Nessuno ha notato l'ultimo tonfo di Mediaset mentre la borsa sale?
La verità è che siamo messi male. Salvini che si dà la zappa sui piedi connotando la giornata che dovrebbe unire le forze del futuro centro destra versus Renzi.
Lo stesso sbaglio che fece la asinistra, al tempo, indirizzando le proprie politiche contro qualcuno (il povero Silvio) e non cercando di proporre un modello di sviluppo accattivante e credibile( questo ragionamento è fatto nell'ottica ruffiana dei politichesi; vendere fumo d'arrosto come fosse arrosto. Che è quello che succede da tempo immemore).
Come sarebbe possibile costruire una forza credibile che avesse la capacità di veicolare un modello di società sapendo anche spiegare al corpo elettorale come sia possibile mantenere intatto il nucleo della nostra cultura, e cioè la nostra identità, senza "tornare in serie B", riformando un sistema che per decenni ha percorso; si, la giusta direzione, ma restando sempre al traino senza mai reagire ogni qual volta le scelte altrui erano dannose per la nostra nazione, sapendo che bisogna avere una certa forza economica e sapendo che oggi una forza economica, per restare tale, deve sottostare alle regole di chi ha interesse a mantenere le dinamiche attuali?
Insomma, basta guardare Berlusconi per capire che c'è un polo mediatico che potrebbe essere decisivo, ma che andrà al traino perché sotto ricatto "dei mercati" (diciamo così).
E assieme a lui tutto il nuovo centro destra.
Ecco, per chi si fosse illuso che votando lega e relativo programma no euro, avremmo intrapreso un nuovo percorso è bene che rifletta (non troppo, sennò non entra un briciolo di luce).
Un avviso non definitivo è stato lanciato. Non definitivo perché basta ricomprare le azioni Mediaset e il titolo torna nella Grande Famiglia Mercato (quella dove la classe più bassa e in minoranza, grazie ai beni capitali, riesce a sostenere tutta l'economia del superfluo che fà ciclo economico a sè).
Mi chiedo come reagirà Borghi quando capirà di remare da solo.
Son quasi sicuro che a qualcuno sarà venuta la fantastica sognata di immaginarsi il movimento dal basso (di solito con quel "movimento" ci si siede o ci si accuccia e si libera il movimento).
Andate a leggervi uno degli ultimi post di Bagnai dove cerca di spiegare come ci si dovrebbe comportare quando presi da un impulso di ammirazione si va dall'immaginifico eroe per stringergli la mano.
Quando ho letto l'addendum mi sono pisciato dalle risate.
Quando parla di disciplina ha perfettamente ragione; se combatti contro qualcuno che è superorganizzato, il minimo che dovresti avere è una disciplina.
Quando gli ebrei partivano per tornare in Palestina sapevano che avrebbero trovato una vita dura, ma erano spinti dalla certezza che se non lo avessero fatto sarebbero finiti come una bacinella di acqua salata in una piscina.
Agli italiani pare non importi, in barba a tutte le considerazioni su di essi che li hanno sempre dipinti come difficilmente omologabili.
La sinistra ha sempre perso per mancanza di disciplina e di scelta dell'immaginario di riferimento.
Avrebbe dovuto scegliere Gesù e ha scelto Marx, avrebbe dovuto scegliere una posizione e ha scelto l'opposizione.
L'opposizione all'omologazione è una omologazione all'opposizione.
Se non sei omologabile cammini per la tua strada, saranno loro a opporsi a te.
A me pare che anche Papa Francesco abbia ricevuto qualche avvertenza (tipo quelle dei libretti di istruzioni), vedremo in futuro se parlerà ancora di fabbriche della morte riferendosi alle fabbriche di armi.
La verità e figlia del tempo (cit).
La ricchezza è nelle mani delle generazione del passato che compiono scelte tese a preservarla a discapito di quella che verrà. Debitore/Creditore hanno interessi divergenti, così come Giovane/Anziano, se lo si capisse ne guadagneremmo tutti.
giovedì 12 novembre 2015
martedì 10 novembre 2015
La mancanza dell'individuazione della causa e del senso è un problema generale, non solo sull'euro
Prendo spunto da un fatto che è accaduto in Malesia qualche tempo fa e che ha avuto una cassa di risonanza assoluta a livello mediatico aprendo tutta una serie di valutazioni generali e provenienti da ogni ambito sociale: l'incidente tra Valentino Rossi e Marc Marquez.
Tanto per intenderci a me Rossi mi sta anche un pò sulle balle; primo perché amo le Ducati, dalla prima che ho avuto è nato un "sentimento" (godimento) e un feeling unico (anche provando le Jap nulla è mutato).
Secondo perché notai Stoner al suo debutto nel motomondiale in 250 quando aveva sedici anni andando velocissimo ed esibendosi in cadute che avevano delle dinamiche molto particolari.
Quest'ultima considerazione lascia immaginare una configurazione della ciclistica non convenzionale, la quale dà la possibilità, per chi sapesse sfruttarla, di avere un passo superiore (cosa che ha dimostrato ampiamente fino a quando ha avuto gli stimoli per volerlo fare).
Ecco Rossi ha iniziato a starmi sulle balle nel momento in cui ha iniziato a insinuare che la Ducati taroccasse il motore, e quindi Stoner vincesse per grazia ricevuta. Si era semplicemente trovata avanti nel cambio di cilindrata sviluppando un motore che è sempre stato un portento e Stoner continuò a vincere anche con una moto che non era più la migliore bastonando tutti (nell'era 800 cc è quello che ha vinto più gare di tutti) .
Poi è successo il fatto di Laguna Seca, che sinceramente è difficile da comprendere. Merita due righe.
Considerando il fatto in quanto tale non ci sono dubbi; Rossi andava penalizzato con un ride through o una penalità in secondi.
E' inutile cercare di argomentare fantasiosamente: prima gli taglia la traiettoria arrivando lungo -- se Stoner rispetta la giusta traiettoria Rossi lo centra --: poi taglia la chicane andando sulla terra, e per completare l'opera, rientra in pista ritagliando la giusta traiettoria di Stoner e danneggiandolo nuovamente.
Tre irregolarità in cinquanta metri. A quel punto, Stoner, è normale che si innervosisca vedendo che nessuno prendeva provvedimenti; sbaglia e capisce che avrebbe dovuto combattere anche contro il regolamento che non veniva rispettato. Se in un duello ad "armi pari" quello che osa di più non viene riportato nella carreggiata quando esagera, non si combatte ad armi pari.
Tutto sommato è comprensibile, stavano lottando per il mondiale e ci può scappare uno sbaglio.
Quello che non è comprensibile è che nessuno ha voluto intervenire.
Pare abbastanza chiaro che NON sono tifoso di Rossi.
Ora, per comprendere cosa ha fatto tecnicamente Marquez bisogna capirci un minimo di moto che girano in pista e traiettorie connesse. Ma non basta, bisogna anche capirci di sport e di cosa significhi giocarsi un mondiale.
Nel primo caso la faccenda sta in questi termini: Quando affronti una curva semplice, che abbia cioè un raggio di curva medio e costante bisogna sacrificare un pelo di velocità in inserimento per poter stringere la traiettoria fino ad un punto di corda che sia il più anticipato possibile rispetto all'uscita (senza sacrificare troppa velocità di percorrenza); cioè il punto di massima piega e minor velocità dal quale si inverte tutta la dinamica della moto.
