Visualizzazione post con etichetta il lavoro rende liberi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta il lavoro rende liberi. Mostra tutti i post

lunedì 5 febbraio 2018

Che ffaccio, emigro??!

https://www.ilfoglio.it/esteri/2018/01/17/news/macron-difende-il-lavoro-sui-migranti-ma-il-guaio-di-calais-e-il-sogno-inglese-173396/

https://www.ilfoglio.it/esteri/2018/02/02/news/ci-sono-stati-nuovi-scontri-tra-migranti-a-calais-176570/

https://www.ilfoglio.it/esteri/2018/01/16/news/calais-reportage-condizioni-durissime-nei-centri-immigrati-173207/
Nel caso ci fossero dei dubbi relativi alla dimensione del prolema...

La questione migranti è destinata ad un brutto epilogo.
Il problema principale è quello relativo a chi di fatto ha il potere di influenzare un simile progetto di globalizzazione del fattore lavoro - leggi multinazionali, gruppi finanziari, banche internazionali e affini - ma al contempo non abbia la minima idea di cosa tutto questo comporterà nel medio periodo (avvenimenti tragici).

(...) Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita. (...)

Non ricordo...a quale cantico corrisponde?

martedì 30 gennaio 2018

Dal basso (reloaded)

L'unica spazio ove si possa applicare una qualsivoglia politica dal basso, è quella di pretendere che le regole vengano rispettate.
Netto, preciso concreto.

Spesso la deflazione organica alla borghesia e alle aristocrazie, prende forma, di fatto, nella non applicazione delle norme base.
Ad esempio, nella palazzina ove abito, un forte temporale ha sradicato un tetto mal costruito causa estremo ribasso.
La ditta esecutrice, per potersi accaparrare il lavoro, compie una serie di inadempienze nell'esecuzione dei lavori e nell'organizzazione del cantiere, e il responsabile dei lavori ha un conflitto di interessi, in quanto, meno prendono gli operai, più prende lei (lei pensa così possa essere, grulla).

Gli operai, certo, potrebbero sollevare questioni (quelli che subiscono la deflazione sono loro)...e quindi?!
Per avere la sicurezza che gli operai non possano interrompere questo processo di disgregazione della qualità e del diritto, si importano operai da culture nelle quali il Diritto e la qualità sono usualmente disattesi (questo è il motivo per il quale il settore dell'edilizia, solo un esempio, è retto in maggioranza da extracomunitari).
Gli organi di controllo non controllano -  Per connivenza di interessi, oltre alla ristrettezza delle disponibilità dovute ai tagli - e il cerchio è "belle che chiuso".
Di fatto è questo un modo attraverso il quale si materializza un surplus per chi sta verso il vertice, o al vertice, della piramide.


Servirebbe un intervento normativo "dall'alto" che, purtroppo, non può arrivare.
Ecco perché, l'unico modo per impedire un tale scempio, è quello di far rispettare le regole. E va fatto dal basso.
E va fatto con pedanteria e continuità, rompendo i coglioni alle classi dirigenti, fossero anche solo quelle che dirigono un cantiere.

Amen.


domenica 17 dicembre 2017

Dottrina

" (...)  Siamo insomma all’apologia della dottrina Schäuble, che come abbiamo visto ammette la flessibilità in cambio di un rientro del debito, tuttavia nell’ambito di un sistema nel quale il coordinamento delle politiche economiche nazionali costituisce una pratica spoliticizzata, affidata a tecnocrati politicamente irresponsabili. E proprio questo dispone la proposta di direttiva, che si occupa della composizione dei menzionati enti indipendenti, i cui membri devono essere scelti “in base alle loro esperienze e competenze in materia di macroeconomia, finanze pubbliche e gestione di bilancio”, assicurando loro poteri praticamente sconfinati: tra l’altro un “ampio e tempestivo accesso alle informazioni per svolgere i compiti loro affidati”. E che oltretutto, sempre per spoliticizzare la materia di cui si occupa, stabilisce che deve essere recepita non con legge ordinaria, come si addice allo strumento direttiva, bensì con “disposizioni vincolanti e permanenti, di natura costituzionale o altrimenti garantite quanto al loro pieno rispetto e osservanza”. (...)

Queste sono le ultime direttive che, come oramai succede da almeno una decina di anni a questa parte in maniera assillante e fastidiosamente prevaricativa,  la cosiddetta Leuropa cerca di porre in atto.

La Costituzione come intralcio al compimento della vittoria totale della classe dominante sul resto dei Popoli europei.

(a me parono sempre le solite cose per chi le ha capite, per chi invece, a questo punto del dibattito, pensa che il problema sia morale...io sto con Darwin...)

P.S tratto da qui

sabato 4 marzo 2017

Banca d'Italia (cos'è il Credito Pubblico?)

Cavolo, non so bene come spiegarlo...

Allora, ricordo che tempo addietro ero convinto che l'URSS, e quel modo di intendere i sistemi sociali, fossero implosi e che questo fatto avesse poi dato il via libera al Capitalismo senza freni che sta devastando e scombinando l'ordine mondiale.
Cosa che penso credano ancora in tanti.

Poi ho iniziato a frequentare Goofynomics e addentrandomi nei "misteri" dell'economia feci una scoperta che buttava per aria quella convinzione; l'iperliberismo gettò le sue basi e iniziò a dettare la linea molto prima che l'URSS crollasse.

Quindi la narrazione che questa "branchia" dell'economia (la c.d. finanza della fuffa e senza regole fatta da una "ghenga" di broker cocainomani) avesse approfittato della mancanza di controllo per scatenare le proprie teorie dannose è un fake bello e buono.
E' vero il contrario; per sconfiggere i "Socialisti/Comunisti", quelli di destra (per capire cosa sia la "destra" leggere il mio post LA TERZA VIA), scatenarono "La Bestia" finanziaria.

Cosa significa? Significa che avendo il possesso della Moneta e dell'intero sistema bancario, ebbero la possibilità di decidere "loro" a chi e quanto dare di credito. (punto) - (e dove non era ancora così, vedi Italia, ci si arrivò in pochi anni)
Pomparono il credito al massimo regime e anche più spingendo il "Sistema Capitalista Occidentale" al suo "oltre" ingaggiando una guerra a macchia di leopardo sul pianeta e una escalation tecnologica sulle armi totali e convenzionali mettendo i soldi dove a "loro" servivano e portarono al collasso l'URSS (questa cosetta ha avuto un costo di vite umane e di devastazione dell'ambiente difficilmente calcolabili).

A questo credo ci arriviamo tutti; oggi (come l'altro ieri) o hai già di tuo, oppure se non hai credito non combini nulla e il tuo destino lo scrivono "loro" (perché l'altro ieri? Perché ieri ci fu uno spiraglio di una generazione, anche per chi non aveva null'altro che il lavoro come ricchezza, che dava la possibilità di fare qualcosa di utile e di possedere qualcosa -- certo per due motivi; il primo è quello che c'era il desiderio di smetterla con le guerre distruttrici, e il secondo è quello che era tutto distrutto (meno che in USA) e senza strutture e infrastrutture si muore di fame tutti).

Fu lo scoprire quell'inversione fattuale a farmi riflettere.
Il signoraggio è nulla.
Chemmefrega di pagare 3 cent per ogni banconota (che tra l'altro oramai tutte le transazioni sono virtuali, son solo cifre scritte su uno schermo) quando il moltiplicatore di ricchezza varia dall'1,5 all'2,5 e forse più, a seconda dei casi?

Possedere la moneta è l'atto politico più determinante che esista in un sistema sociale.
Se dirigi il sistema bancario sei tu che decidi qual'è il metodo e la regola del credito.
Non importa che una azienda fallisca, non importa che una famiglia fallisca o mille o tutte le famiglie. 
Decido io chi avrà poi il credito per ricostruire, anzi, devo far fallire per poter indirizzare come, quando e chi ricostruirà (e ne deterrà la proprietà).

Basta, punto, stop, fine.

Ma che c'è ancora da capire...

p.s. una cosa ancora non ho capito: come fa Facebook ad attirare tanti investimenti? Come fa a dare così tanti dividendi? Mistero...

Ok, non lo avevo ancora riletto e c'erano...dei refusi...diciamo.





mercoledì 18 gennaio 2017

Tempi Moderni

Il tempo moderno ha sviluppato compiutamente tre concetti: la responsabilità limitata, l'anonimato e la proprietà privata.
Per esempio: MPS rientra perfettamente nel primo. Avrebbero voluto farlo proseguire nel secondo e non ci son riusciti.
Poco male; il primo continua a mantenere attivo lo scudo protettivo entro il quale rientra tutto ciò che riguarda il terzo.

giovedì 15 dicembre 2016

Quo vado? (ma dove cazzo voi annà Cozzalone)

Vediamo di capire bene un concetto fondamentale dell'economia "moderna".
All'inizio del secolo prendono forma alcuna teorie sulla produzione dei beni. 
La razionalizzazione del ciclo produttivo portò ad un cambiamento sostanziale del modo di produrre (...) tanto da rivoluzionare notevolmente l'organizzazione della produzione a livello globale e diventare uno dei pilastri fondamentali dell'economia del XX secolo, con notevoli influenze sulla società. (...) WIKI

Appena prima di questa c.d. rivoluzione, il ciclo economico era calibrato su un sistema di produzione "su ordinazione". Per capirci, significa che si produceva nel momento in cui qualcuno (che aveva i soldi) decideva di comprare un prodotto, si trattava cioè di produzioni quantitativamente ristrette.

(è importante capire che la produzione di massa non scaturì da un eccesso di domanda (domanda intesa nell'accezione economica, quella cioè che vede soggetti in possesso di denaro), ma da una innovazione tecnico/teorica. La domanda andava creata.
Vediamo di capirci: A livello contabile il credito è sempre un deficit, quando vi dicono che bisogna ridurre il deficit, intendono quello dello Stato per poter aumentare quello privato (nel caso si voglia mantenere attivo un sistema sociale inclusivo, altrimenti possiamo tornare al Medioevo e allora fine del problema deficit), cioè quello delle banche onde mantenere il monopolio della moneta (e dell'usura aggiungo io).
Ma torniamo alle dinamiche.


Per sostenere un tale cambiamento necessitava rimodellare le dinamiche economiche del sistema, a iniziare da quelle bancarie.
Da quel momento si innesca, a livello economico, quello che potremmo definire il "sistema moderno di produzione di massa", che cambierà in modo sostanziale anche l'immaginario e il compito delle istituzioni concernenti l'economia.

Nel nuovo sistema di produzione delle merci, le imprese produttrici necessitano di capitale da investire in strutture, macchinari e paghe; alle aziende produttrici serve vendere i beni pena fallimento; per poter comprare beni relativamente costosi l'operaio deve avere una buona paga e la certezza di continuare a lavorare con costanza (che non è la figlia del panettiere); la conseguenza è che dovranno prendere corpo istituzioni economiche pronte a erogare denaro a credito (e gira sempre tutto attorno a questa parola), sia alle aziende prima, sia ai lavoratori poi.

