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martedì 1 novembre 2016

La scienza antropoforma. Per cosa lottare?

Non è che non si riesce a organizzare un fronte comune contro la svendita del nostro paese perché ci stanno dividendo in categorie diverse come in molti cercano di raccontare nelle loro analisi-- vedi; giovani/anziani, occupati/disoccupati, operai/artigiani/liberi prof., statali/privati etc etc -- è che la divisione della società è un fatto endogeno che scaturisce da peculiarità proprie, oserei dire antropologiche, dello sviluppo della società moderna (per intenderci su ciò che è società moderna: ciò che poi divenne e si intese come società moderna ha la sua blastula nel metodo scientifico. E' da esso che si sviluppa tutta l'evoluzione della forma mentis dell'uomo).
I mutamenti che fecero seguito al sistema scientifico e alle sue scoperte, trasformarono la società da statica medioevale  (dove tutto era determinato, collocabile in ogni tempo e in ogni luogo, e soggiacente, in ultima analisi, alla volontà di Dio) a dinamica; scrutabile e classificabile, entro un tempo e uno spazio relativi alla dimensione umana, soggiacente a leggi riconoscibili e in parte, induttivamente prevedibili, dove il soggetto è parte del attiva del fenomeno.
Questo mutamento è ancora in atto e continua a spostare in avanti la frontiera della ricerca con la sua "energia propulsiva".

Questo cambiamento ha attraversato epoche che si sono diversificate e plasmate via via che le diverse circostanze e peculiarità generali hanno preso forma; per esempio dalla rivoluzione industriale e dalla potenza che ne scaturisce arriva la prima globalizzazione reale (la prima "nominale" si ha con la "scoperta" dell'uovo di Colombo)  e soprattutto un primo cambiamento netto nella struttura della società; la possibilità di soddisfare più facilmente i bisogni primari alimentari tramite l'impiego della tecnica, sposterà forza lavoro dai campi alle industrie, le quali via via miglioreranno i macchinari, innescando così un "motore" di sviluppo continuo e autogenerativo.

Primo grande mutamento; la popolazione aumenta e si concentra nelle zone di produzione.
Questo comporta grandi cambiamenti nelle abitudini delle persone, e sempre più popolazione, a stretto contatto condivide luoghi, costumi, problemi e condizioni di vita.
Ma ancora i diversi gruppi sociali erano riassumibili in quattro/cinque classi, di cui una di queste ne conteneva la stragrande maggioranza demografica.
Quindi sostanzialmente la gestione della società, nelle sue linee guida, era abbastanza semplice, e il gruppo sociale più numeroso aveva una serie di problematiche comuni che ne compattavano il fronte.

La trasformazione continua e costante del sistema sociale andava procedendo, e al contempo si complicava (senza dimenticarci che l'Italia stessa, risulta essere una nazione che per sua geografia e morfologia, presenta profonde difformità, anche senza l'intervento, in senso stretto, della scienza .
Peculiarità questa, che ne fa uno dei popoli più eterogenei e originali del pianeta, infatti la sua realtà politica si presenta in una serie di istanze particolari, ognuna legata al territorio seppur con la medesima "cifra culturale")

A livello politico, tutto questo prende la forma di una variegata rappresentanza di partiti e istituzioni territoriali e in un sistema elettorale che prendeva atto di queste dinamiche.
Ma, verso la metà degli anni '70 si assiste ad un cambio profondo di politica economica da parte delle culture dominanti uscite vincitrici dall'ultimo conflitto mondiale.
Sbrigativamente e in modo superficiale, da tali culture, avviene un cambio di paradigma politico/filosofico che forzatamente raggruppa gli esseri umani in due grandi "famiglie ideologiche" che a seconda delle culture vengono classificati come;  popolari/laburisti, oppure, democratici/repubblicani, progressisti/conservatori, sinistra/destra -- che meno che mai rispondono alle molteplici e differenti esigenze di una società che va sempre più diversificandosi.

Una delle derive paradossali è che; mentre bisognerebbe avere un sistema politico che possa rispondere alle più diverse esigenze, lo si cerca di rendere maggioritario e autoritario -- che cura cioè, gli interessi di una parte sola della grande complessità della società moderna.

Tornando al tempo passato, è comprensibile che con quel tipo di società, era condizione agevole che si formasse un senso di comune appartenenza e un'identità di gruppo che lottasse per migliorare una condizione che accomunava tanti.
Ecco spiegate le grandi conquiste del diritto e i miglioramenti oggettivi della classe povera, negli anni del dopoguerra: Tante persone condividevano gran parte delle dinamiche delle loro vite!

Ora non è più così. Ma lo sbaglio cui tutti tendiamo è quello di addossare la colpa della mancanza di lotta comune, ad una specie di minor virtù delle generazioni che han fatto seguito a quelle  che, nel passato, son riuscite a lottare.
Loro partivano da una condizione oggettivamente unificante. La loro società raggruppava e compattava una parte numericamente maggioritaria del sistema.
Oggi non è più così, e non perché "i giovani di oggi sono sempre attaccati al telefonino", oppure perché "una volta c'erano i valori".
Semplicemente le dinamiche e l'immaginario della società sono completamente differenti, non solo da quelli del passato recente, ma differenti da qualsiasi altro passato o epoca in genere (pur mantenendo, l'uomo, all'incirca le stesse caratteristiche naturali della sua morfologia materiale e della sua quantistica celebrale. Ciò che è cambiato è l'ampiezza della suo immaginario).

Ecco spiegato uno dei motivi del; "Perché ci stanno prendendo per i fondelli e laggente non reagisce?"

La struttura pratica della società -- quella dei costumi e delle abitudini -- ci fornisce un'identità superficiale che ci fa credere di appartenere a una classe particolare differente dalle altre.

Non prendertela col tuo vicino, la pensa come te (cioè, male).

Servirebbe capire quale cifra identitaria rimasta ci accomuna.
Sicuramente non è relativa al trattato di Maastricht.




domenica 31 luglio 2016

Keynes for the dummies

Riposto, riveduto e corretto, un vecchio post.
Alcuni di quelli che frequentano il blog lo troveranno scontato e risaputo, ma altri che leggono provengono da altre posizioni e credo che possa aiutare ad avere un'idea di economia.
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Anzituttoprimaditutto (come dice il piccolo Savoia) per spiegare Keynes ai dummies bisogna esserlo.
Bagnai non lo è abbastanza e forse i dummies non riescono a coglierne l'essenza del concetto tramite equazioni e complessi ragionamenti generali.
Il punto centrale del ragionamento, il fulcro verrebbe da dire, è quello delle buche. Si, quello che i libberisti  (col culo degli altri) tanto si divertono a dileggiare senza averci capito una beneamatissima minchia. Primo perché non hanno mai letto La Teoria Generale, secondo perché anche se l'hanno letta non ci hanno capito la beneamatissima di cui sopra.

Un sistema,sociale per reggere deve essere anzitutto sostenibile, deve cioè sostanzialmente soddisfare i bisogni primari che sono; bere, mangiare, avere vestiti adeguati al clima, avere un rifugio per ripararsi dai pericoli e dalle intemperie e riposare l'organismo, e mezzi di trasporto per poter distribuire questi beni necessari.
Una volta soddisfatti questi bisogni essenziali tutto il resto è superfluo dal punto di vista della sostenibilità.
Se noi valutiamo il sistema in quanto tale e tralasciamo le diverse pulsioni umane (che rientrano in altri ambiti di osservazione; culturale, genetico, psicologico etc etc) un sistema sociale regge tranquillamente soddisfando quei pochi e miseri  bisogni.
Allo stato attuale della tecnica, così a spanne, credo che per soddisfare tali bisogni possa bastare un terzo delle persone in età di occupazione.
Addirittura, se standardizzassimo tutto ciò che è prodotto artificialmente (ma ad oggi abbiamo raggiunto un tale livello scientifico che abbiamo standardizzato anche ciò che viene prodotto dalla natura), dall'abbigliamento, alle abitazioni e tutto ciò che contengono, i mezzi di produzione e trasporto credo che il numero delle persone occupate scenderebbe tranquillamente ad un quarto o anche meno.

Ora, rimaniamo strettamente in ambito economico nell'accezione di: "(...) organizzazione dell'utilizzo di risorse scarse (limitate o finite) quando attuata al fine di soddisfare al meglio i bisogni individuali o collettivi, (...) " e dimentichiamoci per un attimo le pulsioni umane e certa metafisica; al posto di lavorare quaranta ore la settimana, facendo a rotazione, ne lavoreremmo probabilmente dieci; da un punto di vista sostanziale ci gratteremmo per lunghe giornate (il paradiso dei comunisti) e potremmo diventare tutti filosofi alla Catalano per passare il tempo: "E' meglio vivere tanto e bene, che poco e male!".
Ma anche: "E' meglio guadagnare più denaro e abbondare, che guadagnarne poco e vivere nell'insufficienza!".
Ehi, ferma un attimo; i soldi non ci sono, non servono. Lavorando a rotazione e con l'attuale livello di tecnica abbiamo soddisfatto le esigenze primarie con scarso impegno di tempo e fatica.
Ma allora a cosa servono i soldi? Semplice, a soddisfare il superfluo. Servono cioè a soddisfare il nostro ego e le nostre pulsioni, passioni e piaceri.

Quindi potremmo avere un sistema decisamente pianificato, quello che produce cibo indumenti abitazioni etc etc, che soddisfa i bisogni sostanziali, che è molto efficiente e dove al posto del denaro basterebbe una card dove risulta che le dieci ore settimanali (cifra messi li ad occhio) standard sono state svolte e ottenere l'essenziale per sopravvivere.
Ma all'uomo sopravvivere non basta, la sua peculiarità, la sua "natura" e il suo senso di conoscenza lo spingono a fare, pensare, provare, capire (ma anche giocare, baciare, lettera e testamento).
Così ha "scoperto" il fuoco, la ruota, la bellezza e la qualità. Tutte cose difficili e/o pericolose, che richiedono dispendio di energie e di salute ma che innescano forti desideri.
Ecco, i soldi rappresentano i nostri desideri.
E infatti, paradossalmente, i beni essenziali sono quelli che valgono meno (anche una casa essenziale costerebbe relativamente poco) tanto è vero che il settore primario deve sempre essere sovvenzionato istituzionalmente per gli investimenti, altrimenti crollerebbe sotto il peso della stupidità (eh si, dato che stupidità significa restare stupiti, ecco che l'umano riversa le sue energie nelle cose che lo stupiscono, e spesso instupidiscono, e si "dimentica" di ciò che è fondamentale).
Così le istituzioni DEVONO intervenire per sopperire alla stupidità del libero mercato (ma questa è in parte una divagazione).

L'importante è aver capito che un sistema potrebbe soddisfare il necessario facendo lavorare poche persone, e non servirebbero neppure i soldi in quanto quelle poche esigenze sarebbero facilmente soddisfatte.
Se torniamo indietro nel tempo invece servivano molte più persone per produrre il necessario. E via via che risaliamo la storia, la maggioranza delle persone era occupata a produrre l'occorrente. Ma anche questa affermazione è in parte errata.
Infatti già all'epoca dei Faraoni una parte del popolo si "trastullava cazzeggiando" attorno a dei grandi cubi di pietra accumulandoli uno sull'altro e facendone delle piramidi giganti.
Pensa che spreco; non le fecero nè per il turismo e nè per produrre qualcosa.

