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sabato 5 novembre 2016

Lo spunk, questo sconosciuto (LOL)




(...)Per quel che riguarda le classi d'età i dati sono impressionanti. Mentre tutte quelle fino ai 65 anni danno un vantaggio nettissimo per il NO, con uno scarto minimo di 5 punti tra i 55 e i 64 anni, ed uno massimo di 18 punti tra i 45 ed i 54 anni; dai 65 anni in su il risultato si rovescia, con uno scarto a favore del SI' di ben 19 punti. (...)

                              --------------- °°°°°°° ---------------

Ora, non so bene come dirlo o sotto quale voce lo si voglia denominare. Non vogliamo chiamarlo "problema generazionale"?, ok.
Vogliamo chiamarlo Spunk? ok, finalmente Pippicalzelunghe si metterà l'anima in pace e non dovrà più girovagare alla sua ricerca; è quì in Italia lo Spunk! 
Qualcuno la avvisi, mi raccomando, e penso debbano farlo coloro che hanno un problema ad accettare che esista un problema, e se non vogliono proprio chiamare Huston, almeno avvisino Pippi!

E se qualcuno non lo avesse ancora capito, il 40% alle europee deriva da questo Spunk.



lunedì 24 ottobre 2016

Il tempo delle scelte (cit)

Provate a leggervi questi pochi passi, e poi ditemi se in questo complesso concetto avete trovato un accenno al vincolo esterno.

Non vi è nessun accenno al vincolo esterno perché il ragionamento di Keynes parte da una posizione dominante, si svolge nel sistema sociale più ricco che quell'epoca storica proponeva.
Non vi era neppure l'ombra di alcun vincolo esterno.
Keynes lascia intendere chiaramente che Londra era "the best in the world" e che se solo avesse voluto avrebbe potuto migliorare, al netto di tutto ciò che è possibile immaginare, la società in maniera sostanziale.

Ora, perché tocco questo punto?
Possiamo fare un'analogia tra l'Inghilterra a cavallo tra il 19° e il 20° sec. e l?italia del secondo dopoguerra?
Certo che lo possiamo fare, basta che vi inseriamo dei parametri.
Le scelte che avrebbero potuto compiersi nella Londra di quegli anni le avremmo potute compiere noi italiani a cavallo tra '70 e '80 del 20° sec al netto delle dovute differenze economiche e geofisiche.

Ecco perché la questione generazionale acquisisce  una certa importanza qui da noi; si è scelto di percorrere una strada impostata da altri, sottostando a regole giuridico/economiche -- e cioè a una certa visione della società -- disegnate su "corpi sociali" ben diversi dal nostro.
Si è scelto il vincolo esterno come direzione politica generale del nostro paese

Ora, prendiamo la macchina del tempo e andiamo a quel nefasto "fine anni '80 inizio '90" dove le trattative relative alla CE si fecero incalzanti e dove si stabilirono alcuni parametri fondamentali e stringenti che andavano a dettare quale era la strada che l' UE voleva e doveva percorrere.
A noi interessano quelli economici perché sono quelli che determinano le relative politiche -- che sono quelle che stabiliscono di fatto il passo di marcia e che cosa bisogna farne di quelli che non riescono a tenerlo (e qui abbiamo il primo scoglio "filosofico"; gli "spartani" la pensano diversamente dagli "ateniesi". Ma entrambi la pensano diversamente dai "socialdemocratici" dell'era moderna, e questo per una differenza "banale"; la tecnologia dei socialdemocratici permette una relativa ma maggiore inclusione e difesa dei più deboli e sfortunati -- pur sempre relativa, non dimentichiamocelo -- il significato e la differenza non è da poco; ad Atene, e non solo, la schiavitù era un fatto giuridico accettato, era una realtà accettata che oggi provocherebbe indignazione. 
Ma se da un lato, oggi, non è più accettabile una schiavitù formale, ipocritamente e ipocriticamente, lo è da un punto di vista reale.
E questo per la relativa complessità e burocraticità del nostro modello di sistema sociale basato su una profonda frammentazione delle competenze e della gerarchia -- che con l'UE ha raggiunto dimensioni mastodontiche -- che permette al cittadino di sentirsi estraniato dalla responsabilità di fatto relativa alle condizioni di vita poco dignitose, per usare un eufemismo, di una sempre più grande fetta di popolazione.

E andiamole a vedere queste scelte; qualcuno si ricorda Prodi -- mai abbastanza maledetto --alla tivvù nel '92 che sciorinava retorica e illustrava il "percorso obbligato"  (che in quel preciso momento era già stato tutto deciso) cui pareva non si potesse proprio farne a meno.

Certi articoli di giornalismo bisogna proprio leggerseli per rendersi conto del livello di distacco dalla realtà che certi intellettuali avevano, hanno e avranno. (Scoprendo tra l'altro, che si passava dalla direzione del Sole24ore a quella della Rai come fosse antani.)

Ecco due snodi cruciali del trattato di Maastricht che, a quel tempo, pare nessuno ci abbia fatto caso più di tanto.

(...)Per garantire la stabilità della futura zona euro, i parametri di Maastricht stabilivano inoltre regole addizionali per il bilancio pubblico: in breve, mantenere il rapporto tra il debito pubblico e il PIL sotto il 
 e il rapporto tra il deficit pubblico e il PIL sotto il . (...)

E qui casca il primo asino, o per dirla "Sgarbatamente", la prima "capra": Non è credibile che 
persone ai massimi livelli della disciplina economica non avessero ben ben chiaro, facendo una comparazione
tra i nostri parametri e quelli delle nazioni con cui saremmo 
andati a competere, vedi manufatturiero tedesco, che erano nettamente migliori dei nostri.
E tutto questo; dall'81 senza più neanche poterci finanziare a livello nazionale con tassi  minimi, 
dal '92 senza una banca pubblica, e dal '96 senza una propria moneta .


