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lunedì 23 ottobre 2017

Et maxima ex paradoxis (google docet)

Ciò che politicamente si intende come sinistra ha come suo santo Graal la cultura (cioè, ciò che viene trasmesso da generazione in generazione attraverso la lingua, lo scritto e ogni altra qualsiasi forma di dati codificati umanamente).

Il più grande dei luoghi comuni "moderni" è: "Siamo tutti uguali!" (nell'accezione umana di razza).

Ebbene, questo è un paradigma naturale/culturale (nel senso che la scoperta della sostanziale uguaglianza degli esseri umani è un'informazione culturale ricavata dalla natura -- cioè un'informazione non culturale).

Tirando le somme, il sinistrorso basa i propri paradigmi, su concetti che stanno alla base dei paradigmi destrorsi.

La domanda sarebbe: "Potrà mai la SX gettare basi solide sulle quali costruire un futuro?" (che non avvantaggi la destra, aggiungo io...).

venerdì 30 giugno 2017

UTOPATA

Utopista: colui che compie le proprie scelte in funzione di obbiettivi irraggiungibili.

Utopata: colui che a fronte di una serie continuata e irreversibile di eventi dannosi derivanti dalle proprie intime convinzioni, che smentiscono senza ombra di dubbio, gli assiomi che stanno alla base dei propri enunciati, rigetta la controprova dei fatti e ne trae paradossalmente un giovamento (patologia).

Tipici utopati sono i mitomani, pronti a spingersi alle estreme conseguenze (tipico caso estremo).
Ma questa patologia si manifesta in modo latente soprattutto in politica, con il soggetto letteralmente "incastrato" in trappole ideologiche.
Tra gli innumerevoli esempi eccone tra i più dannosi;

--  "Ma chi ci crediamo di essere, ci sono culture da cui si dovrebbe imparare tutto!"

--"Gli immigrati sono una risorsa, senza di loro il sistema crollerebbe!"

-- "Tutto il mondo è paese, l'uno vale l'altro!"

-- "Cosa sarebbe l'Italia senza l'UE?! Probabilmente lo Zimbawe d'Europa!"

-- "I flussi migratori sono stati alla base dello sviluppo umano!"

-- "Se tornassimo alla Lira saremmo una potenza economica!"

-- "L'omeopatia è solo aqqua (pronunciato papale papale)"

--"L'economia non esiste più, oggi c'è la finanza!"

L'utopata è quasi impossibile da curare (mai dire mai) e ti fa perdere un sacco di tempo. Potrebbe rinsavire da alcune delle sue patologie invalidanti, ma non illudetevi, è solo un caso fortuito, l'ottusità dei propri strumenti di penetrazione del reale resta.


domenica 5 febbraio 2017

El rencojonito

Allora, intanto possiamo già indurre che alla J. Hopkins non è che siano proprio delle cime; tanto per capirci Taddeus Taddei è quello che ha avuto l'infelice uscita sull'Argentina che dopo il default avrebbe (secondi lui, poretto) stampato una nuova moneta chiamata el "corallito".
Povar fio', intanto è el "Corralito", che significa; il Recinto. 
Ed era una misura di politica fiscale che impediva ai capitali interni di prendere la via dell'estero (ma quando la attuarono i capitali erano già usciti tutti; infatti c'è anche il proverbio; "Chiudere la stalla quando i buoi sono già usciti" )

Ma come si fa a fare delle figure di merda di questa portata quando sei il responsabile economico del PD?
O meglio; ma quanto sono piazzati male a mettere un imbecille simile come responsabile del settore più importante dei nostri giorni?

Ecco, noi siamo in queste mani.
Imbecilli totali hanno il potere di prendere decisioni fondamentali per il futuro del paese.
E io continuo a sentire tanti che trattano il popolo italiano come se fosse uno dei popoli peggiori del pianeta.
Ma che cazzo di colpa ne avrebbero se i dirigenti scelgono questi GEGNI ?
Anche loro, l'unica cosa che riescono ad immaginare come soluzione a questo tipo di società è lo stesso di tutti gli altri SINISTRATI; prendere meno, lavorare di più, più a lungo e dimenticarsi un futuro migliore per i propri figli!

Che dio vi maledica, siete solo dei Kapò!




mercoledì 18 gennaio 2017

Tempi Moderni

Il tempo moderno ha sviluppato compiutamente tre concetti: la responsabilità limitata, l'anonimato e la proprietà privata.
Per esempio: MPS rientra perfettamente nel primo. Avrebbero voluto farlo proseguire nel secondo e non ci son riusciti.
Poco male; il primo continua a mantenere attivo lo scudo protettivo entro il quale rientra tutto ciò che riguarda il terzo.

giovedì 15 dicembre 2016

Quo vado? (ma dove cazzo voi annà Cozzalone)

Vediamo di capire bene un concetto fondamentale dell'economia "moderna".
All'inizio del secolo prendono forma alcuna teorie sulla produzione dei beni. 
La razionalizzazione del ciclo produttivo portò ad un cambiamento sostanziale del modo di produrre (...) tanto da rivoluzionare notevolmente l'organizzazione della produzione a livello globale e diventare uno dei pilastri fondamentali dell'economia del XX secolo, con notevoli influenze sulla società. (...) WIKI

Appena prima di questa c.d. rivoluzione, il ciclo economico era calibrato su un sistema di produzione "su ordinazione". Per capirci, significa che si produceva nel momento in cui qualcuno (che aveva i soldi) decideva di comprare un prodotto, si trattava cioè di produzioni quantitativamente ristrette.

(è importante capire che la produzione di massa non scaturì da un eccesso di domanda (domanda intesa nell'accezione economica, quella cioè che vede soggetti in possesso di denaro), ma da una innovazione tecnico/teorica. La domanda andava creata.
Vediamo di capirci: A livello contabile il credito è sempre un deficit, quando vi dicono che bisogna ridurre il deficit, intendono quello dello Stato per poter aumentare quello privato (nel caso si voglia mantenere attivo un sistema sociale inclusivo, altrimenti possiamo tornare al Medioevo e allora fine del problema deficit), cioè quello delle banche onde mantenere il monopolio della moneta (e dell'usura aggiungo io).
Ma torniamo alle dinamiche.


Per sostenere un tale cambiamento necessitava rimodellare le dinamiche economiche del sistema, a iniziare da quelle bancarie.
Da quel momento si innesca, a livello economico, quello che potremmo definire il "sistema moderno di produzione di massa", che cambierà in modo sostanziale anche l'immaginario e il compito delle istituzioni concernenti l'economia.

Nel nuovo sistema di produzione delle merci, le imprese produttrici necessitano di capitale da investire in strutture, macchinari e paghe; alle aziende produttrici serve vendere i beni pena fallimento; per poter comprare beni relativamente costosi l'operaio deve avere una buona paga e la certezza di continuare a lavorare con costanza (che non è la figlia del panettiere); la conseguenza è che dovranno prendere corpo istituzioni economiche pronte a erogare denaro a credito (e gira sempre tutto attorno a questa parola), sia alle aziende prima, sia ai lavoratori poi.

Da queste semplici considerazioni è possibile trarne alcune conclusioni (direi svariate, ma a noi interessano soprattutto quelle c.d. socio/economiche con relativa preferenza per le seconde).

L'interesse di tutti è che il ciclo si chiuda: progettazione, produzione, vendita e uso creano un insieme organico.
La parte che a noi tutti interessa comprendere bene, è quella relativa all'operaio salariato, il quale deve avere la certezza di un lavoro sicuro.

Il lavoro sicuro (se così vogliamo chiamarlo nel caso che "posto fisso" vi crei delle turbe) è uno dei pilastri necessari alla produzione massiva dei beni! (non se ne può fare a meno!)

Un'altro di questi pilastri è quello che mette in rapporto; volume delle paghe/produttività.

Per poter vendere tutto il prodotto, l'insieme delle paghe (detto anche Monte Salari) dev'essere commisurato, in un legame stretto, a quanto prodotto.
Senza questi pilastri, ma non solo necessariamente questi, il sistema crolla (come nel '29 e come nel '08).