Attenzione, ci siamo: al posto di scavare buche e ricolmarle, staccavano massi enormi dalle montagne, li trasportavano su barconi e li impilavano uno sull'altro con un dispiego di energia che risulta ancora oggi di difficile comprensione e per cosa? Ne avevano un ritorno in qualche bene essenziale per il sostentamento?.
No, erano tombe. Un dispiego enorme di energia per erigere degli immensi soprammobili.
E' un tempo troppo lontano? quasi incomprensibile?
Ok, allora andiamo nel sedicesimo secolo.
Una delle monarchie dell'epoca, la Spagna, "scopre le Indie" e assieme ad esse patate, pomodori e poco altro...ah si, un metallo molliccio ma che possiede proprietà quasi uniche: l'oro.
Un gran bel metallo, mantiene quasi inalterate le sue proprietà, non si ossida e una volta strofinato splende come il sole. Non serve quasi a un cazzo; non puoi farci armi, niente a cui serva un minimo di rigidità e durezza, e non è commestibile.
Ci puoi placcare i denti...qualche altra cosuccia da attaccare alle orecchie o al collo...e altre cazzate del genere (non esistevano ancora i microcircuiti).
Eppure per quel metallo quasi inutile (se vogliamo dirla tutta, oggi sappiamo che assieme ad altre "pietre preziose", l'oro e pochi altri metalli,  si sono formati milioni e milioni di anni fa per lo scatenarsi di energie difficilmente misurabili immaginabili e sicuramente irripetibili). Sarà quel che sarà, ma se togliamo la mistica e la metafisica, a livello economico (nell'accezione di cui sopra) l'oro è un dispiego di energie poco comprensibile. Infatti è stato calcolato che non ha ripagato tutti gli investimenti fatti.
Eppure il solo pensiero di poterne possederne anche solo una piccola quantità, smuove la gente a "fare"!
Cosa è cambiato a livello di sostenibilità del sistema Spagna? Una blasonatissima M....

Ripeto: se togliamo la mistica e la metafisica l'oro serve a ben poche cose e quasi tutte superflue.
Il fatto che la gente vada fuori di biella per averlo non è un punto strutturale a livello strettamente economico. La credenza che fosse il metallo divino per eccellenza risale a ...mila anni fa e andrebbe ascritto sotto alla voce "folklore pop".
Io sono rimasto allibbito (co' due bbi) quando qualche anno addietro, cercando di capirci qualcosa sotto la voce economia, ho scoperto che il sistema aureo era in "voga" poco tempo fa., e questo significa che ancora pochi decenni orsono si dava fondamentale importanza a quanto oro detenesse una nazione..
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Ma torniamo all'economia delle buche: Keynes, in buona sostanza, dice che nel momento in cui una crisi rallenti il processo economico innescando una dinamica deflattiva (cioè un abbassamento dei prezzi al consumo), e non importa se reale o nominale, tanto nel medio periodo la dinamica deflattiva risulterà comunque reale, l'unico agente che possa intervenire nel processo economico invertendone il ciclo (in questo caso deflattivo. ma lo stesso può valere anche in un ciclo inflattivo ma invertendone l'azione, cioè drenando liquidità) è lo Stato Sovrano attraverso la propria Banca Centrale (B.C.)
Il motivo è facilmente comprensibile; nessun privato, neppure una S.P.A o altra società a responsabilità limitata, è disposto a investire capitali in un ciclo economico che distrugge ricchezza.
Solo lo Stato attraverso la propria B.C. può immettere liquidità nel sistema facendo in modo che questa venga spesa (infatti tutti i tentativi della BCE di immettere liquidità nel sistema sono falliti miseramente -- per noi -- perché in base ai trattati la BCE non può intervenire con spesa diretta e neppure all'acquisto di titoli -- ma a questo proposito la questione è un pò più incasinata).

A mò di provocazione Keynes usa gli investimenti che, alla sua epoca, il governo inglese impegnava nelle imprese che scavavano buche in giro per il mondo alla ricerca di oro come pietra di paragone per dimostrare che sarebbe la stessa cosa, a livello di sostenibilità, se fossero stati impegnati nello scavare buche per poi ricolmarle.
Addirittura lo stato potrebbe lanciarli per davvero dall'elicottero e il risultato a livello economico nel breve periodo sarebbe sempre lo stesso (non a livello sociale dato che la gente si scannerebbe per strada).
E c'è un motivo specifico; in una economia equilibrata, cioè nè lasciata libera a se stessa nè controllata ossessivamente, per ogni euro immesso nel sistema economico, alla fine dei conti, cioè misurando il PIL alla fine dell'anno, questo euro risulterà essere diventato un euro virgola qualcosa. Dipende, questo virgola qualcosa, dalle condizioni di quel sistema economico.
Ma ciò che conta è che avrà invertito il ciclo economico depressivo. Questo è quello che "molto semplicemente" dovrebbe fare il ministro dell'economia (quando può farlo, cioè con una BC a disposizione della nazione).
Questo per dire cosa?
Per dire che se ci riflettiamo solo un attimo potremmo renderci conto che la disoccupazione potrebbe essere realmente combattuta e vinta, e rimarrebbero disoccupati solamente coloro che proprio non hanno nessuna intenzione di lavorare.
Ma, cosa ancor più importante, tutti potrebbero avere un reddito col quale poter condurre una vita dignitosa per se stessi e per la loro famiglia.

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Se c'è tutta questa disoccupazione non è certo per i motivi che ci hanno raccontato per tutti questi decenni, e ora l'ho capito molto bene.
Ma è solo per scelte politiche, le quali hanno un unico scopo: impoverire tanti per arricchire pochi.

SONO SCELTE POLITICHE! NON C'E' NESSUN IMPEDIMENTO DI QUALSIVOGLIA MOTIVO TECNICO, PUNTO! (e se non credete a me potete sempre approfondire da qualcuno che ne sa  QUI)

A voi sembra poco? Cazzarola, più chiaro di così acceca.
Una Nazione che ha Sovranità può  tranquillamente raggiungere la piena occupazione se solo lo volesse (e potrebbe farlo in un modo più intelligente che non scavando oro  -- per esempio noi abbiamo un territorio devastato).

Ecco un Dummies cosa ha capito qualcosa di Keynes.

domenica 12 giugno 2016

La neo economia è su ordinazione

Guardare la tv o ascoltare la radio non è inutile.
Ci si perde tempo, specie per la tele, ma se si fa attenzione a volte si riesce a intuire l'indirizzo delle politiche cui vogliono portarci tramite l'affermazione ripetitiva di paradigmi fino alla noia.

Su Radio Rai 1 venti minuti prima di mezzogiorno c'è un programma dal tittolo: Etabeta.
Tutte le innovazionimettiunnumeroacasopuntozero, che sia due, tre, quattro o cinque, lì vengono proposte.
E così spiegano cos'è il crowfunding (eccerto dico io, se non ci sono gli investimenti devi fare la colletta, come si fa nei centri sociali per comprare"il fumo") e le start up, e ti viene spiegato anche che (dopo che qualcuno ha fatto presente che più del 90% (letto bene; novantapercento) falliscono) il fallimento non va inteso come un vero e proprio fallimento come qui da noi, ma come un fallimento là da loro (realtà anglosassone) dove pare che sia una pratica normale; si fallisce e si riparte con una nuova startappe, così, d'amblè  (secondo me è anche perché da loro avranno anche una normativa adatta a far si che il fallimento non ti seghi le gambe).

Poi, c'è il car sharing, il food sharing e l'apecar sharing, che sono tutte app per poveracci che devono arrotondare (dicono loro, per me è la nuova forma di baratto);  se per esempio, dovessi mai aver bisogno di andare all'orto e la tua lapa 50 è dal meccanico, vedi se qualcuno del paese ti da un passaggio a raccogliere le tomatiche e in cambio gliene lasci qualcuna per fare un'insalata.

Ma il meglio sono le stampanti in 3D. La chiamano la nuova economia su prenotazione, economia personalizzata, a misura d'uomo.
Così ognuno potrà avere cose fabbricate solo per se stesso e per il suo ego.

Dunque dunque, fammici pensare un attimo...questa dell'economia su ordinazione l'ho già sentita....
Ah si, certo, era l'economia prima della rivoluzione della produzione in serie meccanizzata dei beni.
In parole povere l'economia che era in atto fino alla fine del diciannovesimo secolo, prima che Ford mettesse in pratica alcune intuizioni che fino a quel momento erano solo delle teorie.

Prima di quel passaggio, che rende pratica la c.d. modernità --cioè la rende reale e alla portata di tutti trascinandoci fuori da quella che era una condizione sostanziale di miseria per la stragrande maggioranza delle classi sociali -- vigeva l'economia su ordinazione.

L'economia su ordinazione è molto semplice, è l'economia nell'accezione di Occam: se hai i soldi ordini, se non li hai no, punto.
In pratica il lavoro era scarso perché la ricchezza era scarsa, e questo perché si considerava ricchezza oro e terra; se li avevi entrambi, o almeno uno dei due, avevi ricchezza, se no ti attaccavi.
La ricchezza era relativamente scarsa ed era concentrata entro poche persone, il lavoro che ne derivava era scarso tanto quanto la moneta che circolava (una persona, per tanto che si dia alla pazza gioia è sempre solo una persona).
Tanta gente si arrabattava per sopravvivere e si facevano tanti figli. Primo perché in molti morivano quasi subito (la sanità), e anche perché, mancando una certa quantità di tecnologia (notare bene; quantità, non tanto qualità. Oggi, per la stragrande maggioranza dei beni "pesanti", stiamo ancora usando la stessa tecnologia di più di un secolo fa, migliorata, certo, ma sempre quella è) servivano molte braccia, e dato che le paghe facevano schifo, era meglio avere più paghe nel nucleo famigliare -- ma anche perché senza pensioni (welfare) si aveva più speranza di vivere in vecchiaia nel nucleo famigliare di uno o più figli.

Queste erano le condizioni relative all'economia su ordinazione; tanta miseria.

Gli stati più ricchi erano quelli che avevano conquistato più terra e assieme ad essa materie prime, oro e la materia prima più ambita di tutti i tempi; gli schiavi.
Volevi essere più ricco? facevi una guerra e se andava bene ti arricchivi. Volevi toglierti dalla miseria? provavi a fare una sommossa e finivi dritto dritto al camposanto (se ti andava bene).

Il cambio di paradigma avviene ad inizio secolo quando Ford ribalta l'immaginario di sistema  mettendo in pratica una produzione che potremmo paradossalmente chiamare pianificata, che cioè proietta nel futuro i risultati di scelte compiute nel presente: non aspetto che ci siano gli ordini per produrre, ma pianifico di produrre un certo numero di beni immaginando che, se do la possibilità alle persone di acquistarli, essi li compreranno e tutti ne avranno un giovamento.