Ecco il primo e più grande scoglio; se non avete un minimo di base di economia, non potrete mai capire 
cosa ciò significhi.
Lo ripeto, non sia mai: Oggi l'economia sta al sistema sociale moderno, come il Latino stava alle sacre scritture 
nel medioevo.
Se non sai il  Latino ti dovrai bere tutte le cazzate che ti propinano i media, e se non sai di economia
non riuscirai ad evitare il neomedioevo cui stiamo cadendo.

Vediamo di intenderci; dal '81 al '92 i governi che si susseguirono fecero ogni santo anno (ognisantoanno) un deficit
a doppia cifra, e lo fecero per undici anni consecutivi (undicianniconsecutivi).
Mai meno del 10%, e fino a più del 12% qualche anno (ora stiamo li a elemosinare uno 0.1% che grida vendetta! cazzo!).

Vediamo di intenderci 2; il problema non è un'accusa al debito pubblico in quanto tale. Il DP è ricchezza per i cittadini.
Investita dove di dovere, la spesa pubblica crea ricchezza e inclusione generalizzate. 
Permette l'emancipazione dei meno fortunati dalle ristrettezze a dalla "miseria assassina".

Diventa un grande problema se ti vai a legare mani e piedi in un sistema, come quello della comunità 
europea, che, tramite controllo della spesa pubblica, scarica sulle classi più deboli il costo di una globalizzazione senza regole.

La differenza è che le generazioni che hanno potuto e voluto approfittare di quei "fantastici" anni '80
hanno anche avuto le spalle coperte a 360° potendo in quegli anni godere di un sistema che si è spartito
una distribuzione di ricchezza notevole, sia in quel momento particolare, ma anche in seguito avendo messo in atto
una serie di politiche di distribuzione di reddito futuro (leggi sistema pensionistico) mai viste prima.
Restando ai fatti, io conosco diverse persone che erano in pensione prima dei cinquant'anni, e lo sono ancora adesso
col sistema retributivo. Alcuni hanno più anni di pensione che di lavoro, e alle nuove generazioni
gli si sta dicendo che forse riusciranno ad andare in pensione a settant'anni!!! Cazzo!

Il "problema generazionale" esiste in quanto quelle stesse generazioni che poterono approfittare 
di quel momento fortunato, sono le stesse che sostengono l'operato delle classi dirigenti di questo Paese 
che in questi anni stanno facendo macelleria sociale dei più deboli e degli ultimi arrivati. Sono le stesse
che ripetono a pappagallo."Bastadebitopubblicobastadebitopubblicoandatealavoraregiovanidebosciatisenzavogliadilavorare!"

Io non ce l'ho con la mia generazione e con quella che la precede per partito preso, ma bisogna che si diano una svegliata
e che la smettano di usare tutti quei luoghi comuni relativi ai giovani e alle classi più povere che sono un misto 
di ipocrisia, ignoranza e apatia sociale.
Chi cazzo ha votato Renzi al 40% alle europee? Chi cazzo ha votato e rivotato quelli che hanno inserito il pareggio di bilancio
in costituzione? Chi voterà no al referendum e poi si lamenterà e chiederà di essere salvato quando lo spred inizierà
a bruciargli il vello anale?

E se proprio vogliamo andare a sindacare; chi cazzo da l'esempio ai giovani e chi cazzo li mantiene a bighellonare
pur non facendogli mancare nulla del superfluo? (superfluo che paradossalmente è basilare nei sistemi sociali 
che sanno creare ricchezza) E trovaglielo un lavoro decente e dignitoso a tuo nipote al posto di straparlare.

Quindi basta con questa ipocrisia nauseante; o volete stare nell'euroricatto della falsa morale e della falsa ricchezza, e allora 
un problema generazionale c'è ed è impellente, oppure datevi da fare ad uscire quanto prima da questa trappola.

Siete talmente rincoglioniti da preferire la lenta disgregazione di una Nazione assieme al futuro dei vostri figli e nipoti, ad una
minima perdita in conto capitale della vostra casa (che nella realtà è già avvenuta) e di qualche vostro fondo d'investimento
o di obbligazioni (che in realtà han già perso).

Il problema generazionale non sussisterà più quando vi occuperete del futuro dei vostri figli e nipoti.
Fino ad allora non voglio sentire parlare di divide et impera.
Quando parli con quelli delle "generazioni di fenomeni" e vedi non fanno il minimo sforzo per adattare
il loro orizzonte fatto di :"Noi abbiamo fatto i sacrifici e voi vi divertivate e i giovani non han voglia di lavorare
che se volessero il lavoro basta cercarlo invece son sempre attaccati al telefonino e mancano i valori bla bla etc etc", alla
difficile realtà che ci circonda, non è una questione di "dividi et impera", è rincoglionimento e ipocrisia, punto.





                                                                                                                              






martedì 18 ottobre 2016

Problema generazionale? Ma vaaaa!?

Fin troppo facile farne un post

C'è un paragrafo dedicato a chi tra giovani e anziani sta pagando il prezzo più alto a livello di povertà! (e chi l'avrebbe mai detto?! LOL)

Il prossimo post mappazzone che farò sarà proprio per spiegare come mai la questione generazionale non è una falsa questione, e che è seconda solo al problema globale dell'imperialismo anglofono di stampo classista.