Ma l'insieme delle elites, delle oligarchie dei produttori e delle istituzioni finanziarie, con la complicità delle classi dirigenti delle nazioni, son riuscite ad escogitare dei sistemi palliativi che posticipano questi fallimenti, facendo altresi in modo che gli stessi ricadano sulle "risorse umane" (come loro le classificano), e cioè il popolo (con l'aggiunta di non poco conto di scarico sul popolo stesso della colpa morale dei fallimenti a colpi di proclami quali: "Avete vissuto sopra le vostre possibilità!", "Siete una generazione di bamboccioni!" etc etc, in pratica cornuti e mazziati).

Una di queste furbizie è quella di riempire la forbice creatasi tra il monte salari e la produttività tramite Debito Pubblico. Questa forbice avrebbe creato una serie continua e costante di fallimenti del ciclo economico vista l'impossibilità matematica di vendere i beni prodotti e di trarne un ricavo.
Il D.P. è stato usato in questo modo, per esempio, attraverso tutto l'arco degli anni '80 in Italia.
Lo Stato pagava in quegli anni interessi reali positivi (ma questa follia è potuta capitare solo perché avevano fatto il divorzio tra Tesoro e Bd'I) sui capitali investiti in titoli pubblici -- notare; nel frattempo tramite una spesa pubblica in deficit che superava la doppia cifra (altro che 2,6%, e questo lo fece tutti gli anni dal '81 al '92) "sosteneva" la spesa degli italiani.

In questo modo le industrie, in special modo la FIAT, vendevano il prodotto e reinvestivano in BOT ricavando rendite nette dal settore finanziario (naturalmente a discapito di investimenti in innovazione e potenziamento degli impianti).
Un enorme grazie a R. Nardella per questo immenso post.

(...la cosa veramente tragicomica è che la FIAT, dopo aver munto la mucca (che ora è nel corridoio, cit LOL), ogni volta che è andata in difficoltà ha attinto a piene mani dalla Cassa dell'integrazione...che ricordiamolo, paga sempre la mucca,  ora ha preso baracca -- i burattini li ha lasciati -- ed è emigrata...."FOZZAJUVEEEE!" gridano gli autentici Fantozzi. )

Bene, abbiamo visto il primo dei "sistemi" usati per chiudere la "forbice".
L'altro è il debito privato, cui famiglie e imprese vengono "invogliate" ad attingervi all'occorrenza.
Questo è nella pratica un gigantesco "schema Ponzi" che lascia sempre alla mucca il fiammifero in mano mentre tutti si accomodano sciallati sulle sedie.
Ecco, è brevemente spiegato QUI (con annessa critica idiota).

Tornando al senso principale del post, possiamo concludere dicendo che un lavoro assicurato e con una retribuzione connessa alla produttività è uno dei pilastri necessari in un capitalismo controllato da una necessaria repressione finanziaria.

(...con buona pace di qualche coglione di comico, mica solo genovese, che si è già dimenticato da dove arriva, e dove tornerà non appena il sistema oligarchico se ne sarà sbarazzato e rimpiazzato per sopravvenuta inutilità...)





domenica 20 novembre 2016

E allora essi fascista!!! (mitico Vittorio GF9)

Ultimamente ho notato una cosa interessante; la maggior parte delle persone non sa di essere intimamente fascista.
Forse perché per fascismo intendono quel partito che in Italia si impose e attraversò la nazione per vent'anni, fino alla follia dell'arrivare pensare che l'Italia sarebbe potuta diventare un impero.
Certo, quel periodo è stato un episodio (piccolo o grande che sia stato a seconda della scala col quale lo si vuole misurare) significativo ed esemplare di un certo modo di fare società e di cercare di far stare insieme i gruppi sociali.
Ma il fascismo, nella sua essenza, non è banalmente quello, o per tornare al punto, solo quello che è individuabile in quel ventennio -- e che, come quelle specie in via di estinzione, sta esaurendo la propria esistenza in un revival mitologico -- ma è un certo modo di porsi nei confronti di chi non la pensa come te, quel modo cioè, che già giudicato qualsiasi pensiero differente come sbagliato, inopportuno, minoritario e in quanto tale inutile.
Semplicemente di fatto, questo è il fascismo.
Data la complessità e ampiezza della società, non è possibile che tutti la pensino allo stesso modo, e neppure credere che possa essere utile alla società stessa che una condizione di simile convergenza di pensiero possa essere utile.
Se qualcuno sostiene questo, o crede a questo, è fascista sapendo di esserlo o lo è senza saperlo (e nella pratica questo non fa molta differenza).

Ecco, dicevo che ultimamente mi capita sempre più spesso di constatare questo modus operandi che è diventato pervasivo, anche al più piccolo livello.
La cosa interessante, ma altamente distopica, è che ne sono quasi sempre inconsapevoli, ma, nel caso si siano dati una patina di democraticità, di socialismo, di solidarietà o financo di anarchia, se li si gratta un poco toccando i tasti giusti, ecco che è pronto a manifestarsi l'intimo fascista che alberga in loro.
Un esempio eclatante è Fabrizio Rondolino che nella sua pagina tweeter ha addirittura impostato come tweet fisso queste parole: "Il suffragio universale inizia a diventare un serio pericolo per la civiltà occidentale!" (ora lo ha tolto, eccerto dico io, anche Storace non avrebbe tanto ardire nel confessare tanto fascismo latente), ma è un male nazionale che attraversa la società ad ogni livello.
Ma questa "anima" fascista la si può constatare anche -- e forse soprattutto -- a livello provinciale e comunale dove la prassi del confronto non ha alcun albergo.
Vi è molto ben sviluppata invece, la prassi dell'appartenenza partitica che piega la politica e l'interpretazione delle dinamiche sociali alla propria linea partitica di appartenenza distorcendo (alla J. Hendrix) la lettura dello "spartito sociale" fino al punto di restare ciechi di fronte a fatti incontestabili e palesi.

Ecco, in provincia, il problema generazionale e l'appartenenza partitica si trasformano in una prassi fascista di fatto (lo so, lo so, il termine fascista è ampiamente abusato, così come quello nazionalista e nazionalsocialista. Ma se vi è stata -- e su questo non vi è alcun dubbio -- un fenomeno di così ampia portata tale da condurre il mondo intero alla guerra planetaria per ben due volte, significa che questi "modi di essere" (fascista e nazista) hanno dato ampia prova della loro "essenza".
E dato che l'uomo, nella sua natura essenziale, non può essere cambiato in così poco tempo, possiamo tranquillamente prendere atto che quella natura in qualche modo si manifesta.

Poi, chiamateli come volete (non spunk, quello abbiamo potuto capire cosa sia dal post precedente LOL) ma "quello sono"!



sabato 5 novembre 2016

Lo spunk, questo sconosciuto (LOL)




(...)Per quel che riguarda le classi d'età i dati sono impressionanti. Mentre tutte quelle fino ai 65 anni danno un vantaggio nettissimo per il NO, con uno scarto minimo di 5 punti tra i 55 e i 64 anni, ed uno massimo di 18 punti tra i 45 ed i 54 anni; dai 65 anni in su il risultato si rovescia, con uno scarto a favore del SI' di ben 19 punti. (...)

                              --------------- °°°°°°° ---------------

Ora, non so bene come dirlo o sotto quale voce lo si voglia denominare. Non vogliamo chiamarlo "problema generazionale"?, ok.
Vogliamo chiamarlo Spunk? ok, finalmente Pippicalzelunghe si metterà l'anima in pace e non dovrà più girovagare alla sua ricerca; è quì in Italia lo Spunk! 
Qualcuno la avvisi, mi raccomando, e penso debbano farlo coloro che hanno un problema ad accettare che esista un problema, e se non vogliono proprio chiamare Huston, almeno avvisino Pippi!

E se qualcuno non lo avesse ancora capito, il 40% alle europee deriva da questo Spunk.



martedì 18 ottobre 2016

Problema generazionale? Ma vaaaa!?