Intanto per poter mettere in pratica l'idea di produzione a catena servono anzitutto investimenti nei beni capitali di produzione, nelle strutture e nelle paghe dei lavoratori, e ancora non abbiamo prodotto nulla.
Ma anche quando fossimo riusciti a produrre i beni di consumo a chi li venderemmo?
Fin che si tratta di cianfrusaglie da poco potremmo anche sperare di venderle -- ma a pensarci bene chi le comprerebbe se gli operai fan perfino fatica ad assolvere le esigenze di base?
E' chiaro che devono essere le paghe degli operai a sostenere la produzione comprando i beni, altrimenti non essendoci un ritorno economico sotto la voce profitto, la fabbrica chiuderebbe e tutti a casa.
Quindi le paghe devono avere una relazione con la produttività.

Ma se noi iniziamo a pensare a beni costosi come un'automobile, ma anche una radio o una bicicletta, ecco che il problema diventa serio. Non è possibile, anche aumentando le paghe quasi del doppio, come fece Ford nel 1916, riuscire a vendere il prodotto prima che le risorse finiscano e la fabbrica chiuda. Serve una istituzione, un sistema finanziario strutturato ad hoc, che vada a coprire quello spazio di tempo tra la produzione e l'accumulazione, da parte dell'operaio, di risparmi sufficienti all'acquisto, e anticipi la ricchezza prima che questa possa "materializzarsi realmente" nel tempo.
Questo lasso di tempo si chiama debito, o se preferite credito (tanto è la stessa cosa, solo che riescono a farci credere che siano due cose diverse, e una delle due sia una colpa , mentre è solamente un passaggio obbligato del sistema. Questo sistema, chiamato capitalistico, non può che funzionare in questo modo, cioè creando un debito che poi, in futuro diverrà un credito).

E' come per i primi agricoltori quando capirono il funzionamento della coltivazione indotta. Dovettero andare in debito di energie dissodando, livellando, e arando un pezzo di terra per poi avere, in futuro nel momento del raccolto, un surplus di energia in beni alimentari. La c.d. ricchezza si crea sempre con un debito.

Allo stato attuale le cose stanno all'incirca così:
L'imprenditore si indebita con una banca (la quale ha raccolto i risparmi di chi ha lavorato) e li investe in beni capitali che producono beni di consumo, e cioè anche in redditi. I beni prodotti verranno comprati dallo stesso soggetto che ha ricevuto un reddito per produrli e che non spendendo tutto quel reddito e risparmiandone una parte creerà quella riserva che servirà come base per i futuri investimenti che ridiventeranno a loro volta redditi che compreranno i beni che verranno prodotti etc etc.
Si chiama ciclo economico (e la parola ciclo non è lì a caso)

Intanto possiamo notare come la banca sia solo un tramite, anzi, debba essere solo un tramite e debba comportarsi in modo che questo processo si svolga senza intoppi di sorta. Questo è il compito istituzionale della banca.
E possiamo anche notare come la ricchezza venga prodotta da tutti gli attori facenti parte il sistema. Questo insieme va a formare un complesso sociale virtuoso dalla dinamica circolare. E' chiaro ora che la ricchezza sta nel sistema stesso, sia cioè dovuto alla somma e all'interazione dell'apporto che ogni classe sociale pone in essere; in poche parole è endogeno e non dovuto a fattori esterni, tipo l'oro o le  materie prime, che sono solo il tramite per la creazione di ricchezza.

Se una delle parti del sistema verrà privata anche solo di una parte della ricchezza che gli spetta, a cascata anche il resto del sistema inizierà ad avere degli scompensi.
Se per esempio riducessimo le paghe dei lavoratori, cosa facilmente attuabile con sindacalisti che non hanno la più pallida idea di come funzioni un sistema economico moderno e a cui una poltrona comoda e ben remunerata fa più gola che adempiere al proprio dovere, cioè difendere i deboli, risulterà impossibile in futuro per le aziende  vendere i tutti i beni, rientrare dai debiti, ottenere profitti e continuare ad investire.
Questo scompenso metterebbe in difficoltà il sistema bancario che dovrà (dovrebbe) rispondere ai suoi creditori, cioè le famiglie (questo è; le banche sono nostre debitrici) che sono le stesse a cui è stato precedentemente corrisposto meno reddito, quindi risparmieranno meno riducendo l'ammontare di denaro a disposizione della banca per finanziare gli investimenti, che si troverà costretta a ridurre i crediti alle aziende, che andranno a ridurre i redditi, i quali andranno a ridurre i consumi che non permetteranno il rientro dei debiti che ridurranno li investimenti, quindi i risparmi, quindi il credito, quindi......

(Questo è il libero mercato che tanto ci hanno magnificato, e che vogliono tenere al di fuori di qualsiasi tipo di intervento di pianificazione da parte dello stato.
E' cioè un sistema che ha uno svolgimento distopico e fuori da ogni possibile correzione, e che non ha alcuna possibilità di venirne fuori  se lascia le dinamiche economiche all'insieme indistinto, sregolato e incontrollabile degli operatori.)

Ma torniamo ad inizio ventesimo secolo e al sistema economico moderno che sta per realizzarsi.
Oltre a tutto quello già detto, bisogna aggiungere un passaggio non da poco.
Il c.d. consumatore, per poter fare un passo importante come quello di indebitarsi per diversi anni, deve avere nel suo orizzonte prospettico la sicurezza di potersi basare su un reddito sicuro nel tempo, perché, altrimenti, piuttosto che correre un simile rischio preferirà posticipare la spesa  in un momento futuro, tale da godere di una copertura finanziaria migliore.
Ecco perché anche la parte normativa riguardante il mondo del lavoro ha dovuto adeguarsi alle nuove esigenze disciplinando la figura dell'operaio in modo da assicurargli il posto di lavoro.
Togliendo quel punto fermo che dava all'operaio la sicurezza del lavoro si è minata alla base la fiducia che egli poneva nel sistema rendendo incerto il suo futuro reddito e quindi di conseguenza anche quel ciclo virtuoso di cui sopra.
(che dire...ci sono anche deficienti che ci hanno fatto un film, che è stato campione d'incassi tra una risata e l'altra, che derideva l'immaginario del posto fisso nella contentezza generale)

Ora, a tutto questo scompenso di domanda (così è definita quella figura che nel ciclo economico compra i beni) è stato posto rimedio attraverso un passaggio indiretto che riesce;  in primis a posticipare l'inevitabile e fallimentare resa dei conti, e in seconda battuta (ma non meno importante, anzi), a nascondere, dissimulare e riallocare la causa delle crisi che inevitabilmente si susseguono a cadenze quasi regolari.

Uno dei modi per porre rimedio è quello di usare il debito pubblico: dato che le paghe non sorreggono la produzione (mancanza di domanda), si spinge sulla spesa pubblica per compensarne la carenza sul mercato. Così facendo si ottengono diversi piccioni con una fava; il primo è che le aziende possono ripagare i debiti riuscendo a vendere i beni e salvando le banche, il secondo è che lo stato si indebita alle condizioni di mercato, cioè alti interessi che rimpinzano il settore finanziario, il terzo è che lo stato diventa "il cattivo" che aumenta le tasse perché "...s'è magnato tutto!", il quarto è che "Dobbiamo calare il debito pubblico! Quindi privatizziamo!".
Da questo passaggio nasce l'accanimento verso il debito pubblico e tutto ciò che è Stato.

L'altro modo è il debito privato: famiglie e imprese si indebitano col settore finanziario che allarga i cordoni del credito. Su questo punto ho già scritto, ma basta gugolare "Ciclo di Frenkel" e c'è tutta una produzione scientifica esaustiva al riguardo.

A questo punto abbiamo aggiunto quello che mancava per completare il sistema sociale moderno; i beni comuni e l'intervento pubblico.
Prima abbiamo visto come funziona la sua parte "pesante", "fisica" del sistema economico -- parte che potremmo considerare, usando una metafora fisica, "Newtoniana" (dal celebre scienziato).
Ma una società non è possibile declinarla solamente nella sua parte materiale, neppure sotto l'aspetto economico, perché c'è anche la parte metafisica, cioè quella che potremmo definire "Quantistica" in quanto vive in una dimensione diversa da quella che abbiamo definito "Newtoniana".
Questa parte potremmo immaginarcela come l'insieme di tre grandi "aree metafisiche"; sanità, istruzione e ambiente -- che come è facilmente intuibile sono anche interconnesse.
Dovrebbe essere chiaro a tutti che non è possibile lasciare o assegnare anche solo una o più di queste parti alla gestione privata -- e non ho intenzione di dilungarmi troppo nello spiegare il perché non è possibile.
Per citarne solo uno, dico che per certe zone del paese non è possibile avere un ritorno economico a fronte degli investimenti ( per tutto ciò che è infrastruttura per esempio, lo stesso vale sia per sanità e istruzione).
Quindi o raggruppiamo tutti i cittadini in immense metropoli disumane, o più sensatamente accettiamo queste come spese obbligate e tese al benessere della nazione nella sua interezza che equipara sullo stesso piano sia chi piace vivere ammassato in  città, sia chi piace vivere isolato in culo ai lupi (se da lui si pretende che sottostia ai doveri di cittadino).

Ecco che questi ambiti necessitano di intervento pubblico, e di conseguenza di una forma di investimento che per forza di cose non può essere contabilizzata con i canoni di quella "Newtoniana" dove c'è una "materia" o un servizio quantificabile e rapportabile.
L'istruzione per esempio, non è possibile quantificarla se non con canoni che non sono economici e di conseguenza è un'idea idiota rapportarla ad una presunta produttività (che è un termine prettamente "pesante", legato alla materialità).
Lo stesso vale per gli altri due aspetti.
Questi semplici ragionamenti rendono palese il fatto che solo uno Stato Nazionale è in grado di intervenire appropriatamente in questi ambiti, e deve poterlo fare nella sua più piena capacità e sovranità avendo come linea guida il benessere di tutti i cittadini e non solo di alcuni di essi.
Ecco perché la Banca Centrale di una nazione deve poter finanziare gli investimenti in tali settori senza per questo dover procurare guadagni ad alcuno in particolare -- fosse anche solo il sistema finanziario privato o istituzioni finanziarie internazionali che sono gestite evidentemente dai poteri economici dei paesi più ricchi.

In buona sostanza non è possibile che la nostra sanità, la nostra istruzione e il nostro territorio debbano cadere nella logica del profitto economico come sta accadendo da quasi quarant'anni a questa parte (e i cui effetti in taluni casi sono sotto gli occhi di tutti).
Se si toglie ad una popolazione la possibilità di gestire in piena sovranità (come specifica la costituzione) le proprie politiche economiche sotto l'aspetto che abbiamo definito metafisico, di salute, istruzione e ambiente, le persone si trasformano automaticamente in "parti meccaniche del sistema materiale".
Senza territorio, istruzione e salute, vorrei che mi fosse spiegato che senso ha un sistema sociale, ma soprattutto quale direzione stia prendendo.
A questo pare non interessi nessuno talmente ci hanno abituato a ragionare in termini di emergenza e di direzioni obbligate dai paradigmi economici cui ci sottopongono quotidianamente.


Bene, ora abbiamo visto come funziona alle più grandi linee un sistema economico moderno e una società nella sua completezza.
Grazie alla "luce" che il passato proietta alle nostre spalle -- una sorta di metafora della caverna di Platone -- possiamo immaginarci, "osservare", cosa potrebbe succedere nel futuro.