Si passa da gas chiuso e moto che decelera ma sta ancora puntando verso l'esterno a moto che gira con raggio stretto iniziando a dirigersi verso il successivo rettilineo dando la possibilità di aprire il gas cercando di scaricare tutta la potenza disponibile per percorrere il rettilineo nel minor tempo possibile.
Torniamo alla fase di impostazione curva, quello è il momento propizio per effettuare il sorpasso; si sacrifica la traiettoria in entrata, restando più interni, e si entra leggermente più veloce attaccandosi ai freni e impedendo all'avversario di inserire la moto nella "giusta" traiettoria". In termini di tempo si perderà qualche decimo nel prossimo rettilineo, ma si è raggiunto lo scopo; metterci davanti.
Potrebbe darsi che l'avversario faccia uguale alla curva dopo e via di questo passo. Ma questo accade solo se siamo nei giri finali e chi insegue è abbastanza distante, dato che il protrarsi del duello in questi termini fa perdere un sacco di tempo. Solo piloti stupidi fanno questa cosa nei primi giri dato che il tempo perso non lo recuperi più; non vedrete mai un campione farlo nei termini su esposti, ti giochi la possibilità di vincere la gara.
E questo lo sanno tutti (che ne capiscono di corse).
Quello che Marquez ha fatto in Australia è stato possibile dato che aveva un passo gara sensibilmente migliore degli altri, e infatti dopo aver perso parecchio da Lorenzo rallentando Rossi e Iannone, lo ha ripreso e superato abbastanza facilmente.
Intendiamoci, Marquez quando è in giornata e la moto lo asseconda fa "cosa vuole".
Ecco il motivo perché il ragazzino ha fatto una cosa gravissima; ha deciso deliberatamente di sfavorire un pilota che, alle battute finali del campionato, si giocava il mondiale.
Credo anche sia un caso unico nella storia della massima espressione dello sport motoristico mondiale.
Quando Rossi ha iniziato ad esprimere quello che per lui è stato chiaro da subito, nessuno ci voleva credere, e pure io non ci volevo credere e mi domandavo se Rossi non avesse un inizio di rincoglionimento: proprio perché era e resta un fatto di una gravità estrema.
Eppure Marquez ha, incredibilmente, continuato a farlo dato che aveva capito che Rossi al 90% era in grado di gestire il vantaggio in campionato, e dopo Sepang la cosa diventa lampante.
Nell'incredulità generale tutti quelli che hanno la capacità di capire lo hanno fatto ( a parte quelli che avevano un interesse a non farlo).
Nessuno ancora pare essersi reso conto della enormità del "gesto" e della piccolezza umana del ragazzino spagnolo.
In futuro Marquez avrà ancora modo di dimostrare la sua "pochezza", dato che pare non essersene ancora reso conto.
p.s. Massimo Rispetto a Pedrosa, piccolo grande Uomo. Massimo Rispetto a chi si gioca un Mondiale.
p.p.s. Massimo rispetto a chi cerca di spiegare cosa ci sia all'ombra dell'euro.
Tanto per intenderci a me Rossi mi sta anche un pò sulle balle; primo perché amo le Ducati, dalla prima che ho avuto è nato un "sentimento" (godimento) e un feeling unico (anche provando le Jap nulla è mutato).
Secondo perché notai Stoner al suo debutto nel motomondiale in 250 quando aveva sedici anni andando velocissimo ed esibendosi in cadute che avevano delle dinamiche molto particolari.
Quest'ultima considerazione lascia immaginare una configurazione della ciclistica non convenzionale, la quale dà la possibilità, per chi sapesse sfruttarla, di avere un passo superiore (cosa che ha dimostrato ampiamente fino a quando ha avuto gli stimoli per volerlo fare).
Ecco Rossi ha iniziato a starmi sulle balle nel momento in cui ha iniziato a insinuare che la Ducati taroccasse il motore, e quindi Stoner vincesse per grazia ricevuta. Si era semplicemente trovata avanti nel cambio di cilindrata sviluppando un motore che è sempre stato un portento e Stoner continuò a vincere anche con una moto che non era più la migliore bastonando tutti (nell'era 800 cc è quello che ha vinto più gare di tutti) .
Poi è successo il fatto di Laguna Seca, che sinceramente è difficile da comprendere. Merita due righe.
Considerando il fatto in quanto tale non ci sono dubbi; Rossi andava penalizzato con un ride through o una penalità in secondi.
E' inutile cercare di argomentare fantasiosamente: prima gli taglia la traiettoria arrivando lungo -- se Stoner rispetta la giusta traiettoria Rossi lo centra --: poi taglia la chicane andando sulla terra, e per completare l'opera, rientra in pista ritagliando la giusta traiettoria di Stoner e danneggiandolo nuovamente.
Tre irregolarità in cinquanta metri. A quel punto, Stoner, è normale che si innervosisca vedendo che nessuno prendeva provvedimenti; sbaglia e capisce che avrebbe dovuto combattere anche contro il regolamento che non veniva rispettato. Se in un duello ad "armi pari" quello che osa di più non viene riportato nella carreggiata quando esagera, non si combatte ad armi pari.
Tutto sommato è comprensibile, stavano lottando per il mondiale e ci può scappare uno sbaglio.
Quello che non è comprensibile è che nessuno ha voluto intervenire.
Pare abbastanza chiaro che NON sono tifoso di Rossi.
Ora, per comprendere cosa ha fatto tecnicamente Marquez bisogna capirci un minimo di moto che girano in pista e traiettorie connesse. Ma non basta, bisogna anche capirci di sport e di cosa significhi giocarsi un mondiale.
Nel primo caso la faccenda sta in questi termini: Quando affronti una curva semplice, che abbia cioè un raggio di curva medio e costante bisogna sacrificare un pelo di velocità in inserimento per poter stringere la traiettoria fino ad un punto di corda che sia il più anticipato possibile rispetto all'uscita (senza sacrificare troppa velocità di percorrenza); cioè il punto di massima piega e minor velocità dal quale si inverte tutta la dinamica della moto.
Si passa da gas chiuso e moto che decelera ma sta ancora puntando verso l'esterno a moto che gira con raggio stretto iniziando a dirigersi verso il successivo rettilineo dando la possibilità di aprire il gas cercando di scaricare tutta la potenza disponibile per percorrere il rettilineo nel minor tempo possibile.
Torniamo alla fase di impostazione curva, quello è il momento propizio per effettuare il sorpasso; si sacrifica la traiettoria in entrata, restando più interni, e si entra leggermente più veloce attaccandosi ai freni e impedendo all'avversario di inserire la moto nella "giusta" traiettoria". In termini di tempo si perderà qualche decimo nel prossimo rettilineo, ma si è raggiunto lo scopo; metterci davanti.
Potrebbe darsi che l'avversario faccia uguale alla curva dopo e via di questo passo. Ma questo accade solo se siamo nei giri finali e chi insegue è abbastanza distante, dato che il protrarsi del duello in questi termini fa perdere un sacco di tempo. Solo piloti stupidi fanno questa cosa nei primi giri dato che il tempo perso non lo recuperi più; non vedrete mai un campione farlo nei termini su esposti, ti giochi la possibilità di vincere la gara.
E questo lo sanno tutti (che ne capiscono di corse).
Quello che Marquez ha fatto in Australia è stato possibile dato che aveva un passo gara sensibilmente migliore degli altri, e infatti dopo aver perso parecchio da Lorenzo rallentando Rossi e Iannone, lo ha ripreso e superato abbastanza facilmente.