Dico solo che se tu intraprendi un certo percorso, e sai benissimo che ti verranno richiesti, anzi, imposti certi "parametri" economici e tu, appena dopo aver scelto di percorrere quella strada, ti getti anima e corpo a peggiorare quei "parametri" ben sapendo che un domani saranno una palla al piede per chi dovrà sostenere il Paese...allora il problema generazionale...esiste (e non ci sarà nessun intellettuale capace di rigirare questa brutta frittata. Che poi non si debbano fare processi di Norimberga, questa è un'altra storia. Ma potremmo fare una cosa simile al Sudafrica dell'Aparthaid :)

sabato 8 ottobre 2016

Le supercazzole di Youth Forum

Fantastico, ascoltare giornalisti rincoglioniti che trasmettono programmi rincoglioniti per ascoltatori rincoglioniti.
Ascoltatevi lo scambio che è avvenuto a Manuale d'Europa questa mattina; qui il podcast!
La parte fantasticastupendameravigliosasublime è dal minuto 16.00

La questione è che l'UE sta cercando di "comprarsi" la benevolenza dei ggiovini europei con degli "spicci", che nella fattispecie è un biglietto gratis tramite ferrovie della durata di circa un mese per poter girare l'Europa aggratisse ( e aggiungo io, per quei ggiovini che naturalmente lo possono, e per dare un po i respiro a quei trasporti su ferro che probabilmente stanno per fallire).

Si parla di unmiliardoemezzodieuri.

Ad un certo punto intervistano Alfonso Aliberti, segretario dello Youth Forum che raggruppa a Bruxelles un centinaio di associazioni giovanili, che dice molto chiaramente che avrebbero preferito che quei soldi fossero stati investiti in politiche occupazionali di qualità! 
E dice proprio queste testuali parole.

La risposta (?) della giornalista (?) è FANTASTICA!!! (e la paghiamo noi)

Avevo scritto un POST su questa deformazione mentale, che con cifre da capogiro colpisce quelli del piùeuropa,  che cade a fagiuolo.

Ok, il titolo è fuorviante; le supercazzole sarebbero quelle che ha in testa la conduttrice e che hanno trasformato le centratissime parole di Aliberti in supercazzole incomprensibili...forse sottointendo troppo...

venerdì 16 settembre 2016

Uno in meno

E' schiattato uno dei figli SFondatori della nostra nazione (oltre ad essere figli di p....).
Va ad aggiungersi a quelli che per fortuna ci hanno già lasciato; Andreatta, Padoa Schioppa  e molti altri.

Questo l'ho preso al volo digitando; divorzio tesoro banca d'Italia.

Nel 1981 Andreatta, ignorando la sovranità del Parlamento, ed anzi trovando il modo per aggirare le norme vigenti si comportò in modo davvero insensato. Provate ad immaginarvi un imprenditore che, improvvisamente uscito di senno, decidesse di andare presso la Banca con cui ha stipulato un contratto di fido per chiedere la riduzione del fido stesso, peraltro subordinandola all’insindacabile giudizio della Banca. Ebbene Andreatta ha fatto esattamente questo!
Anzi la realtà è pure peggiore: l’imprenditore di solito non è anche il proprietario della Banca a cui chiede il credito, mentre nel 1981 Andreatta era il Ministro di uno Stato che era per definizione il proprietario della Banca stessa e decideva sovranamente la quantità di moneta da immettere nell’economia attraverso la spesa pubblica!



Benissimo, possiamo leggervi due passaggi fondamentali.
Il primo è che se ne fotterono ampiamente della sovranità del popolo.
Il secondo è che regalarono la nostra istituzione Banca della Nazione a una serie di banche private facenti gli interessi di pochi privati.

Penso che non accenderò la tele o che guarderò uomini e donne (che è tra le altre, diventato uomini e uomini, quindi non lo guarderò a meno che non sia quello degli anziani o maturi, dove di solito posso farmi quattro risate) così mi evito la nausea.

Che dire, il male non si augura a nessuno, diciamo che ci sarebbero delle aspettative nei riguardi anche di (metto i primi che mi vengono in mente eh) : Napolitano, Prodi, Draghi, Amato e il supersparacazzateatomicoatradimento, il nostro beneamatissimo (come la beneamatissima minchia) Scalfari (il DNA fascista non si scrosta in nessun modo 'geniu).
Tutti pronti a tradire il popolo italiano e soprattutto le sue classi più deboli per dare una sistematina alla propria posizione sociale (la Storia e uno sciacquone vi seppellirà).

In tempo di guerra i traditori si mettevano al muro, in tempo di guerra economica si dovrebbe metterli nel cesso.


sabato 2 luglio 2016

Psicosi

Ormai siamo alla psicosi collettiva generalizzata.
Le emergenze sono diventate la norma (e quindi non dovrebbero più essere emergenze) e qualsiasi cosa accada, al di fuori del futuro prossimo che le elites ci hanno programmato , soprattutto per quello che riguarda l'aspetto economico, diventa materia per psicoanalisti.

(Sotto un certo aspetto è comprensibile; se lasci che le dinamiche sociali tra i popoli possano autodeterminarsi -- e cioè lasci alle leggi "naturali" il governo degli eventi -- è "travirgolette" normale che l'opinione pubblica, che è giusto ricordare non ha una coscienza soggettiva ma soggettivizzata, si smarrisca e abbia paura di se stessa.
E questo perché non ha consapevolezza di se stessa, non si riconosce.
E come potrebbe riuscirci se ogni tre per due viene continuamente indotta a credere che i suoi tratti caratteristici culturali  identitari siano sbagliati?)

Basta che succeda una cosa qualsiasi, e al mondo ne succedono di cose, che il libero mercato sclera, le borse iniziano a crollare e via di questo passo finchè tutto quello che è imprevedibile diventa paura.
Oramai siamo arrivati all'isteria di massa (che è femmina e quindi "mobile").
Le borse crollano ogni scoreggia a piè sospinto, stanno iniziando ad agitarsi ora per il referendum di ottobre paventando disgrazia tragedia sciagura etc etc nel caso vinca il no.

Io mi chiedo come faccia laggente a reggere a tutti questi allarmi che manco in tempo di guerra le sirene suonavano a questi ritmi incalzanti.
La road map è tracciata e non è possibile deviare o scostarsi da un futuro che più determinato non si può.
Come è possibile acccettare un futuro senza alternativa alcuna?
Come han fatto a portarci a questo punto?
Il treno è lanciato, è senza pilota (e fan di tutto per farci credere che senza pilota è meglio) e non può deviare dalla linea retta senza provocare un disastro (questo è quello che vogliono farci credere e ci stanno riuscendo).
Purtroppo nella sua folle corsa travolge chiunque non riesca a stare al passo senza alcuna pietà.