Facciamo un'altra piccola considerazione; oramai sappiamo tutti abbastanza bene che l'1% della popolazione della terra detiene più del 60% della ricchezza e dei mezzi di produzione.
Cosa vuol dire questo se lo vado ad inserire in un concetto prossimo futuro che sostituisce il paradigma economico da "produzione di massa" a "produzione su ordinazione" ?

Vuol semplicemente dire che qualcuno potrà dire: "Io i soldi li ho e tanti. Quindi mi compro cosa voglio quando voglio e come voglio. Te che non li hai tornerai ad arrabattarti nella miseria."  (cosa voglio non è u modo di dire, oramai possono comprarsi davvero qualsiasi cosa).
E aggiungerà: "Non sperare di tornare a fare troppi figli che non ne abbiamo più bisogno dato che; primo, ti stiamo sostituendo con manovalanza a basso costo proveniente dal terzo mondo, secondo ti sto facendo credere che la tecnologia sta erodendo posti di lavoro!" (ragionamento idiota l'ultimo, sul quale dovrò fare per forza un post).
E questo perché se il denaro e quindi anche la ricchezza, torna ad avere una corrispondenza con l'oro le materie prime e la terra, o in relazione ad una necessaria sostenibilità contabile in termini strettamente economici di partita doppia, si interromperà di conseguenza quel circolo virtuoso che crea ricchezza, e si tornerà ad un sistema gestito da una élite coi pieni poteri e non dall'insieme equilibrato delle parti sociali (e tornerà inevitabilmente la guerra).

venerdì 27 maggio 2016

Ce lo stanno dicendo in tutti i modi che siamo sudditi

Prima pagina di Radio 3.
Il garzone è Francesco Specchia, mi pare sia di Libero...lo so è un paradosso lo so.
Rispondendo a un radioascoltatore al riguardo della Brexit ha detto; intanto che la GB è privilegiata, quindi abbiamo qualcuno che a livello di unione europea ha un qualche privilegio...buono a sapersi, e poi (testuali parole) : " (...) in cambio di che cosa?...di un illusione di sovranità che poi è relativa perché in un mondo globalizzato NON ESISTE PIU' ...(...) dal min 22.30.

Quindi non siamo più sovrani...ma se non siamo più sovrani cosa siamo?

Poi due telefonate dopo a proposito dei due Marò si infervora e dice: "(...) credo che più patriota di me non ci sia nessuno, io vengo da una famiglia bla bla bla...etc etc...bla bla bla, medaglie di quà medaglie di la in cantiere a Tobruk (...) ho un senso della patria che direi...è estremo (...).


VERGOGNATI!!!
Più patriota di te c'è il mio caneee...

Ossimoro; Un nuovo garzone a Libero

giovedì 12 maggio 2016

Una salutare scarpinata sulle alte vette

Per farsi una mezza idea di cosa sia la Costituzione, e per capire di quali "giochi" siano in ballo.

Certo deve essere difficile (nel senso che bisogna mantenere la critica molto al di sotto delle possibilità, una ipocritica) stare a sinistra (difendere i deboli) e avvallare riforme che daranno sempre più potere a chi già ne ha troppo.

http://www.repubblica.it/politica/2016/05/11/news/roberto_scarpinato_compito_delle_toghe_e_vigilare_sui_politici_noi_fedeli_alla_carta_piu_che_alla_legge_-139571833/

Credo che parte di quei pochi che leggono 'sto blog lo sappiano meglio di me (magari l'ho appreso da loro :), ma magari potrebbe capitare da 'ste parti qualcuno che per appartenenza o per i troppi impegni quotidiani non abbia avuto il tempo di "cercare".

L'Erasmus dei garzoni delle elites

(...) A leggere il resoconto del recente viaggio a Londra di Luigi Di Maio, esponente di spicco del Movimento 5 stelle (M5s) e vicepresidente della camera, non c’è tanto da stupirsi che né il sindaco Boris Johnson né l’alleato al parlamento europeo Nigel Farage si siano presi la briga di incontrarlo. Mentre questi sono impegnati a difendere il voto per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea al referendum del 23 giugno, il leader italiano è arrivato sulla sponda del Tamigi per dichiarare che non è d’accordo con la Brexit.
Questa propensione per la permanenza di Londra tra i 28 paesi dell’Unione non è frutto di una consultazione in rete. Sembra invece una presa di posizione personale di Luigi Di Maio, ma rappresenta comunque una notevole evoluzione nella linea politica dei cinquestelle. La giovane formazione sta provando a normalizzarsi e a istituzionalizzarsi – sfruttando soprattutto incontri con ambasciatori stranieri a Roma e visite ufficiali all’estero – e i toni euroscettitici che la caratterizzavano sono diventati meno virulenti. (...)
Puntualmente chi arriva "in odore" di potere va verso la "panchina" a ricevere le direttive dell'"allenatore" (che potrebbe da un momento all'altro sostituirlo e mandarlo negli spogliatoi a fare la doccia).
Sarebbe interessante conoscere il Presidente (avete fatto l'abbonamento a Sky?).
Checcefrega dello stipendio da parlamentare se poi per me e la mia famiglia si prospetta un futuro da dirigente in qualche istituzione europea, banca o organizzazione mondiale del commercio?

p.s. grazie alla papera zoppa per "l'imbeccata".

Christian Rosso

Ma che fine ha fatto Christian Rosso?
Chi sarebbe?
Sarebbe un Italiano da difendere, ovvio. Solo che passa il tempo e le mille cose...

Ecco un'altro tassello per comprendere (e il nostro simpatico fustigatore delle etiche altrui, Bazaar, si è mai occupato della realtà oltre che dell'astrazione?).

Qui, assieme a Chomsky (che onore).

"Dobbiamo privatizzareeeee!".

martedì 26 aprile 2016

Siamo in tesi?

Nell'ultima settimana ho avuto più visite dall'estero che dall'Italia, U.S.A su tutti.
E ben due terzi contro uno, e stranamente quasi un terzo dal Portogallo. Probabile siano tesi sul Risorgimento.
Credo che l'aspetto più importante su cui costruire una tesi del Risorgimento sia quello della difesa del proprio territorio dalle ingerenze di attori stranieri.
Oggi come oggi questa ingerenza si manifesta attraverso una utopica melassa culturale che vorrebbe l'uomo omogeneizzato, monoculturalizzato, pronto ad accettare qualsiasi mangime, alimentare, tecnologico, informativo, sanitario etc etc, che gli venga proposto.

Solo la diversità dà possibilità di scelta.
Ripeto: SOLO LA DIVERSITA' DA' POSSIBILITA' DI SCELTA

Senza scelta la vita si riduce a scorrere del tempo nell'attesa dell'inevitabile.
La razza umana deve poter mantenere delle diversità per potere divergere e attuare scelte differenti.
Alcune porteranno a vicoli ciechi e verranno abbandonate, altre a sbocchi inaspettati e ci sarà emancipazione dalle forze disgreganti della natura.
Solo uno scambio limitato e sotto controllo di lignaggi culturali diversi porta a miglioramento.
L'irrompere incontrollato e massiccio di culture diverse porta solo disgregazione e distruzione.

Il mito del melting pot è solo un mito, esattamente come il "Dio a immagine e somiglianza", il "superuomo" e "la pace nel mondo".

Portiamo all'estremo il concetto facendo un'analogia tra cultura e specie: poniamo che vi sia una specie sola animale e una vegetale; che ti magni? spinaci tutto il giorno?
Oppure se sei carnivoro che ti magni? il tuo simile? e può durare? e se si ammala lo spinacio? e se si ammala...il...il coso...lì, come lo chiamiamo? U.F.O? Umano Fenotipo omogeneo? un raffreddore "nuovo" e fine dell'U.F.O?...ma dai?!

(...)E' difficile immaginare cosa succederebbe senza la diversità biologica, perché la vita di ogni organismo dipende da quella di altri organismi. (...) J. Duprè (2007)

Trasportiamo il tutto in cultura e risulta chiaro come i confini, economici, politici e giurisdizionali, siano e restino un bene per l'umanità (naturalmente non devono essere impermeabili).

Buona tesi a tutti.

martedì 19 aprile 2016

"L'Italia va male perché non ha fatto le riformeeee!!!"

Questa pare sia un 'ottima analisi che rende l'idea e sfata alcuni miti, primo fra tutti quello che "Non abbiamo fatto le riformeee!"
Ecco le riforme, ne volete ancora? Siii? Eh, si sa, l'italiano è fuuurbooo!
Queste sono solo le ultima due del mercato del lavoro. Poi c'è quella ancor più fondamentale che fu fatta nell'81 e che ci tolse la nostra banca per consegnarla nelle "disinteressate" mani del libero mercato. Ma anche quella delle pensioni non è stata mica male eh.
Ora a fine anno arriverà quella che ci darà il colpo di grazia; quella costituzionale.
Per ora diamo un'occhiata a cosa voglia dire "fare le riforme" come se il fatto di farle fosse utile a prescindere.

(....) L’accordo del luglio 1993 principalmente voluto dall’allora capo del governo, Carlo Azeglio Ciampi, era esplicitamente finalizzato alla riduzione della spirale inflazionistica attraverso la moderazione salariale e ad altri interventi, quali la politica dei redditi, la crescita degli investimenti innovativi, e l’aumento di produttività. Tuttavia, come molti economisti hanno dimostrato, la maggior parte dei risultati attesi di questo accordo non sono stati raggiunti. Al contrario, la politica di moderazione salariale e di conseguenza la disinflazione hanno avuto successo (Boeri, 2000; Rossi e Sestito 2000, Lilla, 2005). Al termine di questo processo di cambiamento, nel mercato del lavoro italiano è stata introdotta una maggiore flessibilità attraverso il cosiddetto “Pacchetto Treu” (Legge n. 196 nel 1997) e la legge n. 30 del 2003 (nota come “Legge Biagi”) che ha promosso innovazioni radicali nelle forme contrattuali di lavoro e nel mercato del lavoro in generale.(...)

(...)In Italia, esiste un divario ben noto tra la dimensione della flessibilità, ora ampiamente introdotta, e la dimensione della sicurezza sociale, in quanto l’attuale sistema di indennità di disoccupazione è complesso, frammentato e disorganizzato e non in grado di coprire e sostenere tutti i disoccupati. Una situazione del genere non è stata effettivamente risolta dalla recente riforma e dall’introduzione da parte del Ministro del Lavoro Fornero di un nuovo strumento sociale chiamato “Aspi” (una nuova indennità di disoccupazione) con la Legge n. 92 del giugno 2012. Nei fatti, quest’ultimo non ha ampliato la platea degli aventi diritto ai sussidi di disoccupazione, che rimangono legati alla condizione di aver posseduto un contratto di lavoro nei due anni precedenti alla data di disoccupazione. Inoltre, questo sussidio di disoccupazione ha una durata limitata (otto mesi rispetto a quattro anni in Danimarca o due anni in media nella UE-15) e non copre tutti i lavoratori indipendenti (i cosiddetti CO.CO.CO. o CO.CO.PRO.) che hanno terminato di lavorare per un certo progetto, collaboratori, lavoratori atipici e precari, che anzi costituiscono una grande parte di nuovi posti di lavoro, soprattutto tra i giovani. Infine, il sistema italiano di sostegno alla disoccupazione non è collegato, in generale, alle politiche attive, come i programmi di integrazione nel mercato del lavoro, i programmi di ricerca di posti di lavoro e di formazione in grado di agevolare l’ingresso nel mercato dei disoccupati. (...)