Intendiamoci, Marquez quando è in giornata e la moto lo asseconda fa "cosa vuole".
Ecco il motivo perché il ragazzino ha fatto una cosa gravissima; ha deciso deliberatamente di sfavorire un pilota che, alle battute finali del campionato, si giocava il mondiale.
Credo anche sia un caso unico nella storia della massima espressione dello sport motoristico mondiale.
Quando Rossi ha iniziato ad esprimere quello che per lui è stato chiaro da subito, nessuno ci voleva credere, e pure io non ci volevo credere e mi domandavo se Rossi non avesse un inizio di rincoglionimento: proprio perché era e resta un fatto di una gravità estrema.
Eppure Marquez ha, incredibilmente, continuato a farlo dato che aveva capito che Rossi al 90% era in grado di gestire il vantaggio in campionato, e dopo Sepang la cosa diventa lampante.
Nell'incredulità generale tutti quelli che hanno la capacità di capire lo hanno fatto ( a parte quelli che avevano un interesse a non farlo).
Nessuno ancora pare essersi reso conto della enormità del "gesto" e della piccolezza umana del ragazzino spagnolo.
In futuro Marquez avrà ancora modo di dimostrare la sua "pochezza", dato che pare non essersene ancora reso conto.
p.s. Massimo Rispetto a Pedrosa, piccolo grande Uomo. Massimo Rispetto a chi si gioca un Mondiale.
p.p.s. Massimo rispetto a chi cerca di spiegare cosa ci sia all'ombra dell'euro.
mercoledì 4 novembre 2015
Come ne usciremo?
Mentre leggevo i commenti dell'ultimo post di Goofy mi imbatto in questo di Roberto Buffagni che, come suo solito, dà una reale lettura politica dei fatti che ci riguardano, anche indirettamente.
""".Per essere più chiaro, non si sa mai. Tiro fuori il video russo del Ministro della Difesa che ordina il minuto di silenzio per le vittime del disastro aereo di Sharm el Sheik perchè è un segnale, ufficioso ma fortissimo, che secondo il governo russo si è trattato di un attentato, la cui responsabilità ultima è in capo agli USA, attentato attuato per rappresaglia contro l'intervento militare russo in Siria e allo scopo di destabilizzare Putin e di rovesciarne il regime, nella speranza/persuasione che i russi si intimidiscano. Conta poco che sia questa la lettura veritiera dei fatti, fatto sta che per il governo russo lo è, anche se non lo può dire apertamente (perchè se lo dice deve dichiarare guerra agli USA). Ora, io non penso proprio che i russi si intimidiranno, perchè se non si sono intimiditi dopo Beslan, difficile si intimidiscano adesso (si sono invece intimiditi i ceceni che Beslan lo fecero, perchè i russi, conforme il pacato pronostico di Putin - "gli daremo la caccia e li strozzeremo nei cessi" - gli hanno raso al suolo la Cecenia).
Segnalo il fatto perchè ha rilevanza in assoluto, e perchè ha rilevanza anche nella questione euro/dopoeuro.
Il problema dell'uscita dall'euro, infatti, non è il problema se uscire da sinistra, da destra, da sopra o da sotto: il problema di uscire dall'euro è che chi voglia uscire entra automaticamente, lo voglia o no, nel mondo in cui le comunicazioni reciproche tra gli attori si svolgono anche su questo piano e in queste forme: aerei che esplodono, bambini che muoiono bruciati vivi, strangolamenti nei cessi, etc.
Il problema è questo qua, e sarebbe tempo di cominciare a pensarci tutti insieme, invece di perdere tempo con i quiz del codice stradale su chi dà la precedenza a chi. Circoleranno mezzi pesanti, cerchiamo piuttosto di capire come non farsi spiattellare. """"
La sua capacità di sintesi è fenomenale e tra le righe vi si può leggere l'altro senso che vorrei portare all'attenzione di quei pochi che capitano da 'ste parti; l'uscita dall'area euro non è solo una questione economica, anzi la parte strettamente economica è minoritaria, e la questione sta all'incirca in questi termini: Per uscirne riuscendo a gestire le proprie politiche economiche bisogna anzitutto far tornare la B.C sotto le direttive del governo.
Significa gestire la propria moneta, certo, ma significa anche che ci possiamo scordare i capitali esteri, e i capitali esteri sono stati quelli che ci hanno permesso; anzitutto di ricostruire l'Italia (piano Marshall), poi di fare deficit con la nostra moneta e cioè di ripagare l'estero con moneta svalutata (ma è durata poco, a fine anni '70 nessuno più prestava capitali all'Italia), poi gli anni '80 sono andati come scrive Graziani e di cui ho ampiamente commentato, poi ancora coi capitali teutonici con l'entrata nell'euro.
Così stan le cose, volenti volanti o manubri.
Certo potremmo far valere la nostra rinnovata importanza strategica e costringere i supercapitalistidominatoridelmondo a finanziarci "alle nostre condizioni", cioè riportando la divisione tra banche di risparmio e banche commerciali, cioè avendo una minima sicurezza che i risparmi vadano sicuramente in investimenti diretti e duraturi che sostengano l'economia e il mercato interno anzitutto, e non l'azzardo e le bolle.
Certo è che un cambiamento sarebbe obbligato, ma non nel verso del credito facile e del mantenimento dello status quo (cioè riforme tanto per fare riforme ma che peggiorano la condizione globale della nostra nazione).
Ma quanti sarebbero disposti a dimenticarsi, seppur temporaneamente, le BMW etc, i superschermipiattissimissimi etc, i fantastici iPhone, tablet etc e tutta quella tecnologia che non abbiamo potuto/voluto sviluppare? (post vorrei toccare un argomento controverso ma che secondo me sta così: la FIAT e la CHIESA sono stati alla lunga un danno per questo paese).
E quanto cazzuta dovrebbe essere la nuova generazione per fare in modo che statisti veri o similveri, come Mattei e Moro, e imprenditori veri come Olivetti non vengano "incidentati" o "buttati nel dimenticatoio" ?
Quando dico " Io speriamo che me la cavo", non è per fregarmene del prossimo, è perché conosco il livello di consapevolezza medio dell'italiano e del fatto che "sale sui vagoni che lo aspettano" con allegra ignoranza o con rassegnata accettazione.
p.s. se la C.I.A legge queste robe sappia che non sono in grado neanche di ottenere un commento, figuriamoci consenso :-)
Graziani 2
In grassetto le parole di Graziani.
""" (...).Quando gli imprenditori si lamentano di questi oneri finanziari eccessivi, la Banca d’Italia risponde inflessibile che questo è necessario per evitare fughe di capitali, ed ha ragione, perché sostiene la manovra di importazione di capitali. Ma il risultato è, evidentemente, che gli oneri finanziari sono diventati un grosso peso per le imprese.
""" (...).Quando gli imprenditori si lamentano di questi oneri finanziari eccessivi, la Banca d’Italia risponde inflessibile che questo è necessario per evitare fughe di capitali, ed ha ragione, perché sostiene la manovra di importazione di capitali. Ma il risultato è, evidentemente, che gli oneri finanziari sono diventati un grosso peso per le imprese.