Come invidio quel poco di saggezza che la generazione anziana inglese è riuscita a mantenere sganciandosi alla prima occasione che gli è stata data. Quanto abisso tra i loro "vecchi" e i "nostri".
Per questo sono molto pessimista (realista) sul futuro che aspetta l'Europa, alle nazioni pilastro dell'economia europea non sarà più concessa alcuna possibilità di scelta (bisogna dire che a noi italiani questa opportunità non hanno mai, nemmeno in sogno, pensato di darcela).

Come penso da alcuni anni, l'unica reale speranza proviene dalla Francia (e accetto scommesse se qualcuno ne avesse il coraggio! Ma si sa, il coraggio lo si ha e non è possibile darselo).

Sclerate gente...sclerate...







lunedì 6 giugno 2016

Brandelli di destra

A destra o ci sono o ci fanno.
Ma come si fa a non capire che Berlusconi non può più decidere nulla che possa presentarsi sotto una veste di alternativa ai diktat del capitalismo del nord Europa?

Ma non per quello che in molti pensano, e cioè tutte le sue beghe personali.

Non può più decidere nulla in quanto tutte o quasi le "sue" aziende sono sotto il ricatto dei mercati finanziari.
E questo perché se hai delle società per azioni, anzitutto sei costretto ad attuare scelte obbligate a livello di politica aziendale o industriale che sia, e in seconda battuta -- ma non perché sia meno importante -- se provi, nel caso fossi una persona che ha una certa capacità di influenza dell'opinione pubblica, a prospettare politiche che non marcino al rullo del tamburo del "libero" mercato della "libera" unione europea nella "libera" globalizzazione, allora nel tempo che occupano alcuni clic sulla tastiera, le tue azioni inizieranno a prendere una brutta piega calante, e nel giro di un'oretta ti potresti trovare ad avere perdite notevoli in conto capitale (come immancabilmente è successo ogni volta che ha provato a fare di testa sua), e con questi chiari di luna saresti un dead man walking.

Berlusconi è stato un utile idiota fin tanto che serviva alla prima fase del "ciclo di Frenkel", era perfetto.
Ora che il ciclo sta per chiudersi (e più tardi si chiude e peggio ci troveremo) è diventato un pirla come tanti.
Se fa la sua schifosissima parte nel lasciare che si spolpino il paese, allora gli lasceranno quel pò di catena in più, se prova ad opporsi lo mandano "a picco" (e senza ulteriori processi).

Ora, la Meloni e Salvini, se ne sono accorti? (no, perché il cazzaro di Rignano lo sa, eccome se lo sa, ma forse quello che lo sa meglio di tutti è Verdini, Sia chiaro; probabilmente non ha tradito, è che "doveva" farlo)

Quanto siamo distanti dalla sovranità? Mooooooooolto.



domenica 22 maggio 2016

Radicalmente contro l'identità italiana

Di Pannella posso solo dire che ha appoggiato ogni istanza esterofila che mirava a smembrare le basi identitarie della nostra nazione a favore di un sogno europeistamondialistasupercazzolaristaantani (che immancabilmente favorivano l'imperialismo anglofono).

Quindi non ho nessun rimpianto, anzi.

sabato 21 maggio 2016

Il crepuscolo degli zebedei

Si sa, gli zebedei invecchiando "scendono", "franano", "tramontano" per dirla metaforicamente, specie quelli degli anziani.
Certamente quando si invecchia sale il timore di fare scelte coraggiose, di solito dove serve coraggio c'è rischio, e ad una certa età se il coraggio gia non lo tenevi, figuriamoci se riesci a dartelo.
Così capita di vedere anziani che manifestano per preservare la propria pensione dall'inflazione...no aspetta, l'inflazione non c'è, c'è invece la deflazione.
Ma allora contro cosa manifestano se in teoria il loro potere di acquisto reale aumenta?
Pare si prospetti un'altra riforma delle pensioni.
Ah beh, allora non mi sembra il caso di fare tutto 'sto casino, basta che votino  no al prossimo reerendum sulla costituzione relativa al senato e sono a posto. Secondo i promotori del referendum, con questo assetto costituzionale è "praticamente impossibile riformare la struttura della società(e ci mettiamo un punto esclamativo) !"

E certo, vorrei vedere voi attuare una riforma strutturale del sistema dovendo rendere conto di tutte le parti che strutturano una società, per esempio; prendi il problema del lavoro, che oggi è IL problema. Con un simile assetto potresti forse riformare il lavoro nelle sue linee guida e renderlo più aderente alle sfide della globalizzazione dei mercati emergenti che richiedono più flessibilità in entrata in transito e in uscita (tradotto, deflazione salariale e meno tutele)?
No, non è possibile alcuna riforma, meno che mai in etimologia anglosassone.

E le pensioni di cui si va dicendo; riforma delle pensioni che, in una condizione oltretutto di deflazione (e cioè in una condizione che aumenta, in termini reali, il potere d'acquisto), debba andare a togliere direttamente denaro al netto percepito.
No, non me la sento proprio di andare a prospettare simili scenari alla generazione che, come mai nessuna nella storia dell'umanità, ha goduto di condizioni generali ben al di sopra di ogni altra a lei prossima e di conseguenza, superiore ad ogni altra mai apparsa sulla faccia della terra.
Non è possibile alcuna riforma delle pensioni in un tale sistema (infatti la Fornero, dopo aver tentato inutilmente di riformarle, si è ridotta ad un pianto isterico da fallimento).