Fin troppo facile farne un post

C'è un paragrafo dedicato a chi tra giovani e anziani sta pagando il prezzo più alto a livello di povertà! (e chi l'avrebbe mai detto?! LOL)

Il prossimo post mappazzone che farò sarà proprio per spiegare come mai la questione generazionale non è una falsa questione, e che è seconda solo al problema globale dell'imperialismo anglofono di stampo classista.

Dico solo che se tu intraprendi un certo percorso, e sai benissimo che ti verranno richiesti, anzi, imposti certi "parametri" economici e tu, appena dopo aver scelto di percorrere quella strada, ti getti anima e corpo a peggiorare quei "parametri" ben sapendo che un domani saranno una palla al piede per chi dovrà sostenere il Paese...allora il problema generazionale...esiste (e non ci sarà nessun intellettuale capace di rigirare questa brutta frittata. Che poi non si debbano fare processi di Norimberga, questa è un'altra storia. Ma potremmo fare una cosa simile al Sudafrica dell'Aparthaid :)

sabato 8 ottobre 2016

Le supercazzole di Youth Forum

Fantastico, ascoltare giornalisti rincoglioniti che trasmettono programmi rincoglioniti per ascoltatori rincoglioniti.
Ascoltatevi lo scambio che è avvenuto a Manuale d'Europa questa mattina; qui il podcast!
La parte fantasticastupendameravigliosasublime è dal minuto 16.00

La questione è che l'UE sta cercando di "comprarsi" la benevolenza dei ggiovini europei con degli "spicci", che nella fattispecie è un biglietto gratis tramite ferrovie della durata di circa un mese per poter girare l'Europa aggratisse ( e aggiungo io, per quei ggiovini che naturalmente lo possono, e per dare un po i respiro a quei trasporti su ferro che probabilmente stanno per fallire).

Si parla di unmiliardoemezzodieuri.

Ad un certo punto intervistano Alfonso Aliberti, segretario dello Youth Forum che raggruppa a Bruxelles un centinaio di associazioni giovanili, che dice molto chiaramente che avrebbero preferito che quei soldi fossero stati investiti in politiche occupazionali di qualità! 
E dice proprio queste testuali parole.

La risposta (?) della giornalista (?) è FANTASTICA!!! (e la paghiamo noi)

Avevo scritto un POST su questa deformazione mentale, che con cifre da capogiro colpisce quelli del piùeuropa,  che cade a fagiuolo.

Ok, il titolo è fuorviante; le supercazzole sarebbero quelle che ha in testa la conduttrice e che hanno trasformato le centratissime parole di Aliberti in supercazzole incomprensibili...forse sottointendo troppo...

sabato 1 ottobre 2016

Coito ergo sum

Transgender denuncia negoziante di articoli elettrici: andato per comprare una spina, si sente chiedere; "Maschio o femmina?".

La commissione europea alle pari opportunità ha in studio il cambio di definizione: Dante -- ricevente.

L'SNDA (Società Nazionale Dante Alighieri) di Firenze insorge: "Scandaloso usare il nome del Sommo poeta per definire una spina elettrica!".
La commissione europea ci bacchetta: "Gli italiani non meritano di parlare l'Italiano. Facciano come i tedeschi!".

La Boldrini tuona: "Discriminazioni sessuali creano tensione nella società, serve una messa a terra!".

Per cercare di eliminare discriminazioni sessuali, la commissione europea ha allo studio una spina con un perno e un foro (dante ricevente) detta spina gay, e una solo con fori ma dotata di un gadget con due cilindretti da usare all'occorrenza (ricevente con gadget) detta spina lesbo.

Si accettano consigli idee e soluzioni per spina trans.

venerdì 23 settembre 2016

Travaglio vs Renzi

Per ora ho potuto vedere solo 20:00 min. del confronto e, sconsolatamente, devo rilevare che fino a quel punto è 2 a 0 per Renzi.

Purtroppo per lui, Travaglio non capisce una beneamata minchia di economia, e come aggravante, ha anche il supermoralismo.

Ripeto: per ora 2 a 0 per Renzi (ed è tutto detto per quanto riguarda l'opposizione ai garzoni delle oligarchie che dominano il mondo)
Tristezza assoluta....

Addendum

Ok, ora l'ho visto tutto e Travaglio, nonostante avesse campo libero (tipo 11 contro nove) sulla questione costituzionale non è riuscito a mettere all'angolo il cazzaro di Rignano che ha iniziato a tenere la palla e a buttarla sistematicamente out specialmente dopo aver subito l'insaccata sulla stesura dell'articolo 70 scritto coi piedi (anche peggio di come scrivo io).
Poi addirittura hanno iniziato a farsi scaramucce e dispetti fregandosene bellamente della Gruber, che per l'occasione si era fatta tirare, levigare e gonfiare come un canotto, e che cercava di richiamarli come fa una maestrina con due bambini discoli quali in effetti sono.

Ne sono usciti male entrambi.
Travaglio è monotematico, tutto tagli; alla spesa, ai rimborsi...in pratica allo stato, e non capisce che Il cazzaro è lì apposta; deve ridimensionare lo stato privatizzando tutto il possibile ma anche l'improbabile iniziando proprio dalla costituzione che tanto fastidio dà alle potenti oligarchie che dominano quasi indisturbate (appunto l'unico disturbo che è rimasto è la costituzione).

Quello che demoralizza è che a contrastare questi garzoni mandano solo quelli della supermorale che in quanto tali svolgono la parte degli utili idioti del grande capitale internazionale.

2 a 1 per Renzi in una partita di scarsi contenuti umani, tecnici e etici.

giovedì 22 settembre 2016

La fine del mondo classico! (?)

Dopo la famiglia, un'altro dei pilastri dell'identità è la cultura classica.
Anzi, la cultura classica è LA cultura dell'identità, dove la storia narrata è costellata dalle scelte compiute dagli individui. (è un modo di raccontare la storia parziale, ma questo è)

La dimensione dell'uomo classico è una sfera molto soggettiva che raggiunge il suo picco massimo in Cartesio: "Cogito ergo sum". (un eccesso di sboroneria classica)
La confusione fra parte e tutto è notevole ma è la nostra "cifra", il nostro modo di essere, la nostra identità. Certo si può e si deve migliorare, e infatti la fisica quantistica ha fatto fare passi avanti...mmmh...forse indietro, anzi, certamente indietro.
Infatti si è dovuto rispolverare Aristotele e il suo principio di "potenza"...Aristotele, più classico di così!!!?
Perché tiro in ballo il "mondo classico"?
Perché è nella "sfera" classica che trae origine e continuità la nostra identità.
E dov'è che si insegna e tramanda la nostra cultura? (classica)
Ma a scuola no?!
E allora se, nella mia mente malata di elites dominantecheintendedominareilmondo, individuo nell'identità l'impedimento maggiore al mio disegno di mondodiconsumatoriglobale che deve accettare e consumare il mio prodotto di scarsa qualità ad un prezzo elevato, allora, se intendo usare la mia logica classica, esattamente proprio quella che mi ha permesso di dominare le altre culture, devo cercare di sfilacciarla piano piano, un pezzo alla volta. (è comunemente detto paradosso, ma in realtà è sadomasoipocrisia alla massima potenza)
E quindi?

E quindi cercherò il modo, la maniera e un sistema per dissolverla nel tempo...piano piano...pezzo a pezzo.

Oltre al revisionismo storico c'è anche questo.

E intanto la maggioranza dei nostri intellettuali di sx...ronf ronf...dream dream...ronf ronf... zzzzzz.

mercoledì 7 settembre 2016

Supercazzole e supercazzolari

POLITICA IL PREMIER A "PORTA A PORTA" RENZI: AIUTI PER LE PENSIONI MINIME E PER L'ANTICIPO. PIÙ SOLDI PER GLI STATALI
ù
Il referendum sulle riforme si terrà "tra il 15 novembre e il 5 dicembre". Renzi si dice disponibile a cambiare la legge elettorale (l'Italicum) "se ci saranno i voti in Parlamento". Il caos in Campidoglio? "Scene indecorose, mai viste tante bugie, ma non festeggio" - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Renzi-aiuti-per-le-pensioni-minime-e-per-anticipo-Piu-soldi-per-gli-statali-1b88b4c4-b9c2-4d1f-928b-744d090f1f1d.html

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Scusate, ma non ci avevano raccontato che bisognava sganciare la Banca centrale dal Tesoro per fare in modo che la classe dirigente non usasse più i soldi del Paese per interessi di parte o per assicurarsi voti all'occorrenza? (come già fece con gli ottanta euro?)