Ma le nostre autorità monetarie hanno pensato anche a questo. Noi tutti ricordiamo che, anni addietro, quando vi era un’inflazione ancora più elevata e vi erano tassi d’interesse assai elevati, gli oneri finanziari avevano quasi annullato i profitti industriali. Alcuni si lamentavano molto di questa situazione, altri facevano osservare che, in fondo, il profitto era sempre lì, solo che gli imprenditori lo avevano fatto scomparire dalla tasca industriale e lo avevano fatto ricomparire nella tasca finanziaria; profitti magri per il settore industriale, profitti grassi per il settore finanziario, nessun motivo di preoccupazione. In sostanza: avere pieno il cassetto di destra o quello di sinistra non sposta molto la situazione del grande capitale. (...) """
Quindi con l'inflazione l'industria faceva profitto e i disavanzi della bil. comm. erano compensati dal deficit della B.C, cosa che faceva svalutare la lira. Ma con l'entrata nello SME non è più possibile compensare gli squilibri facendo deficit con la propria banca, primo perché non puoi svalutare e secondo perché...non hai più una "tua"banca
""" (...).Se il settore pubblico viene gestito in pareggio, e cioè la spesa pubblica è coperta con le imposte, il settore pubblico non aggiunge e non toglie una lira di liquidità, si limita a prendere da una parte e a spendere dall’altra; le imprese ottengono liquidità aggiuntiva soltanto dal settore bancario con il conseguente indebitamento. Quando invece c’è un disavanzo nel settore pubblico, finalmente è lo Stato che s’indebita verso la Banca Centrale, con un allargamento della base monetaria, o si indebita verso i risparmiatori, aumentando la velocità di circolazione della moneta.
Ma in entrambi i casi le imprese ottengono flussi di liquidità che per loro non sono un debito, liquidità sulla quale non devono pagare interessi. È stato proprio il disavanzo del settore pubblico che ha riequilibrato i conti del settore industriale verso il settore finanziario.
Si parla molto del disavanzo nel settore pubblico e si osserva che questa offerta continua di titoli sui mercati finanziari, questo rastrellare di continuo liquidità dai risparmiatori per convogliarla verso i titoli pubblici e le casse dello Stato avrebbe spiazzato le imprese italiane dal mercato finanziario. Si osserva inoltre che con un’offerta di titoli pubblici a tassi d’interesse così vantaggiosi, le imprese industriali si sarebbero trovate nell’impossibilità di competere con la conseguenza che se non riuscissero più a finanziarsi sul mercato, sarebbero state spiazzate. Sarà anche vero, ma è irrilevante, perché con l’immissione di liquidità derivante dal disavanzo dello Stato le imprese realizzano profitti tali per cui non hanno più alcun bisogno di ricorrere al mercato finanziario. """
In buona sostanza noi tutti, tutti gli italiani, si sono accollati l'onere degli interessi sui capitali che l'industria avrebbe dovuto sborsare per investimenti/innovazioni. E anche questo è vero, così come è vero che ad approfittarne sono stati tutti, se lo stato spende a deficit i cittadini si arricchiscono e lo vediamo bene in questo grafico.
In buona sostanza noi tutti, tutti gli italiani, si sono accollati l'onere degli interessi sui capitali che l'industria avrebbe dovuto sborsare per investimenti/innovazioni. E anche questo è vero, così come è vero che ad approfittarne sono stati tutti, se lo stato spende a deficit i cittadini si arricchiscono e lo vediamo bene in questo grafico.
E' bene capire che la spesa a deficit è ricchezza per i cittadini (e anche per le industrie, va da se)!
Qualcuno mi ha fatto un ragionamento tipo: "Ma il rapporto Deb/Pil dipende da quanto è il tuo pil etc etc". E ho capito, ma se a un dato momento faccio 10% di deficit rispetto a Pil quello è! Il debito pubblico aumenta! Poi magari aumenta anche il Pil ma è ancora tutto da vedere.
Infatti per 4 anni il Pil resta sostanzialmente lì (quattro anni di deficit al 10/11%), solo nell'86 il Pil triplica. Ma....nell'86 ci sono altri dieci punti PERCENTUALI di deficit e così l'anno dopo e così l'anno dopo ancora e così via fino al '92. E certo che una parte di quel deficit andava a coprire le spese per interessi, ma una parte di quella parte tornava nelle tasche degli italiani, di quelli che investivano tutto in Bot. Ma vediamo un'altro aspetto della questione.
Qualcuno mi ha fatto un ragionamento tipo: "Ma il rapporto Deb/Pil dipende da quanto è il tuo pil etc etc". E ho capito, ma se a un dato momento faccio 10% di deficit rispetto a Pil quello è! Il debito pubblico aumenta! Poi magari aumenta anche il Pil ma è ancora tutto da vedere.
Infatti per 4 anni il Pil resta sostanzialmente lì (quattro anni di deficit al 10/11%), solo nell'86 il Pil triplica. Ma....nell'86 ci sono altri dieci punti PERCENTUALI di deficit e così l'anno dopo e così l'anno dopo ancora e così via fino al '92. E certo che una parte di quel deficit andava a coprire le spese per interessi, ma una parte di quella parte tornava nelle tasche degli italiani, di quelli che investivano tutto in Bot. Ma vediamo un'altro aspetto della questione.
""" (...).Tuttavia, dobbiamo chiederci a che cosa conduce l’insieme di questa manovra; perché se è vero che conduce ad una profonda ristrutturazione nell’industria e ad un grado di disoccupazione, tutto sommato, tollerabile, però conduce a una trasformazione profonda nella struttura del mercato del lavoro: sempre meno occupati in attività produttive e sempre più occupati in altre due direzioni. O nel lavoro nero, disperso e frammentato — i cosiddetti lavoratori indipendenti — oppure nel lavoro improduttivo, nel settore terziario, dei servizi, banche, assicurazioni, studi commerciali, consulenti fiscali, aziendali e così via.
Allora è evidente che dal punto di vista della struttura occupazionale l’economia italiana sta facendo dei passi indietro, perché si carica sempre di più, da un lato, di lavoratori non protetti, e quindi di un settore che socialmente è inaccettabile, e dall’altro di lavoratori improduttivi, che sul piano normativo e del trattamento sono privilegiati, ma nel quadro dell’economia nazionale sono comunque un peso improduttivo. (...)."""
Questa credo sia la parte più interessante dell'analisi. E' talmente chiaro che solo un imbecille o uno "distratto" non possa vedere come mai di li a qualche anno l'Italia inizierà la sua fase calante.
NON C'E' STATA NESSUNA POLITICA INDUSTRIALE SERIA A FRONTE DI UN INDEBITAMENTO MASSICCIO FATTO SENZA POTER GESTIRE LA PROPRIA MONETA E TESO UNICAMENTE A FAVORIRE LE GENERAZIONI CHE VI HAN POTUTO PARTECIPARE!
Sulle spalle oltretutto di una parte della società (di cui vi facevo parte) che non essendo minimamente tutelata ha permesso a tutto il resto del sistema di mantenere prezzi (relativamente) competitivi -- infatti la bilancia commerciale era nonostante tutto in rosso -- e non colare a picco in pochissimo tempo.
Ci son voluti circa dodici anni: Poi fuori dallo SME -- rivalutazione della Lira -- pronti per essere "impacchettati" con moneta ben valutata e sbattuti in prima linea nella competizione mercantilistica della zona euro che sancirà la potenza egemone di un Europa pronta a tornare, a livello di mobilità sociale, nel medioevo.
A tanti non è ancora chiaro un punto: Senza spesa a deficit dello stato le posizioni acquisite nel sistema sociale si cristallizzano ( a tanti pare che quest'ultimo punto non interessi più di tanto, e pare sia quella parte che sfruttando gli anni '80 ha permesso ai propri figli di studiare e laurearsi per costituire una società dove i servizi la fanno da padrona. Oggi abbiamo schiere di ingegggnieri, architetti, dottori, professori etc etc che tutelano, o credono di poterlo fare, votando pd assieme ai loro genitori che hanno ricchezza nominale e pensioni da difendere).