(...)Gli autori delle principali riforme del mercato del lavoro italiano, hanno più volte ricordato che quelle riforme erano incomplete perche mancavano di quei contrappesi tipici di un modello di flexicurity (flessibilità e sicurezza) promosso in seno all’UE: in sostanza si è sempre ricordato che in Italia si sarebbe dovuto introdurre, dopo le riforme del 1997 e del 2003 più sicurezza e maggiore welfare, per adeguare la componente sicurezza alla flessibilità del lavoro in entrata già introdotta. A dispetto di ciò, il Jobs Act decide di introdurre anche flessibilità in uscita con la riduzione della protezione dell’art. 18.(...)

(...)L’accordo del luglio 1993, in sostanza, ha contribuito alla stagnazione dei salari a livello nazionale. In seguito, sotto la pressione delle due principali novità legislative nel mercato del lavoro richiamate sopra (quella del 1997 e quella del 2003), la flessibilità del lavoro, in particolare “in entrata” è aumentata in modo consistente; il lavoro a termine, il lavoro precario e tutte le forme atipiche di lavoro sono esplose (Tronti, 2005; Lilla, 2005; Torrini, 2005; Rossi e Sestito 2000). Il processo è stato completato di recente con la legge del giugno 2012 che ha introdotto forme di flessibilità del lavoro “in uscita” riducendo l’applicabilità dell’art.18 citato. (...)

(...)La relazione fra grado di protezione dell’impiego (o flessibilità) e livelli di occupazione non trova, nella letteratura economica, risultati univoci. Diversi economisti hanno esplorato questo argomento (Scarpetta, 1996; Elmeskov et al., 1998; Nickell, 2008; Nunziata, 2003), ma le conclusioni raggiunte non consentono di trovare una risposta definitiva. A livello empirico tuttavia, i dati di seguito riportati sono chiari: non c’è alcuna relazione tra i tassi di occupazione e la flessibilità (indice EPL dell’OCSE).(...) 

 (...)Appare chiara una forte diminuzione del livello della domanda aggregata (DA) causata da un restringimento drammatico dei consumi (C) che a sua volta è causato dalla sensibile riduzione della quota salariale (QS), dalla marcata diminuzione del salario indiretto (SI), vale a dire la spesa pubblica (G), in particolare nelle dimensioni sociali (DS), dall’aumento della disuguaglianza (DISUG) e dalla pressione sul lavoro (L) e sui salari (S) causata da una forte flessibilità del lavoro (FL) e dalla conseguente creazione di posti di lavoro precari (LP). Il calo della domanda aggregata è la causa principale alla base del calo del PIL e della recessione in corso in Italia.(...)

(...)La questione della quota dei salari in calo nelle economie avanzate è già stata sollevata da diversi contributi eterodossi come quelli di Barba e Pivetti (2009), Stockhammer (2013), Fitoussi e Saraceno (2010), Fitoussi e Stiglitz (2009), Brancaccio e Fontana, (2011), i quali sottolineano 73 Riforme del mercato del lavoro, occupazione e produttività: un confronto tra l’Italia e l’Europa come alla base di questo declino ci siano problemi strutturali dei sistemi economici delle economie avanzate.  Tali questioni strutturali sono le cause profonde della crisi globale e si riferiscono alla polarizzazione nella distribuzione del reddito e alla disuguaglianza che ha indebolito i consumi e la domanda aggregata nelle economie. Il declino del salario, è al tempo stesso in stretta correlazione con il processo di finanziarizzazione che ha avuto luogo da circa 30 anni a questa parte negli Stati Uniti e più recentemente in Europa (Tridico, 2012). In breve, l’ipotesi è che la domanda aggregata, che non è stata sostenuta da salari adeguati, e da investimenti produttivi, ha utilizzato i canali finanziari e di credito per sostenere i consumi. Un tale consumo si è rivelato instabile e non in grado di garantire sostegno a lungo termine alla domanda aggregata. In particolare dopo lo scoppio della bolla nel 2007, quando il settore finanziario ha ridotto il credito sia per gli investimenti che per i consumi, la domanda aggregata è crollata ulteriormente e il declino del Pil è stato inevitabile. (...)

Questa relazione sarebbe utile leggerla tutta in quanto contiene una serie di grafici imperdibili per capire quanto la parte migliore di questo paese sia stato svenduta al potere del capitale delle classi che stanno in cima alla piramide.

http://host.uniroma3.it/centri/jeanmonnet/pdf/Contributo%20Tridico%20Sindacalismo%20n.28.pdf

domenica 17 aprile 2016

Il bue sta dicendo cornuto all'asino

Ultimamente mi capita di notare con sempre maggiore insistenza al massacro quotidiano dell'attore politico per eccellenza; l'eletto del popolo.
All'eletto dal popolo tocca una sorte cinica e paradossale; studiare, organizzare e porre in atto una serie di circostanze le quali daranno l'opportunità a chi sapesse sfruttarle di arricchirsi in modo esagerato (tali da dominare il sistema).
Eh si, perché la dinamica sociale è sempre la solita se non c'è un costante intervento "artificiale" e anticiclico;  la ricchezza porta potere e il potere porta ricchezza -- e questo dimostra come la cultura, intesa nell'accezione di sapere tramandato, debba sempre tendere a spezzare le forze cosiddette naturali e cicliche. Debba cioè dimostrare che il libero arbitrio esiste e ha la possibilità di manifestarsi (libero arbitrio non fa rima con egoismo, o almeno non solo con quello).
Ma torniamo alla ricchezza e al potere. Non credo sia difficile immaginarsi come mai chi possiede la ricchezza detenga anche il potere reale. Specifico reale in quanto tutti sappiamo cosa ci sia scritto sulla costituzione: "L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione." 
Che figata eh, "la sovranità appartiene al popolo", ma anche "fondata sul lavoro" non è male.
Siamo talmente lontani da quei paradigmi che riflettendoci pare quasi non abbiano senso. 

(Apro una parentesi mooolto lunga, che vedrò di trattare poi in modo specifico, e che sarebbe il succo del confronto filosofico odierno. Se c'è una costituzione scritta significa che servono delle linee guida, cioè un intervento sulle forze manifeste, perché se non servisse un intervento, non servirebbe una costituzione no?!
Le forze naturali (universali) lasciate libere a se stesse si manifestano soprattutto attraverso tutto ciò che è fuori dal libero arbitrio, altrimenti i "liberi arbitrii" sarebbero forze della natura e allora non ha più alcun senso capire, in quanto la comprensione stessa degli eventi sarebbe manifestazione delle forze naturali e sarebbe un capire tautologico, cioè un non capire, tautologico cioè fine a se stesso, cioè sterile, incapace di promuovere alcunchè.
Quindi la costituzione è, per ora, la conquista più importante, più aderente, all'uomo moderno, cioè quell'uomo che si è evoluto anche nella sua forma mentis -- di quanto lo abbia fatto non è lecito stabilirne un ordine di grandezza certo. Sicuramente non di molto visto che continua a fare quasi tutti gli sbagli che lo riportano a epoche storiche e preistoriche considerate superate. e che per intraprendere la giusta via ha bisogno di sbattere il muso fino alle estreme conseguenze).

Ma torniamo al potere; dovrebbe essere abbastanza chiaro che la detenzione di ricchezze favolose permette a chi le possiede di poter influenzare il processo democratico (lo possiamo vedere tutti i santi giorni da una trentina di anni a questa parte, "a coruzzzzione" si manifesta quasi sempre con qualcuno che ha tanti soldi che "corompe" l'eletto dal popolo per ottenere; leggi a favore, sgravi fiscali, appalti milionari etc etc.
Ma non solo, può intervenire nel processo democratico accorpando buona parte dell'informazione e indirizzando l'epistemologia dell'informazione.
E i risultati li possiamo verificare quotidianamente; se voi doveste chiedere a chicchessia quali sono le ragioni della nostra decadenza, tutti risponderanno che la colpa è dei politici che prendono troppi soldi o/e che si fanno corrompere (pensa se dovessero prenderne pochi.

(Add:  Mi sono accorto solo ora che c'era un link in libertà, boh!!? Comunque eliminato.)

Intanto potremmo notare come l'informazione tutta, marci al rullo di questo mantra; "Politici corrotti! Politici esosi per il sistema!"
Tutta l'informazione cammina al passo (io nella mia beata ignoranza avevo iniziato a pensarlo agli albori del cambio di passo sistemico degli anni '80 perché è ciò che per primo balzava agli occhi. Ho iniziato a farmi delle domande quando ho iniziato a notare che il paradigma stava diventando monologo  monotono e pervasivo).
La grande illusione è proprio questa; distogliere l'attenzione da ciò che è immenso e portarla a ciò che è limitato e ristretto, che è l'esatto contrario di ciò che fanno gli illusionisti da circo.
Che in soldoni si traduce nel drenare tutta la ricchezza prodotta dal sistema (cioè da noi) e usarla in parte per convincere noi (cioè quelli che la producono) che il problema del fatto che stiamo diventando tutti più poveri, sta in quei quattro soldi cui il sistema politico mette le mani.
E questo lavoro infame lo fanno i giornalisti, e lo fanno quotidianamente tanto da essere riusciti a convincerci tutti.

Ripeto: il sistema dell'informazione, tramite giornalisti garzoni pagati da chi si appropria della fetta maggiore della torta, dice a tutti noi, che le falle del sistema vanno ascritte al sistema politico e allo stato -- che è quello che pone in essere l'organizzazione del sistema  -- che prende troppi soldi.

Il bue dà del cornuto all'asino.

Ma come funziona questo sistema?
E come mai la ricchezza va a finire sempre di più nelle stesse mani?

Lo abbiamo letto più sopra; senza intervenire "artificialmente" in modo anticiclico, la ricchezza (massa/energia) diventa una forza gravitazionale le cui conseguenze estreme sono dei buchi neri che distruggono tutto (le guerre).

Tutto sta andando in quella direzione; i grandi gruppi multinazionali, o se preferite internazionali (cioè sovranazionali) che occupano ogni ambito sociale (istituzioni economiche, tecnologiche, militari) stan cercando di porre in essere una serie di norme che scavalchino la sovranità (costituzione) degli stati nazionali (brutti, cattivi e nazionalisti) che si oppongono alla forza gravitazionale del potere economico.

Riporto ancora e sempre alcuni siti che mi hanno aperto gli occhi (e che quando posso ringrazio con qualche misera donazione sapendo che quei soldi sono tra quelli meglio spesi):

http://goofynomics.blogspot.it/

http://orizzonte48.blogspot.it/

Aggiungo un ottimo sito per trovare linee guida di economia.

http://gondrano.blogspot.it/

sabato 5 marzo 2016

J.M.K

Dalla Bbibbbia secondo Sandro (ma non solo) ecco un passaggio che ho ritrovato e che riassume e racchiude "l'anima vitale" del pensiero di questo blog:

"Io ritengo che le obbligazioni nascenti da indebitamenti passati, fra le quali i debiti pubblici sono il caso principale, debbano col passar del tempo corrispondere ad un ammontare via via decrescente di lavoro umano e dei risultati di tale lavoro; che il progresso debba allentare gradualmente la stretta della mano morta della proprietà ereditata dal passato; che a questa non debba essere concesso di afferrare i frutti dei progressi compiuti molto tempo dopo che gli essere viventi che li produssero sono scomparsi."