Ogni volta che senti parlare di morale in politica cerca di stringere il più possibile le chiappe che qualcosa sta per arrivare.

giovedì 1 settembre 2016

Franceschiell'

Proprio adesso al TG3 titola:

 IL PAPA: CAUSA DELLE MIGRAZIONI, IL CAMBIAMENTO CLIMATICO!

Ma...ma...ma va' caghe'!!!

(Mi sto solo  chiedendo se lo hanno minacciato oppure se aveva bevuto troppo vin santo a pranzo)

venerdì 22 luglio 2016

Scontro di civiltà? No, ma...

Facciamo una cronologia?

Libano: dal '75 La questione Libano è molto complessa e non può essere messa univocamente sotto la lente dell'integralismo islamico.
Ma uno dei risultati furono gli Hezbollah . Ad oggi risulta essere una zona sotto il controllo dell'integralismo.


Iran: (...) dal '78: La rivoluzione islamica iraniana fu tutta una serie di sconvolgimenti politici e sociali, avvenuti nel periodo 1978-1979[1] in Iran, che trasformò la monarchia del paese in una repubblica islamica, la cui costituzione si ispira alla legge coranica (sharia).


Algeria: (...) Le elezioni legislative del 1991 videro una forte ascesa delle formazioni che si ispiravano al fondamentalismo islamico, in particolare del Fronte Islamico di Salvezza. Con ogni probabilità, il secondo turno delle elezioni avrebbe assegnato ai partiti islamisti una consistente maggioranza parlamentare, consentendo loro di emendare la Costituzione laica del 1976 e di istituire una repubblica islamica.
In tale prospettiva, l'esito elettorale fu annullato e l'11 gennaio 1992alcuni generali dell'esercito (janviéristes) misero in atto un colpo di Stato, costringendo Bendjedid alle dimissioni.
Io aggiungo solo che l'integralismo è vivo e vegeto e sta rinfocolando sotto le ceneri.

Libia: Quello che è accaduto e sta accadendo è sotto gli occhi di tutti. Pare sia l'unica altra zona in cui l'isis sia riuscito a stabilire un dominio .

Tunisia : (...)Ciò che vorrebbe sembrare una rivoluzione sociale, almeno inizialmente, e gli integralisti , astutamente, sono rimasti silenziosi durante gli eventi, iniziano adesso a spuntare fuori. Già venerdì, le moschee erano colme per ascoltare i sermoni dei predicatori, apparsi come per miracolo, dedicati ai “ martiri della rivoluzione “ , e quando i musulmani iniziano a parlare di martiri, sono dolori…. 

Il tipo di linguaggio utilizzato è cambiato, adesso è molto più violento ed aggressivo e non dobbiamo dimenticare che alle elezioni del 89 e malgrado la repressione, il partito islamista Al Nahda aveva ottenuto il 20 per cento dei voti. Il consenso non è certo diminuito, anzi! (...)
                                                             
Bisogna ammettere che fino ad oggi assieme al Marocco è la nazione con meno radicalismo islamico.

EgittoMuḥammad Mursī ʿĪsā al-ʿAyyāṭ (in arabo: محمّد مرسى عيسى العياط‎; El-Adwah, 20 agosto 1951) è un politico egiziano, del Partito Libertà e Giustizia(il partito dei Fratelli Musulmani).
Ingegnere chimico con una laurea all'Università del Cairo (1975), un master (1978) e un PhD alla University of Southern California (1982), ha operato alla California State University, Northridge, dal 1982 al 1985, anno in cui è tornato in Egitto.
È divenuto Presidente a seguito delle elezioni presidenziali del 2012 ed è stato il primo ad assumere tale carica con elezioni democratiche[1]; è rimasto in carica per circa un anno, fino al 3 luglio 2013[2], quando venne deposto da un colpo di Stato militare.
A votazione democratica la vittoria va all'integralismo dei Fratelli Mussulmani.
Se non sapete chi sono e cosa vogliono i Fratelli Mussulmani non potrete capirci molto da questo post !
Per quello che riguarda: Iraq, Siria, Arabia Saudita, Yemen, Pakistan, Afganistan, Turchia, Nigeria, Sudan e molti altri stati che non sono sotto la lente di ingrandimento, non c'è bisogno di dire molto.
Quello che non riesco a capire è come facciano in molti a continuare a dissimulare un qualcosa che non può essere più mascherato o mimetizzato: La reazione spontanea di "quelle culture" -- ma viene da dire; "quella cultura"  -- alla penetrazione della cultura occidentale in genere, oggi declinata in capitalismo senza regole e angloamericana più specificatamente, è l'islam, soprattutto quello integrale sunnita o sciita che dir si voglia.
Non è una manifestazione sporadica e ristretta come qualcuno continua ottusamente a proclamare.
Certo non è uno scontro di civiltà, per un simile scontro ci vorrebbero almeno due civiltà.
In questo caso possiamo parlare di cultura ma non di civiltà, è sottointeso che una civiltà progredisca e nessuno può affermare che l'islam sia progredito dalla sua comparsa, anzi, possiamo affermare che in questo particolare momento ci sia una regressione.
Ma il mio punto di vista relativo è che più che una questione di cultura, sia una questione di natura, di genetica.
E' abbastanza intuibile dalle reazioni sia generali che particolari, che c'è una forte componente extraculturale che risulta spesso ingestibile dalla cultura stessa.
Esistono certamente persone mussulmane molto intelligenti e capaci di interpretare i libri rivelati (per quanta importanza possiamo assegnare a questa pratica) con la giusta moderazione e capacità adattative adeguate, ma il risultato maggioritario è quello di una visione ipermoralistica degli eventi. Posizione che si allontana dall'etica e si avvicina alle pulsioni animali che ancora albergano nell'uomo, nel senso che la morale diventa solo lo spunto per poter scatenare e lasciar fluire le pulsioni della materia .
Per chi legge questi eventi con la sola lente culturale la realtà diventerà sempre più intangibile e incomprensibile a cui sarà necessario trovare nuove e fantasiose teorie astruse e sconclusionate che pare non si accorgano dell'univocità del carattere delle manifestazioni.
Per chi sa che la cultura non è il solo e unico modo di leggere gli eventi non sarà difficile comprendere le ragioni insondabili di parte degli eventi.
Ai miei occhi è abbastanza chiaro che la causa principale di queste manifestazioni non può essere ascritta al capitalismo globalizzante senza freni delle elites, in quanto tale capitalismo agisce oramai in ogni parte del mondo, ma non in ogni parte la reazione è quella di cui abbiamo parlato finora.

p.s. Mentre scrivo ho notizia dei fatti di Monaco di Baviera....
E  pensare che gli organi di comando europei sta cercando in ogni modo di convincerci ad accogliere quanto più possibile di "questi" mussulmani.
Dicono che sono una risorsa...

Stupet homo me ingredi non cessabis

Il latino ha un non so che di solenne. (trad. di google)




domenica 17 luglio 2016

Identità o lotta di classe?

E mò bbasta...

Sono d'accordo sul fatto che buona parte degli europei si sia lentamente ridotta a una massa di inconsapevoli e sfruttati lavoratori/consumatori in balia del libero mercato, e anche che stia perdendo quel senso di supremazia culturale che li ha contraddistinti.
E sarà pur vero che parte della responsabilità dei milioni di morti delle due più grandi guerre che l'umanità abbia mai conosciuto possano essere imputate ad un (spero) profondo senso di identità.
Ma è una parte minima e non sostanziale, e ad una più profonda e disinteressata analisi, le cause preponderanti di quelle tragedie possono essere tranquillamente assegnate alla "lotta di classe" (definizione che è scomparsa dalla narrazione e che dovrebbe farci pensare).