Da queste semplici considerazioni è possibile trarne alcune conclusioni (direi svariate, ma a noi interessano soprattutto quelle c.d. socio/economiche con relativa preferenza per le seconde).

L'interesse di tutti è che il ciclo si chiuda: progettazione, produzione, vendita e uso creano un insieme organico.
La parte che a noi tutti interessa comprendere bene, è quella relativa all'operaio salariato, il quale deve avere la certezza di un lavoro sicuro.

Il lavoro sicuro (se così vogliamo chiamarlo nel caso che "posto fisso" vi crei delle turbe) è uno dei pilastri necessari alla produzione massiva dei beni! (non se ne può fare a meno!)

Un'altro di questi pilastri è quello che mette in rapporto; volume delle paghe/produttività.

Per poter vendere tutto il prodotto, l'insieme delle paghe (detto anche Monte Salari) dev'essere commisurato, in un legame stretto, a quanto prodotto.
Senza questi pilastri, ma non solo necessariamente questi, il sistema crolla (come nel '29 e come nel '08).

Ma l'insieme delle elites, delle oligarchie dei produttori e delle istituzioni finanziarie, con la complicità delle classi dirigenti delle nazioni, son riuscite ad escogitare dei sistemi palliativi che posticipano questi fallimenti, facendo altresi in modo che gli stessi ricadano sulle "risorse umane" (come loro le classificano), e cioè il popolo (con l'aggiunta di non poco conto di scarico sul popolo stesso della colpa morale dei fallimenti a colpi di proclami quali: "Avete vissuto sopra le vostre possibilità!", "Siete una generazione di bamboccioni!" etc etc, in pratica cornuti e mazziati).

Una di queste furbizie è quella di riempire la forbice creatasi tra il monte salari e la produttività tramite Debito Pubblico. Questa forbice avrebbe creato una serie continua e costante di fallimenti del ciclo economico vista l'impossibilità matematica di vendere i beni prodotti e di trarne un ricavo.
Il D.P. è stato usato in questo modo, per esempio, attraverso tutto l'arco degli anni '80 in Italia.
Lo Stato pagava in quegli anni interessi reali positivi (ma questa follia è potuta capitare solo perché avevano fatto il divorzio tra Tesoro e Bd'I) sui capitali investiti in titoli pubblici -- notare; nel frattempo tramite una spesa pubblica in deficit che superava la doppia cifra (altro che 2,6%, e questo lo fece tutti gli anni dal '81 al '92) "sosteneva" la spesa degli italiani.

In questo modo le industrie, in special modo la FIAT, vendevano il prodotto e reinvestivano in BOT ricavando rendite nette dal settore finanziario (naturalmente a discapito di investimenti in innovazione e potenziamento degli impianti).
Un enorme grazie a R. Nardella per questo immenso post.

(...la cosa veramente tragicomica è che la FIAT, dopo aver munto la mucca (che ora è nel corridoio, cit LOL), ogni volta che è andata in difficoltà ha attinto a piene mani dalla Cassa dell'integrazione...che ricordiamolo, paga sempre la mucca,  ora ha preso baracca -- i burattini li ha lasciati -- ed è emigrata...."FOZZAJUVEEEE!" gridano gli autentici Fantozzi. )

Bene, abbiamo visto il primo dei "sistemi" usati per chiudere la "forbice".
L'altro è il debito privato, cui famiglie e imprese vengono "invogliate" ad attingervi all'occorrenza.
Questo è nella pratica un gigantesco "schema Ponzi" che lascia sempre alla mucca il fiammifero in mano mentre tutti si accomodano sciallati sulle sedie.
Ecco, è brevemente spiegato QUI (con annessa critica idiota).

Tornando al senso principale del post, possiamo concludere dicendo che un lavoro assicurato e con una retribuzione connessa alla produttività è uno dei pilastri necessari in un capitalismo controllato da una necessaria repressione finanziaria.

(...con buona pace di qualche coglione di comico, mica solo genovese, che si è già dimenticato da dove arriva, e dove tornerà non appena il sistema oligarchico se ne sarà sbarazzato e rimpiazzato per sopravvenuta inutilità...)





giovedì 8 dicembre 2016

Francesco

Papa Francesco: Prego per le famiglie, i disoccupati e i bimbi soli.

Allora, buona cosa è pregare per le famiglie, specie di questi tempi dove la famiglia sta perdendo la propria identità e sta diventando qualsiasi cosa abbia la residenza e l'ammore come base fondativa (presto ci saranno famiglie di specie  diverse; uomo/cane uomo/cavallo e via di sto passo -- anche se è difficile credere che Dio gli abbia sussurrato queste nuove direttive...).

Per i bimbi soli è buonissima cosa, anche se credo il riferimento sia a quei bambini che hanno perso i loro genitori nelle continue guerre che devastano il pianeta e che traggono il senso della loro devastazione dai principi fondanti la nuova religione globale: libera circolazione dei capitali, delle merci, e delle risorse umane. In parole povere; il Libero Mercato.
Strano che Dio non gli abbia spiegato questa, seppur difficile a comprendere, correlazione.

Ma Francesco....dai, per la disoccupazione non serve nessuna rivelazione divina. Qualsiasi economista che abbia un minimo di etica e di empatia verso il prossimo potrebbe spiegarti che sarebbe possibile eliminare la disoccupazione involontaria attuando delle politiche appropriate.
E se dovesse esserci un pò di inflazione, pazienza, vorrà dire che i rentièr, al posto di stare tutto il giorno a pippare cocaina, torneranno a fare qualcosa, qualsiasi cosa basta non sia cosa dannosa per la società. Sarebbero due miglioramenti netti del sistema sociale, come sul dirsi; due piccioni con una fava.

Quindi al posto di pregare, parla con i regnanti e fai pesare l'importanza della tua carica, ok?
In tal caso avresti tutta il popolo terreno dalla tua parte, e la Chiesa potrebbe tornare ad essere un faro per l'esistenza dell'umano.

In fede Sandro

martedì 20 settembre 2016

La privatizzazione del mondo (2)

 Seconda puntata tratta dal libro di J. Ziegler                                    



                                                    L'ideologia dei signori

(...) I signori regnano sull'uiverso sia attraverso i loro enunciati ideologici, sia attraverso la costrizione economica sia attraverso il dominio militare. La figura ideologica che guida la loro prassi porta un nome anodino: "consenso di Washington".
Si tratta di un insieme di accordi informali, di gentleman's agreements conclusi nel corso degli anni ottanta e novanta tra le principali società transcontinentali, banche di wall street, Federal Reserve Bank americana e organismi finanziari internazionali (Banca Mondiale, Fondo monetario internazionale ecc).
Nel 1989 il "consenso" è stato formalizzato da John Williamson, economista capo e vicepresidente della Banca Mondiale. I suoi principi fondatori sono applicabili a qualsiasi periodo della storia, a qualsiasi economia e a qualsiasi continente. Mirano tutti a ottenere, il più rapidamente possibile, la liquidazione di qualsiasi norma regolatrice statale o di altro genere, nonchè la più totale e rapida liberalizzazione di tutti i mercati (di beni, di capitali, di srevizi, di brevetti) e l'instaurazione finale di una stateless global governance, di un mercato mondiale unificato e totalmente autoregolato.

Il "consenso di Washington mira alla privatizzazione del mondo, ecco i princìpi sui quali poggia:

1) In ogni paese debitore è necessario impostare una riforma della fiscalità che segua due criteri di base: riduzione del carico fiscale sui redditi più elevati al fine di incitare i ricchi a fare più investimenti produttivi e allargamento della base dei contribuenti; in altre parole, soppressione delle esenzioni fiscali per i più poveri al fine di accrescere il voluma dell'imponibile.
2) Liberalizzazione dei mercati finanziari nel modo più veloce e completo possibile.
3) Garanzia di eguale trattamento per investimenti autoctoni e investimenti stranieri, per accrescere la sicurezza e dunque il volume di questi ultimi.
4) Smantellamento, il più ampio possibile, del settore pubblico attraverso la privatizzazione di tutte le imprese di proprietà dello stato o di enti parastatali.
5) Massima deregolamentazione dell'economia del paese per garantire il libero gioco della concorrenza  tra le diverse forze economiche.
6) Rafforzamento della protezione della proprietà privata.
7) Promozione della liberalizzazione degli scambi al ritmo più sostenuto possibile: l'obiettivo è abbassare le tariffe doganali del 10% ogni anno.
8) Dato che il libero commercio progredisce attraverso le esportazioni, è necessario favorire in maniera prioritario lo sviluppo dei settori economici capaci di esportare i loro beni.
9) Limitazione del deficit.
10) Creazione della trasparenza del mercato: i sussidi dello stato agli operatori privati devono essere soppressi ovunque. I paesi del Terzo mondo che sovvenzionano, per mantenerli a un livello basso, i prezzi degli alimenti di base devono rinunciare a questa politica. Per quanto riguarda le spese statali, quelle destinate al rafforzamento delle infrastrutture, devono avere la priorità su tutte le altre. (...)

(...) ...il neoliberismo pretende di tradurre in termini simbolici le "leggi di natura" che regolano gli eventi economici. Pierre Bourdieu lo definisce così:

   Il neoliberismo è un'arma di conquista. si fa portavoce di un fatalismo economico contro
   il quale ogni resistenza sembra vana. Il neoliberismo è simile all'AIDS, distrugge il 
   sistema immunitario delle sue vittime.

(...) ...la dittatura del capitale impone la visione di un mondo chiuso e immutabile, rigetta ogni iniziativa umana, (...).  Esclude l'avvenire. Se la si guarda un po più da vicino, l'ideologia liberista si abolisce da sola in quanto ideologia, dato che vuole semplicemente essere la trascrizione delle cosiddette "leggi" che governano, da sempre e per sempre, il divenire economico. (...)

(...). Per effetto della privatizzazione del mondo e dell'ideologia neoliberista su cui si fonda, la società muore a poco a poco. Alain Turaine ricorre a una immagine pregnante:

   Tra il mercato planetario e globalizzato e le miriadi di movimenti identitari che nascono 
   ai suoi margini c'è un grande buco nero. In questo buco rischiano di precipitare la 
   volontà generale, la nazione, lo stato, i valori, la morale pubblica, le relazioni 
   intersoggettive, in breve: la società. 

(...). Ultima invenzione della società della cupidigia: brevettare la vita. Si tratta ormai di assicurarsi l'esclusiva dell'uso e della commercializzazione di una particolare pianta esotica, di una sostanza vivente o di una struttura cellulare. (...)
Per i paesi del Sud, dove vive l'81% dei 6.2 miliardi di esseri umani che popolano la terra ma anche per gli abitanti del Nord, l'era della giungla è iniziata.