Con gli zebedei scesi oltre ogni aspettativa sarebbe ingrato aspettarsi che essi, i pensionati, capiscano che il futuro dei loro figli, ma soprattutto , dei loro nipoti e pronipoti dipende dal loro coraggio di ammettere di aver compiuto scelte a cuor leggero, che in futuro si sarebbero rivelate distopiche, e di cambiare finalmente rotta riprendendoci finalmente la sovranità per poter fare politiche realmente inflattive che "obblighino" a investire la ricchezza cumulata nel futuro del Paese (e non a essere erose lentamente da interessi sul debito e in "sovvenzioni" ai nipoti disoccupati).

Ma anche allora non fu difficile immaginarsi una rovinosa evoluzione degli eventi, come spiegò chiaramente l'allora comunista Napolitano  (...)in cui Napolitano afferma che l’idea secondo cui l’Italia “potrebbe evitare sviluppi catastrofici solo con l’intervento di un vincolo esterno nella forma di un rigoroso meccanismo di cambio” fa “un grave torto a tutte le forze democratiche italiane”. (...) .
Ma anche; (...) alla frase lapidaria di Luciano Barca, messa a verbale di una direzione del PCI svoltasi il 12 dicembre 1978: “Europa o non Europa questa resta la mascheratura di una politica di deflazione e recessione antioperaia”. (...)

Sarebbe ora di mollare la mela dentro il vaso (che tanto l'imboccatura non ne permette l'estrazione)
Non intendo affatto chiedergli un piccolo esame di coscienza, meno che mai  un esame economico delle scelte compiute nell'euforia del booooom economico (che loro stessi credono dovuto alle loro impareggiabili capacità) (altro punto esclamativo và)!

Lasciamoli pure nelle piazze a "passeggiare" e scandire slogan  demagogici fino alla slogatura della mandibola.
Potrebbero forse capire che la perdita di aspettative del sistema dipenda dal fatto di aver permesso che le linee guida della società venissero lasciate andare a se stesse (o alle direttive delle elites mondiali) e alle dinamiche disgreganti del libero mercato?

Così, oltre ai loro di zebedei, sono anche crollati i miei, che si scontrano periodicamente con la comodità delle soluzioni confezionate e pronte che troviamo quotidianamente al mercato dell'informazione pret a porter, e che ti vengono sistematicamente e ripetitivamente riproposte a random da chiunque.
Soluzioni che immancabilmente non solo falliscono, ma quasi sempre provocano danni..

Sarebbe stato bello avere un sistema politico più snello in modo da permettere riforme, riforme e ancora riforme.
Ok, visto che siamo rimasti al medioevo facciamo un giochino di fantasia e immaginiamocele queste tanto agognate riforme.
E tutti insieme sogniamo...sogniamo...e immaginiamocele.
Io mi sono immaginato queste, però ognuno può immaginarsi quelle che preferisce. Buona immaginazione

• Le cosiddette “Bassanini 1” e “Bassanini” (LL. 59/97 e 127/97) si inseriscono in questo processo innovativo, esplicitando la volontà politica di: u delegare funzioni alle regioni u accorpare uffici u snellire le procedure u controllare le funzioni e non gli atti u avviare procedimenti di tipo contrattuale u ampliare la considerazione del territorio L’art. 21 della legge 59/97 definisce i criteri generali dell’autonomia delle scuole.

La riforma di sistema nella XIV legislatura ministro Letizia Moratti (2001)

 La revisione del Titolo V della parte II della Costituzione

    La revisione dell'art. 51 della Costituzione


    La riforma del mercato del lavoro: Legge 4 novembre 2010

     legge 92 del 28 giugno 2012,

     la Legge 196/1997 anche nota come Pacchetto Treu
    a Legge Biagi del 2003 impose ben 46 configurazioni contrattuali di lavoro (D.Lgs. 276/2003)

    Riforma Amato del 1992. Il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n.503 si pone lo scopo di stabilizzare il rapporto tra la spesa previdenziale e il prodotto interno lordo (PIL), introdurre forme diprevidenza complementare e integrativa, mantenere e garantire un adeguato trattamento pensionistico obbligatorio per tutti. L’età pensionabile è elevata da 60 a 65 anni per gli uomini e da 55 a 60 anni per le donne. La contribuzione minima per la pensione di anzianità è elevata da 15 a 20 anni di contributi. L’indicizzazione delle pensioni è slegata dalla scala mobile salariale e agganciata all’indice dei prezzi al consumo (inflazione) fornito dall’Istat.

    Riforma Dini del 1995. La legge n. 335 dell’8 agosto 1995 recepisce un accordo siglato tra Governo e parti sociali nel 1995. Il sistema di calcolo previdenziale passa dal criterio retributivo(media delle retribuzioni negli ultimi 10 anni di lavoro) al sistema contributivo, quest’ultimo basato sull’effettivo ammontare di contributi versati dal lavoratore durante la propria vita lavorativa. La previdenza complementare viene disciplinata mediante l’avvio dei fondi pensione.

    Riforma Prodi del 1997. La legge n. 449 del 27 dicembre 1997 modifica l’impianto della riforma Amato del 1992, adeguandolo con gli accordi stabiliti tra governo e sindacati e con l’esigenza di riordinare i conti pubblici, al fine di garantire l’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea. La riforma Prodi si caratterizza per l’inasprimento dei requisiti d’età per l’ottenimento della pensione di anzianità, per l’incremento dell’onere contributivo dei lavoratori autonomi, per l’equiparazione delle aliquote contributive dei fondi speciali di previdenza e l’eliminazione di alcune condizioni riconosciute ai lavoratori durante il periodo di transizione al sistema contributivo.