Quanta saggezza e quanta lungimiranza e, purtroppo, quanta attualità.

Non fu ascoltato allora, quando si pronunciò su altri ambiti, e il risultato fu la seconda guerra mondiale.

(...) ...che a questa non debba essere concesso di raccogliere i frutti dei progressi molto tempo dopo che gli essere viventi che li produssero sono scomparsi.

Ad oggi questa discrepanza ha preso una dimensione temporale meno ampia, e chi ne coglie i frutti è ancora tra di noi (banalmente una questione demografica e di emancipazione dalle forze disgreganti della natura) e ne determina gli eventi.

Meditate gente, meditate...e mediate...




I conti della serva

Ultimamente vedo molte nuove visite e allora ho pensato di raccontare qualche passaggio di economia a livello di conti della serva.
Un immenso grazie a Claudio Borghi per una spiegazione tanto semplice che l'ho capita pure io.

Vi ricordate l'LTRO della BCE, la prima nel Dicembre 2011, e nel Febbraio 2012 la seconda.
Allora, adesso bisogna semplificare e ridurre parecchio a favore di chi non ha alcuna idea a livello di macroeconomia, ma a grandi linee per l'appunto, le cose sono andate così.

Ricapitoliamo: A fine 2007 scoppia la crisi dei subprime in USA. Le banche tedesche avevano in pancia miliardi di quei titoli spazzatura e la loro capitalizzazione era andata a livello di quella del mio portafogli; sottozero.
Ma le banche Tedesche avevano anche accumulati in Target2, che è una "camera di compensazione" per le transazioni dei capitali a livello europeo, una vagonata di titoli di stato e obbligazioni del governo italiano, perché Target2 (d'ora in poi T2) funziona così: tutte le transazioni finanziarie relative ai beni commerciati passano tramite le banche centrali attraverso T2 dove vengono registrati in partita doppia. Ma il sistema T2 stabilisce anche che non devono rimanere degli scoperti nei conti, quindi vi sono tre possibilità; la prima è che il paese creditore copra la colonna che va sotto il segno meno (mmmh, non ha molto senso, ti presto i soldi e ti copro anche  lo scoperto. Non può funzionare).
La seconda è che arrivano i marziani e coprono il meno con obbligazioni DPR (Del Pianeta Rosso) (moooolto improbabile).
La terza è che il paese creditore copra il meno, già, ma se mi son fatto prestare i soldi un motivo ci sarà. Quindi l'unico modo per coprire il segno meno è metterci titoli di stato e obbligazioni del paese debitore.
Va tutto bene fino a quando il castello di carta regge...ma arrivano i subprime, così la previdentissima Cermania stava per andare culo all'aria.
Pretende che i paesi periferici  rientrino immediatamente e si ricomprino i  suoi titoli, ma Abberluscone dice: "Col cappero che rientro, per un politico significa misure lacrime e sangue e significa anche essere messo alla gogna per sempre", e così gli altri che non avrebbero potuto lo stesso, anche se avessero voluto.
Già, ma a quel punto è Frau Merkel a doverci lasciare il culone, Per poter dominare i mercati sta sfruttando i nuovi entrati nel mondo del lavoro facendoli lavorare mezza giornata (vedere riforme Hartz) e pagandoli meno degli altri (i giovani, quelli che nei luoghi comuni non han voglia di fare una beneamata...), ottenendo così di immettere nei mercati, dei beni più competitivi, mentre gli altri governi stavano cercando di diminuire il debito (per i miscredenti andatevi a vedere i grafici che oramai sono di dominio pubblico).
Se venissero a sapere che tutti quei sacrifici sono stati sputanati in titoli tossici le arrostirebbero il "culetto" come un wurstel.
Ma dato che esiste il libero mercato, lascia briglia sciolta agli squali della Buba (Bundesbank, banca centrale tedesca) che buttano sul mercato tutti i titoli di stato dei paesi periferici dell'UE.

Tutti ci ricordiamo lo spread che ci martellava da mane a sera tutti i santi giorni. Passò i 600 punti e Silvio fece Caporetto.
Eliminato Silvio misero un liquidatore (Monti) che iniziò l'opera di sciacallaggio dopo il terremoto.
Misero in opera il MES (meccanismo europeo di stabilità) cui noi poveri fessi fummo gli unici a contribuire abbondantemente al netto.
Si, perché con quei soldi, che andarono a coprire i buchi delle banche spagnole greche e portoghesi verso quelle tedesche, Frau salvò le posteriora. Tutti finocchi col culo degli italiani.

E qui arriva il bello.
Draghi dice che per far ripartire l'economia bisogna dare soldi alle banche di modo che facciano di nuovo credito alle imprese e spara la prima bordata di € alle banche che si finanziano all'1%, il famoso LTRO, e poi un'altro due mesi dopo -- Febbraio 2012. Ma i soldi alle imprese non arrivano; "Ma come mai? Ma perché? Non capisco?!" etc etc bla bla.. (poi lo vediamo come mai).

Ma anche Monti va salvato, dopo le lacrime e sangue degli italiani lo spred non era sceso e si manteneva a livelli assurdi e anche il suo culetto si stava surriscaldando pericolosamente assieme alla tenuta dell'€, quindi Draghi pronuncia il famoso; "Whatever it takes!" (Faremo tutto ciò che serve).
Da allora lo spred cala fin sotto i cento punti. Ma l'economia non riparte cazzarola; "Come mai ma perché come mai?! etc etc bla bla....", "Sarà questo sarà quello, sarà quel che sarà..." e passa il tempo.
Dopo vari depistaggi ecco un'altra soluzione: Il Bazooka di Draghi; "Ho trovato, faremo un Quantitativ Easing!". Significa l'acquisto diretto dei titoli di stato dalla BCE.

Ricapitoliamo: I titoli di stato erano andati sotto le scarpe, quello che valeva 100 era andato anche a 65, lì arriva l'LRTO alle banche annunciato per far credito alle imprese, e le banche cosa fanno? ci comprano i titoli di stato a 65.
Passato un po di tempo e pronunciato il "Whatever it takes" i titoli di stato ritornano a 100, lì la BCE fa partire il QE e ricompra i titoli a 100 di cui le banche avevano fatto incetta a 65/70...
T'ha capì??? (e se non hai capito ti meriti l'euro caro/a).

Ah, nel mentre il governo tedesco sborsa 280 mlrd di € (si avete letto bene, duecentottanta miliardi) e salva le sue banche moribonde (adesso a noi non hanno neppure permesso di metterci 1 miliardino e manco dallo stato, ma dai fondi delle stesse banche, per salvare qualche correntista di quattro banchette regionali...ma quando ci svegliamo?!), poi mettono in piedi il nuovo sistema bancario, quello che ha istituito il bail-in.
E il governo Renzi ha fatto la legge dell'esproprio della casa se non paghi un po d rate.

Anche qui ricapitoliamo: Se fallisce il cittadino, la banca gli porta via la casa. Se fallisce la banca, il cittadino deve salvarla.
T'ha capì??? (stessa cosa di sopra).

i.








mercoledì 2 marzo 2016

Cronache da Eurolandia

Due notizie dei nostri tempi. Sappiate che è roba di tutti i giorni eh, nel senso che l'attacco è diretto su tutti i fronti; oggi ho trovato il tempo di segnalarle.

https://twitter.com/corriereit/status/704559245895847936

Questo articolo è una delle schifezze che ci tocca subire per le scelte suicide della classe dirigente della nostra nazione avallate dagli organi di informazione. In Grecia è da circa due anni che se ne escono con queste trovate.
Mangiate pure cibo scaduto, non è veleno, non ti uccide subito, e poi se non hai proprio i soldi per comprarti cibo fresco e sano ti dovrai pure adattare no?!
Ma gli italiani pensano che comunque non toccherà a loro, magari al vicino di casa, magari all'ex compagno di lavoro che ha perso il posto, ma a loro no, e poi continuano a dirmi di stare tranquillo, perché mai dovrei assillare la mia vita che è già frenetica di suo occupandomi di osservare ciò che mi gira intorno prima che sia troppo tardi?

Ecco, gli organi d'informazione.
Vorresti mica insinuare che siano tutti dalla stessa parte?
Noooo....ma va, siamo in una società pluralistica mica un regime.


http://www.corriere.it/economia/16_marzo_02/stampa-secolo-xix-si-fondono-la-repubblica-futuro-rcs-615ce998-e098-11e5-86bb-b40835b4a5ca.shtml

Quando sentite parlare di antitrust, dovreste mettere subito mano alla fondina.
E dopo il partito della nazione ci sarà il quotidiano della nazione, il parlamento della nazione, la radio della nazione, la tele della nazione, oltre ad esserci già lo sport della nazione. Peccato che non sia la nostra.

lunedì 15 febbraio 2016

"Hai anche cambiato nome!!!"

"Heila, come va, tutto bene?"
"Ma...veramente...non mi ricordo...ci conosciamo?"
"Massì, al circolo del tennis..."
"Veramente non gioco a tennis..."--"Ahh, hai cambiato sport, e lavori ancora in quella ditta di spedizioni?"
"No, non ho mai lavo..."--"Cambiato lavoro vero?! Ti capisco, non era un bel posto quello. E tua moglie, la Paola, sta bene?"
"Mia moglie si chiama Franca e non ho mai avuto..."--"Scusami, non sapevo ti fossi separato, brutta storia eh. Vedo che hai tinto i capelli, in effetti neri ti stanno meglio."
"Guardi non ho mai tinto i capelli e io a Lei non la conosco, probabilmente mi sta confondendo con qualcun'altro..."--"Giorgio, tranquillo, se non devo dire a nessuno che ti ho incontrato, non preoccuparti, è come se non ci fossimo mai visti!"
"Senta, non mi chiamo Giorgio, mi chiamo Luca e avrei un pò di fretta quindi..."--"MA DAI!?! Hai pure cambiato nome!!!, grande Giorgio, e salutami la Paola, ciao."

A volte non c'è niente da fare, puoi spiegargli quello che vuoi, ripeterglielo una, tre, mille volte che tanto se hanno quell'idea, quella convinzione, non servirà a nulla!

Mi pare fosse sabato e forse era canottoemezzo e parlavano di banche e di patentino (questa del patentino è davvero grossa eh, se vi bevete anche questa siamo senza speranza alcuna), ma seguivo così, tanto per...saltando tra i canali, e a un certo punto sento la Gruber (che alle volte viene il dubbio che possa essere ibridata con qualche protesi robotica) che dice una cosa del tipo: "Ecco, in Italia, a differenza del resto d'Europa, a finire nel bail-in (nella truffa sarebbe il termine giusto) sono stati quasi tutte persone anziane e non della generazione di mezzo com'è successo altrove bla bla, etc etc"

Eccerto dico io, è da mò che cerco di spiegarlo: perlomeno in Italia, la ricchezza sta quasi tutta nelle mani della generazione che oggi va dai 55 in là.
La stragrande maggioranza dei giovani e meno giovani possiede poco di più di una beneamata....