                                                      ----------    OOO     ----------

Bene, i paesi del terzo mondo hanno già "assaggiato" la pratica sottostante i paradigmi del cosiddetto "libero mercato" (paradigmi che nella pratica distruggono culture diverse e buona parte della popolazione che le compongono).
Ora l'attenzione dei signori del Mondo si è rivolta alle ricchezze cumulate dalla classe media dei paesi "occidentali". Purtroppo in Europa i paradigmi sono a "trazione" teutonica, il che li rende inevitabilmente medioevali e profondamente moralistici.

Possiamo contare sulla cupidigia di questa benedetta classe media "occidentale" nella speranza che si ribelli a questi paradigmi, o si è completamente rincoglionita nella convinzione che, dopo il passaggio compiuto rispetto ai loro genitori che erano operai -- mentre loro ora sono classe media --  i loro figli diventeranno benestanti a tutti gli effetti?

(...ho la sensazione che il rincoglionimento li proietti in un Fogno in cui i loro figli chiaccherano amabilmente con le elites mondiali. Daltronde l'esempio ce l'hanno dai loro rappresentanti politici, sia attuali che del passato, che fanno la parte del culo alla camicia delle oligarchie).




domenica 31 luglio 2016

Keynes for the dummies

Riposto, riveduto e corretto, un vecchio post.
Alcuni di quelli che frequentano il blog lo troveranno scontato e risaputo, ma altri che leggono provengono da altre posizioni e credo che possa aiutare ad avere un'idea di economia.
                                                     °°°°°°°°°°°°°°°°°

Anzituttoprimaditutto (come dice il piccolo Savoia) per spiegare Keynes ai dummies bisogna esserlo.
Bagnai non lo è abbastanza e forse i dummies non riescono a coglierne l'essenza del concetto tramite equazioni e complessi ragionamenti generali.
Il punto centrale del ragionamento, il fulcro verrebbe da dire, è quello delle buche. Si, quello che i libberisti  (col culo degli altri) tanto si divertono a dileggiare senza averci capito una beneamatissima minchia. Primo perché non hanno mai letto La Teoria Generale, secondo perché anche se l'hanno letta non ci hanno capito la beneamatissima di cui sopra.

Un sistema,sociale per reggere deve essere anzitutto sostenibile, deve cioè sostanzialmente soddisfare i bisogni primari che sono; bere, mangiare, avere vestiti adeguati al clima, avere un rifugio per ripararsi dai pericoli e dalle intemperie e riposare l'organismo, e mezzi di trasporto per poter distribuire questi beni necessari.
Una volta soddisfatti questi bisogni essenziali tutto il resto è superfluo dal punto di vista della sostenibilità.
Se noi valutiamo il sistema in quanto tale e tralasciamo le diverse pulsioni umane (che rientrano in altri ambiti di osservazione; culturale, genetico, psicologico etc etc) un sistema sociale regge tranquillamente soddisfando quei pochi e miseri  bisogni.
Allo stato attuale della tecnica, così a spanne, credo che per soddisfare tali bisogni possa bastare un terzo delle persone in età di occupazione.
Addirittura, se standardizzassimo tutto ciò che è prodotto artificialmente (ma ad oggi abbiamo raggiunto un tale livello scientifico che abbiamo standardizzato anche ciò che viene prodotto dalla natura), dall'abbigliamento, alle abitazioni e tutto ciò che contengono, i mezzi di produzione e trasporto credo che il numero delle persone occupate scenderebbe tranquillamente ad un quarto o anche meno.

Ora, rimaniamo strettamente in ambito economico nell'accezione di: "(...) organizzazione dell'utilizzo di risorse scarse (limitate o finite) quando attuata al fine di soddisfare al meglio i bisogni individuali o collettivi, (...) " e dimentichiamoci per un attimo le pulsioni umane e certa metafisica; al posto di lavorare quaranta ore la settimana, facendo a rotazione, ne lavoreremmo probabilmente dieci; da un punto di vista sostanziale ci gratteremmo per lunghe giornate (il paradiso dei comunisti) e potremmo diventare tutti filosofi alla Catalano per passare il tempo: "E' meglio vivere tanto e bene, che poco e male!".
Ma anche: "E' meglio guadagnare più denaro e abbondare, che guadagnarne poco e vivere nell'insufficienza!".
Ehi, ferma un attimo; i soldi non ci sono, non servono. Lavorando a rotazione e con l'attuale livello di tecnica abbiamo soddisfatto le esigenze primarie con scarso impegno di tempo e fatica.
Ma allora a cosa servono i soldi? Semplice, a soddisfare il superfluo. Servono cioè a soddisfare il nostro ego e le nostre pulsioni, passioni e piaceri.

Quindi potremmo avere un sistema decisamente pianificato, quello che produce cibo indumenti abitazioni etc etc, che soddisfa i bisogni sostanziali, che è molto efficiente e dove al posto del denaro basterebbe una card dove risulta che le dieci ore settimanali (cifra messi li ad occhio) standard sono state svolte e ottenere l'essenziale per sopravvivere.
Ma all'uomo sopravvivere non basta, la sua peculiarità, la sua "natura" e il suo senso di conoscenza lo spingono a fare, pensare, provare, capire (ma anche giocare, baciare, lettera e testamento).
Così ha "scoperto" il fuoco, la ruota, la bellezza e la qualità. Tutte cose difficili e/o pericolose, che richiedono dispendio di energie e di salute ma che innescano forti desideri.
Ecco, i soldi rappresentano i nostri desideri.
E infatti, paradossalmente, i beni essenziali sono quelli che valgono meno (anche una casa essenziale costerebbe relativamente poco) tanto è vero che il settore primario deve sempre essere sovvenzionato istituzionalmente per gli investimenti, altrimenti crollerebbe sotto il peso della stupidità (eh si, dato che stupidità significa restare stupiti, ecco che l'umano riversa le sue energie nelle cose che lo stupiscono, e spesso instupidiscono, e si "dimentica" di ciò che è fondamentale).
Così le istituzioni DEVONO intervenire per sopperire alla stupidità del libero mercato (ma questa è in parte una divagazione).

L'importante è aver capito che un sistema potrebbe soddisfare il necessario facendo lavorare poche persone, e non servirebbero neppure i soldi in quanto quelle poche esigenze sarebbero facilmente soddisfatte.
Se torniamo indietro nel tempo invece servivano molte più persone per produrre il necessario. E via via che risaliamo la storia, la maggioranza delle persone era occupata a produrre l'occorrente. Ma anche questa affermazione è in parte errata.
Infatti già all'epoca dei Faraoni una parte del popolo si "trastullava cazzeggiando" attorno a dei grandi cubi di pietra accumulandoli uno sull'altro e facendone delle piramidi giganti.
Pensa che spreco; non le fecero nè per il turismo e nè per produrre qualcosa.

Attenzione, ci siamo: al posto di scavare buche e ricolmarle, staccavano massi enormi dalle montagne, li trasportavano su barconi e li impilavano uno sull'altro con un dispiego di energia che risulta ancora oggi di difficile comprensione e per cosa? Ne avevano un ritorno in qualche bene essenziale per il sostentamento?.
No, erano tombe. Un dispiego enorme di energia per erigere degli immensi soprammobili.
E' un tempo troppo lontano? quasi incomprensibile?
Ok, allora andiamo nel sedicesimo secolo.
Una delle monarchie dell'epoca, la Spagna, "scopre le Indie" e assieme ad esse patate, pomodori e poco altro...ah si, un metallo molliccio ma che possiede proprietà quasi uniche: l'oro.
Un gran bel metallo, mantiene quasi inalterate le sue proprietà, non si ossida e una volta strofinato splende come il sole. Non serve quasi a un cazzo; non puoi farci armi, niente a cui serva un minimo di rigidità e durezza, e non è commestibile.
Ci puoi placcare i denti...qualche altra cosuccia da attaccare alle orecchie o al collo...e altre cazzate del genere (non esistevano ancora i microcircuiti).
Eppure per quel metallo quasi inutile (se vogliamo dirla tutta, oggi sappiamo che assieme ad altre "pietre preziose", l'oro e pochi altri metalli,  si sono formati milioni e milioni di anni fa per lo scatenarsi di energie difficilmente misurabili immaginabili e sicuramente irripetibili). Sarà quel che sarà, ma se togliamo la mistica e la metafisica, a livello economico (nell'accezione di cui sopra) l'oro è un dispiego di energie poco comprensibile. Infatti è stato calcolato che non ha ripagato tutti gli investimenti fatti.
Eppure il solo pensiero di poterne possederne anche solo una piccola quantità, smuove la gente a "fare"!
Cosa è cambiato a livello di sostenibilità del sistema Spagna? Una blasonatissima M....

Ripeto: se togliamo la mistica e la metafisica l'oro serve a ben poche cose e quasi tutte superflue.
Il fatto che la gente vada fuori di biella per averlo non è un punto strutturale a livello strettamente economico. La credenza che fosse il metallo divino per eccellenza risale a ...mila anni fa e andrebbe ascritto sotto alla voce "folklore pop".
Io sono rimasto allibbito (co' due bbi) quando qualche anno addietro, cercando di capirci qualcosa sotto la voce economia, ho scoperto che il sistema aureo era in "voga" poco tempo fa., e questo significa che ancora pochi decenni orsono si dava fondamentale importanza a quanto oro detenesse una nazione..
.

Ma torniamo all'economia delle buche: Keynes, in buona sostanza, dice che nel momento in cui una crisi rallenti il processo economico innescando una dinamica deflattiva (cioè un abbassamento dei prezzi al consumo), e non importa se reale o nominale, tanto nel medio periodo la dinamica deflattiva risulterà comunque reale, l'unico agente che possa intervenire nel processo economico invertendone il ciclo (in questo caso deflattivo. ma lo stesso può valere anche in un ciclo inflattivo ma invertendone l'azione, cioè drenando liquidità) è lo Stato Sovrano attraverso la propria Banca Centrale (B.C.)
Il motivo è facilmente comprensibile; nessun privato, neppure una S.P.A o altra società a responsabilità limitata, è disposto a investire capitali in un ciclo economico che distrugge ricchezza.
Solo lo Stato attraverso la propria B.C. può immettere liquidità nel sistema facendo in modo che questa venga spesa (infatti tutti i tentativi della BCE di immettere liquidità nel sistema sono falliti miseramente -- per noi -- perché in base ai trattati la BCE non può intervenire con spesa diretta e neppure all'acquisto di titoli -- ma a questo proposito la questione è un pò più incasinata).

