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domenica 5 giugno 2016

A cosa servono gli intellettuali.

Beh, a questa frase non posso non farci un post.

Ecco quale sarebbe la "posizione" di un intellettuale nella società, in buona sostanza; a cosa servono gli intellettuali?


(...)    l'atteggiamento progressista dell'intellettuale che concepisce il proprio ruolo di servizio verso la comunità che lo nutre ponendosi a difesa degli interessi dei ceti subalterni, (...)

Questo sarebbe un vero intellettuale di sinistra (la vera sinistra, quella che concepisce la politica come strumento per l'emancipazione dei più deboli dai più forti).

Oggi invece l'intellettuale ("di sinistra") è diventato colui che cerca di addolcire la supposta, anzi il suppostone alle classi più deboli dicendogli che devono ringraziare il cielo perché "la supposta" potrebbe essere più grande.
Ma soprattutto che non si potrebbe fare diversamente; cioè non c'è scelta, il percorso è obbligato e l'unico ragionamento a cui giunge è che non c'è alternativa, non si può far altro che abbandonarsi alle forze cicliche "naturali".
Cioè di buttare nel cesso millenni e millenni di sforzi umani che hanno cercato di contrastarle per riuscire a diventare ciò che siamo ora. E 'ntu culu il progresso.





domenica 22 maggio 2016

Radicalmente contro l'identità italiana

Di Pannella posso solo dire che ha appoggiato ogni istanza esterofila che mirava a smembrare le basi identitarie della nostra nazione a favore di un sogno europeistamondialistasupercazzolaristaantani (che immancabilmente favorivano l'imperialismo anglofono).

Quindi non ho nessun rimpianto, anzi.

giovedì 12 maggio 2016

Pijamoce stu Caffè

(...) le radici di una posizione cui Caffè restò fedele per tutta la vita. «Nel mio giudizio - egli affermava nel 1977 - gran parte dei mali economici del presente è da attribuire al mancato impiego di ragionevoli, circoscritti e selettivi controlli diretti; il che porta ad affidare soltanto ai “prezzi di mercato” una funzione di razionamento, resa spesso iniqua da una distribuzione del reddito e della ricchezza accentuatamente sperequata» (14).

A me pare che l'iniquità della distribuzione del reddito, Federico (mi permetto perché credo che avrei avuto ammirazione e convergenza d'idee) la faccia propria nel contesto di un punto di vista che "accetta" come un dato di fatto, modificabile ma non giudicabile a priori per uno stravolgimento dello stesso in base a visioni ontologiche assolute, il dato storico.

Infatti parla di ragionevoli, circoscritti e selettivi controlli diretti.
E questo perché, da persona intuitiva,intelligente e pragmatica, si confrontava con la realtà e non solamente con l'astrazione ontologica, puntoesclamativoacapo.

Al mio caro amico Baz'.