E mica tanto tempo fa mi son dovuto trattenere quando per l'ennesima volta ho sentito uno che usava le solite invettive e luogocomunismi contro i giovani bla bla e patapimm e patapamm e stupidaggini varie. E quando ho detto che secondo me; gli ultimi a cui si possa imputare qualcosa sono proprio i giovani, se n'è uscito con una frase penosa dicendomi di smetterla con questo buonismo...   ...   ...
...    ... A ME!!
So di per certo che è piddino...con tutto quello che è compreso nel pacchetto-piddino...accoglienza di immigrati, cani e porci senza ritegno, vanto delle altreculturefigheitalianiarretratinonmeritanouncazzo e chi più ne ha...ne metta...e A ME viene a dire: "Basta con questo buonismo".

Vabbè, la finisco qui prima che si blocchi l'alzavalvole depressurometro.




"Hai cambiato pure nome!!!" ...questo sono capaci di dirti.

sabato 30 gennaio 2016

Cultura vs natura?

Un passaggio di un'intervista a P.Giorgio Odifreddi.
""" I teoremi e le teorie matematiche si scoprono o si inventano?
PGO: Queste son sempre cose un po' difficili da raccontare, però io direi tutte e due le cose, nel senso che parte della matematica che sicuramente si scopre, e tutta la parte elementare è di questo genere: per esempio i numeri piccoli, sono, credo, addirittura innati. Ci sono degli esperimenti che si fanno con i bambini che non parlano ancora, a 2-3 mesi dalla nascita: si tirano delle palline dietro ad uno schermo, si mostra una pallina e la si nasconde e poi se ne estraggono due ed i bambini si stupiscono: vuol dire che hanno un senso innato per i piccoli numeri e riescono a distinguere uno, due, tre e forse oltre, non so fino a che punto. Per gli animali, idem. Quindi vuol dire che questo è innato, che queste cose sono a priori per l'individuo anche se, ovviamente – ha detto Darwin – a posteriori per la specie nel suo complesso: vale a dire che in qualche modo ce le siamo messe dentro il cervello con l'evoluzione della specie, e nasciamo avendole già. D’altro canto non si scoprono ma si inventano le strutture algebriche e così via."""
Già, se non è cultura la matematica...
Innati...e la domanda sarebbe: "Innati significa da sempre o...trasmessi tramite natura?"

giovedì 21 gennaio 2016

Demokratia

E' ora di evolvere anche nelle idee.

La fissazione delle idee è un meccanismo mentale che aiuta nella vita di tutti i giorni.
Pensate alle implicazioni pratiche se dovessimo ogni volta valutare "l'identità" del nostro soggetto e dargli un nome perfettamente aderente.
Sicuramente ci sarebbero molti imbecilli in meno in circolazione, questo lo si può capire senza fare troppi spiegoni, giusto?! Forse...
Ma ci saremmo anche persi per strada parecchia di quella tecnologia che ci ha permesso di emanciparsi dai bisogni più impellenti, perché un'altra delle capacità umane è quella di "vedere", "leggere", in poche parole capire il senso anche quando non è palese, un esempio facile è quello delle barzellette, o le frasi fatte i doppi sensi etc, ma applicata alle cose complesse ottiene dei risultati eclatanti.
Ecco due aspetti che ci aiutano a decifrare la realtà circostante.
Il primo aspetto però porta con se alcuni "effetti collaterali", uno è quello di illuderci che la maggior parte delle cose cui abbiamo dato un nome sia a tutti gli effetti quella cosa lì.
Tanto per capirci; all'incirca abbiamo tutti presente cosa sia l'evoluzione (spero non pensiate che l'evoluzione avvenga a balzi netti, cioè, prima era una cosa e poi, appena dopo, è un'altra).
Non è così, è un lento e continuo trasmutare su cicli lunghissimi--i quali cicli sono in relazione al ritmo riproduttivo relativo di ogni essere--in cui i cambiamenti possono manifestarsi una prima volta per poi rimanere nascosti e ripresentarsi successivamente fino a che le condizioni ambientali , in continua relazione con gli organismi, vanno a costituire una solida base costante nel tempo.
Una biforcazione evolutiva si ottiene quando vengono a crearsi degli impedimenti geografici o ambientali che bloccano una relazione continua tra  soggetti della stessa specie.
A quel punto la mancanza della rimescolazione continua dei geni lascia all'evoluzione la possibilità di intraprendere due differenti strade.

Che l'ambiente, nella sua interezza, sia determinante lo si capisce dal fatto che vi sia un'evoluzione differente. Se l'evoluzione fosse determinata solo dai geni stessi avremmo la stessa evoluzione anche in posti differenti. Oppure se fosse dovuta al caso--e non si capisce bene questo caso da dove derivi--avremmo cambi evolutivi diversificati e ovunque, ma non è così.
(Poi ci sono interpretazioni... diciamo...divertenti, tipo; "Abbiamo perso i peli perché abbiamo iniziato a vestirci." che scambiano la causa con l'effetto.
O domande demenziali tipo; "?Se deriviamo dalle scimmie, come mai loro son rimaste tali?).
Noi non deriviamo dalle scimmie, ma, con le scimmie, abbiamo un antenato comune;  mammifero, spina dorsale, scatola cranica e cervello, quattro arti etc etc.
Ora, tutto questo sta a significare che l'idea che noi abbiamo di un coniglio, o di un topo o di un cavallo, è un'idea statica che ci aiuta nella quotidianità, ma che non corrisponde più in maniera perfettamente aderente al coniglio reale o qualsiasi cosa esso sia.

Per analogia, i processi di consapevolezza, sia individuali che di insieme, e cioè sociali, hanno cicli abbastanza lunghi, e anche loro hanno una certa evoluzione e una certa trasmissibilità genetica a livello delle informazioni contenute nel gene-- e di cui non sappiamo ancora decifrarne il logos, e forse mai ci riusciremo-- la precomprensione delle norme di diritto costitutivo confermano questa lettura della storia umana. Se dovessimo far leggere la nostra costituzione ad un giurista di solo un millennio fa, probabilmente non capirebbe fino in fondo alcuni dei punti oggi considerati imprescindibili.
La "dimensione" mentale dell'uomo odierno e moderno, è una "forma" possibile cui l'uomo accede quando i suoi stadi di crescita vengono fissati dall'esperienza. Ma se non si possiede quella forma non è possibile raggiungerla neppure se ne viene compiuta l'esperienza diretta.
Ho già scritto della differenza di velocità tra cultura e natura, ma è una differenza illusoria, come le bolle finanziarie sono ricchezza nominale rispetto alla ricchezza reale. Entrambe hanno velocità differenti rispetto ai propri ambiti di riferimento, ed entrambe irrimediabilmente torneranno al loro centro di gravità relativo con quanta più forza tanto più vi si sono allontanate.

Se pensiamo agli albori della democrazia e alla società che ne ha visto la nascita, non possiamo non vederne la profonda differenza a livello morale con quella-- seppur sotto un costante attacco-- odierna.
Vi è stata una decisa evoluzione; pur se nei fatti ci sono gli schiavi anche oggi, in linea di principio sta scritto nella costituzione di molti stati che la schiavitù è una pratica assolutamente vietata. Questa è una differenza immensa e il fatto di non capire che è immensa è il sintomo  di una patologia intellettuale.
La morale è figlia del proprio tempo, e come il tempo è soggetta all'evoluzione della metafisica olistica della società di riferimento.

Credo sarebbe ora di voler evolvere il concetto di democrazia in un modo più inclusivo e meno esclusivo.

?Cosa significa? Proverò a spiegarlo...ma se qualcuno volesse aggiungere o togliere qualcosa...

p.s. com'è resta ed è stata una gran fatica.


lunedì 21 dicembre 2015

Post bonsai

Ho sentito oggi 'sta specie di ministro del lavoro che spiegava come mai i giovani ricercatori che lavorano in università non abbiano nessun diritto ad alcuna tutela ( non vorrei sbagliarmi ma non hanno neppure versamenti di previdenza adeguati).

? Ciccione merdoso, ma nessuna nessuna vergogna???

Un paese che sputa in testa alla generazione che dovrà garantirgli una serena vecchiaia è alla ricerca di guai seri ( anch'io sto con Darwin).

giovedì 3 dicembre 2015

Keynes for the real dummies

Anzituttoprimaditutto (come dice il piccolo Savoia) per spiegare Keynes ai dummies bisogna esserlo.
Bagnai non lo è abbastanza e forse i dummies non riescono a coglierne l'essenza del concetto tramite equazioni e complessi ragionamenti generali.
Il punto centrale del ragionamento, il fulcro verrebbe da dire, è quello delle buche. Si, quello che i libberisti  (col culo degli altri) tanto si divertono a dileggiare senza averci capito una beneamatissima minchia. Primo perché non hanno mai letto La Teoria Generale, secondo perché anche se l'hanno letta non ci hanno capito la beneamatissima di cui sopra.

Un sistema,sociale per reggere deve essere anzitutto sostenibile, deve cioè sostanzialmente soddisfare i bisogni primari che sono; bere, mangiare, avere vestiti adeguati al clima, avere un rifugio per ripararsi dai pericoli e dalle intemperie e riposare l'organismo, e mezzi di trasporto per poter distribuire questi beni necessari.
Una volta soddisfatti questi bisogni essenziali tutto il resto è superfluo dal punto di vista della sostenibilità.
Se noi valutiamo il sistema in quanto tale e tralasciamo le diverse pulsioni umane (che rientrano in altri ambiti di osservazione; culturale, genetico, psicologico etc etc) un sistema sociale regge tranquillamente soddisfando quei pochi e miseri  bisogni.
Allo stato attuale della tecnica, così a spanne, credo che per soddisfare tali bisogni possa bastare un terzo delle persone in età di occupazione.
Addirittura, se standardizzassimo tutto ciò che è prodotto artificialmente (ma ad oggi abbiamo raggiunto un tale livello scientifico che abbiamo standardizzato anche ciò che viene prodotto dalla natura), dall'abbigliamento, alle abitazioni e tutto ciò che contengono, i mezzi di produzione e trasporto credo che il numero delle persone occupate scenderebbe tranquillamente ad un quarto o anche meno.

Ora, rimaniamo strettamente in ambito economico nell'accezione di: "(...) organizzazione dell'utilizzo di risorse scarse (limitate o finite) quando attuata al fine di soddisfare al meglio i bisogni individuali o collettivi, (...) " e dimentichiamoci per un attimo le pulsioni umane e certa metafisica; al posto di lavorare quaranta ore la settimana, facendo a rotazione, ne lavoreremmo probabilmente dieci; da un punto di vista sostanziale ci gratteremmo per lunghe giornate e potremmo diventare tutti filosofi alla Catalano per passare il tempo: "E' meglio vivere tanto e bene, che poco e male!" (il paradiso dei comunisti).
Ma anche: "E' meglio guadagnare più denaro e abbondare, che guadagnarne poco e vivere nell'insufficienza!".
Ehi, ferma un attimo; i soldi non ci sono, non servono. Lavorando a rotazione e con l'attuale livello di tecnica abbiamo soddisfatto le esigenze primarie con scarso impegno di tempo e fatica.
Ma allora a cosa servono i soldi? Semplice, a soddisfare il superfluo. Servono cioè a soddisfare il nostro ego e le nostre pulsioni, passioni e piaceri.