A mò di provocazione Keynes usa gli investimenti che, alla sua epoca, il governo inglese impegnava nelle imprese che scavavano buche in giro per il mondo alla ricerca di oro come pietra di paragone per dimostrare che sarebbe la stessa cosa, a livello di sostenibilità, se fossero stati impegnati nello scavare buche per poi ricolmarle.
Addirittura lo stato potrebbe lanciarli per davvero dall'elicottero e il risultato a livello economico nel breve periodo sarebbe sempre lo stesso (non a livello sociale dato che la gente si scannerebbe per strada).
E c'è un motivo specifico; in una economia equilibrata, cioè nè lasciata libera a se stessa nè controllata ossessivamente, per ogni euro immesso nel sistema economico, alla fine dei conti, cioè misurando il PIL alla fine dell'anno, questo euro risulterà essere diventato un euro virgola qualcosa. Dipende, questo virgola qualcosa, dalle condizioni di quel sistema economico.
Ma ciò che conta è che avrà invertito il ciclo economico depressivo. Questo è quello che "molto semplicemente" dovrebbe fare il ministro dell'economia (quando può farlo, cioè con una BC a disposizione della nazione).
Questo per dire cosa?
Per dire che se ci riflettiamo solo un attimo potremmo renderci conto che la disoccupazione potrebbe essere realmente combattuta e vinta, e rimarrebbero disoccupati solamente coloro che proprio non hanno nessuna intenzione di lavorare.
Ma, cosa ancor più importante, tutti potrebbero avere un reddito col quale poter condurre una vita dignitosa per se stessi e per la loro famiglia.

.
Se c'è tutta questa disoccupazione non è certo per i motivi che ci hanno raccontato per tutti questi decenni, e ora l'ho capito molto bene.
Ma è solo per scelte politiche, le quali hanno un unico scopo: impoverire tanti per arricchire pochi.

SONO SCELTE POLITICHE! NON C'E' NESSUN IMPEDIMENTO DI QUALSIVOGLIA MOTIVO TECNICO, PUNTO! (e se non credete a me potete sempre approfondire da qualcuno che ne sa  QUI)

A voi sembra poco? Cazzarola, più chiaro di così acceca.
Una Nazione che ha Sovranità può  tranquillamente raggiungere la piena occupazione se solo lo volesse (e potrebbe farlo in un modo più intelligente che non scavando oro  -- per esempio noi abbiamo un territorio devastato).

Ecco un Dummies cosa ha capito qualcosa di Keynes.

domenica 12 giugno 2016

La neo economia è su ordinazione

Guardare la tv o ascoltare la radio non è inutile.
Ci si perde tempo, specie per la tele, ma se si fa attenzione a volte si riesce a intuire l'indirizzo delle politiche cui vogliono portarci tramite l'affermazione ripetitiva di paradigmi fino alla noia.

Su Radio Rai 1 venti minuti prima di mezzogiorno c'è un programma dal tittolo: Etabeta.
Tutte le innovazionimettiunnumeroacasopuntozero, che sia due, tre, quattro o cinque, lì vengono proposte.
E così spiegano cos'è il crowfunding (eccerto dico io, se non ci sono gli investimenti devi fare la colletta, come si fa nei centri sociali per comprare"il fumo") e le start up, e ti viene spiegato anche che (dopo che qualcuno ha fatto presente che più del 90% (letto bene; novantapercento) falliscono) il fallimento non va inteso come un vero e proprio fallimento come qui da noi, ma come un fallimento là da loro (realtà anglosassone) dove pare che sia una pratica normale; si fallisce e si riparte con una nuova startappe, così, d'amblè  (secondo me è anche perché da loro avranno anche una normativa adatta a far si che il fallimento non ti seghi le gambe).

Poi, c'è il car sharing, il food sharing e l'apecar sharing, che sono tutte app per poveracci che devono arrotondare (dicono loro, per me è la nuova forma di baratto);  se per esempio, dovessi mai aver bisogno di andare all'orto e la tua lapa 50 è dal meccanico, vedi se qualcuno del paese ti da un passaggio a raccogliere le tomatiche e in cambio gliene lasci qualcuna per fare un'insalata.

Ma il meglio sono le stampanti in 3D. La chiamano la nuova economia su prenotazione, economia personalizzata, a misura d'uomo.
Così ognuno potrà avere cose fabbricate solo per se stesso e per il suo ego.

Dunque dunque, fammici pensare un attimo...questa dell'economia su ordinazione l'ho già sentita....
Ah si, certo, era l'economia prima della rivoluzione della produzione in serie meccanizzata dei beni.
In parole povere l'economia che era in atto fino alla fine del diciannovesimo secolo, prima che Ford mettesse in pratica alcune intuizioni che fino a quel momento erano solo delle teorie.

Prima di quel passaggio, che rende pratica la c.d. modernità --cioè la rende reale e alla portata di tutti trascinandoci fuori da quella che era una condizione sostanziale di miseria per la stragrande maggioranza delle classi sociali -- vigeva l'economia su ordinazione.

L'economia su ordinazione è molto semplice, è l'economia nell'accezione di Occam: se hai i soldi ordini, se non li hai no, punto.
In pratica il lavoro era scarso perché la ricchezza era scarsa, e questo perché si considerava ricchezza oro e terra; se li avevi entrambi, o almeno uno dei due, avevi ricchezza, se no ti attaccavi.
La ricchezza era relativamente scarsa ed era concentrata entro poche persone, il lavoro che ne derivava era scarso tanto quanto la moneta che circolava (una persona, per tanto che si dia alla pazza gioia è sempre solo una persona).
Tanta gente si arrabattava per sopravvivere e si facevano tanti figli. Primo perché in molti morivano quasi subito (la sanità), e anche perché, mancando una certa quantità di tecnologia (notare bene; quantità, non tanto qualità. Oggi, per la stragrande maggioranza dei beni "pesanti", stiamo ancora usando la stessa tecnologia di più di un secolo fa, migliorata, certo, ma sempre quella è) servivano molte braccia, e dato che le paghe facevano schifo, era meglio avere più paghe nel nucleo famigliare -- ma anche perché senza pensioni (welfare) si aveva più speranza di vivere in vecchiaia nel nucleo famigliare di uno o più figli.

Queste erano le condizioni relative all'economia su ordinazione; tanta miseria.

Gli stati più ricchi erano quelli che avevano conquistato più terra e assieme ad essa materie prime, oro e la materia prima più ambita di tutti i tempi; gli schiavi.
Volevi essere più ricco? facevi una guerra e se andava bene ti arricchivi. Volevi toglierti dalla miseria? provavi a fare una sommossa e finivi dritto dritto al camposanto (se ti andava bene).

Il cambio di paradigma avviene ad inizio secolo quando Ford ribalta l'immaginario di sistema  mettendo in pratica una produzione che potremmo paradossalmente chiamare pianificata, che cioè proietta nel futuro i risultati di scelte compiute nel presente: non aspetto che ci siano gli ordini per produrre, ma pianifico di produrre un certo numero di beni immaginando che, se do la possibilità alle persone di acquistarli, essi li compreranno e tutti ne avranno un giovamento.

Intanto per poter mettere in pratica l'idea di produzione a catena servono anzitutto investimenti nei beni capitali di produzione, nelle strutture e nelle paghe dei lavoratori, e ancora non abbiamo prodotto nulla.
Ma anche quando fossimo riusciti a produrre i beni di consumo a chi li venderemmo?
Fin che si tratta di cianfrusaglie da poco potremmo anche sperare di venderle -- ma a pensarci bene chi le comprerebbe se gli operai fan perfino fatica ad assolvere le esigenze di base?
E' chiaro che devono essere le paghe degli operai a sostenere la produzione comprando i beni, altrimenti non essendoci un ritorno economico sotto la voce profitto, la fabbrica chiuderebbe e tutti a casa.
Quindi le paghe devono avere una relazione con la produttività.

Ma se noi iniziamo a pensare a beni costosi come un'automobile, ma anche una radio o una bicicletta, ecco che il problema diventa serio. Non è possibile, anche aumentando le paghe quasi del doppio, come fece Ford nel 1916, riuscire a vendere il prodotto prima che le risorse finiscano e la fabbrica chiuda. Serve una istituzione, un sistema finanziario strutturato ad hoc, che vada a coprire quello spazio di tempo tra la produzione e l'accumulazione, da parte dell'operaio, di risparmi sufficienti all'acquisto, e anticipi la ricchezza prima che questa possa "materializzarsi realmente" nel tempo.
Questo lasso di tempo si chiama debito, o se preferite credito (tanto è la stessa cosa, solo che riescono a farci credere che siano due cose diverse, e una delle due sia una colpa , mentre è solamente un passaggio obbligato del sistema. Questo sistema, chiamato capitalistico, non può che funzionare in questo modo, cioè creando un debito che poi, in futuro diverrà un credito).

E' come per i primi agricoltori quando capirono il funzionamento della coltivazione indotta. Dovettero andare in debito di energie dissodando, livellando, e arando un pezzo di terra per poi avere, in futuro nel momento del raccolto, un surplus di energia in beni alimentari. La c.d. ricchezza si crea sempre con un debito.

Allo stato attuale le cose stanno all'incirca così:
L'imprenditore si indebita con una banca (la quale ha raccolto i risparmi di chi ha lavorato) e li investe in beni capitali che producono beni di consumo, e cioè anche in redditi. I beni prodotti verranno comprati dallo stesso soggetto che ha ricevuto un reddito per produrli e che non spendendo tutto quel reddito e risparmiandone una parte creerà quella riserva che servirà come base per i futuri investimenti che ridiventeranno a loro volta redditi che compreranno i beni che verranno prodotti etc etc.
Si chiama ciclo economico (e la parola ciclo non è lì a caso)

Intanto possiamo notare come la banca sia solo un tramite, anzi, debba essere solo un tramite e debba comportarsi in modo che questo processo si svolga senza intoppi di sorta. Questo è il compito istituzionale della banca.
E possiamo anche notare come la ricchezza venga prodotta da tutti gli attori facenti parte il sistema. Questo insieme va a formare un complesso sociale virtuoso dalla dinamica circolare. E' chiaro ora che la ricchezza sta nel sistema stesso, sia cioè dovuto alla somma e all'interazione dell'apporto che ogni classe sociale pone in essere; in poche parole è endogeno e non dovuto a fattori esterni, tipo l'oro o le  materie prime, che sono solo il tramite per la creazione di ricchezza.

Se una delle parti del sistema verrà privata anche solo di una parte della ricchezza che gli spetta, a cascata anche il resto del sistema inizierà ad avere degli scompensi.
Se per esempio riducessimo le paghe dei lavoratori, cosa facilmente attuabile con sindacalisti che non hanno la più pallida idea di come funzioni un sistema economico moderno e a cui una poltrona comoda e ben remunerata fa più gola che adempiere al proprio dovere, cioè difendere i deboli, risulterà impossibile in futuro per le aziende  vendere i tutti i beni, rientrare dai debiti, ottenere profitti e continuare ad investire.
Questo scompenso metterebbe in difficoltà il sistema bancario che dovrà (dovrebbe) rispondere ai suoi creditori, cioè le famiglie (questo è; le banche sono nostre debitrici) che sono le stesse a cui è stato precedentemente corrisposto meno reddito, quindi risparmieranno meno riducendo l'ammontare di denaro a disposizione della banca per finanziare gli investimenti, che si troverà costretta a ridurre i crediti alle aziende, che andranno a ridurre i redditi, i quali andranno a ridurre i consumi che non permetteranno il rientro dei debiti che ridurranno li investimenti, quindi i risparmi, quindi il credito, quindi......