Che tradotto significa che le antiche oligarchie aristocratiche, sfruttando le povere e ignoranti masse, e accumulando favolose ricchezze, han cercato di spartirsi il mondo a cannonate (fosse mai che questo passaggio storico di pochi che accumulano tanto a spese di molti che si spartiscono poco ci possa far notare una certa similitudine con l'attualità?).

Intendo dire che il concetto di identità è stato tirato per la giacchetta a seconda degli interessi che si intendevano perseguire

L'identità, che oggi viene sputata e schifata, ha delle grandissime qualità intrinseche.
Prima fra tutte quella di far crescere nell'intimo, o anima ce dir si voglia, (ma questa è una questione che è meglio tralasciare), il senso della consapevolezza, primo passo verso la propria emancipazione dai falsi miti.
Fino a qualche secolo fa bastava il Dio sovrannaturale a immagine e somiglianza e il relativo inferno a spingere le masse al massacro, poi non bastò più.
Perché?
Perché l'umano si è ancor più abbruttito passando dalla vita durissima dei campi, ma ancora a dimensione "divina", alla vita alienante della fabbrica, dove di "divino" resta poco o nulla.
E allora Dio dov'era finito?
Piano piano si avvicinava.

Così Dio, dopo essere disceso dai cieli nella figura dell'Imperatore e nella cultura del popolo, si trasferirà poi direttamente nella singolarità della persona e nel culto relativo (e 'n'tu'culu anche la cultura).
Così dopo aver lottato a caro prezzo per la gloria del "Re" o "Imperatore", e non avendoci cavato neppure un ragno da un buco, nasce nell'animo, anche grazie alla scienza, la consapevolezza dell'uguaglianza tra umani, essi stessi dio in terra (pur tra diversità culturali, che certamente è ossimoro e paradosso al contempo).
Ma come la realtà quantica o l'evoluzione della specie ci insegnano; dal punto di vista quantico, osservando il microcosmo e superando i limiti della nostra dimensione, la certezza di poter sapere esattamente cosa succede in ogni istante della realtà decade, e quindi con essa la certezza di poter conoscere esattamente le leggi che governano l'universo, e cade pure, dal punto di vista evolutivo, la certezza di cosa siamo noi umani e di cosa siano le specie di qualsiasi forma di vita esistente.
Col teleobiettivo della macchina del tempo, le specie, di qualsiasi ordine e grado, diventano un unicum in costante mutazione. Accontentiamoci di vivere nella nostra dimensione e lasciamo alla filosofia i paradossi che avanzano -- sia nel senso di abbondanza che in quello spaziotemporale.

E la nostra dimensione ci racconta una storia nella quale l'identità ha un grande valore.
Un valore che non può essere lasciato nelle mani delle aristoligarchelites e usato a seconda dei loro interessi.

Così è ora di dire basta a queste immense cazzate che vogliono farci credere che questi Frankenstein culturali, questi "smarriti nell'universo classico" che ogni tanto impazziscono e decidono di vendicarsi uccidendosi e nel contempo uccidendo quanti più possibile di "noi" europei, francesi, inglesi, italiani o mettete voi un'identità a scelta, sono "di noi".

NON SONO "DI NOI"!
NON SONO FRANCESI!!! NON SONO INGLESI! NON SONO ITALIANI!

I francesi sono orgogliosi della loro rivoluzione e di tutto quello che essa ha comportato, anche delle sue incongruenze e contraddizioni.
Sono fieri e gelosi dei loro diritti e della loro capacità di sapersi gustare la vita sotto tutti quegli aspetti che portano piacere e gioa di vivere all'uomo (come anche gli italiani).
Non intendono farsi mettere i piedi in testa da un comico inconsapevole come Hollande e da una riforma del lavoro che massacra i più deboli (e qui qualche domandina noi italiani dovremmo pur farcela, ma a quanto pare noi siamo fuuuurbi).
Sono fieri e orgogliosi (magari anche un po orgoglioni) delle loro donne e della loro indipendenza, ma tout se tient.

NON SONO ITALIANI!
Gli Italiani sono orgogliosi della loro storia, con tutte le contraddizioni del caso.
Sanno chi era Garibaldi, Mazzini etc etc e cosa hanno fatto.
Hanno antenati periti per liberare questo paese dallo straniero e dal fascismo.
In tanti hanno lottato e sofferto per limitare il potere religioso e la relativa ignoranza.

NON SONO EUROPEI!!!
Gli europei sono consapevoli di avere profonde contraddizioni e non credono di stare dalla parte giusta per grazia divina da almeno trecento anni.
In Europa, o dai loro emigranti, sono nati i diritti universali dell'essere umano, e nelle costituzioni di buona parte delle nazioni che le danno forma è scritto a chiare lettere che i fondamenti dello stare insieme SONO LAICI, SONO LAICI, SONO LAICI, SONO?...LAICI, PUNTO.
Gli europei non intendono sentirsi abdul di nessuno, e neppure sottomessi a priori -- come l'identificazione "islamico" che essi stessi si danno sta a significare.

AVETE ROTTO I COGLIONI, specie quel "simpatico" e incompetente burocrate di Letta che ha definito l problema dei magribini che cercano di sterminarci, un problema "interno", di noi europei.
NON SONO EUROPEI!
NON CONDIVIDONO NULLA DI CIO' CHE CI RENDE EUROPEI.
ODIANO GLI EUROPEI E VORREBBERO ASSOGGETTARCI ALLE LORO REGOLE (che tra l'altro sono in aperto e netto contrasto con le nostre, ALLA FACCIA DEGLI ARCOBALENISTI CHE DOVRANNO FARSENE UNA RAGIONE dato che la realtà li sta prendendo a sonori schiaffoni).


p.s.
(Che poi tutti i casini del medioriente vengano fomentati e usati dalla NATO è un'altro discorso, e ha a che fare con gli immensi interessi delle oligaristocrazielites,  che NON SONO I NOSTRI! E che si chiamano "Lotta di classe" o in qualsiasi altro cazzo di modo che volete chiamarli).


domenica 19 giugno 2016

Le nuove opportunità del libero mercato

Una cosa è certa; con questioni come la Brexit, o l'operazione a cuore aperto di Berlusconi ci sono ottime opportunità, per chi maneggia grandi capitali finanziari, di ottenere lauti guadagni in breve tempo e con pochi rischi.

Non credo sia poi così difficile, per coloro i quali il loro mestiere sia quello della manipolazione psicologica di persone ad alto squilibrio mentale, indurre qualche integralista borderline a compiere un gesto eclatante.
Che poi il risultato è quello di riuscire a modificare l'opinione di molti indecisi su una questione tanto delicata (per un opinione pubblica sclerotizzata) come la Brexit.

Nel giro di una settimana in tanti hanno venduto tutto sui mercati sospinti da una martellante propaganda che prospettava piaghe tragedia, sciagura etc etc (e qualcuno ha comprato), poi succede quel che sappiamo e di colpo ai mercati torna la fiducia.

Sia in un caso; e cioè quello che la faccenda sia stata manipolata quantitativamente e qualitativamente nelle possibilità di chi può. Sia nell'altro; che tutti gli avvenimenti non abbiano nulla o quasi nulla di orchestrato, ci troviamo di fronte a una condizione generale altamente preoccupante.

In entrambi stiamo lasciando le nostre vite alla mercè di forze poco edificanti.

domenica 12 giugno 2016

La neo economia è su ordinazione

Guardare la tv o ascoltare la radio non è inutile.
Ci si perde tempo, specie per la tele, ma se si fa attenzione a volte si riesce a intuire l'indirizzo delle politiche cui vogliono portarci tramite l'affermazione ripetitiva di paradigmi fino alla noia.