Pare che si inizi a parlare di questo anche in Goofinomics.
Non intendo fomentare divisioni sociali, non ne sono in grado nè lo voglio, ma serve parlarne e serve raccontare la verità (questa frase mi pare di averla gia sentita...;-).
giovedì 22 ottobre 2015
Ma con uno stock potremo farcela?
La maggior parte della gente è convinta che la ricchezza siano i soldi, l'oro, la casa, i diamanti etc etc. E in effetti sembrerebbe così. Anche la denominazione ricchezza è uso comune riferirla a quelle cose lì. Ma, portando all'estremo il ragionamento, pensate che a quelli che scappano dalla Siria importerebbe di più avere quelle cose di cui sopra? (saranno anche utili per poter scappare), oppure preferirebbero che nella loro terra vi fosse un sistema sociale che funzionasse. Perché proprio lì sta il punto, l'oro, i soldi, i diamanti etc, sono cose, e senza un sistema non valgono un gran che.
E la moneta anche, pensate che possa avere un qualche valore la loro moneta? Avran dovuto comprare dollari ma non di certo con la loro moneta che probabilmente non vale più manco come spessore da mettere sotto il tavolo ballerino quando vai in pizzeria, perché la pizzeria non c'è più!
Quella che viene denominata ricchezza lo è soltanto se c'è un sistema ben strutturato che te la riconosce (e non un Monti qualsiasi), infatti è dovuto intervenire il governatore della BCE, un'altro Mario, non proprio qualsiasi, per rassicurare i mercati sui titoli di stato dei paesi periferici che avevano perso la metà del loro valore (nominale) e tutto per una banca fallita dall'altra parte dell'oceano (sto semplificando assai). Che ricchezza possedeva quella carta? Una ricchezza nominale per l'appunto, cioè che detiene valore fino a quando c'è un sistema solido e funzionante che gliela riconosce. Lo stock ha valore solo se c'è un flusso.
Per capire meglio l'importanza del flusso, la Spagna che scopre l'oro in America è l'esempio appropriato. A quei tempi tutti sbiellavano per l'oro, era un metallo Divino e possederlo dava potere, la gente scavava buche enormi per cercarlo. La Spagna nel giro di poco diventa una superpotenza, La superpotenza.
Avrà fatto le riforme dirà qualcuno; no, ha scoperto un continente da sfruttare. L'oro mette in movimento l'uomo, tutti si danno da fare e la Spagna si arma e domina i mari, e grazie anche al commercio accumula ricchezze favolose. Ve la ricordate l'Invincibile Armada? Può fare tutto ciò che vuole, compra tutto ciò che vuole e domina mezza Europa. Con quella ricchezza struttura la sua società e la sviluppa? No! Tanto c'è l'oro.
Una signorina e un pirata inglesi si metteranno di traverso accumulando ricchezza con assalti alle diligenze del mare, armeranno una flotta e toglieranno l'egemonia agli spagnoli sui mari.
Ok, hanno perso una guerra ma hanno ancora molta ricchezza, com'è che va in declino e piano piano decade? La Francia di Napoleone l'ha persa pure lei una guerra, e mica una guerretta, eppure di li a non molto torna una superpotenza. Dove sta la differenza?
La Spagna comprava tutto ma produceva poco, aveva un flusso che non era endogeno ma esogeno, non era una società aperta al cambiamento e nulla cambiò, quando il flusso si interruppe, dato che non era strutturale, gli restò solo lo stock, finito anche quello tornò a pascolare.
L'Italia oggi è in una situazione simile; flusso di capitali esogeno, stock accumulato anche grazie a flusso di capitali esogeno anni '80 (infatti quando si interruppe nei primi anni '90 per sopravvenute esigenze teutoniche -- leggi riunificazione e relativo bisogno di capitali con conseguente rialzo dei tassi -- avendo accumulato forti squilibri nella bilancia commerciale, fummo attaccati dalla speculazione e "bruciammo" tutte le riserve di liquidità estera per dover rispettare gli impegni presi in sede europea di mantenimento del cambio), dopo il '92 quattro anni di aria con la moneta che fluttuava, poi di nuovo il cambio bloccato e definitivamente. Da allora solo deficit della bilancia commerciale con l'estero, cifre enormi di interessi da pagare e una società cristallizzata tra differenze di classe e differenze di interessi generazionali.
Ora è bene capire che la ricchezza degli italiani, che è quasi raddoppiata con la denominazione in euro, ha quel valore solo se il sistema euro gliela riconosce.
E l'Italia ha un qualche potere politico decisionale in ambito UE? (si, politico, perché il riconoscimento di quella ricchezza è un fatto politico) Qualcuno che si arrischi a dire si, c'è? ( I rignanesi e compagnia cantante non valgono)
Dunque, di ricchezza in Italia ce n'è, pare ammonti a 8.000 mld c.a., quattro volte il totale del debito pubblico. E qui casca l'asino; chi detiene questa ricchezza? I ggiovini? Nun'me pare.
E chi sarebbe quello che ha una qualche influenza a livello politico (italiano), chi ha i soldi o chi non li ha? Tic tac tic tac tic tac....
All'anziano che non capisce una minchia (e mai l'ha capita) non gli frega un cazzo del futuro del paese, capisce forse di flussi e stock? Lui pensa di essere ricco, ha uno stock e con lui il paese; "Il paese è ricco e si sta bene.", pensa lui.
Sta strutturando il suo paese? (non parlo di quelle cazzate che sono le riforme così tanto per dire la parola riforma che piace tanto) No!
L'Italia odierna è un pollo da spennare, e lo stan facendo.
Se ancora non si è capita "sta rrobba" ( e l'orologio cammina) non c'è da stupirsi se chi fa credere agli italiani di avere una qualche influenza in Europa prenda un plebiscito quasi generale a delle "stupide" (per l'italico) elezioni europee.
Allora, ricapitoliamo; perché la ricchezza venga riconosciuta bisogna che ci sia un sistema solido e funzionante dietro, cioè che produca ricchezza (che è un flusso). La ricchezza nominale vale solo se c'è un flusso. Se non controlli la moneta e i tuoi prodotti non sono competitivi e le tue frontiere politico/economiche sono un colabrodo, chi ha più capitali di te deciderà anche le tue politiche economiche, e cercherà di sfruttare le tue lacune strutturali per smembrare il tuo sistema di nazione. Ci va un po di tempo ma ce la si fa.
Tic tac tic tac...
C'è qualcuno in grado di farglielo capire a sti rincoglioniti geriatrici che scambiano il TG1, TG5, TG3, TG4, e, udite udite, Studio Aperto, come fossero vangeli secondo Destra e secondo Sinistra?
Sono anche loro che detengono lo stock che servirebbe alla nazione per fare le scelte giuste per toglierci da questo baraccone europeo, e sono tanti, e fanno demos.
Come han fatto a accumulare quella ricchezza? han fatto immensi sacrifici come sono soliti dire?
Vediamo.
Praticamente il discorso che inizia a fine '70 è quello che ci ha portato fino a dove ci troviamo ora. Il debito gigante degli anni '80 ci è stato permesso, o concesso, solo nella prospettiva del percorso europeo che si materializza con tutta la sua forza oggi, nell'ultimo decennio. Ci è stato concesso ma solo rendendo la nostra B.C. , quella che dovrebbe essere del popolo sovrano tanto per intenderci, "indipendente" dal governo ma dipendente dai mercati.
