispondere ai suoi creditori, cioè le famiglie (questo è; le banche sono nostre debitrici) che sono le stesse a cui è stato precedentemente corrisposto meno reddito, quindi risparmieranno meno riducendo l'ammontare di denaro a disposizione della banca per finanziare gli investimenti, che si troverà costretta a ridurre i crediti alle aziende, che andranno a ridurre i redditi, i quali andranno a ridurre i consumi che non permetteranno il rientro dei debiti che ridurranno li investimenti, quindi i risparmi, quindi il credito, quindi......

(Questo è il libero mercato che tanto ci hanno magnificato, e che vogliono tenere al di fuori di qualsiasi tipo di intervento di pianificazione da parte dello stato.
E' cioè un sistema che ha uno svolgimento distopico e fuori da ogni possibile correzione, e che non ha alcuna possibilità di venirne fuori  se lascia le dinamiche economiche all'insieme indistinto, sregolato e incontrollabile degli operatori.)

Ma torniamo ad inizio ventesimo secolo e al sistema economico moderno che sta per realizzarsi.
Oltre a tutto quello già detto, bisogna aggiungere un passaggio non da poco.
Il c.d. consumatore, per poter fare un passo importante come quello di indebitarsi per diversi anni, deve avere nel suo orizzonte prospettico la sicurezza di potersi basare su un reddito sicuro nel tempo, perché, altrimenti, piuttosto che correre un simile rischio preferirà posticipare la spesa  in un momento futuro, tale da godere di una copertura finanziaria migliore.
Ecco perché anche la parte normativa riguardante il mondo del lavoro ha dovuto adeguarsi alle nuove esigenze disciplinando la figura dell'operaio in modo da assicurargli il posto di lavoro.
Togliendo quel punto fermo che dava all'operaio la sicurezza del lavoro si è minata alla base la fiducia che egli poneva nel sistema rendendo incerto il suo futuro reddito e quindi di conseguenza anche quel ciclo virtuoso di cui sopra.
(che dire...ci sono anche deficienti che ci hanno fatto un film, che è stato campione d'incassi tra una risata e l'altra, che derideva l'immaginario del posto fisso nella contentezza generale)

Ora, a tutto questo scompenso di domanda (così è definita quella figura che nel ciclo economico compra i beni) è stato posto rimedio attraverso un passaggio indiretto che riesce;  in primis a posticipare l'inevitabile e fallimentare resa dei conti, e in seconda battuta (ma non meno importante, anzi), a nascondere, dissimulare e riallocare la causa delle crisi che inevitabilmente si susseguono a cadenze quasi regolari.

Uno dei modi per porre rimedio è quello di usare il debito pubblico: dato che le paghe non sorreggono la produzione (mancanza di domanda), si spinge sulla spesa pubblica per compensarne la carenza sul mercato. Così facendo si ottengono diversi piccioni con una fava; il primo è che le aziende possono ripagare i debiti riuscendo a vendere i beni e salvando le banche, il secondo è che lo stato si indebita alle condizioni di mercato, cioè alti interessi che rimpinzano il settore finanziario, il terzo è che lo stato diventa "il cattivo" che aumenta le tasse perché "...s'è magnato tutto!", il quarto è che "Dobbiamo calare il debito pubblico! Quindi privatizziamo!".
Da questo passaggio nasce l'accanimento verso il debito pubblico e tutto ciò che è Stato.

L'altro modo è il debito privato: famiglie e imprese si indebitano col settore finanziario che allarga i cordoni del credito. Su questo punto ho già scritto, ma basta gugolare "Ciclo di Frenkel" e c'è tutta una produzione scientifica esaustiva al riguardo.

A questo punto abbiamo aggiunto quello che mancava per completare il sistema sociale moderno; i beni comuni e l'intervento pubblico.
Prima abbiamo visto come funziona la sua parte "pesante", "fisica" del sistema economico -- parte che potremmo considerare, usando una metafora fisica, "Newtoniana" (dal celebre scienziato).
Ma una società non è possibile declinarla solamente nella sua parte materiale, neppure sotto l'aspetto economico, perché c'è anche la parte metafisica, cioè quella che potremmo definire "Quantistica" in quanto vive in una dimensione diversa da quella che abbiamo definito "Newtoniana".
Questa parte potremmo immaginarcela come l'insieme di tre grandi "aree metafisiche"; sanità, istruzione e ambiente -- che come è facilmente intuibile sono anche interconnesse.
Dovrebbe essere chiaro a tutti che non è possibile lasciare o assegnare anche solo una o più di queste parti alla gestione privata -- e non ho intenzione di dilungarmi troppo nello spiegare il perché non è possibile.
Per citarne solo uno, dico che per certe zone del paese non è possibile avere un ritorno economico a fronte degli investimenti ( per tutto ciò che è infrastruttura per esempio, lo stesso vale sia per sanità e istruzione).
Quindi o raggruppiamo tutti i cittadini in immense metropoli disumane, o più sensatamente accettiamo queste come spese obbligate e tese al benessere della nazione nella sua interezza che equipara sullo stesso piano sia chi piace vivere ammassato in  città, sia chi piace vivere isolato in culo ai lupi (se da lui si pretende che sottostia ai doveri di cittadino).