(Questo è il libero mercato che tanto ci hanno magnificato, e che vogliono tenere al di fuori di qualsiasi tipo di intervento di pianificazione da parte dello stato.
E' cioè un sistema che ha uno svolgimento distopico e fuori da ogni possibile correzione, e che non ha alcuna possibilità di venirne fuori  se lascia le dinamiche economiche all'insieme indistinto, sregolato e incontrollabile degli operatori.)

Ma torniamo ad inizio ventesimo secolo e al sistema economico moderno che sta per realizzarsi.
Oltre a tutto quello già detto, bisogna aggiungere un passaggio non da poco.
Il c.d. consumatore, per poter fare un passo importante come quello di indebitarsi per diversi anni, deve avere nel suo orizzonte prospettico la sicurezza di potersi basare su un reddito sicuro nel tempo, perché, altrimenti, piuttosto che correre un simile rischio preferirà posticipare la spesa  in un momento futuro, tale da godere di una copertura finanziaria migliore.
Ecco perché anche la parte normativa riguardante il mondo del lavoro ha dovuto adeguarsi alle nuove esigenze disciplinando la figura dell'operaio in modo da assicurargli il posto di lavoro.
Togliendo quel punto fermo che dava all'operaio la sicurezza del lavoro si è minata alla base la fiducia che egli poneva nel sistema rendendo incerto il suo futuro reddito e quindi di conseguenza anche quel ciclo virtuoso di cui sopra.
(che dire...ci sono anche deficienti che ci hanno fatto un film, che è stato campione d'incassi tra una risata e l'altra, che derideva l'immaginario del posto fisso nella contentezza generale)

Ora, a tutto questo scompenso di domanda (così è definita quella figura che nel ciclo economico compra i beni) è stato posto rimedio attraverso un passaggio indiretto che riesce;  in primis a posticipare l'inevitabile e fallimentare resa dei conti, e in seconda battuta (ma non meno importante, anzi), a nascondere, dissimulare e riallocare la causa delle crisi che inevitabilmente si susseguono a cadenze quasi regolari.

Uno dei modi per porre rimedio è quello di usare il debito pubblico: dato che le paghe non sorreggono la produzione (mancanza di domanda), si spinge sulla spesa pubblica per compensarne la carenza sul mercato. Così facendo si ottengono diversi piccioni con una fava; il primo è che le aziende possono ripagare i debiti riuscendo a vendere i beni e salvando le banche, il secondo è che lo stato si indebita alle condizioni di mercato, cioè alti interessi che rimpinzano il settore finanziario, il terzo è che lo stato diventa "il cattivo" che aumenta le tasse perché "...s'è magnato tutto!", il quarto è che "Dobbiamo calare il debito pubblico! Quindi privatizziamo!".
Da questo passaggio nasce l'accanimento verso il debito pubblico e tutto ciò che è Stato.

L'altro modo è il debito privato: famiglie e imprese si indebitano col settore finanziario che allarga i cordoni del credito. Su questo punto ho già scritto, ma basta gugolare "Ciclo di Frenkel" e c'è tutta una produzione scientifica esaustiva al riguardo.

A questo punto abbiamo aggiunto quello che mancava per completare il sistema sociale moderno; i beni comuni e l'intervento pubblico.
Prima abbiamo visto come funziona la sua parte "pesante", "fisica" del sistema economico -- parte che potremmo considerare, usando una metafora fisica, "Newtoniana" (dal celebre scienziato).
Ma una società non è possibile declinarla solamente nella sua parte materiale, neppure sotto l'aspetto economico, perché c'è anche la parte metafisica, cioè quella che potremmo definire "Quantistica" in quanto vive in una dimensione diversa da quella che abbiamo definito "Newtoniana".
Questa parte potremmo immaginarcela come l'insieme di tre grandi "aree metafisiche"; sanità, istruzione e ambiente -- che come è facilmente intuibile sono anche interconnesse.
Dovrebbe essere chiaro a tutti che non è possibile lasciare o assegnare anche solo una o più di queste parti alla gestione privata -- e non ho intenzione di dilungarmi troppo nello spiegare il perché non è possibile.
Per citarne solo uno, dico che per certe zone del paese non è possibile avere un ritorno economico a fronte degli investimenti ( per tutto ciò che è infrastruttura per esempio, lo stesso vale sia per sanità e istruzione).
Quindi o raggruppiamo tutti i cittadini in immense metropoli disumane, o più sensatamente accettiamo queste come spese obbligate e tese al benessere della nazione nella sua interezza che equipara sullo stesso piano sia chi piace vivere ammassato in  città, sia chi piace vivere isolato in culo ai lupi (se da lui si pretende che sottostia ai doveri di cittadino).

Ecco che questi ambiti necessitano di intervento pubblico, e di conseguenza di una forma di investimento che per forza di cose non può essere contabilizzata con i canoni di quella "Newtoniana" dove c'è una "materia" o un servizio quantificabile e rapportabile.
L'istruzione per esempio, non è possibile quantificarla se non con canoni che non sono economici e di conseguenza è un'idea idiota rapportarla ad una presunta produttività (che è un termine prettamente "pesante", legato alla materialità).
Lo stesso vale per gli altri due aspetti.
Questi semplici ragionamenti rendono palese il fatto che solo uno Stato Nazionale è in grado di intervenire appropriatamente in questi ambiti, e deve poterlo fare nella sua più piena capacità e sovranità avendo come linea guida il benessere di tutti i cittadini e non solo di alcuni di essi.
Ecco perché la Banca Centrale di una nazione deve poter finanziare gli investimenti in tali settori senza per questo dover procurare guadagni ad alcuno in particolare -- fosse anche solo il sistema finanziario privato o istituzioni finanziarie internazionali che sono gestite evidentemente dai poteri economici dei paesi più ricchi.

In buona sostanza non è possibile che la nostra sanità, la nostra istruzione e il nostro territorio debbano cadere nella logica del profitto economico come sta accadendo da quasi quarant'anni a questa parte (e i cui effetti in taluni casi sono sotto gli occhi di tutti).
Se si toglie ad una popolazione la possibilità di gestire in piena sovranità (come specifica la costituzione) le proprie politiche economiche sotto l'aspetto che abbiamo definito metafisico, di salute, istruzione e ambiente, le persone si trasformano automaticamente in "parti meccaniche del sistema materiale".
Senza territorio, istruzione e salute, vorrei che mi fosse spiegato che senso ha un sistema sociale, ma soprattutto quale direzione stia prendendo.
A questo pare non interessi nessuno talmente ci hanno abituato a ragionare in termini di emergenza e di direzioni obbligate dai paradigmi economici cui ci sottopongono quotidianamente.


Bene, ora abbiamo visto come funziona alle più grandi linee un sistema economico moderno e una società nella sua completezza.
Grazie alla "luce" che il passato proietta alle nostre spalle -- una sorta di metafora della caverna di Platone -- possiamo immaginarci, "osservare", cosa potrebbe succedere nel futuro.

Facciamo un'altra piccola considerazione; oramai sappiamo tutti abbastanza bene che l'1% della popolazione della terra detiene più del 60% della ricchezza e dei mezzi di produzione.
Cosa vuol dire questo se lo vado ad inserire in un concetto prossimo futuro che sostituisce il paradigma economico da "produzione di massa" a "produzione su ordinazione" ?

Vuol semplicemente dire che qualcuno potrà dire: "Io i soldi li ho e tanti. Quindi mi compro cosa voglio quando voglio e come voglio. Te che non li hai tornerai ad arrabattarti nella miseria."  (cosa voglio non è u modo di dire, oramai possono comprarsi davvero qualsiasi cosa).
E aggiungerà: "Non sperare di tornare a fare troppi figli che non ne abbiamo più bisogno dato che; primo, ti stiamo sostituendo con manovalanza a basso costo proveniente dal terzo mondo, secondo ti sto facendo credere che la tecnologia sta erodendo posti di lavoro!" (ragionamento idiota l'ultimo, sul quale dovrò fare per forza un post).
E questo perché se il denaro e quindi anche la ricchezza, torna ad avere una corrispondenza con l'oro le materie prime e la terra, o in relazione ad una necessaria sostenibilità contabile in termini strettamente economici di partita doppia, si interromperà di conseguenza quel circolo virtuoso che crea ricchezza, e si tornerà ad un sistema gestito da una élite coi pieni poteri e non dall'insieme equilibrato delle parti sociali (e tornerà inevitabilmente la guerra).

giovedì 12 maggio 2016

Christian Rosso

Ma che fine ha fatto Christian Rosso?
Chi sarebbe?
Sarebbe un Italiano da difendere, ovvio. Solo che passa il tempo e le mille cose...

Ecco un'altro tassello per comprendere (e il nostro simpatico fustigatore delle etiche altrui, Bazaar, si è mai occupato della realtà oltre che dell'astrazione?).

Qui, assieme a Chomsky (che onore).

"Dobbiamo privatizzareeeee!".

domenica 8 maggio 2016

"Scusi, una domanda: Potrebbe fare un'offerta?"

Avviso, post incasinato.

In questi giorni ho avuto scambi di opinione "vivaci" con; mia moglie (e uno può dire "e sti cazzi?"), giusto saranno cazzi miei.
Con il gruppo culturale cui partecipo (ma sono stato un signore restandomene zitto buono e a cuccia), e uno potrà dire "e sti cazzi?", giusto saranno...
Con "Bazaar" e L. B. Caracciolo per motivi differenti (e sempre illo potrà dire "e sti ...?), giusto! Ma allora perché non vai a fare ...un giro da un'altra parte? C'è tutto un mondo intorno che gira ogni giorno (cit).

Per tutte e tre la speranza è che vadano a ricomporsi (specie per la prima :).
La seconda è brevemente raccontata nel post  precedente.
La terza è un pochetto più tecnica con ampi spunti filosofici.
La base di partenza della polemica è quì, nei commenti:  http://orizzonte48.blogspot.it/2016/04/helicopter-money-le-soluzioni-nascoste.html
(tra l'altro la "discussione" ha poi ispirato il post successivo con più di trenta commenti, che per un post sulla metafisica dei mercati non è male)

Non sto lì a fare la parafrasi del testo; lui scrive un commento e fa una riduzione estrema e io glielo faccio "notare" (col dovuto garbo, è suscettibile).

Lui, e qui sta il bello, tra le righe mi fa notare che ho peccato di troppo riduzionismo, poi spiega a me quello che cercavo io di fargli capire a lui; i piani di lettura sono due (e lo dico chiaramente). In aggiunta non sopporta che gli si prospetti un problema antropologico (meglio tenere tutto sull'astrazione pura).

Poi gli tratteggio i contenuti "ristretti" del mio commento e restringo al massimo il concetto di domanda e offerta.
E qui arriva il bello; prima sposta l'attenzione su di me mettendoci il carico dell'amoralità, poi sillògia ad penum tirando in ballo privatizzazioni, sanità,  pensioni, diritto di giustizia, forte e debole (sia detto tra parentesi, stiamo dalla stessa parte :))).
Mi fa credere che ha un dubbio su chi dei due non capisce , e mi da un consiglio (bene accetto).