Da fine '92 non vi sono più state politiche espansive: Chi ha avuto ha avuto, chi dato a dato, scurdammoce u passato...Eh no cazzo!?!? Scurdammoce u passato no!!!?
Quegli anni sono stati un unicum nella storia contemporanea italiana, è stata la sbornia che viene concessa alla matricola, al nuovo arrivato nel club dei grandi. Ci sarebbero un sacco di cose da dire sulla sinistra di quegli anni che ha svenduto il paese al capitale per sistemare i propri figli in posizioni importanti della società, tipo le grandi banche, come racconta Nino Galloni.
La metà dell'intero D.P. italiano è stato fatto in quei dieci, dodici? anni, ed è stato fatto con le leggi del mercato, cioè senza la nostra piena sovranità e pagando quasi il 5% del nostro P.I.L. all'anno solo di interessi, 8.6% di inflazione media tra '81 e '92 , e nello stesso periodo un deficit/pil che sarà all'incirca del 10,99% di media dal '82 al '92 (l'ho fatto " a occhio" ma tanto non scende mai sotto il 10% e spesso è sopra l'11% tanto per capirci). UNDICI ANNI DI DEFICIT A DOPPIA CIFRA!!! (e i capitali erano in buona parte tedeschi, mi ricorda qualcosa)
Sentite non ho voglia di mettermi lì a estrapolare quale sia la cifra di miliardi spesi a deficit dallo stato anche perché è una cifra enorme, basti pensare che dal'85 al '92 il P.I.L. triplicò; passò da 486 mld dell'85 a 1272 dell'92 (come? non è il triplo...ah beh, allora cambia tutto. #DAR).
Un pò come se fosse passato da 2307 del '08 a 5998 del 2014. Cazzarola, con quella cifra saremmo...la terza potenza economica del mondo...boia faus, davanti al Giappone.
Non è stato così? ma dai?! e io che pensavo...
Comunque non è stata una crescita strutturale dato che la disoccupazione è passata dal 8,6% del '82 al 12% dell'89. Anzi negli anni "migliori" vi furono i picchi della disoccupazione. Graziani lo dice chiaro che il vincolo europeo della moneta creò molto lavoro nero (perché non interessò a nessuno di preparare il sistema Italia ad affrontare il nuovo mercato. E questa è lotta di classe), e chi lavora in nero? gli statali? i professionisti? quelli che già hanno un contratto blindato di lavoro? mah, chi lo sa è bravo.
Dove andarono a finire tutti quei migliardozzi?
Lo scoprireeemo soolo postaandooo....
Grande ammirazione a Bagnai e al tempo che impegna a spiegare (anche se non vuole toccare la questione generazionale, solo sfiorare. E non vuole ammettere che senza i capitali esteri sarebbe dura).
p.s. io lo posto così, poi magari ricorreggo o mi corriggerete.
Gudnait (sò europeo puro io)
sabato 17 ottobre 2015
Padri Padrini Padroni
Questo è un terzetto che in Italia furoreggia.
Tramite una serie di passaggi tra blog comunicanti sono finito su Gufinomics, non Goofynomics, proprio,Gufinomics.
E' un blog nato appositamente per contrastare "l'ascesa" di Bagnai, e per cercare si sminuirne l'importanza e la penetrazione nell'opinione pubblica criticandone il pensiero.
Ho letto le loro ragioni (?) e non ho potuto far altro che ripetermi considerazioni già fatte.
Il punto non riguarda Bagnai in modo specifico, ma l'effetto che fa una personalità forte, decisa e con una marcata identità sulla psiche di molti italiani.
E' la storia che si ripete da un centinaio di anni a questa parte.
E' iniziata con Mussolini e dopo una guerra che ci ha relegato in serie b e quarant'anni di convalescenza si è ripresentata con Berlusconi e poi con Renzi.
Bagnai è sulla buona strada, ma, cosa che avevo già capito con mister B, l'elevazione di una personalità ai massimi splendori, non dipende dal medesimo e dai suoi "innamorati" -- intellettualmente è chiaro -- ma secondo me per la parte maggiore, dai suoi detrattori.
Sono loro che ne elevano la fulgida personalità e sono loro che ne amplificano la reale dimensione.
E' come quando si fa un appunto a qualcuno ipotizzando fini celati o interessi nascosti e si riceve una reazione scomposta. In quel preciso momento si capisce di essere andati a segno.
In base a queste reazioni si capisce la debolezza dell'avversario.
E' anche simile alla reazione di qualcuno che nel momento in cui interviene un attore che ha una personalità più spiccata subisce un ceffone sonoro alla propria.
Queste dinamiche psicologiche innescano un senso di "vittima designata" nel soggetto che, con un modo di dire dei giovani di oggi, "ci rimane sotto". Come se gli fosse passato un tram sopra, o come se avesse fatto una esperienza che era più grande della sua capacità di assimilarla.
C'è una canzone di Carosone, mi pare, che parla di un certo "Giuann' ca chitarr' che "è stat' nnammurat' na figliola che l'ha lassat' mezz scumbinato ".
Ecco, Alberto li ha lasciati mezzi scumbinati e non riescono più a uscirne, così come Benito e Silvio han fatto con mezza Italia.
Questo è successo con Mussolini e con Berlusconi, Renzi è sulla buona strada.
Quando bagnai troverà chi, avendone le capacità economiche, vedrà in lui la possibilità di innescare un rush epocale, allora Bagnai ne scumbinerà parecchi.
Perché tutto ciò succeda abbisogna che, come terreno psicologico prefigurato, vi sia insito nel soggetto il "gancio" del Padre Padrino Padrone (Madre Madrina e Matrona hanno ben altri significati).
Tanti saluti e stateme'bbuon'.
Tramite una serie di passaggi tra blog comunicanti sono finito su Gufinomics, non Goofynomics, proprio,Gufinomics.
E' un blog nato appositamente per contrastare "l'ascesa" di Bagnai, e per cercare si sminuirne l'importanza e la penetrazione nell'opinione pubblica criticandone il pensiero.
Ho letto le loro ragioni (?) e non ho potuto far altro che ripetermi considerazioni già fatte.
Il punto non riguarda Bagnai in modo specifico, ma l'effetto che fa una personalità forte, decisa e con una marcata identità sulla psiche di molti italiani.
E' la storia che si ripete da un centinaio di anni a questa parte.
E' iniziata con Mussolini e dopo una guerra che ci ha relegato in serie b e quarant'anni di convalescenza si è ripresentata con Berlusconi e poi con Renzi.
Bagnai è sulla buona strada, ma, cosa che avevo già capito con mister B, l'elevazione di una personalità ai massimi splendori, non dipende dal medesimo e dai suoi "innamorati" -- intellettualmente è chiaro -- ma secondo me per la parte maggiore, dai suoi detrattori.
Sono loro che ne elevano la fulgida personalità e sono loro che ne amplificano la reale dimensione.
E' come quando si fa un appunto a qualcuno ipotizzando fini celati o interessi nascosti e si riceve una reazione scomposta. In quel preciso momento si capisce di essere andati a segno.
In base a queste reazioni si capisce la debolezza dell'avversario.
E' anche simile alla reazione di qualcuno che nel momento in cui interviene un attore che ha una personalità più spiccata subisce un ceffone sonoro alla propria.