Ecco che questi ambiti necessitano di intervento pubblico, e di conseguenza di una forma di investimento che per forza di cose non può essere contabilizzata con i canoni di quella "Newtoniana" dove c'è una "materia" o un servizio quantificabile e rapportabile.
L'istruzione per esempio, non è possibile quantificarla se non con canoni che non sono economici e di conseguenza è un'idea idiota rapportarla ad una presunta produttività (che è un termine prettamente "pesante", legato alla materialità).
Lo stesso vale per gli altri due aspetti.
Questi semplici ragionamenti rendono palese il fatto che solo uno Stato Nazionale è in grado di intervenire appropriatamente in questi ambiti, e deve poterlo fare nella sua più piena capacità e sovranità avendo come linea guida il benessere di tutti i cittadini e non solo di alcuni di essi.
Ecco perché la Banca Centrale di una nazione deve poter finanziare gli investimenti in tali settori senza per questo dover procurare guadagni ad alcuno in particolare -- fosse anche solo il sistema finanziario privato o istituzioni finanziarie internazionali che sono gestite evidentemente dai poteri economici dei paesi più ricchi.

In buona sostanza non è possibile che la nostra sanità, la nostra istruzione e il nostro territorio debbano cadere nella logica del profitto economico come sta accadendo da quasi quarant'anni a questa parte (e i cui effetti in taluni casi sono sotto gli occhi di tutti).
Se si toglie ad una popolazione la possibilità di gestire in piena sovranità (come specifica la costituzione) le proprie politiche economiche sotto l'aspetto che abbiamo definito metafisico, di salute, istruzione e ambiente, le persone si trasformano automaticamente in "parti meccaniche del sistema materiale".
Senza territorio, istruzione e salute, vorrei che mi fosse spiegato che senso ha un sistema sociale, ma soprattutto quale direzione stia prendendo.
A questo pare non interessi nessuno talmente ci hanno abituato a ragionare in termini di emergenza e di direzioni obbligate dai paradigmi economici cui ci sottopongono quotidianamente.


Bene, ora abbiamo visto come funziona alle più grandi linee un sistema economico moderno e una società nella sua completezza.
Grazie alla "luce" che il passato proietta alle nostre spalle -- una sorta di metafora della caverna di Platone -- possiamo immaginarci, "osservare", cosa potrebbe succedere nel futuro.

Facciamo un'altra piccola considerazione; oramai sappiamo tutti abbastanza bene che l'1% della popolazione della terra detiene più del 60% della ricchezza e dei mezzi di produzione.
Cosa vuol dire questo se lo vado ad inserire in un concetto prossimo futuro che sostituisce il paradigma economico da "produzione di massa" a "produzione su ordinazione" ?

Vuol semplicemente dire che qualcuno potrà dire: "Io i soldi li ho e tanti. Quindi mi compro cosa voglio quando voglio e come voglio. Te che non li hai tornerai ad arrabattarti nella miseria."  (cosa voglio non è u modo di dire, oramai possono comprarsi davvero qualsiasi cosa).
E aggiungerà: "Non sperare di tornare a fare troppi figli che non ne abbiamo più bisogno dato che; primo, ti stiamo sostituendo con manovalanza a basso costo proveniente dal terzo mondo, secondo ti sto facendo credere che la tecnologia sta erodendo posti di lavoro!" (ragionamento idiota l'ultimo, sul quale dovrò fare per forza un post).
E questo perché se il denaro e quindi anche la ricchezza, torna ad avere una corrispondenza con l'oro le materie prime e la terra, o in relazione ad una necessaria sostenibilità contabile in termini strettamente economici di partita doppia, si interromperà di conseguenza quel circolo virtuoso che crea ricchezza, e si tornerà ad un sistema gestito da una élite coi pieni poteri e non dall'insieme equilibrato delle parti sociali (e tornerà inevitabilmente la guerra).