    La legge delega n. 243 del 2004 (comunemente detta riforma Maroni) e il decreto legislativo n. 252 del 2005 approvati dal governo Berlusconi sono l’ultimo atto di un processo di riforma iniziato nel 1992. Obiettivo di fondo di questi interventi è stato quello di assicurare al sistema pensionistico una sostenibilità finanziaria, obiettivo al quale per intervento sindacale si è affiancato quello di assicurare una maggiore equità nel sistema attraverso una armonizzazione dei diversi regimi pensionistici. In particolare l’innalzamento dell’età anagrafica e/o contributiva per accedere al pensionamento di anzianità è stato spalmato tra il 1996 e il 2008, mentre il nuovo sistema di calcolo contributivo è stato applicato integralmente ai soli lavoratori assunti dopo il 1995

    A fine 2007 è stata adottata la legge 24 dicembre 2007, n. 247 che ha modificato le disposizioni contenute nella legge n. 243/2004 che sarebbero dovute entrare in vigore a partire dal 1° gennaio 2008 e che avrebbero comportato l’immediato innalzamento da 57 a 60 dell’età anagrafica (si parlò infatti di “abolizione dello scalone”).

    Infine, con il Decreto Legge n. 201/2011 (il famoso decreto salva Italia, che contiene la riforma Fornero), da un lato si passa al sistema contributivo pro-rata per tutti dal 1 gennaio 2012; dall’altro, si innalza ulteriormente il livello minimo di età pensionabile: l’età minima di pensionamento passa da 60 a 62 anni per le lavoratrici dipendenti (che diventeranno 64 nel 2014,65 nel 2016 e 66 nel 2018; le lavoratrici autonome dovranno lavorare un anno in più), e 66 anniper gli uomini

     il Servizio Sanitario Nazionale modificato dai decreti legislativi 502/92 e 517/93

    Il 30 novembre 1998 viene promulgata la legge n. 419 “Delega al governo per la razionalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale e per l’adozione di un testo unico in materia di organizzazione e funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale.

    Ma quanto sono in gamba a immaginare...ma con questo senato...come si fa; è impossibile!

    Ora, dopo tanta immaginazione, torniamo alla realtà dato che qualcuno se n'è uscito con una demagogia al quadrato: eliminiamo il senato e risparmiamo!

    Certo, e quanto?


    (...) Insomma, di che risparmi parliamo complessivamente? Inizialmente avevamo spiegato come la somma sicuramente risparmiata fosse di 100 milioni di euro all'anno, aggiungendo poi risparmi successivi per circa un'altra decina di milioni di euro. Pur ammettendo che la diminuzione della mole di lavoro e del numero di parlamentari possa comportare ulteriori economie per circa il 20 / 30 percento delle spese di funzionamento, non si andrebbe insomma molto oltre dalla cifra di circa 120 milioni di euro l'anno. Ma attenzione, perché da questa cifra bisognerà probabilmente stornare i rimborsi spesa per i viaggi a Roma dei nuovi membri del Senato delle Autonomie e capire quale "dotazione" avranno a disposizione. Insomma, in un modo o nell'altro i conti tornano: con la riforma si risparmierebbero circa 100 milioni di euro l'anno. (...)

    Alla faccia, BEN 100 mln!!! Ho i brividi...
    Chi è che sa che stiamo pagando dai 2 ai 2,5 MILIARDI di euro all'anno per derivati sottoscritti negli anni passati dall'allora supercapo della banca d'Italia Mario Draghi?
    Ah non lo sapevate?
    E per risparmiare 100 miseri milioncini ci dovremmo privare di uno dei contrappesi che equilibrano la bilancia del potere?
    E dei 60 MILIARDI "donati" al MES che sono andati a chiudere i debiti delle banche "mediterranee" nei confronti di quelle francesi olandesi e tedesche?
    Bella idea quella del MES

    Il Meccanismo europeo di stabilità (MES), detto anche Fondo salva-Stati (ininglese European Stability Mechanism - ESM), istituito dalle modifiche alTrattato di Lisbona (art. 136) approvate il 23 marzo 2011 dal Parlamento europeo[1] e ratificate dal Consiglio europeo a Bruxelles il 25 marzo 2011[2][3], nasce come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona euro

    Gli stati depositano a seconda del loro peso economico, peccato che le grosse banche che stavano per fallire erano tedesche, francesi e olandesi per aver prestato sconsideratamente a greci, spagnoli italiani e portoghesi.
    Ma anche le banche di GRE, SPA e POR stavano col culo di fuori. Gli unici ad aver i conti abbastanza a posto eravamo noi, e in più avevamo molta ricchezza nominale (titoli, buoni del tesoro, case, strutture industriali etc etc).
    In pratica abbiamo salvato l'euro dallo sfracello risanando i conti delle suddette banche (dando soldi ai debitori che hanno restituito ai creditori).
    Gli unici che ci hanno perso al netto siamo noi (ma noi siamo furbi, il problema è il senatoooooo).
    Avete notato le date dell'ESM?

    Non è più possibile che gli zebedei "reggano" a tanta ignoranza che vuole restare tale convintamente e testardamente votata al "Fogno Europeo".
    Ecco perché è il crepuscolo degli zebedei; non c'è quasi più nessuno che li abbia. Sono tutti sfracellati dalla paura di perdere una ricchezza che in buona parte non esiste più perché: La ricchezza nominale non vale nulla senza un sistema che funziona!
    Ecco perché non ci schioderemo da questa agonia; chi ha la ricchezza (nominale) ha la mano incastrata nell'imboccatura e verrà catturato e condannerà la sua gente alla povertà.

    In realtà siamo già tutti più poveri (soprattutto di zebedei).







    giovedì 12 maggio 2016

    Christian Rosso

    Ma che fine ha fatto Christian Rosso?
    Chi sarebbe?
    Sarebbe un Italiano da difendere, ovvio. Solo che passa il tempo e le mille cose...

    Ecco un'altro tassello per comprendere (e il nostro simpatico fustigatore delle etiche altrui, Bazaar, si è mai occupato della realtà oltre che dell'astrazione?).

    Qui, assieme a Chomsky (che onore).

    "Dobbiamo privatizzareeeee!".

    domenica 8 maggio 2016

    "Scusi, una domanda: Potrebbe fare un'offerta?"

    Avviso, post incasinato.