Io mi altero un attimino perché non è la prima volta che ha una precomprensione dei miei commenti (tant'è che c'è un'altro post che suggella i nostri scambi: http://ceccatosan.blogspot.it/2015/12/ciao-baz.html).


Lui si scalda assai e riparte la precomprensione e tira fuori (non so da dove ) nazionalizzazioni e privatizzazioni (per fortuna scripta manent).

Poi tiro il fiato e capisco che sto parlando con un'entità e non con una persona reale e quindi mi regolo di conseguenza. Per "fortuna" interviene Quarantotto (B. Caracciolo) e interrompe lo scambio.
Secondo me la mia voleè sul suo top spin incrociato era dentro, ma il "giudice" di sedia mi dice che era fuori...dopo tanta fatica girano le balle :), così espongo un reclamo a caldo, ma il "giudice", mentre mi cazzia, non mi guarda neppure (lo capisco, sembriamo due adolescienti che sgallettano :).
In pratica gli ho risposto un pochetto incazzato dicendo che alla teoria del valore  mancava un pezzo, e anche che non è accettabile che "gli intellettuali" si pongano sempre con una certa altezzosità nei confronti dei "manovali" come me, soprattutto quando fanno certi riduzionismi indegni.
Gli ricordo ancora una volta che se il paese è in queste condizioni la responsabilità maggiore ce l'hanno loro, "gli intellettuali", eh si, perché è a loro che spetta il compito di informare il popolo quando sta per arrivare la fregatura, e non fare i giocherelloni perché c'è abbondanza.
Ma tiremm 'n'nanz.

Il punto è la teoria del valore; per quello che ho capito, loro vedono il valore solo come l'opera di qualcuno e basta, in pratica il lavoro, qualsiasi esso sia.
Io penso che anche la materia prima abbia un valore a se stante e quindi anche una parte nella  teoria stessa.
La materia prima è (anche) bene di scambio. Il denaro è  bene di scambio, ergo possiamo, se serve, considerarla alla stregua della materia prima (e di qualsiasi altro bene).
E' una delle funzioni della moneta; mezzo di pagamento (bene di scambio), unità di misura (economica) e riserva di valore.

 (Faccio una piccola digressione per mettere lì due o tre "cosette" che potrebbero servire per capire come mai, prima l'oro e poi la moneta ma anche i titoli di stato, obbligazioni ec etc vengono preferiti a qualsiasi altro bene per gli scambi e i pagamenti, specialmente quelli futuri.
Questo passaggio è solo per far capire che non sono un pazzerello che si immagina teorie balzane. Questo passaggio è tratto da: TEORIA GENERALE DELL'OCCUPAZIONE E DELLA MONETA.
(J. M. Keynes)

Vediamo ora in cosa consistono i vari tassi d'interesse in termini di merce per un periodo ad esempio di un anno per diversi tipi di beni capitale. (...)
Vi sono tre attributi che i diversi  tipi di beni capitali posseggono in grado diverso.
I) Alcuni di essi, coadiuvando qualche processo di produzione o fornendo servizi ad un consumatore, producono un reddito o un prodotto(...) misurato in termini del prodotto medesimo.
II) La maggioranza dei beni capitali, salvo la moneta, vanno soggetti ad un certo deperimento o implicano qualche costo a causa del semplice trascorrere del tempo (...) indipendentemente dall'essere o no impiegati nel produrre un reddito (...) (in verità oggi mantenere la moneta ha un costo. nota mia)
III) Infine il potere di disporre di un bene capitale per un certo periodo può offrire una comodità o sicurezza potenziale che non è uguale per le diverse specie di capitali, anche se abbiamo ugual valore iniziale.
L'ammontare (...), che la gente è disposta a pagare per la comodità o sicurezza potenziale data da questo potere di disponibilità (...), sarà da noi chiamato il suo premio per la liquidità.

(In pratica e di molto semplificato, la moneta è quella che ha i costi minori per il mantenimento della ricchezza) Questi sono i fattori per i quali la moneta o l'oro o i titoli di stato o etc etc, vengono preferiti a tutti gli altri beni e sono fondamentali per questo tipo di società (altrove ho spiegato come mai tutta questa "carta" NON HA ALCUN VALORE SE DIETRO NON VI E' UN SISTEMA FUNZIONANTE, EQUILIBRATO E CHE SAPPIA PRODURRE RICCHEZZA REALE! ) 

Ma se è bene di scambio come fai a dire che il valore è dato solo dal lavoro? Una parte, magari scarsa, è data dai beni medesimi.

E ora passiamo alla questione "madre" del contendere; Domanda e Offerta.
Secondo Bazaar dipende dalla visione metafisica con la quale interpretiamo la dinamica tra i due.
Se la vedi dall'offerta allora le classi alla base della piramide hanno molta importanza e quindi una uguaglianza formale e sostanziale di diritti.
Se la vedi all'opposto, dal lato dell'offerta, la domanda (cioè la "gente", la massa, quella che consuma e spende, che lavora) è marginale e quindi ...che vadano a farsi fottere, sono pedine scrificabili etc etc.
Io non semplificherei fino a questo punto (o per meglio dire; io lo posso fare, da un  intellettuale ci si aspetta altro). La dinamica economica non può determinare se sia più importante l'una o l'altra, o se si possa far prevalere una visione piuttosto che l'altra.
L'una non esisterebbe senza l'altra.
Ma volendo essere pignoli (cioè rompendo i coglioni a quelli che vogliono tirare troppo la giacchetta e fare i supersapientoni) potremmo ragionarci sopra per capire da dove ha inizio la "faccenda": è nato prima l'uovo o la gallina?
Oggi lo sappiamo: l'uovo (tra l'altro grazie all'inflazione del processo chiamato gastrulazione).
Così allo stesso modo il capitalismo moderno ha una specie di sua blastula (certo, la blastula c'è perché c'è l'uovo, il seme etc etc, ma dal nulla nulla cresce).
Ma le due dinamiche non sono simultanee, si esplicano in tempi diversi, quindi c'è un punto di partenza (se esiste una causa esiste un effetto e quindi anche il tempo. Se non c'è causa non c'è effetto e quindi neppure il tempo)  .

All'inizio del XX° sec. l'organizzazione del lavoro meccanizzato a catena trova la sua dimensione pratica grazie ad H. Ford..
E' un cambio copernicano di visione di sistema; prima si produceva su ordinazione, quindi l'acquirente possedeva il denaro necessario prima della produzione, e il lavoro non era continuativo.
La produzione di massa stravolge il concetto perché per funzionare e tenere bassi i costi deve fare grandi numeri. Ma subentra un problema; chi comprerà i prodotti se la massa non possiede la capacità finanziaria per comprare beni che hanno comunque un costo relativamente elevato tipo l'automobile?
Qualcuno doveva pur aver capito che il sistema poteva reggere solo se gli operai avessero avuto la certezza di lavorare -- ma non solo -- di lavorare sicuramente per anni e con una paga certa e abbondante per sostenere la domanda (all'epoca Ford raddoppio le paghe degli operai.)
Ecco che cambia il mondo del lavoro dalle  basi; per reggere, il sistema, deve garantire lavoro e paghe adeguate.

Ha inizio nella pratica l'era moderna.


Beh, se le cose stanno così inizia con l'offerta (per quanto possa valere), ma questo non significa molto, il sistema è complesso, c'è il pubblico, il privato, le istituzioni miste, non si può ridurre tutto a Domanda e Offerta, libero mercato o sistema pianificato.
Il periodo migliore, per noi italiani, è stato una via di mezzo.E all'inizio c'è il credito (che visto dall'altra parte si chiama debito, ed essendo la stessa cosa ha pari valore morale. Di solito consideriamo il debito brutto e cattivo ma se desideriamo che il sistema funzioni dovremmo imparare a dargli il giusto valore, cioè uguale al credito; sono la stessa cosa.)


Quindi abbiamo la prima blastula che è capitale investito a credito.
Certo potremmo nazionalizzarlo quel capitale, ma sappiamo bene tutti, anche i marxisti radicali, che non sarebbe giusto farlo in nome di una Storia di cui nessuno può avere certezza assoluta per come sia andata. Possiamo cercare di sistemare l'arte delle cose allo stato attuale, ma non tracciando una linea che divida la Storia; i buoni di qua, i cattivi di là.

Che esista un grande problema col capitale lo sappiamo tutti (spero), per fortuna ci sono soluzioni di equilibrio da poter applicare.
La Sovranità è una di queste, naturalmente la sovranità si traduce anche e soprattutto nell'avere una banca che gestisca la moneta.
I capitalisti vogliono farsi pagare ad un prezzo troppo alto la loro moneta? Ce la stampiamo.
Loro svendono buona parte della moneta svalutandola troppo? La compriamo senza svenarci e la trasformiamo in buoni di sviluppo interni tesi a risanare il territorio di questo bellissimo paese, o qualcos'altro, l'importante è poter scegliere, avere la libertà di poterlo fare.
Comporterà qualche sacrificio? e perché, adesso abbiamo invece davanti a noi un futuro radioso?
E' forse meglio avere come prospetto lavorare fino a settantacinque anni con paghe da fame, sanità privata e non per tutti, cibo di plastica e periferie che sono ghetti impenetrabili e letali?

I garzoni che stanno svendendo la gente che lavora al miglior offerente, cioè al libero mercato, prima o poi ne dovranno rendere conto, spero.

p.s. il primo pare si sia ricomposto (temporaneamente :).
Il secondo si vedrà.
Il terzo ...



martedì 19 aprile 2016

"L'Italia va male perché non ha fatto le riformeeee!!!"

Questa pare sia un 'ottima analisi che rende l'idea e sfata alcuni miti, primo fra tutti quello che "Non abbiamo fatto le riformeee!"
Ecco le riforme, ne volete ancora? Siii? Eh, si sa, l'italiano è fuuurbooo!
Queste sono solo le ultima due del mercato del lavoro. Poi c'è quella ancor più fondamentale che fu fatta nell'81 e che ci tolse la nostra banca per consegnarla nelle "disinteressate" mani del libero mercato. Ma anche quella delle pensioni non è stata mica male eh.
Ora a fine anno arriverà quella che ci darà il colpo di grazia; quella costituzionale.
Per ora diamo un'occhiata a cosa voglia dire "fare le riforme" come se il fatto di farle fosse utile a prescindere.

(....) L’accordo del luglio 1993 principalmente voluto dall’allora capo del governo, Carlo Azeglio Ciampi, era esplicitamente finalizzato alla riduzione della spirale inflazionistica attraverso la moderazione salariale e ad altri interventi, quali la politica dei redditi, la crescita degli investimenti innovativi, e l’aumento di produttività. Tuttavia, come molti economisti hanno dimostrato, la maggior parte dei risultati attesi di questo accordo non sono stati raggiunti. Al contrario, la politica di moderazione salariale e di conseguenza la disinflazione hanno avuto successo (Boeri, 2000; Rossi e Sestito 2000, Lilla, 2005). Al termine di questo processo di cambiamento, nel mercato del lavoro italiano è stata introdotta una maggiore flessibilità attraverso il cosiddetto “Pacchetto Treu” (Legge n. 196 nel 1997) e la legge n. 30 del 2003 (nota come “Legge Biagi”) che ha promosso innovazioni radicali nelle forme contrattuali di lavoro e nel mercato del lavoro in generale.(...)