Queste dinamiche psicologiche innescano un senso di "vittima designata" nel soggetto che, con un modo di dire dei giovani di oggi, "ci rimane sotto". Come se gli fosse passato un tram sopra, o come se avesse fatto una esperienza che era più grande della sua capacità di assimilarla.
C'è una canzone di Carosone, mi pare, che parla di un certo "Giuann' ca chitarr' che "è stat' nnammurat' na figliola che l'ha lassat' mezz scumbinato ".
Ecco, Alberto li ha lasciati mezzi scumbinati e non riescono più a uscirne, così come Benito e Silvio han fatto con mezza Italia.
Questo è successo con Mussolini e con Berlusconi, Renzi è sulla buona strada.
Quando bagnai troverà chi, avendone le capacità economiche, vedrà in lui la possibilità di innescare un rush epocale, allora Bagnai ne scumbinerà parecchi.
Perché tutto ciò succeda abbisogna che, come terreno psicologico prefigurato, vi sia insito nel soggetto il "gancio" del Padre Padrino Padrone (Madre Madrina e Matrona hanno ben altri significati).
Tanti saluti e stateme'bbuon'.
lunedì 12 ottobre 2015
Augusto Graziani 1
Faremo parlare Graziani che di quegli anni ha fatto un'ottima e sintetica analisi.
""" Un punto di partenza di questa ricostruzione, forse, possiamo trovarlo in quello che, con un termine un tantino esagerato e drammatico, potremmo chiamare il capovolgimento della politica valutaria del nostro Paese nel 1979, l’anno dell’adesione al sistema monetario europeo.
Negli anni precedenti al ‘79, le autorità monetarie italiane avevano seguito la famosa linea della svalutazione differenziata, approfittando del regime di cambi flessibili (che tecnicamente consentiva questa manovra), cercando .di tenere la lira tendenzialmente svalutata rispetto all’area del marco, in maniera da favorire le esportazioni e cercando, invece, di ridurre la svalutazione nei confronti del dollaro, per ridurre il costo delle importazioni. Attraverso questa manovra del cambio, in quegli anni di cambi flessibili sul piano internazionale e di continua inflazione che le autorità sembravano disposte ad accordare, si era messa in moto una spirale di svalutazione e inflazione, di aumenti dei salari monetari, con probabile riduzione dei salari reali che, in fondo, favoriva gli esportatori e gli imprenditori in generale. """"
Non c'è bisogno di spiegare, Graziani lo sa fare molto bene. Solo fare qualche considerazione a posteriori per cercare di comprendere le scelte di quegli anni.
Intanto grazie al Prof Bagnai adesso sappiamo che furono più le volte che rivalutò la Germania che quelle che svalutò l'Italia, per 4 a 2 (uno dei pochi casi in cui ci battono).
Sappiamo che l'inflazione è dovuta in buona sostanza all'aumento delle materie prime, soprattutto alla voce petrolio che aumentò del 400% nel '75 se non sbaglio, e del 200% nel '79.L'inflazione arriva soprattutto da lì. Poi dice "...con probabile riduzione dei salari reali etc etc". Quindi non c'è sicurezza che i salari reali stessero perdendo potere d'acquisto, lo ipotizza. Diciamo che favoriva sicuramente gli imprenditori e gli esportatori.
Di sicuro c'è che la soluzione era quella: inflazione e poi svalutazione, non l'inverso, perché il "meccanismo" era; alzo il prezzo e provoco inflazione, i sindacati chiedono di adeguare, il prezzo dei miei beni cresce e ne vendo meno all'estero ma al contempo i beni esteri costano meno quindi compro moneta estera, ho un disavanzo della bilancia commerciale, stampo moneta e svaluto.
""" Dopo il ‘79, viceversa, con l’adesione al sistema monetario europeo, il rapporto di cambio con il marco doveva essere tenuto tendenzialmente stabile e quindi la politica valutaria si è mossa entro vincoli molto diversi. A partire dall’’80, poi, il dollaro, invece di svalutarsi rispetto al marco, aveva iniziato la sua corsa ascendente che è durata fino a poche settimane or sono. """
Dall''80 poi cambia tutto; bisogna tenere il cambio col marco (siamo entrati nello SME) e il dollaro si rivaluta su tutte le altre monete e visto che il petrolio e tutte le materie prime si pagano in dollari la situazione inizia a farsi tesa.
In pratica non abbiamo più una moneta nostra, cioè non possiamo più fare scelte di politica monetaria. Siamo in competizione diretta con la Germania e, diciamolo chiaramente, a livello economico non possiamo competere con loro (ma in Europa non lo può fare nessuno tanto per intenderci, non è perché siamo Italiani sfigati).
In quegli anni occorreva fare scelte diverse, ma ancora prima dell''80, e cioè non ci si doveva mettere nelle mani del mercato privandoci della nostra banca (ma questo lo vedremo più avanti).
Si è preferito obbedire ai "padroni" dell'economia mondiale che avevano deciso un cambio di indirizzo generale.
E qual'era questo cambio operativo? Sconfiggere l'anticapitalismo di matrice marxista che iniziava a prendere piede ovunque vi fosse un cambio generazionale.
Solo oggi ci è possibile cogliere appieno le dinamiche di questo cambio di passo che è stato quello di lasciare sciolte le briglie al grande capitale, lanciarlo al galoppo e lasciare che facesse il suo sporco lavoro.
Ma stiamo divagando.
""" Oggi, viceversa, con la politica del cambio esterno stabile, specialmente nei confronti delle valute europee, l’atteggiamento degli imprenditori verso l’inflazione si è capovolto. Oggi l’aumento dei prezzi interni non può più essere trasferito prontamente in una svalutazione della lira e, quindi, si riflette immediatamente in una perdita di competitività sui mercati. """
Sta scrivendo nell''85.
Non è più possibile avere un'inflazione che contrasti gli aumenti salariali, ora l'inflazione si trasmette sul prezzo del prodotto e la prima cosa è tenere sotto controllo l'inflazione (anche se col dollaro che rivaluta è inevitabile averne comunque).
Intanto grazie al Prof Bagnai adesso sappiamo che furono più le volte che rivalutò la Germania che quelle che svalutò l'Italia, per 4 a 2 (uno dei pochi casi in cui ci battono).
Sappiamo che l'inflazione è dovuta in buona sostanza all'aumento delle materie prime, soprattutto alla voce petrolio che aumentò del 400% nel '75 se non sbaglio, e del 200% nel '79.L'inflazione arriva soprattutto da lì. Poi dice "...con probabile riduzione dei salari reali etc etc". Quindi non c'è sicurezza che i salari reali stessero perdendo potere d'acquisto, lo ipotizza. Diciamo che favoriva sicuramente gli imprenditori e gli esportatori.
Di sicuro c'è che la soluzione era quella: inflazione e poi svalutazione, non l'inverso, perché il "meccanismo" era; alzo il prezzo e provoco inflazione, i sindacati chiedono di adeguare, il prezzo dei miei beni cresce e ne vendo meno all'estero ma al contempo i beni esteri costano meno quindi compro moneta estera, ho un disavanzo della bilancia commerciale, stampo moneta e svaluto.