    In questi giorni ho avuto scambi di opinione "vivaci" con; mia moglie (e uno può dire "e sti cazzi?"), giusto saranno cazzi miei.
    Con il gruppo culturale cui partecipo (ma sono stato un signore restandomene zitto buono e a cuccia), e uno potrà dire "e sti cazzi?", giusto saranno...
    Con "Bazaar" e L. B. Caracciolo per motivi differenti (e sempre illo potrà dire "e sti ...?), giusto! Ma allora perché non vai a fare ...un giro da un'altra parte? C'è tutto un mondo intorno che gira ogni giorno (cit).

    Per tutte e tre la speranza è che vadano a ricomporsi (specie per la prima :).
    La seconda è brevemente raccontata nel post  precedente.
    La terza è un pochetto più tecnica con ampi spunti filosofici.
    La base di partenza della polemica è quì, nei commenti:  http://orizzonte48.blogspot.it/2016/04/helicopter-money-le-soluzioni-nascoste.html
    (tra l'altro la "discussione" ha poi ispirato il post successivo con più di trenta commenti, che per un post sulla metafisica dei mercati non è male)

    Non sto lì a fare la parafrasi del testo; lui scrive un commento e fa una riduzione estrema e io glielo faccio "notare" (col dovuto garbo, è suscettibile).

    Lui, e qui sta il bello, tra le righe mi fa notare che ho peccato di troppo riduzionismo, poi spiega a me quello che cercavo io di fargli capire a lui; i piani di lettura sono due (e lo dico chiaramente). In aggiunta non sopporta che gli si prospetti un problema antropologico (meglio tenere tutto sull'astrazione pura).

    Poi gli tratteggio i contenuti "ristretti" del mio commento e restringo al massimo il concetto di domanda e offerta.
    E qui arriva il bello; prima sposta l'attenzione su di me mettendoci il carico dell'amoralità, poi sillògia ad penum tirando in ballo privatizzazioni, sanità,  pensioni, diritto di giustizia, forte e debole (sia detto tra parentesi, stiamo dalla stessa parte :))).
    Mi fa credere che ha un dubbio su chi dei due non capisce , e mi da un consiglio (bene accetto).

    Io mi altero un attimino perché non è la prima volta che ha una precomprensione dei miei commenti (tant'è che c'è un'altro post che suggella i nostri scambi: http://ceccatosan.blogspot.it/2015/12/ciao-baz.html).


    Lui si scalda assai e riparte la precomprensione e tira fuori (non so da dove ) nazionalizzazioni e privatizzazioni (per fortuna scripta manent).

    Poi tiro il fiato e capisco che sto parlando con un'entità e non con una persona reale e quindi mi regolo di conseguenza. Per "fortuna" interviene Quarantotto (B. Caracciolo) e interrompe lo scambio.
    Secondo me la mia voleè sul suo top spin incrociato era dentro, ma il "giudice" di sedia mi dice che era fuori...dopo tanta fatica girano le balle :), così espongo un reclamo a caldo, ma il "giudice", mentre mi cazzia, non mi guarda neppure (lo capisco, sembriamo due adolescienti che sgallettano :).
    In pratica gli ho risposto un pochetto incazzato dicendo che alla teoria del valore  mancava un pezzo, e anche che non è accettabile che "gli intellettuali" si pongano sempre con una certa altezzosità nei confronti dei "manovali" come me, soprattutto quando fanno certi riduzionismi indegni.
    Gli ricordo ancora una volta che se il paese è in queste condizioni la responsabilità maggiore ce l'hanno loro, "gli intellettuali", eh si, perché è a loro che spetta il compito di informare il popolo quando sta per arrivare la fregatura, e non fare i giocherelloni perché c'è abbondanza.
    Ma tiremm 'n'nanz.

    Il punto è la teoria del valore; per quello che ho capito, loro vedono il valore solo come l'opera di qualcuno e basta, in pratica il lavoro, qualsiasi esso sia.
    Io penso che anche la materia prima abbia un valore a se stante e quindi anche una parte nella  teoria stessa.
    La materia prima è (anche) bene di scambio. Il denaro è  bene di scambio, ergo possiamo, se serve, considerarla alla stregua della materia prima (e di qualsiasi altro bene).
    E' una delle funzioni della moneta; mezzo di pagamento (bene di scambio), unità di misura (economica) e riserva di valore.

     (Faccio una piccola digressione per mettere lì due o tre "cosette" che potrebbero servire per capire come mai, prima l'oro e poi la moneta ma anche i titoli di stato, obbligazioni ec etc vengono preferiti a qualsiasi altro bene per gli scambi e i pagamenti, specialmente quelli futuri.
    Questo passaggio è solo per far capire che non sono un pazzerello che si immagina teorie balzane. Questo passaggio è tratto da: TEORIA GENERALE DELL'OCCUPAZIONE E DELLA MONETA.
    (J. M. Keynes)

    Vediamo ora in cosa consistono i vari tassi d'interesse in termini di merce per un periodo ad esempio di un anno per diversi tipi di beni capitale. (...)
    Vi sono tre attributi che i diversi  tipi di beni capitali posseggono in grado diverso.
    I) Alcuni di essi, coadiuvando qualche processo di produzione o fornendo servizi ad un consumatore, producono un reddito o un prodotto(...) misurato in termini del prodotto medesimo.
    II) La maggioranza dei beni capitali, salvo la moneta, vanno soggetti ad un certo deperimento o implicano qualche costo a causa del semplice trascorrere del tempo (...) indipendentemente dall'essere o no impiegati nel produrre un reddito (...) (in verità oggi mantenere la moneta ha un costo. nota mia)
    III) Infine il potere di disporre di un bene capitale per un certo periodo può offrire una comodità o sicurezza potenziale che non è uguale per le diverse specie di capitali, anche se abbiamo ugual valore iniziale.
    L'ammontare (...), che la gente è disposta a pagare per la comodità o sicurezza potenziale data da questo potere di disponibilità (...), sarà da noi chiamato il suo premio per la liquidità.