(...)In Italia, esiste un divario ben noto tra la dimensione della flessibilità, ora ampiamente introdotta, e la dimensione della sicurezza sociale, in quanto l’attuale sistema di indennità di disoccupazione è complesso, frammentato e disorganizzato e non in grado di coprire e sostenere tutti i disoccupati. Una situazione del genere non è stata effettivamente risolta dalla recente riforma e dall’introduzione da parte del Ministro del Lavoro Fornero di un nuovo strumento sociale chiamato “Aspi” (una nuova indennità di disoccupazione) con la Legge n. 92 del giugno 2012. Nei fatti, quest’ultimo non ha ampliato la platea degli aventi diritto ai sussidi di disoccupazione, che rimangono legati alla condizione di aver posseduto un contratto di lavoro nei due anni precedenti alla data di disoccupazione. Inoltre, questo sussidio di disoccupazione ha una durata limitata (otto mesi rispetto a quattro anni in Danimarca o due anni in media nella UE-15) e non copre tutti i lavoratori indipendenti (i cosiddetti CO.CO.CO. o CO.CO.PRO.) che hanno terminato di lavorare per un certo progetto, collaboratori, lavoratori atipici e precari, che anzi costituiscono una grande parte di nuovi posti di lavoro, soprattutto tra i giovani. Infine, il sistema italiano di sostegno alla disoccupazione non è collegato, in generale, alle politiche attive, come i programmi di integrazione nel mercato del lavoro, i programmi di ricerca di posti di lavoro e di formazione in grado di agevolare l’ingresso nel mercato dei disoccupati. (...)

(...)Gli autori delle principali riforme del mercato del lavoro italiano, hanno più volte ricordato che quelle riforme erano incomplete perche mancavano di quei contrappesi tipici di un modello di flexicurity (flessibilità e sicurezza) promosso in seno all’UE: in sostanza si è sempre ricordato che in Italia si sarebbe dovuto introdurre, dopo le riforme del 1997 e del 2003 più sicurezza e maggiore welfare, per adeguare la componente sicurezza alla flessibilità del lavoro in entrata già introdotta. A dispetto di ciò, il Jobs Act decide di introdurre anche flessibilità in uscita con la riduzione della protezione dell’art. 18.(...)

(...)L’accordo del luglio 1993, in sostanza, ha contribuito alla stagnazione dei salari a livello nazionale. In seguito, sotto la pressione delle due principali novità legislative nel mercato del lavoro richiamate sopra (quella del 1997 e quella del 2003), la flessibilità del lavoro, in particolare “in entrata” è aumentata in modo consistente; il lavoro a termine, il lavoro precario e tutte le forme atipiche di lavoro sono esplose (Tronti, 2005; Lilla, 2005; Torrini, 2005; Rossi e Sestito 2000). Il processo è stato completato di recente con la legge del giugno 2012 che ha introdotto forme di flessibilità del lavoro “in uscita” riducendo l’applicabilità dell’art.18 citato. (...)

(...)La relazione fra grado di protezione dell’impiego (o flessibilità) e livelli di occupazione non trova, nella letteratura economica, risultati univoci. Diversi economisti hanno esplorato questo argomento (Scarpetta, 1996; Elmeskov et al., 1998; Nickell, 2008; Nunziata, 2003), ma le conclusioni raggiunte non consentono di trovare una risposta definitiva. A livello empirico tuttavia, i dati di seguito riportati sono chiari: non c’è alcuna relazione tra i tassi di occupazione e la flessibilità (indice EPL dell’OCSE).(...) 

 (...)Appare chiara una forte diminuzione del livello della domanda aggregata (DA) causata da un restringimento drammatico dei consumi (C) che a sua volta è causato dalla sensibile riduzione della quota salariale (QS), dalla marcata diminuzione del salario indiretto (SI), vale a dire la spesa pubblica (G), in particolare nelle dimensioni sociali (DS), dall’aumento della disuguaglianza (DISUG) e dalla pressione sul lavoro (L) e sui salari (S) causata da una forte flessibilità del lavoro (FL) e dalla conseguente creazione di posti di lavoro precari (LP). Il calo della domanda aggregata è la causa principale alla base del calo del PIL e della recessione in corso in Italia.(...)

(...)La questione della quota dei salari in calo nelle economie avanzate è già stata sollevata da diversi contributi eterodossi come quelli di Barba e Pivetti (2009), Stockhammer (2013), Fitoussi e Saraceno (2010), Fitoussi e Stiglitz (2009), Brancaccio e Fontana, (2011), i quali sottolineano 73 Riforme del mercato del lavoro, occupazione e produttività: un confronto tra l’Italia e l’Europa come alla base di questo declino ci siano problemi strutturali dei sistemi economici delle economie avanzate.  Tali questioni strutturali sono le cause profonde della crisi globale e si riferiscono alla polarizzazione nella distribuzione del reddito e alla disuguaglianza che ha indebolito i consumi e la domanda aggregata nelle economie. Il declino del salario, è al tempo stesso in stretta correlazione con il processo di finanziarizzazione che ha avuto luogo da circa 30 anni a questa parte negli Stati Uniti e più recentemente in Europa (Tridico, 2012). In breve, l’ipotesi è che la domanda aggregata, che non è stata sostenuta da salari adeguati, e da investimenti produttivi, ha utilizzato i canali finanziari e di credito per sostenere i consumi. Un tale consumo si è rivelato instabile e non in grado di garantire sostegno a lungo termine alla domanda aggregata. In particolare dopo lo scoppio della bolla nel 2007, quando il settore finanziario ha ridotto il credito sia per gli investimenti che per i consumi, la domanda aggregata è crollata ulteriormente e il declino del Pil è stato inevitabile. (...)

Questa relazione sarebbe utile leggerla tutta in quanto contiene una serie di grafici imperdibili per capire quanto la parte migliore di questo paese sia stato svenduta al potere del capitale delle classi che stanno in cima alla piramide.

http://host.uniroma3.it/centri/jeanmonnet/pdf/Contributo%20Tridico%20Sindacalismo%20n.28.pdf

domenica 17 aprile 2016

Il bue sta dicendo cornuto all'asino

Ultimamente mi capita di notare con sempre maggiore insistenza al massacro quotidiano dell'attore politico per eccellenza; l'eletto del popolo.
All'eletto dal popolo tocca una sorte cinica e paradossale; studiare, organizzare e porre in atto una serie di circostanze le quali daranno l'opportunità a chi sapesse sfruttarle di arricchirsi in modo esagerato (tali da dominare il sistema).
Eh si, perché la dinamica sociale è sempre la solita se non c'è un costante intervento "artificiale" e anticiclico;  la ricchezza porta potere e il potere porta ricchezza -- e questo dimostra come la cultura, intesa nell'accezione di sapere tramandato, debba sempre tendere a spezzare le forze cosiddette naturali e cicliche. Debba cioè dimostrare che il libero arbitrio esiste e ha la possibilità di manifestarsi (libero arbitrio non fa rima con egoismo, o almeno non solo con quello).
Ma torniamo alla ricchezza e al potere. Non credo sia difficile immaginarsi come mai chi possiede la ricchezza detenga anche il potere reale. Specifico reale in quanto tutti sappiamo cosa ci sia scritto sulla costituzione: "L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione." 
Che figata eh, "la sovranità appartiene al popolo", ma anche "fondata sul lavoro" non è male.
Siamo talmente lontani da quei paradigmi che riflettendoci pare quasi non abbiano senso. 

(Apro una parentesi mooolto lunga, che vedrò di trattare poi in modo specifico, e che sarebbe il succo del confronto filosofico odierno. Se c'è una costituzione scritta significa che servono delle linee guida, cioè un intervento sulle forze manifeste, perché se non servisse un intervento, non servirebbe una costituzione no?!
Le forze naturali (universali) lasciate libere a se stesse si manifestano soprattutto attraverso tutto ciò che è fuori dal libero arbitrio, altrimenti i "liberi arbitrii" sarebbero forze della natura e allora non ha più alcun senso capire, in quanto la comprensione stessa degli eventi sarebbe manifestazione delle forze naturali e sarebbe un capire tautologico, cioè un non capire, tautologico cioè fine a se stesso, cioè sterile, incapace di promuovere alcunchè.
Quindi la costituzione è, per ora, la conquista più importante, più aderente, all'uomo moderno, cioè quell'uomo che si è evoluto anche nella sua forma mentis -- di quanto lo abbia fatto non è lecito stabilirne un ordine di grandezza certo. Sicuramente non di molto visto che continua a fare quasi tutti gli sbagli che lo riportano a epoche storiche e preistoriche considerate superate. e che per intraprendere la giusta via ha bisogno di sbattere il muso fino alle estreme conseguenze).

Ma torniamo al potere; dovrebbe essere abbastanza chiaro che la detenzione di ricchezze favolose permette a chi le possiede di poter influenzare il processo democratico (lo possiamo vedere tutti i santi giorni da una trentina di anni a questa parte, "a coruzzzzione" si manifesta quasi sempre con qualcuno che ha tanti soldi che "corompe" l'eletto dal popolo per ottenere; leggi a favore, sgravi fiscali, appalti milionari etc etc.
Ma non solo, può intervenire nel processo democratico accorpando buona parte dell'informazione e indirizzando l'epistemologia dell'informazione.
E i risultati li possiamo verificare quotidianamente; se voi doveste chiedere a chicchessia quali sono le ragioni della nostra decadenza, tutti risponderanno che la colpa è dei politici che prendono troppi soldi o/e che si fanno corrompere (pensa se dovessero prenderne pochi.

(Add:  Mi sono accorto solo ora che c'era un link in libertà, boh!!? Comunque eliminato.)

Intanto potremmo notare come l'informazione tutta, marci al rullo di questo mantra; "Politici corrotti! Politici esosi per il sistema!"
Tutta l'informazione cammina al passo (io nella mia beata ignoranza avevo iniziato a pensarlo agli albori del cambio di passo sistemico degli anni '80 perché è ciò che per primo balzava agli occhi. Ho iniziato a farmi delle domande quando ho iniziato a notare che il paradigma stava diventando monologo  monotono e pervasivo).
La grande illusione è proprio questa; distogliere l'attenzione da ciò che è immenso e portarla a ciò che è limitato e ristretto, che è l'esatto contrario di ciò che fanno gli illusionisti da circo.
Che in soldoni si traduce nel drenare tutta la ricchezza prodotta dal sistema (cioè da noi) e usarla in parte per convincere noi (cioè quelli che la producono) che il problema del fatto che stiamo diventando tutti più poveri, sta in quei quattro soldi cui il sistema politico mette le mani.
E questo lavoro infame lo fanno i giornalisti, e lo fanno quotidianamente tanto da essere riusciti a convincerci tutti.