Su Radio Rai 1 venti minuti prima di mezzogiorno c'è un programma dal tittolo: Etabeta.
Tutte le innovazionimettiunnumeroacasopuntozero, che sia due, tre, quattro o cinque, lì vengono proposte.
E così spiegano cos'è il crowfunding (eccerto dico io, se non ci sono gli investimenti devi fare la colletta, come si fa nei centri sociali per comprare"il fumo") e le start up, e ti viene spiegato anche che (dopo che qualcuno ha fatto presente che più del 90% (letto bene; novantapercento) falliscono) il fallimento non va inteso come un vero e proprio fallimento come qui da noi, ma come un fallimento là da loro (realtà anglosassone) dove pare che sia una pratica normale; si fallisce e si riparte con una nuova startappe, così, d'amblè  (secondo me è anche perché da loro avranno anche una normativa adatta a far si che il fallimento non ti seghi le gambe).

Poi, c'è il car sharing, il food sharing e l'apecar sharing, che sono tutte app per poveracci che devono arrotondare (dicono loro, per me è la nuova forma di baratto);  se per esempio, dovessi mai aver bisogno di andare all'orto e la tua lapa 50 è dal meccanico, vedi se qualcuno del paese ti da un passaggio a raccogliere le tomatiche e in cambio gliene lasci qualcuna per fare un'insalata.

Ma il meglio sono le stampanti in 3D. La chiamano la nuova economia su prenotazione, economia personalizzata, a misura d'uomo.
Così ognuno potrà avere cose fabbricate solo per se stesso e per il suo ego.

Dunque dunque, fammici pensare un attimo...questa dell'economia su ordinazione l'ho già sentita....
Ah si, certo, era l'economia prima della rivoluzione della produzione in serie meccanizzata dei beni.
In parole povere l'economia che era in atto fino alla fine del diciannovesimo secolo, prima che Ford mettesse in pratica alcune intuizioni che fino a quel momento erano solo delle teorie.

Prima di quel passaggio, che rende pratica la c.d. modernità --cioè la rende reale e alla portata di tutti trascinandoci fuori da quella che era una condizione sostanziale di miseria per la stragrande maggioranza delle classi sociali -- vigeva l'economia su ordinazione.

L'economia su ordinazione è molto semplice, è l'economia nell'accezione di Occam: se hai i soldi ordini, se non li hai no, punto.
In pratica il lavoro era scarso perché la ricchezza era scarsa, e questo perché si considerava ricchezza oro e terra; se li avevi entrambi, o almeno uno dei due, avevi ricchezza, se no ti attaccavi.
La ricchezza era relativamente scarsa ed era concentrata entro poche persone, il lavoro che ne derivava era scarso tanto quanto la moneta che circolava (una persona, per tanto che si dia alla pazza gioia è sempre solo una persona).
Tanta gente si arrabattava per sopravvivere e si facevano tanti figli. Primo perché in molti morivano quasi subito (la sanità), e anche perché, mancando una certa quantità di tecnologia (notare bene; quantità, non tanto qualità. Oggi, per la stragrande maggioranza dei beni "pesanti", stiamo ancora usando la stessa tecnologia di più di un secolo fa, migliorata, certo, ma sempre quella è) servivano molte braccia, e dato che le paghe facevano schifo, era meglio avere più paghe nel nucleo famigliare -- ma anche perché senza pensioni (welfare) si aveva più speranza di vivere in vecchiaia nel nucleo famigliare di uno o più figli.

Queste erano le condizioni relative all'economia su ordinazione; tanta miseria.

Gli stati più ricchi erano quelli che avevano conquistato più terra e assieme ad essa materie prime, oro e la materia prima più ambita di tutti i tempi; gli schiavi.
Volevi essere più ricco? facevi una guerra e se andava bene ti arricchivi. Volevi toglierti dalla miseria? provavi a fare una sommossa e finivi dritto dritto al camposanto (se ti andava bene).

Il cambio di paradigma avviene ad inizio secolo quando Ford ribalta l'immaginario di sistema  mettendo in pratica una produzione che potremmo paradossalmente chiamare pianificata, che cioè proietta nel futuro i risultati di scelte compiute nel presente: non aspetto che ci siano gli ordini per produrre, ma pianifico di produrre un certo numero di beni immaginando che, se do la possibilità alle persone di acquistarli, essi li compreranno e tutti ne avranno un giovamento.

Intanto per poter mettere in pratica l'idea di produzione a catena servono anzitutto investimenti nei beni capitali di produzione, nelle strutture e nelle paghe dei lavoratori, e ancora non abbiamo prodotto nulla.
Ma anche quando fossimo riusciti a produrre i beni di consumo a chi li venderemmo?
Fin che si tratta di cianfrusaglie da poco potremmo anche sperare di venderle -- ma a pensarci bene chi le comprerebbe se gli operai fan perfino fatica ad assolvere le esigenze di base?
E' chiaro che devono essere le paghe degli operai a sostenere la produzione comprando i beni, altrimenti non essendoci un ritorno economico sotto la voce profitto, la fabbrica chiuderebbe e tutti a casa.
Quindi le paghe devono avere una relazione con la produttività.

Ma se noi iniziamo a pensare a beni costosi come un'automobile, ma anche una radio o una bicicletta, ecco che il problema diventa serio. Non è possibile, anche aumentando le paghe quasi del doppio, come fece Ford nel 1916, riuscire a vendere il prodotto prima che le risorse finiscano e la fabbrica chiuda. Serve una istituzione, un sistema finanziario strutturato ad hoc, che vada a coprire quello spazio di tempo tra la produzione e l'accumulazione, da parte dell'operaio, di risparmi sufficienti all'acquisto, e anticipi la ricchezza prima che questa possa "materializzarsi realmente" nel tempo.
Questo lasso di tempo si chiama debito, o se preferite credito (tanto è la stessa cosa, solo che riescono a farci credere che siano due cose diverse, e una delle due sia una colpa , mentre è solamente un passaggio obbligato del sistema. Questo sistema, chiamato capitalistico, non può che funzionare in questo modo, cioè creando un debito che poi, in futuro diverrà un credito).

E' come per i primi agricoltori quando capirono il funzionamento della coltivazione indotta. Dovettero andare in debito di energie dissodando, livellando, e arando un pezzo di terra per poi avere, in futuro nel momento del raccolto, un surplus di energia in beni alimentari. La c.d. ricchezza si crea sempre con un debito.

Allo stato attuale le cose stanno all'incirca così:
L'imprenditore si indebita con una banca (la quale ha raccolto i risparmi di chi ha lavorato) e li investe in beni capitali che producono beni di consumo, e cioè anche in redditi. I beni prodotti verranno comprati dallo stesso soggetto che ha ricevuto un reddito per produrli e che non spendendo tutto quel reddito e risparmiandone una parte creerà quella riserva che servirà come base per i futuri investimenti che ridiventeranno a loro volta redditi che compreranno i beni che verranno prodotti etc etc.
Si chiama ciclo economico (e la parola ciclo non è lì a caso)

Intanto possiamo notare come la banca sia solo un tramite, anzi, debba essere solo un tramite e debba comportarsi in modo che questo processo si svolga senza intoppi di sorta. Questo è il compito istituzionale della banca.
E possiamo anche notare come la ricchezza venga prodotta da tutti gli attori facenti parte il sistema. Questo insieme va a formare un complesso sociale virtuoso dalla dinamica circolare. E' chiaro ora che la ricchezza sta nel sistema stesso, sia cioè dovuto alla somma e all'interazione dell'apporto che ogni classe sociale pone in essere; in poche parole è endogeno e non dovuto a fattori esterni, tipo l'oro o le  materie prime, che sono solo il tramite per la creazione di ricchezza.