""" Dopo il ‘79, viceversa, con l’adesione al sistema monetario europeo, il rapporto di cambio con il marco doveva essere tenuto tendenzialmente stabile e quindi la politica valutaria si è mossa entro vincoli molto diversi. A partire dall’’80, poi, il dollaro, invece di svalutarsi rispetto al marco, aveva iniziato la sua corsa ascendente che è durata fino a poche settimane or sono. """
Dall''80 poi cambia tutto; bisogna tenere il cambio col marco (siamo entrati nello SME) e il dollaro si rivaluta su tutte le altre monete e visto che il petrolio e tutte le materie prime si pagano in dollari la situazione inizia a farsi tesa.
In pratica non abbiamo più una moneta nostra, cioè non possiamo più fare scelte di politica monetaria. Siamo in competizione diretta con la Germania e, diciamolo chiaramente, a livello economico non possiamo competere con loro (ma in Europa non lo può fare nessuno tanto per intenderci, non è perché siamo Italiani sfigati).
In quegli anni occorreva fare scelte diverse, ma ancora prima dell''80, e cioè non ci si doveva mettere nelle mani del mercato privandoci della nostra banca (ma questo lo vedremo più avanti).
Si è preferito obbedire ai "padroni" dell'economia mondiale che avevano deciso un cambio di indirizzo generale.
E qual'era questo cambio operativo? Sconfiggere l'anticapitalismo di matrice marxista che iniziava a prendere piede ovunque vi fosse un cambio generazionale.
Solo oggi ci è possibile cogliere appieno le dinamiche di questo cambio di passo che è stato quello di lasciare sciolte le briglie al grande capitale, lanciarlo al galoppo e lasciare che facesse il suo sporco lavoro.
Ma stiamo divagando.
""" Oggi, viceversa, con la politica del cambio esterno stabile, specialmente nei confronti delle valute europee, l’atteggiamento degli imprenditori verso l’inflazione si è capovolto. Oggi l’aumento dei prezzi interni non può più essere trasferito prontamente in una svalutazione della lira e, quindi, si riflette immediatamente in una perdita di competitività sui mercati. """
Sta scrivendo nell''85.
Non è più possibile avere un'inflazione che contrasti gli aumenti salariali, ora l'inflazione si trasmette sul prezzo del prodotto e la prima cosa è tenere sotto controllo l'inflazione (anche se col dollaro che rivaluta è inevitabile averne comunque).
""" Oggi, la politica della Banca d’Italia è radicalmente cambiata. Oggi, le autorità monetarie assumono come una conseguenza inevitabile il disavanzo nella bilancia commerciale e fanno una politica di tassi d’interesse elevati, proprio per attirare capitali dall’estero e per impedire fughe di capitali — le due cose convergono sullo stesso obiettivo — che compensano il disavanzo nei movimenti di merci.
L’Italia è diventata rapidamente uno dei Paesi più indebitati del mondo, certamente uno dei più indebitati dei Paesi industrializzati. Se questa sia una politica saggia o no. lo vedremo evidentemente negli anni futuri. Quello che, però, si può dire è che se l’Italia è riuscita in questa politica, diciamo pure ardita, di governare un disavanzo nei movimenti di merci e pilotare al tempo stesso un avanzo equivalente nei movimenti di capitali, questa operazione non può riuscire soltanto giocando di speculazione sui tassi d’interesse. Si può realizzare evidentemente solo nell’ambito di un consenso internazionale Tutti noi ricordiamo quando, una decina d’anni fa, le grandi banche internazionali avevano convenuto che l’Italia non fosse più un Paese degno di fiducia: esisteva un rischio Italia, non si facevano più prestiti all’Italia. Oggi il clima, diciamo pure il clima politico internazionale che circonda l’economia italiana, è totalmente cambiato. Con questa ondata di indebolimento del sindacato, di craxismo, di reaganismo (chiamiamolo come vogliamo), l’Italia è diventata un Paese per bene. È diventata un paese al quale si possono confidare i propri capitali finanziari e, quindi, è vero che, da un lato, le imprese italiane pubbliche e private vengono incoraggiate a cercare prestiti su mercati esteri; è vero che le banche italiane vengono incoraggiate ad indebitarsi verso le banche straniere; però è anche vero che tutte queste richieste di credito trovano all’estero dei finanziatori pronti e generosi. È altrettanto vero che i grandi istituti bancari del mondo occidentale sono lietissimi di aprire crediti al mondo finanziario italiano. """
Ed ecco che ci siamo, siamo arrivati al punto centrale del discorso.
Per compensare il disavanzo della bilancia commerciale con l'estero si sono dovuti alzare i tassi d'interesse o saremmo rimasti con le casse quasi vuote (cosa che capiterà di li a sette anni), cioè i nostri beni erano diventati costosi all'estero mentre quelli esteri erano competitivi da noi; poche esportazioni e molte importazioni (Per poter ricevere i capitali l'Italia ha dovuto entrare nello SME e agganciare la propria moneta alle altre, ma se spendi più di quello che entra, o monetizzi il debito o fai altro debito... semplice come un buongiorno).
Ma non potevamo più monetizzare il debito, la "nostra" B.C. da allora fino ad oggi non fa più gli interessi della nazione ma solo quelli delle banche che la posseggono.
Ma non potevamo più monetizzare il debito, la "nostra" B.C. da allora fino ad oggi non fa più gli interessi della nazione ma solo quelli delle banche che la posseggono.
A quel tempo si sarebbe dovuto svolgere un dibattito democratico e informare il popolo sui diversi percorsi possibili. Era chiaro gia allora che l'integrazione europea, fatta nel modo peggiore possibile, cioè partendo da quello che è l'ultimo fattore aggregante di una civiltà: la moneta, avrebbe condotto (l'italia) al disastro -- vedere gli interventi di Napolitano e di Spaventa, entrambi nel '78 mi pare, che già allora avevano spiegato bene cosa sarebbe successo: deflazione salariale e lavoro nero. --.
Negli anni '70 i paesi del terzo mondo pagavano interessi altissimi per ottenere credito (come siano andati a finire lo vediamo oggi) e l'Italia non era più così affascinante per il capitale dato che se monetizzi il debito svaluti la moneta e i creditori ottengono meno interesse reale.
Ecco che allora si sarebbe dovuto fare delle politiche nazionali e non internazionali, rallentare sulle aperture delle frontiere del mercato e sfruttare al massimo la nostra posizione strategica nel mare che media tra le civiltà che ne compongono il contorno -- e che resta la zona più importante nella storia dell'uomo moderno classico checchè se ne dica, punto --
Invece fu molto facile mettersi nelle mani del mercato e ottenere credito facile.
Ma gli interessi, chi li paga? E cosa comporta avere credito facile senza peraltro poter gestire la propria moneta?
Proverò a spiegarlo nei prossimi post sempre cercando di analizzare le parole di Graziani.
Negli anni '70 i paesi del terzo mondo pagavano interessi altissimi per ottenere credito (come siano andati a finire lo vediamo oggi) e l'Italia non era più così affascinante per il capitale dato che se monetizzi il debito svaluti la moneta e i creditori ottengono meno interesse reale.
Ecco che allora si sarebbe dovuto fare delle politiche nazionali e non internazionali, rallentare sulle aperture delle frontiere del mercato e sfruttare al massimo la nostra posizione strategica nel mare che media tra le civiltà che ne compongono il contorno -- e che resta la zona più importante nella storia dell'uomo moderno classico checchè se ne dica, punto --
Invece fu molto facile mettersi nelle mani del mercato e ottenere credito facile.
Ma gli interessi, chi li paga? E cosa comporta avere credito facile senza peraltro poter gestire la propria moneta?
Proverò a spiegarlo nei prossimi post sempre cercando di analizzare le parole di Graziani.
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