Ripeto: il sistema dell'informazione, tramite giornalisti garzoni pagati da chi si appropria della fetta maggiore della torta, dice a tutti noi, che le falle del sistema vanno ascritte al sistema politico e allo stato -- che è quello che pone in essere l'organizzazione del sistema  -- che prende troppi soldi.

Il bue dà del cornuto all'asino.

Ma come funziona questo sistema?
E come mai la ricchezza va a finire sempre di più nelle stesse mani?

Lo abbiamo letto più sopra; senza intervenire "artificialmente" in modo anticiclico, la ricchezza (massa/energia) diventa una forza gravitazionale le cui conseguenze estreme sono dei buchi neri che distruggono tutto (le guerre).

Tutto sta andando in quella direzione; i grandi gruppi multinazionali, o se preferite internazionali (cioè sovranazionali) che occupano ogni ambito sociale (istituzioni economiche, tecnologiche, militari) stan cercando di porre in essere una serie di norme che scavalchino la sovranità (costituzione) degli stati nazionali (brutti, cattivi e nazionalisti) che si oppongono alla forza gravitazionale del potere economico.

Riporto ancora e sempre alcuni siti che mi hanno aperto gli occhi (e che quando posso ringrazio con qualche misera donazione sapendo che quei soldi sono tra quelli meglio spesi):

http://goofynomics.blogspot.it/

http://orizzonte48.blogspot.it/

Aggiungo un ottimo sito per trovare linee guida di economia.

http://gondrano.blogspot.it/

martedì 12 aprile 2016

Il minestrone dell'austerità

Ma se abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità (e ben inteso lo avremmo fatto (?) noi, mica i ggiovini), e se dobbiamo tornare ad assaporare la durezza del vivere (from Padoa Schioppa to ggiovini and proletarian poors) allora sarebbe perfetto uscire dall'euro no?!

Con la "liretta" dove andremmo? Da nessuna parte ci dicono, quindi ce ne stiamo a casa e viviamo al di sotto delle nostre possibilità.
E sempre con la "liretta" non potremmo certo permetterci di sguazzare nel petrolio e nelle materie prime no?! Quindi durezza del vivere saltami addosso e fanne ciò che vuoi della mia pessima amoralità che vorrebbe vivere dignitosamente e il più a lungo possibile.
Ma con l'austerità viviamo più a lungo o no?
E/o, viviamo più dignitosamente o no?
A me pare che su entrambi gli aspetti non sia come ce la vorrebbero far sembrare...

Mentre butto giù 'sto post (e sappiate che mi costa sempre tanta fatica, io non sono intellettuale, non sono cioè avvezzo a usare l'intelletto come professione, lo faccio perché c'è grande, profonda e colpevole carenza) sento all'autoradio che il redde rationem inizia ad andare a regime: L'ASPETTATIVA DI VITA INIZIA A CALARE!!!

Certo ci saranno sempre gli imbecilli che diranno che è colpa "d'a'coruzzzzione", oppure della mancanza di una morale IN-TE-GER-RI-MA.
Woouuuaauuuhhh, come li invidio, hanno sempre la risposta in una parola ad ogni problema; o è "'a coruzzzzione", o l'immoralità (pecca tutta italica, secondo loro).
E' una specie di lassativo; "Morale, basta la parola, tattatarattatta!"

Ecco perché mi tocca.

"""" E per la prima volta negli ultimi 10 anni la speranza di vita alla nascita arretra, con un decremento di 0,2 punti per gli uomini (80,1) e 0,3 per le donne (84,7), mentre nelMezzogiorno i valori della speranza di vita si confermano al di sotto della media nazionale. Il rapporto Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo delinea il quadro di un ‘Paese per vecchi’, dove il Pil pro-capite del Sud è la metà rispetto a quello del Nord e dove 2,3 milioni di giovani non studiano e non lavorano. E anche nell’utilizzo di Internet ci confermiamo agli ultimi posti della classifica in Europa: peggio dell’Italia ci sono soltanto Bulgaria e Romania, e pure la diffusione della banda larga nelle famiglie italiane è inferiore alla media dei 28 paesi (78% nel 2014), i valori più elevati si registrano nel nord Europa. """""

Per fortuna ho la testimonianza di chi mi vive vicino sennò sarebbe facile dire; "Ecco che arriva il'loavevodettoìo."

Eh... ma io l'avevo detto pe'ddavero, con buona pace di quelli che rosicano.
Non è difficile arrivarci, se è vero, e non può che esserlo, che noi siamo quello che mangiamo. 
L'unica dato sicuro che sia stato riscontrato su tutti i tumori è la totale mancanza di ossigeno nelle sue cellule. La trasformazione da cellula sana a cellula tumorale avviene per necessità, necessità di sopravvivenza in condizione di mancanza di ossigeno.
Ecco perché i cibi freschi hanno un'importanza fondamentale, anche se dubito che con la frenesia che ha oramai pervaso ogni aspetto della nostra vita sociale (cioè l'economia si occupa di noi 24h24, con buona pace di chi non si occupa di lei) si abbia la possibilità, per tutti, di trovare tempo quotidiano da dedicare alla corretta alimentazione.
Poi ci aggiungiamo l'inquinamento dell'aria dovuto in buona parte alle politiche di trasporto che furono programmate negli anni '50. Politiche che già allora agevolarono la lobby che faceva capo agli Agnelli che scelse (con buona pace di chi: " E' la politica che decide e l'economia segue!") allora l'impostazione del trasporto su gomma; in verità fu una scelta troppo facile vista la conformazione geografica del nostro territorio.
Anche questo passaggio sta a dimostrare che non ci si preoccupa minimamente per le generazioni che verranno.
Il trasporto su gomma ci ha messo in un duplice problema; il primo riguarda la dipendenza della nostra crescita economica da alcuni beni esteri (vedi petrolio p.es.). Il secondo ha dato al gruppo FIAT un potere economico/politico che non ha potuto far altro che distruggere la concorrenza interna indirizzando le scelte che seguirono verso il monopolio di buona parte dell'industria.
Col passaggio dell'ultima globalizzazione, l'unico grande gruppo italiano ha scelto di abbandonare questo paese, dopo averne privatizzato gli utili e condiviso le perdite, verso altri lidi dove la deflazione salariale marcia spedita al rullo del tamburo del libero mercato (tralascio la cifra esorbitante di morti sulle strade e lo scempio del territorio).
E adesso possiamo aggiungerci, tanto per non farci mancare nulla, i tagli alla sanità (informo subito i supermoralisti d'a'coruzzzzione, che la nostra spesa per la sanità è sotto la media dei paesi euro e ocse. Andatevi a vedere i dati.) che qualche defunto lo hanno fatto (sconvolgente è leggere che alcune di queste morti sarebbero dovute avvenire nel biennio antecedente (???), e invece hanno atteso per poi morire due anni dopo. Si sono ostinati a non morire. La tragedia diventa farsa).

Bisognerebbe anche che si mettano d'accordo; o siamo in troppi, e allora va bene che si facciano meno figli ma servirebbero politiche di sostegno alle pensioni, cioè spesa pubblica e allora le politiche di austerità sono una follia, oppure servono più figli e politiche di sostegno alle madri e alle famiglie e allora le politiche di austerità sono una follia.

Eh si, perché si è iniziato a fare meno figli, principalmente per due motivi; il primo è che non esistono politiche al riguardo, se fai figli ti devi anche arrangiare, ma se vuoi vivere dignitosamente, oggi devi avere almeno due redditi, ma se rimani in cinta probabilmente perdi il lavoro, e se non lo perdi poi il bambino non sai a chi mollarlo visto che in tanti non hanno i nonni a disposizione e i nido costano assai. Così piuttosto di vedere la propria famiglia arrancare abbandonata a se stessa, vittima di un patto sociale che è ogni giorno disatteso, ci si concentra esclusivamente sulla propria sopravvivenza o successo sociale e 'n'tuculu anche ai figli.

Il secondo avrebbe a che fare con la capacità umana di emanciparsi dalle libere forze del mercato delle leggi naturali che tanto ci accorciano la vita; fame, freddo, caldo, malattie, sostanze tossiche, radiazioni etc etc. Per esempio è grazie alle conquiste avvenute in campo sanitario, le quali hanno permesso di abbattere drasticamente la mortalità infantile, che è stato possibile mantenere la sostenibilità del sistema pur procreando meno. Tornando al punto primo, certo sarebbero serviti ingenti spese di welfare mirate alle famiglie che procreano piuttosto che usare cifre importanti del nostro PIL per pagare interessi fuori controllo sul nostro debito. 

Tutto il contrario di quello che si sarebbe dovuto fare; più spesa sociale per chi nasce e non pensioni più alte, e ora che la mancanza della spesa verso chi sarebbe dovuto nascere sta mostrando i risultati ecco che il sistema pensionistico crolla. Il nostro sistema pensionistico avrebbe bisogno sia di ricambio generazionale nel "mondo del lavoro", che di un economia che funziona (non vorrei che ci fosse chi crede che le pensioni vengono pagate coi soldi accantonati negli anni di lavoro, anche solo facendo un calcolo aritmetico, e lasciando perdere la questione se la ricchezza possa essere cumulata e in quale misura, anche un imbecille capirebbe che ciò non è possibile), che cresce non che crolla, ma l'austerità crea deflazione  (quella che difende il capitale dei rentier) , e la deflazione taglia i salari che a loro volta tagliano le spese delle famiglie (cioè la domanda), così poi partono gli esuberi che ritolgono reddito alle famiglie che poi hanno bisogno di sussidi, quindi lo stato deve intervenire e fare spesa pubblica per sopperire alle falle del sistema privato (leggasi libero mercato), così aumenta il rapporto deficit PIL che tanto prurito crea ai liberisticolculodeglialtri i quali hanno stabilito che debba essere 0 (zero, cioè follia pura) punto e basta, eh si, perché nel frattempo abbiamo regalato la nostra sovranità a un organismo sovranazionale al di fuori di ogni controllo oltre ad aver perso da un bel pezzo la nostra banca centrale.  Ma la  soluzione  è pronta; butto per aria quel poco di stabilità residua in zona medioriente ed ecco pronti 2 o 3 milioni  di immigrati (nominalmente migranti) carne da cannone...ehmm, carne da investimento capitale che non vedono l'ora di "integrarsi" nella  nostra società facendo crollare gli ultimi rimasugli di difesa dei salari --  società nella quale manco noi riusciamo a restare integrati.

Millenni di lotta contro le forze libere della natura, per poi soccombere a quelle del libero mercato dei capitali.Rimangiarsi tutto e farci impapocchiare da una serie di intellettualgarçon qualsiasi che sovvertono tanto sforzo sovraumano per ritornare a millantare i pregi (?) della durezza del vivere (P.Schioppa docet).

Poi vediamo di spiegare cosa succede se eliminiamo l'austerità ma manteniamo un cambio fisso.

E pensare che volevo scrivere un post bonsai...