Se una delle parti del sistema verrà privata anche solo di una parte della ricchezza che gli spetta, a cascata anche il resto del sistema inizierà ad avere degli scompensi.
Se per esempio riducessimo le paghe dei lavoratori, cosa facilmente attuabile con sindacalisti che non hanno la più pallida idea di come funzioni un sistema economico moderno e a cui una poltrona comoda e ben remunerata fa più gola che adempiere al proprio dovere, cioè difendere i deboli, risulterà impossibile in futuro per le aziende  vendere i tutti i beni, rientrare dai debiti, ottenere profitti e continuare ad investire.
Questo scompenso metterebbe in difficoltà il sistema bancario che dovrà (dovrebbe) rispondere ai suoi creditori, cioè le famiglie (questo è; le banche sono nostre debitrici) che sono le stesse a cui è stato precedentemente corrisposto meno reddito, quindi risparmieranno meno riducendo l'ammontare di denaro a disposizione della banca per finanziare gli investimenti, che si troverà costretta a ridurre i crediti alle aziende, che andranno a ridurre i redditi, i quali andranno a ridurre i consumi che non permetteranno il rientro dei debiti che ridurranno li investimenti, quindi i risparmi, quindi il credito, quindi......

(Questo è il libero mercato che tanto ci hanno magnificato, e che vogliono tenere al di fuori di qualsiasi tipo di intervento di pianificazione da parte dello stato.
E' cioè un sistema che ha uno svolgimento distopico e fuori da ogni possibile correzione, e che non ha alcuna possibilità di venirne fuori  se lascia le dinamiche economiche all'insieme indistinto, sregolato e incontrollabile degli operatori.)

Ma torniamo ad inizio ventesimo secolo e al sistema economico moderno che sta per realizzarsi.
Oltre a tutto quello già detto, bisogna aggiungere un passaggio non da poco.
Il c.d. consumatore, per poter fare un passo importante come quello di indebitarsi per diversi anni, deve avere nel suo orizzonte prospettico la sicurezza di potersi basare su un reddito sicuro nel tempo, perché, altrimenti, piuttosto che correre un simile rischio preferirà posticipare la spesa  in un momento futuro, tale da godere di una copertura finanziaria migliore.
Ecco perché anche la parte normativa riguardante il mondo del lavoro ha dovuto adeguarsi alle nuove esigenze disciplinando la figura dell'operaio in modo da assicurargli il posto di lavoro.
Togliendo quel punto fermo che dava all'operaio la sicurezza del lavoro si è minata alla base la fiducia che egli poneva nel sistema rendendo incerto il suo futuro reddito e quindi di conseguenza anche quel ciclo virtuoso di cui sopra.
(che dire...ci sono anche deficienti che ci hanno fatto un film, che è stato campione d'incassi tra una risata e l'altra, che derideva l'immaginario del posto fisso nella contentezza generale)

Ora, a tutto questo scompenso di domanda (così è definita quella figura che nel ciclo economico compra i beni) è stato posto rimedio attraverso un passaggio indiretto che riesce;  in primis a posticipare l'inevitabile e fallimentare resa dei conti, e in seconda battuta (ma non meno importante, anzi), a nascondere, dissimulare e riallocare la causa delle crisi che inevitabilmente si susseguono a cadenze quasi regolari.

Uno dei modi per porre rimedio è quello di usare il debito pubblico: dato che le paghe non sorreggono la produzione (mancanza di domanda), si spinge sulla spesa pubblica per compensarne la carenza sul mercato. Così facendo si ottengono diversi piccioni con una fava; il primo è che le aziende possono ripagare i debiti riuscendo a vendere i beni e salvando le banche, il secondo è che lo stato si indebita alle condizioni di mercato, cioè alti interessi che rimpinzano il settore finanziario, il terzo è che lo stato diventa "il cattivo" che aumenta le tasse perché "...s'è magnato tutto!", il quarto è che "Dobbiamo calare il debito pubblico! Quindi privatizziamo!".
Da questo passaggio nasce l'accanimento verso il debito pubblico e tutto ciò che è Stato.

L'altro modo è il debito privato: famiglie e imprese si indebitano col settore finanziario che allarga i cordoni del credito. Su questo punto ho già scritto, ma basta gugolare "Ciclo di Frenkel" e c'è tutta una produzione scientifica esaustiva al riguardo.

A questo punto abbiamo aggiunto quello che mancava per completare il sistema sociale moderno; i beni comuni e l'intervento pubblico.
Prima abbiamo visto come funziona la sua parte "pesante", "fisica" del sistema economico -- parte che potremmo considerare, usando una metafora fisica, "Newtoniana" (dal celebre scienziato).
Ma una società non è possibile declinarla solamente nella sua parte materiale, neppure sotto l'aspetto economico, perché c'è anche la parte metafisica, cioè quella che potremmo definire "Quantistica" in quanto vive in una dimensione diversa da quella che abbiamo definito "Newtoniana".
Questa parte potremmo immaginarcela come l'insieme di tre grandi "aree metafisiche"; sanità, istruzione e ambiente -- che come è facilmente intuibile sono anche interconnesse.
Dovrebbe essere chiaro a tutti che non è possibile lasciare o assegnare anche solo una o più di queste parti alla gestione privata -- e non ho intenzione di dilungarmi troppo nello spiegare il perché non è possibile.
Per citarne solo uno, dico che per certe zone del paese non è possibile avere un ritorno economico a fronte degli investimenti ( per tutto ciò che è infrastruttura per esempio, lo stesso vale sia per sanità e istruzione).
Quindi o raggruppiamo tutti i cittadini in immense metropoli disumane, o più sensatamente accettiamo queste come spese obbligate e tese al benessere della nazione nella sua interezza che equipara sullo stesso piano sia chi piace vivere ammassato in  città, sia chi piace vivere isolato in culo ai lupi (se da lui si pretende che sottostia ai doveri di cittadino).

Ecco che questi ambiti necessitano di intervento pubblico, e di conseguenza di una forma di investimento che per forza di cose non può essere contabilizzata con i canoni di quella "Newtoniana" dove c'è una "materia" o un servizio quantificabile e rapportabile.
L'istruzione per esempio, non è possibile quantificarla se non con canoni che non sono economici e di conseguenza è un'idea idiota rapportarla ad una presunta produttività (che è un termine prettamente "pesante", legato alla materialità).
Lo stesso vale per gli altri due aspetti.
Questi semplici ragionamenti rendono palese il fatto che solo uno Stato Nazionale è in grado di intervenire appropriatamente in questi ambiti, e deve poterlo fare nella sua più piena capacità e sovranità avendo come linea guida il benessere di tutti i cittadini e non solo di alcuni di essi.
Ecco perché la Banca Centrale di una nazione deve poter finanziare gli investimenti in tali settori senza per questo dover procurare guadagni ad alcuno in particolare -- fosse anche solo il sistema finanziario privato o istituzioni finanziarie internazionali che sono gestite evidentemente dai poteri economici dei paesi più ricchi.

In buona sostanza non è possibile che la nostra sanità, la nostra istruzione e il nostro territorio debbano cadere nella logica del profitto economico come sta accadendo da quasi quarant'anni a questa parte (e i cui effetti in taluni casi sono sotto gli occhi di tutti).
Se si toglie ad una popolazione la possibilità di gestire in piena sovranità (come specifica la costituzione) le proprie politiche economiche sotto l'aspetto che abbiamo definito metafisico, di salute, istruzione e ambiente, le persone si trasformano automaticamente in "parti meccaniche del sistema materiale".
Senza territorio, istruzione e salute, vorrei che mi fosse spiegato che senso ha un sistema sociale, ma soprattutto quale direzione stia prendendo.
A questo pare non interessi nessuno talmente ci hanno abituato a ragionare in termini di emergenza e di direzioni obbligate dai paradigmi economici cui ci sottopongono quotidianamente.


Bene, ora abbiamo visto come funziona alle più grandi linee un sistema economico moderno e una società nella sua completezza.
Grazie alla "luce" che il passato proietta alle nostre spalle -- una sorta di metafora della caverna di Platone -- possiamo immaginarci, "osservare", cosa potrebbe succedere nel futuro.

Facciamo un'altra piccola considerazione; oramai sappiamo tutti abbastanza bene che l'1% della popolazione della terra detiene più del 60% della ricchezza e dei mezzi di produzione.
Cosa vuol dire questo se lo vado ad inserire in un concetto prossimo futuro che sostituisce il paradigma economico da "produzione di massa" a "produzione su ordinazione" ?