    (In pratica e di molto semplificato, la moneta è quella che ha i costi minori per il mantenimento della ricchezza) Questi sono i fattori per i quali la moneta o l'oro o i titoli di stato o etc etc, vengono preferiti a tutti gli altri beni e sono fondamentali per questo tipo di società (altrove ho spiegato come mai tutta questa "carta" NON HA ALCUN VALORE SE DIETRO NON VI E' UN SISTEMA FUNZIONANTE, EQUILIBRATO E CHE SAPPIA PRODURRE RICCHEZZA REALE! ) 

    Ma se è bene di scambio come fai a dire che il valore è dato solo dal lavoro? Una parte, magari scarsa, è data dai beni medesimi.

    E ora passiamo alla questione "madre" del contendere; Domanda e Offerta.
    Secondo Bazaar dipende dalla visione metafisica con la quale interpretiamo la dinamica tra i due.
    Se la vedi dall'offerta allora le classi alla base della piramide hanno molta importanza e quindi una uguaglianza formale e sostanziale di diritti.
    Se la vedi all'opposto, dal lato dell'offerta, la domanda (cioè la "gente", la massa, quella che consuma e spende, che lavora) è marginale e quindi ...che vadano a farsi fottere, sono pedine scrificabili etc etc.
    Io non semplificherei fino a questo punto (o per meglio dire; io lo posso fare, da un  intellettuale ci si aspetta altro). La dinamica economica non può determinare se sia più importante l'una o l'altra, o se si possa far prevalere una visione piuttosto che l'altra.
    L'una non esisterebbe senza l'altra.
    Ma volendo essere pignoli (cioè rompendo i coglioni a quelli che vogliono tirare troppo la giacchetta e fare i supersapientoni) potremmo ragionarci sopra per capire da dove ha inizio la "faccenda": è nato prima l'uovo o la gallina?
    Oggi lo sappiamo: l'uovo (tra l'altro grazie all'inflazione del processo chiamato gastrulazione).
    Così allo stesso modo il capitalismo moderno ha una specie di sua blastula (certo, la blastula c'è perché c'è l'uovo, il seme etc etc, ma dal nulla nulla cresce).
    Ma le due dinamiche non sono simultanee, si esplicano in tempi diversi, quindi c'è un punto di partenza (se esiste una causa esiste un effetto e quindi anche il tempo. Se non c'è causa non c'è effetto e quindi neppure il tempo)  .

    All'inizio del XX° sec. l'organizzazione del lavoro meccanizzato a catena trova la sua dimensione pratica grazie ad H. Ford..
    E' un cambio copernicano di visione di sistema; prima si produceva su ordinazione, quindi l'acquirente possedeva il denaro necessario prima della produzione, e il lavoro non era continuativo.
    La produzione di massa stravolge il concetto perché per funzionare e tenere bassi i costi deve fare grandi numeri. Ma subentra un problema; chi comprerà i prodotti se la massa non possiede la capacità finanziaria per comprare beni che hanno comunque un costo relativamente elevato tipo l'automobile?
    Qualcuno doveva pur aver capito che il sistema poteva reggere solo se gli operai avessero avuto la certezza di lavorare -- ma non solo -- di lavorare sicuramente per anni e con una paga certa e abbondante per sostenere la domanda (all'epoca Ford raddoppio le paghe degli operai.)
    Ecco che cambia il mondo del lavoro dalle  basi; per reggere, il sistema, deve garantire lavoro e paghe adeguate.

    Ha inizio nella pratica l'era moderna.


    Beh, se le cose stanno così inizia con l'offerta (per quanto possa valere), ma questo non significa molto, il sistema è complesso, c'è il pubblico, il privato, le istituzioni miste, non si può ridurre tutto a Domanda e Offerta, libero mercato o sistema pianificato.
    Il periodo migliore, per noi italiani, è stato una via di mezzo.E all'inizio c'è il credito (che visto dall'altra parte si chiama debito, ed essendo la stessa cosa ha pari valore morale. Di solito consideriamo il debito brutto e cattivo ma se desideriamo che il sistema funzioni dovremmo imparare a dargli il giusto valore, cioè uguale al credito; sono la stessa cosa.)


    Quindi abbiamo la prima blastula che è capitale investito a credito.
    Certo potremmo nazionalizzarlo quel capitale, ma sappiamo bene tutti, anche i marxisti radicali, che non sarebbe giusto farlo in nome di una Storia di cui nessuno può avere certezza assoluta per come sia andata. Possiamo cercare di sistemare l'arte delle cose allo stato attuale, ma non tracciando una linea che divida la Storia; i buoni di qua, i cattivi di là.

    Che esista un grande problema col capitale lo sappiamo tutti (spero), per fortuna ci sono soluzioni di equilibrio da poter applicare.
    La Sovranità è una di queste, naturalmente la sovranità si traduce anche e soprattutto nell'avere una banca che gestisca la moneta.
    I capitalisti vogliono farsi pagare ad un prezzo troppo alto la loro moneta? Ce la stampiamo.
    Loro svendono buona parte della moneta svalutandola troppo? La compriamo senza svenarci e la trasformiamo in buoni di sviluppo interni tesi a risanare il territorio di questo bellissimo paese, o qualcos'altro, l'importante è poter scegliere, avere la libertà di poterlo fare.
    Comporterà qualche sacrificio? e perché, adesso abbiamo invece davanti a noi un futuro radioso?
    E' forse meglio avere come prospetto lavorare fino a settantacinque anni con paghe da fame, sanità privata e non per tutti, cibo di plastica e periferie che sono ghetti impenetrabili e letali?

    I garzoni che stanno svendendo la gente che lavora al miglior offerente, cioè al libero mercato, prima o poi ne dovranno rendere conto, spero.

    p.s. il primo pare si sia ricomposto (temporaneamente :).
    Il secondo si vedrà.
    Il terzo ...