Quindi potremmo avere un sistema decisamente pianificato, quello che produce cibo indumenti abitazioni etc etc, che soddisfa i bisogni sostanziali, che è molto efficiente e dove al posto del denaro basterebbe una card dove risulta che le dieci ore settimanali (cifra messi li ad occhio) standard sono state svolte e ottenere l'essenziale per sopravvivere.
Ma all'uomo sopravvivere non basta, la sua peculiarità, la sua "natura" e il suo senso di conoscenza lo spingono a fare, pensare, provare, capire (ma anche giocare, baciare, lettera e testamento).
Così ha "scoperto" il fuoco, la ruota, la bellezza e la qualità. Tutte cose difficili e/o pericolose, che richiedono dispendio di energie e di salute ma che innescano forti desideri.
Ecco, i soldi rappresentano i nostri desideri.
E infatti, paradossalmente, i beni essenziali sono quelli che valgono meno (anche una casa essenziale costerebbe relativamente poco) tanto è vero che il settore primario deve sempre essere sovvenzionato istituzionalmente per gli investimenti, altrimenti crollerebbe sotto il peso della stupidità (eh si, dato che stupidità significa restare stupiti, ecco che l'umano riversa le sue energie nelle cose che lo stupiscono, e spesso instupidiscono, e si "dimentica" di ciò che è fondamentale).
Così le istituzioni DEVONO intervenire per sopperire alla stupidità del libero mercato (ma questa è in parte una divagazione).

L'importante è aver capito che un sistema potrebbe soddisfare il necessario facendo lavorare poche persone, e non servirebbero neppure i soldi in quanto quelle poche esigenze sarebbero facilmente soddisfatte.
Se torniamo indietro nel tempo invece servivano molte più persone per produrre il necessario. E via via che risaliamo la storia, la maggioranza delle persone era occupata a produrre l'occorrente. Ma anche questa affermazione è in parte errata.
Infatti già all'epoca dei Faraoni una parte del popolo si "trastullava cazzeggiando" attorno a dei grandi cubi di pietra accumulandoli uno sull'altro e facendone delle piramidi giganti.
Pensa che spreco; non le fecero nè per il turismo e nè per produrre qualcosa.

Attenzione, ci siamo: al posto di scavare buche e ricolmarle, staccavano massi enormi dalle montagne, li trasportavano su barconi e li impilavano uno sull'altro con un dispiego di energia che risulta ancora oggi di difficile comprensione e per cosa? Ne avevano un ritorno in qualche bene essenziale per il sostentamento?.
No, erano tombe. Un dispiego enorme di energia per erigere degli immensi soprammobili.
E' un tempo troppo lontano? quasi incomprensibile?
Ok, allora andiamo nel sedicesimo secolo.
Una delle monarchie dell'epoca, la Spagna, "scopre le Indie" e assieme ad esse patate, pomodori e poco altro...ah si, un metallo molliccio ma che possiede proprietà quasi uniche: l'oro.
Un gran bel metallo, mantiene quasi inalterate le sue proprietà, non si ossida e una volta strofinato splende come il sole. Non serve quasi a un cazzo; non puoi farci armi, niente a cui serva un minimo di rigidità e durezza, e non è commestibile.
Ci puoi placcare i denti...qualche altra cosuccia da attaccare alle orecchie o al collo...e altre cazzate del genere (non esistevano ancora i microcircuiti).
Eppure per quel metallo quasi inutile (se vogliamo dirla tutta, oggi sappiamo che assieme ad altre "pietre preziose", l'oro e pochi altri metalli,  si sono formati milioni e milioni di anni fa per lo scatenarsi di energie difficilmente misurabili immaginabili e sicuramente irripetibili). Sarà quel che sarà, ma se togliamo la mistica e la metafisica, a livello economico (nell'accezione di cui sopra) l'oro è un dispiego di energie poco comprensibile. Infatti è stato calcolato che non ha ripagato tutti gli investimenti fatti.
Eppure il solo pensiero di poterne possederne anche solo una piccola quantità, smuove la gente a "fare"!
Cosa è cambiato a livello di sostenibilità del sistema Spagna? Una blasonatissima M....

Ripeto: se togliamo la mistica e la metafisica l'oro serve a ben poche cose e quasi tutte superflue.
Il fatto che la gente vada fuori di biella per averlo non è un punto strutturale a livello strettamente economico. La credenza che fosse il metallo divino per eccellenza risale a ...mila anni fa e andrebbe ascritto sotto alla voce "folklore pop".
Io sono rimasto allibbito (co' due bbi) quando qualche anno addietro, cercando di capirci qualcosa sotto la voce economia, ho scoperto che il sistema aureo era in "voga" poco tempo fa., e questo significa che ancora pochi decenni orsono si dava fondamentale importanza a quanto oro detenesse una nazione..
.

Ma torniamo all'economia delle buche: Keynes, in buona sostanza, dice che nel momento in cui una crisi rallenti il processo economico innescando una dinamica deflattiva (cioè un abbassamento dei prezzi al consumo), e non importa se reale o nominale, tanto nel medio periodo la dinamica deflattiva risulterà comunque reale, l'unico agente che possa intervenire nel processo economico invertendone il ciclo (in questo caso deflattivo. ma lo stesso può valere anche in un ciclo inflattivo ma invertendone l'azione, cioè drenando liquidità) è lo Stato Sovrano attraverso la propria Banca Centrale (B.C.)
Il motivo è facilmente comprensibile; nessun privato, neppure una S.P.A o altra società a responsabilità limitata, è disposto a investire capitali in un ciclo economico che distrugge ricchezza.
Solo lo Stato attraverso la propria B.C. può immettere liquidità nel sistema facendo in modo che questa venga spesa (infatti tutti i tentativi della BCE di immettere liquidità nel sistema sono falliti miseramente -- per noi -- perché in base ai trattati la BCE non può intervenire con spesa diretta e neppure all'acquisto di titoli -- ma a questo proposito la questione è un pò più incasinata).

A mò di provocazione Keynes usa gli investimenti che, alla sua epoca, il governo inglese impegnava nelle imprese che scavavano buche in giro per il mondo alla ricerca di oro come pietra di paragone per dimostrare che sarebbe la stessa cosa, a livello di sostenibilità, se fossero stati impegnati nello scavare buche per poi ricolmarle.
Addirittura lo stato potrebbe lanciarli per davvero dall'elicottero e il risultato a livello economico nel breve periodo sarebbe sempre lo stesso (non a livello sociale dato che la gente si scannerebbe per strada).
E c'è un motivo specifico; in una economia equilibrata, cioè nè lasciata libera a se stessa nè controllata ossessivamente, per ogni euro immesso nel sistema economico, alla fine dei conti, cioè misurando il PIL alla fine dell'anno, questo euro risulterà essere diventato un euro virgola qualcosa. Dipende, questo virgola qualcosa, dalle condizioni di quel sistema economico.
Ma ciò che conta è che avrà invertito il ciclo economico depressivo. Questo è quello che "molto semplicemente" dovrebbe fare il ministro dell'economia (quando può farlo, cioè con una BC a disposizione della nazione).
Questo per dire cosa?
Per dire che se ci riflettiamo solo un attimo potremmo renderci conto che la disoccupazione potrebbe essere realmente combattuta e vinta, e rimarrebbero disoccupati solamente coloro che proprio non hanno nessuna intenzione di lavorare.
Ma, cosa ancor più importante, tutti potrebbero avere un reddito col quale poter condurre una vita dignitosa per se stessi e per la loro famiglia.

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Se c'è tutta questa disoccupazione non è certo per i motivi che ci hanno raccontato per tutti questi decenni, e ora l'ho capito molto bene.
Ma è solo per scelte politiche, le quali hanno un unico scopo: impoverire tanti per arricchire pochi.

SONO SCELTE POLITICHE! NON C'E' NESSUN IMPEDIMENTO DI QUALSIVOGLIA MOTIVO TECNICO, PUNTO! (e se non credete a me potete sempre approfondire da qualcuno che ne sa  QUI)

A voi sembra poco? Cazzarola, più chiaro di così acceca.
Una Nazione che ha Sovranità può  tranquillamente raggiungere la piena occupazione se solo lo volesse (e potrebbe farlo in un modo più intelligente che non scavando oro  -- per esempio noi abbiamo un territorio devastato).

Ecco un Dummies cosa ha capito qualcosa di Keynes.



venerdì 27 novembre 2015

Un'altro tassello

Notizia di qualche giorno fa; secondo una classifica ocse l'italia sarebbe ultima per laureati.
E' colpa dell'euro? No, non c'entra una beata fava.
E' colpa della lotta di classe? Certo, anche; se non aiuto i giovani con spesa appropriata e mirata in tanti non ce la fanno. E non bastano le borse di studio, quelle coprono una parte della spesa, ma per alcuni risulta quasi impossibile frequentare visto lo strampalato e carente servizio pubblico di trasporti soprattutto nelle realtà più piccole.
Quando C. Pozzi dice che stiamo accentrando tutto in tre o quattro grandi città dice una semplice verità: "'ntu culu ai paesiell'" è un paradigma in voga.
A vedere la classifica pare non ci sia un denominatore comune a parte la spesa.
E a proposito della spesa sociale rimando al post: Eperlintanto; dove risulta chiaro l'indirizzo della spesa; a chi vanno i piccioli per dirla semplice anche se per alcune voci andrebbe fatto un lavoro di scomposizione.

Un'altro tassello che ci dice che, oltre alla lotta di classe, questo paese SE NE FOTTE DEI GIOVANI.
Tra l'altro mi è capitato di intervenire a Radio1 in una trasmissione di approfondimento che trattava di immigrazione quando questa era il must del momento. Avevo mandato un messaggio generico che rimandava a una prospettiva prettamente legata al lavoro. Mi hanno chiamato e mi hanno fatto intervenire; non so se si fossero resi conto di quanto stavo per dire, ma quando ho esordito dicendo che l'immigrazione è utile soprattutto al capitale per poter deflazionare i salari, la conduttrice ha cercato di intervenire ma io ho tirato dritto aggiungendo anche le deficitarie politiche degli ultimi trent'anni agli aiuti alla famiglia collegandole al prossimo fallimento del nostro sistema pensionistico.
In un attimo di pausa, la conduttrice, è intervenuta al volo e ha dato la parola ad un sottoportapette del governo togliendomi l'audio.
Avrei voluto aggiungere che gli immigrati aiutando la deflazione aiutano i rentier etc etc ma non ce l'ho fatta.
Il sottoportapette ha poi biascicato che è vero: "Ci aiutano a sostenere il nostro sistema pensionistico, dicendolo come se parlasse di tanti Gesù che ci vengono in aiuto, e poi la solita frase merdosa ( che per punizione meriterebbe l'ascolto di tutti gli album di Gigi D'alessio fino a crisi epilettica sopravvenuta) che loro, i gesù trasmigranti, fanno i lavori che i nostri giovani scartano (MA TI VENISSE UN CAGHERELLO A OGNI IMMIGRATO SBARCATO--questo dopo la crisi epilettica).
Questi sanno cosa stanno facendo, certo che sono degli incapaci servitori, e oltretutto pavidi, ma sanno.