Vuol semplicemente dire che qualcuno potrà dire: "Io i soldi li ho e tanti. Quindi mi compro cosa voglio quando voglio e come voglio. Te che non li hai tornerai ad arrabattarti nella miseria."  (cosa voglio non è u modo di dire, oramai possono comprarsi davvero qualsiasi cosa).
E aggiungerà: "Non sperare di tornare a fare troppi figli che non ne abbiamo più bisogno dato che; primo, ti stiamo sostituendo con manovalanza a basso costo proveniente dal terzo mondo, secondo ti sto facendo credere che la tecnologia sta erodendo posti di lavoro!" (ragionamento idiota l'ultimo, sul quale dovrò fare per forza un post).
E questo perché se il denaro e quindi anche la ricchezza, torna ad avere una corrispondenza con l'oro le materie prime e la terra, o in relazione ad una necessaria sostenibilità contabile in termini strettamente economici di partita doppia, si interromperà di conseguenza quel circolo virtuoso che crea ricchezza, e si tornerà ad un sistema gestito da una élite coi pieni poteri e non dall'insieme equilibrato delle parti sociali (e tornerà inevitabilmente la guerra).

martedì 31 maggio 2016

I quattro cavalieri

Ho un "amico" anarchico, beh, amico nel senso più ampio che si possa immaginare (del tipo; cristiano, europeo, italiano. Volente o nolente), che a pensarci bene non vedo molta differenza tra chi scientemente, ottusamente o furbescamente si disinteressa del destino che lo circonda per interesse veniale o relativo ad esso, e chi lo fa per una sorta di ostinazione a non "osservare" i cambiamenti antropologici e storici delle società umane.

L'anarchia, a ben vedere, è un'idea legata alla nostalgia dell'epoca umana in cui i gruppi sociali avevano una dimensione alquanto più ristretta e in conseguenza di questo il sistema sociale che ne scaturiva non era ancora cristallizzato in una piramide stratificata di classe.
In buona sostanza il "capo" era una figura simbolica e scaturiva "seduta stante"  per unanimità, o per una sorta di "torneo" e/ o "confronto diretto", cioè da capacità sia pratiche sia intuitive verificabili "di persona". Era decisore di ultima istanza ma praticava la stessa vita di tutto il gruppo.
E anche nel passaggio successivo dei Re o Imperatori e dei relativi domìni, esistevano ancora dei sottogruppi che funzionavano ancora con quell'ancestrale metodo.

Col crescere di numero questo non è più stato possibile e i sistemi gerarchici si sono dovuti evolvere di conseguenza ad essi (pare strano, ma anche quelli economici).
Ma questo pare resti un ambito "intangibile" per l'anarchico.
Anche se provi a spiegarglielo nel dettaglio non c'è nulla da fare, gli rimbalza una volta ping e una pong.

Così, dato che è spesso insoddisfatto...sorry, profondamente insoddisfatto di questo modello sociale che sta permeando tutti i gruppi sociali della terra, amo ricordargli spesso che quell'immaginario archeologico di gruppi umani che va sotto il nome di anarchia è -- e qui data la terminologia a disposizione scatta l'ossimoro -- al "governo del mondo". E che quindi metta da parte l'insoddisfazione e si goda lo spettacolo che va in scena quotidianamente in varie aree della terra e che va sotto i nomi di; guerra, distruzione, miseria, povertà e malattie (parono quattro cavalieri, oibò).

So che non capirà, ma l'è listess.
Un piccolo aiuto:  http://www.appelloalpopolo.it/?p=15871

venerdì 27 maggio 2016

Dell'incapacità a reggere strutture mentali complesse

Tre indizi fanno una prova.
Figuriamoci quattro, cinque, sei,  and roll over...
Solo bisogna accorgersene, e per accorgersene bisogna capire in che contesto sociale vivi.

Ultimamente con chiunque mi trovi a parlare di problemi generali , ma soprattutto di quelli italiani, arrivo a un certo punto nel quale è necessario approfondire alcuni aspetti complementari e precondizionanti la  nostra situazione attuale.
Per esempio; per capire alcuni passaggi  determinanti e decisivi della nostra Repubblica, bisogna aver capito alcuni aspetti relativi a istituzioni quali banche centrali e istituti finanziari in genere, o su quali siano le funzioni della moneta, oppure che tipo di conseguenze portino alcune scelet precise di politica economica etc etc

Per poter comprendere è necessario che nella mente di ascolta vi sia la voglia di capire (sempre che ci sia, chiaro, ma se non c'è...che cazzo ti metti a fare certi ragionamenti?), ma anche la capacità di ampliare la propria mente per poter "sistemare" una ampia architettura fatta di strutture e sovrastrutture metafisiche.
Ma non basta, a questa "architettura" devi potergli girare attorno per osservarla da molte angolazioni per poter così sistemare i concetti al posto giusto. Quindi ci va molta attenzione , concentrazione e mente libera. Quel tipo di mentalità aperta al cambiamento dei propri presupposti.

Beh, immancabilmente vengo interrotto quasi subito da una qualsiasi scusa. E a volte qualcuno se ne esce con delle stronzate che andrebbe poterle registrare per "goderne" al meglio. I sillogismi senza senso sono quelli più utilizzati, ma non mancano i disarticolamenti regressivi e gli argomenti secondari e periferici in modalità random.

Intendiamoci, non mi credo certo una cima, anzi. Ma non mi sono mai posto con un atteggiamento contrario per partito preso (e la frase ha un profondo significato), od ostile per idealismo, e neppure per orgoglio.
Mi sono preso molte scoppole che ho accettato, ho sempre cercato il confronto con lealtà anche quando si partiva da posizioni lontane. Alcuni, a cui va sempre un immenso grazie, hanno dato parte del loro tempo per cercare di farmi capire alcune cose. Ma bisogna avere onestà intellettuale.
Qualche anno fa, mentre cercavo di capire alcuni passaggi del processo economico, ho scoperto di avere delle convinzioni errate rispetto ai sistemi sociali.
Cerca e cerca trovi, perché la verità ha un fascino irresistibile per chi ha intuito.

Con estrema umiltà ho distrutto quelle convinzioni, che facevano di me un utile idiota al servizio indiretto dell’imperialismo moderno del capitale sovranazionale, e ho smantellato strutture che stavano lì da parecchi anni. Mi sono messo a studiare; economia, genetica, antropologia, filosofia e tutto quello che “cresce” li in mezzo, come un povero pirla qualsiasi, e come lo sono ancora.

Il mio ego però ha avuto il suo tornaconto quando ho scoperto che senza aver mai studiato prima economia sui libri, ma solo avendoci riflettuto molte e molte volte, ero arrivato a conclusioni sui sistemi economici moderni che combaciavano con alcune “visioni” di Keynes (questo per i rosiconi della Beaver Creek.  (cit.)).
Quindi è veramente frustrante quando ti accorgi che non solo non intendono ascoltarti, ma addirittura non ti lasciano parlare.  Pare gli scatti un bias mentale teso alla salvaguardia del proprio orgoglIO (paradossale per chi ha la tendenza a uniformare l’identità) e che fa scattare atteggiamenti incontrollati, una specie di riflesso Pavloviano di rifiuto totale: “ Non sia mai che debba riordinare le fondamenta delle mie convinzioni !” (e per chi ha coerenza comporta scelte).
Purtroppo in questo modo viene danneggiato anche chi avrebbe tutte le capacità di emanciparsi dai c. d. “luogocomunismi”.
Questo per chi potrebbe capire, poi ci sono quelli che neppure se gli fai lo schemino o il disegnino non ci arriveranno forse mai.

Ma fondamentalmente è mancanza di “allenamento” specifico.
Se poi il tuo orizzonte non si è mai discostato dalla tua piccola dimensione di periferia di comune di provincia è comprensibile che tu abbia serie difficoltà a confrontarti.

A chi manca l'intuito la verità è un piccolo e caotico incubo.